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“Il cielo è di tutti”

Copertinadi Gabriele Ottaviani

Non è detto che esista un’unica soluzione per mitigare le interferenze interstellari.

Il cielo è di tutti, Patrizia Caraveo, Dedalo. Non ha confini. Non ha barriere. Per ognuno è lo stesso. Immenso. Inaccessibile. Eterno. Ineffabile. Libero. Equo. E non finisce mica, anche se manchi tu, dice una celebre canzone. Si definisce una persona fortunata, l’autrice, perché fa il secondo mestiere più antico del mondo ma certamente il più affascinante, ossia l’astronoma, colei che punta lo sguardo verso l’infinito e, in un tempo in cui gli strumenti tecnologici sono avanzati come non mai ma d’altro canto, sventuratamente, l’astronomia è diventata la cenerentola delle cenerentole fra le declinazioni disciplinari del sapere, indaga ciò che ci sovrasta, protegge e definisce e verso cui tendiamo: Patrizia Caraveo è indubbiamente una delle Grandi Voci (e non a caso così si chiama la nuovissima collana di Dedalo che di fatto viene alla luce con questo volume) della nostra cultura, e questo agilissimo volume è imprescindibile.

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“Europa gigante incatenato”

europa-gigante-incatenatodi Gabriele Ottaviani

Cosa ha capito la cosiddetta Unione Europea di questo tornante della storia? Quasi nulla…

Europa gigante incatenato, Luciano Canfora, Dedalo. L’UE è un grande sogno. Un’immensa utopia. Per molti aspetti, un’opportunità impareggiabile. Per altri, un’occasione perduta, che si continua scientemente e ipocritamente a perdere. Luciano Canfora è senza alcun dubbio uno dei più importanti intellettuali del nostro tempo, una delle Grandi Voci (e non a caso così si chiama la nuovissima collana di Dedalo che di fatto viene alla luce con questo volume) della nostra cultura oltre che uno storico di fama internazionale: e non c’è miglior maestra, benché le manchino gli allievi, come diceva, e aveva purtroppo ragione, Gramsci, della storia. In questo saggio, pertanto, Canfora racconta, spiega, analizza e chiarisce la crisi della nostra contemporaneità, invitando alla riflessione sul futuro. Impeccabile, agilissimo, imperdibile.

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“A ciascuno la sua voce”

unnamed (1)di Gabriele Ottaviani

Una componente importante della prosodia è l’accento, che riflette la nostra educazione e ci identifica con una comunità ben precisa. Spesso i politici vengono criticati perché adattano il proprio accento a quello del pubblico che li sta ascoltando. Nel 2015, durante le primarie repubblicane per le elezioni presidenziali americane, si è rinfacciato al governatore del Wisconsin, Scott Walker, di aver mascherato il suo tipico accento “Upper Midwest”. Per fare breccia nell’elettorato nazionale Walker aveva lasciato «il suo “Wiscahnsin” a casa, nel Wisconsin». L’attenuazione degli accenti è una pratica diffusa; per un politico statunitense, l’obiettivo può essere il raggiungimento del cosiddetto “general american”, il tono neutro utilizzato in molti notiziari. Se un politico cambia il proprio modo di parlare, comunque, non è detto che lo faccia in maniera intenzionale; in fin dei conti, siamo tutti camaleonti vocali. All’università condividevo un alloggio con Brian, originario di Barnsley. Ricordo ancora come, ogni volta che veniva a trovarlo qualche amico da casa, il suo accento dello Yorkshire si rafforzasse a tal punto che con il mio orecchio meridionale non riuscivo a capire quasi nulla di quello che diceva. Quando è un politico a cambiare accento, però, spesso la gente lo interpreta come un segno di inaffidabilità. Tradizionalmente, i politici britannici si sono sforzati di temperare il proprio accento con elementi della cosiddetta “received pronunciation” (RP). La RP è considerata l’accento inglese per antonomasia, nonostante sia utilizzata solo dal 2 per cento della popolazione e sia difficile sentirla in Scozia o nell’Irlanda del Nord. La RP è caratterizzata, tra le altre cose, da una parlata lenta in cui ogni consonante è articolata a fondo (con l’eccezione delle «r» prima delle consonanti), le «o» sono pronunciate con affettazione, con le labbra arrotondate e la «a» è molto ampia, allungata («path» suona come «parth»). Da un punto di vista linguistico, la RP è molto giovane5 . Quando Samuel Johnson pubblicò il suo celebre dizionario, verso la metà del XVIII secolo, si astenne dal fornire indicazioni sulla pronuncia perché a quei tempi non ne esisteva una comune a tutti i ceti istruiti. I primi segni di omogeneità apparvero nell’Ottocento con la diffusione della RP tra i londinesi alla moda desiderosi di sottolineare la propria appartenenza a una classe sociale “superiore”. Diversa dai marcati accenti provinciali e dalla parlata “cockney” della classe operaia londinese, la RP è un accento britannico anomalo, perché dice pochissimo sul luogo di origine di chi parla, limitandosi a indicarne le radici sociali e culturali.

