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“Il bambino è il maestro”

De Stefano il bambino e il maestro 300 dpidi Gabriele Ottaviani

Dopo aver visitato Pasadena e San Diego, Maria si stabilisce a Los Angeles, dove inaugura un corso di formazione. Vive con Mario e Adelia in una bella zona residenziale. È colpita dai grandi spazi della città e dal fatto che tutti si fidino di tutti. Le porte e le finestre sono sempre aperte, il giornale e la posta vengono lasciati davanti alla porta. I fidanzati vanno a passeggio senza accompagnatori, cosa impensabile in Italia. Mario approfitta di questa mentalità aperta ed è sempre circondato dalle giovani allieve della madre. Una lettera di Maria al padre racconta quei giorni avvolti in una luce dorata, tra lezioni, merende sul prato e fanciulle in fiore. Dopo una conferenza e un pranzo in suo onore le ragazze, vestite di bianco, si presentano una per una, per stringerle la mano e offrirle dei fiori, in una fila interminabile: «Tutto intorno a me si copre di rose, di garofani. Estasiata da così gentile spettacolo, non mi accorgo di una cosa, cioè che le giovani belle, dopo di me, stringono la mano a Mario, che mi sta dietro!»

Il bambino è il maestro – Vita di Maria Montessori, Cristina De Stefano, Rizzoli. Se si pensa all’educazione del fanciullo, si pensa a lei. Una donna, una scienziata, un’intellettuale straordinaria, che con impegno, passione, competenza e umanità ha rivoluzionato l’idea stessa della relazione della società con i più piccoli. Che sono solo giovani, ma non certo inferiori. Che devono essere messi al centro, Che devono essere amati. Che devono essere, soprattutto, rispettati e ascoltati. Maria Montessori, di cui oggi, nei tempi della scombiccherata didattica a distanza, dell’abbandono scolastico, della sperequazione sociale sempre più ampia, si sente una mancanza estrema e infinita, rivive in questa biografia ottima e importante.

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“I grandi delitti che hanno cambiato la storia d’Italia”

i-grandi-delitti-che-hanno-cambiato-la-storia-ditalia-.jpgdi Gabriele Ottaviani

Durante il processo gli avvocati di parte civile del Partito comunista, Giuseppe Zupo e Armando Sorrentino, compiono uno straordinario e complicato lavoro di ricerca e producono una serie di documenti dai quali si evince che La Torre aveva capito tante cose, troppe. Il deputato del PCI aveva un temperamento aperto e gioviale, diceva sempre ciò che pensava e non si tirava mai indietro quando si discuteva di un tema che lo appassionava. Ma evidentemente conosceva troppo bene i suoi polli, e su vicende particolarmente delicate raramente condivideva informazioni e riflessioni. Solo un ristretto gruppo di amici e di persone fidatissime era infatti al corrente di notizie che era preferibile non divulgare, neppure ai compagni di partito. Questo aspetto della vita di La Torre emerge solo tempo dopo il suo assassinio e salta fuori quando gli avvocati della parte civile esaminano i suoi documenti custoditi all’istituto Gramsci di Palermo. Nel carteggio ci sono molti appunti personali: non si tratta della classica agenda dove annotava quel che gli accadeva ogni giorno, ma di nomi e fatti messi in fila in un modo alquanto insolito che lasciano ipotizzare che si trattasse di un codice personale, per impedire ad altri di capire ciò che lui aveva capito. Perché quello che aveva capito era decisamente pericoloso…

I grandi delitti che hanno cambiato la storia d’Italia, Bruno De Stefano, Newton Compton. Mafia, camorra, ‘ndrangheta, terrorismo rosso, terrorismo nero: organizzazioni criminali che hanno ucciso in modi orrendi e vigliacchi uomini e donne, politici, carabinieri, magistrati, giornalisti, docenti, avvocati, poliziotti, preti, persone perbene, oneste, e dunque scomodi ostacoli sulla strada del crimine da eliminare senza se e senza ma. Calabresi, Casalegno, Tobagi, Bachelet, Mattarella, La Torre, Dalla Chiesa, Chinnici…: sono tantissime le vittime, che hanno fatto e cambiato la storia del nostro stato e della lotta contro il male. Bruno De Stefano realizza un’esegesi ampia, approfondita, necessaria. Da leggere. Per non dimenticare.

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“I boss che hanno cambiato la storia della malavita”

51Zl5jUDhgL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Otto milioni di spettatori per la prima puntata, 15 milioni per l’ultima. Lo sceneggiato televisivo La Piovra, andato in onda su Rai Uno dall’11 al 19 marzo del 1984, ebbe un successo straordinario e regalò all’attore Michele Placido una fama internazionale. Spalmata su sei puntate, la miniserie del regista Damiano Damiani raccontava la storia di un coraggioso poliziotto, il commissario Corrado Cattani (interpretato da Placido), impegnato in una complicata guerra contro mafiosi e “colletti bianchi”. Un intreccio complesso e appassionante alla fine del quale Cattani veniva sconfitto dalla prepotenza di uno schieramento trasversale composto da criminali, banchieri, avvocati, imprenditori, funzionari dello Stato corrotti. Per raccontare la mafia, Damiani (che sul tema aveva già girato alcuni film di grande impatto) scelse una città che all’epoca sembrava assolutamente periferica: Trapani. Nelle sei puntate Trapani non venne mai nominata, ma lo scenario (comprese le targhe delle auto, ad esempio) era facilmente riconoscibile. Eppure fino ad allora quando si pensava alla mafia, la mente correva subito a Palermo e al suo hinterland, e fuori dall’isola pochi immaginavano che il fenomeno fosse così diffuso da toccare anche un lembo della Sicilia quasi del tutto sconosciuto alle cronache dei giornali e delle televisioni ma arcinoto per la bellezza del mare cristallino e per le spiagge bianche. Invece a Trapani e dintorni la criminalità mafiosa è stata sempre fortissima e violenta. Ce ne accorgeremo tutti quando nella parte più occidentale della regione si verificherà una serie di episodi gravissimi.

I boss che hanno cambiato la storia della malavita, Bruno De Stefano, Newton Compton. Alfieri, Annacondia, Badalamenti, Brusca, Buscetta, Cancemi, Cutolo, Galasso, Giuliano, Greco, Liggio, Messina Denaro, Morabito, Nuvoletta, Pino, Provenzano, Riina, Schiavone, Siino, Spatuzza, Spavone, Stranieri, Zaza: sono cognomi che fanno pessima mostra di sé da decenni sulle colonne dei quotidiani e non solo, che costituiscono l’ossatura di un certo tipo di narrazione della nostra contemporaneità. La storia d’Italia infatti è anche, e non certo da oggi, una storia di criminalità organizzata, di corruzione, di continuità e contiguità con la politica, di sete di potere, di magistrati, forze dell’ordine e onorevoli che si sono impegnati per far trionfare la legalità, di altri che invece hanno fatto esattamente tutto il contrario. De Stefano tratteggia vividamente i profili di personaggi che sono, chi più chi meno, parte integrante dell’immaginario collettivo, per la maggioranza della popolazione che ne combatte la visione del mondo e per una pericolosa minoranza che d’altro canto invece in loro vede addirittura sventuratamente dei modelli. Per conoscere e capire.

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“Scandalose”

41VknEh2mvL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La Gestapo fa irruzione nella loro villa il 25 luglio 1944, un mese dopo lo sbarco alleato in Normandia. Rinchiuse in prigione, divise l’una dall’altra, decidono di suicidarsi secondo il patto che hanno stretto da tempo, ma la dose