A ciascuno la sua voce – Come parliamo e ascoltiamo dai Neanderthal all’intelligenza artificiale, Trevor Cox, Dedalo. Trevor Cox, finalista a Famelab, professore di Ingegneria acustica all’Università di Salford, in Gran Bretagna, dove conduce ricerche nel campo dell’acustica architettonica, dell’elaborazione dei segnali audio e della percezione dei suoni, autore e conduttore di numerosi documentari e programmi radiofonici per la BBC, grazie anche ai quali è considerato un vero e proprio astro nascente nell’ambito della divulgazione scientifica, ritiene che prima di ogni altra cosa, nonostante anche altre specie non difettino di modalità di scambio e di comunicazione, sia la voce, strumento di riconoscimento individuale nonché di seduzione, modulabile a seconda delle strategie e delle circostanze per trarre vantaggio e raggiungere i propri scopi, evolutosi nel corso del tempo, e ancor di più la capacità di parlare e ascoltare a distinguerci dagli altri animali. Quello che descrive, e in cui ci fa immergere, è dunque un viaggio di scoperta e riscoperta nell’universo del linguaggio, per il tramite del quale possiamo analizzare il passato, interpretare il presente, immaginare il futuro. Da non perdere.

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“Il sesso del cervello”

unnamed (2)di Gabriele Ottaviani

Fino agli anni ’90, l’idea che si diventi uomini perché si possiede «qualcosa in più» (cioè il cromosoma Y, carattere dominante) costituiva un vero e proprio dogma. Il sesso «debole» era rappresentato come un sesso «per difetto», semplice risultato dell’assenza del cromosoma Y. Nel 1950, il ricercatore francese Alfred Jost ha dimostrato che la somministrazione di testosterone negli embrioni di topo li fa evolvere verso il sesso maschile, a prescindere dalla loro costituzione cromosomica. Ipotizzava dunque che il sesso femminile fosse uno stato biologicamente «primitivo», sul quale è possibile impiantare il sesso maschile grazie agli ormoni. Questa visione del sesso femminile per difetto ha condizionato per anni la ricerca nel campo dell’embriologia…

Il sesso del cervello – Vincoli biologici e culturali nelle differenze fra uomo e donna, Catherine Vidal, Dorothée Benoit-Browaeys, Dedalo. Presentazione di Elena Ioli. Catherine Vidal è neurobiologa presso l’Istituto Pasteur di Parigi, membro del comitato scientifico Science et Citoyen ed esperta di divulgazione, soprattutto nell’ambito dei rapporti che intercorrono fra la scienza e la società, mentre Dorothée Benoit-Browaeys è una giornalista scientifica che fra l’altro si occupa dello sviluppo delle biotecnologie in una prospettiva internazionale: sono due voci autorevoli e preparate, e non ci si potrebbe affidare a mani migliori per spazzare via, soprattutto in quest’epoca in cui più le panzane sono esagerate e più hanno fortuna, nonostante i continui progressi della scienza e della cultura, che dovrebbero metterci al riparo dall’idiozia e dal pregiudizio, o perlomeno fornire un’ampia gamma di strumenti, i luoghi comuni e portare a compimento ragionamenti seri. Siamo tutti uguali e siamo tutti allo stesso tempo unici, diversi e insostituibili: ma a cosa si debbono le nostre peculiarità? Questo libro, con dovizia di particolari, e avvalendosi di una messe di solidi fondamenti, fa chiarezza: da non perdere.

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“Razzismo”

razzismodi Gabriele Ottaviani

Parafrasando Jean-Paul Sartre, si potrebbe dire che l’immigrato è colui che la società di arrivo considera e tratta come tale.

Razzismo – Gli atti, le parole, la propaganda, Annamaria Rivera, Dedalo. Quando le cose vanno male bisogna trovare un nemico. Quale che sia. Qualcuno con cui prendersela. Qualcuno a cui dare la colpa per i propri fallimenti. Preferibilmente se è più in difficoltà di noi, così possiamo dominarlo meglio. Il razzismo è una piaga che nessuno vuole combattere seriamente, e che proprio per questo invece va osteggiata senza tregua, si annida finanche laddove meno ce lo si aspetta, e la politica lo ha sdoganato, in questa nostra società che è lieta d’essere spudorata: Annamaria Rivera dà alle stampe un’esegesi perfetta, da non perdere.

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“Pensa a un numero”

unnamed (3).jpgdi Gabriele Ottaviani

Questa teoria cosmologica predice tutto… che equivale a dire niente.

Pensa a un numero – Da π alla sezione aurea: come un matematico vede il mondo, New Scientist, Dedalo, traduzione di Valeria Lucia Gili. Non sono ancora stati scoperti tutti i numeri che vengono dopo la virgola in quello che altro non è che il rapporto tra una circonferenza e il suo diametro, ossia la corda massima, il segmento che passando per il centro del cerchio unisce due punti distinti della curva descritta da un’equazione di secondo grado e che è il luogo geometrico dei punti da esso equidistanti, e con ogni probabilità non lo saranno mai. Del resto di numeri ne esistono tanti, interi, naturali, negativi, positivi, razionali, irrazionali, eleganti come la radice di due, ossia la misura della diagonale di un quadrato di lato unitario, perfetti come certi quadrati, fattoriali e chi più ne ha più ne metta: è bello conoscerli, è un viaggio meraviglioso. E questo libro ne è una tappa divertente e fondamentale.

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“La cucina e la tavola”

unnamed (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Nel Medioevo, la carne, il pane e il sale sono i principali ostacoli contro cui si scontra il convitato inesperto…

La cucina e la tavola – Storia di 5000 anni di gastronomia, Jacques Le Goff, Jean Ferniot, Dedalo, traduzione di Nunzia Scaramuzzi. Non si può vivere senza nutrirsi, e anzi siamo quello che mangiamo. Al tempo stesso non si cucina solo per una mera esigenza fisiologica e naturale. Lo si fa per affetto. Per amore. Per piacere. Per passione. Per condivisione. Per simboleggiare, comunicare, rappresentare qualcosa. E le modalità con cui tutto questo avviene si sono assai evolute nel corso dei tempi. Le Goff è stato, ed è tuttora, benché sia scomparso novantenne cinque anni fa, in assoluto il nume tutelare della storiografia, in particolare per quel che concerne la storia e la storiografia del Medioevo e la ricerca agiografica: qui, assieme a Jean Ferniot, indaga la dimensione della convivialità (del resto non è col nome di Convivio che Dante chiama una sua celebre opera, imbandendo un banchetto per rendere eruditi chiunque abbia il cuor gentile e voglia d’ascoltare e apprendere?) nella sua caleidoscopica varietà. Magistrale.

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“Il bambino medievale”

unnamed (2).jpgdi Gabriele Ottaviani

L’idea di una fondamentale disuguaglianza sociale e sessuale è resa operativa fin dal primo giorno di vita.

Il bambino medievale – Storia di infanzie, Angela Giallongo, Dedalo. Esistono tanti tipi di infanzie. Felici. Infelici. Ricche. Povere. Violate. Tutelate. E anche essere un bambino o una bambina non è, specialmente in certi tempi, in certi luoghi, in certe famiglie esattamente la stessa cosa, anzi, tutt’altro. Come venivano educati i bambini nella cosiddetta età di mezzo? A quali modelli si faceva riferimento? Come si rapportavano con loro gli adulti? Questo libro ce lo spiega. Impeccabile e imperdibile.

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“Quanti calzini fanno un paio?”

unnamed.jpgdi Gabriele Ottaviani

La maggior parte dei segreti che stanno alla base dei quadrati magici sono noti da sempre…

Quanti calzini fanno un paio?, Rob Eastaway, Dedalo, traduzione di Umberto Menon, presentazione di Elena Ioli. La matematica non è un’opinione, si sa, due più due fa quattro, al massimo dieci se si conta in base quattro o undici se si conta in base tre, di certo non sessantanove, ma con questa disciplina spesso a torto, e per colpa di insegnanti che non sanno farla amare, ritenuta ostica, astrusa e astratta, quando invece è legge di natura – il broccolo non è altro che un frattale… – si può anche giocare, stimolare la fantasia e la curiosità, imparare divertendosi, che è poi il modo migliore. Come attraverso questo libro, adatto a tutti e da non perdere.

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“Obiettivo matematica”

unnamed (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Ogni gruppo di Lie è associato a una sua algebra di Lie…

Obiettivo matematica, Julia Collins, Dedalo, traduzione di Eva Filoramo. Non poteva esserci sottotitolo più preciso per questo volume: Tutto quello che devi sapere. Sovente infatti la matematica, che in realtà è assolutamente naturale e dappertutto (basti pensare al classico esempio del broccolo romanesco, che non è altro che un frattale, ossia un ente caratterizzato da omotetia, ovvero la ripetizione di una medesima caratteristica), appare ostica perché linguaggio meno immediato e intuitivo di quello verbale, almeno secondo il senso comune: nulla però e difficile per chi lo vuole, e questi cinquanta agilissimi capitoli divertono e insegnano. Perché quella della conoscenza è la più preziosa avventura possibile. Da leggere e far leggere.

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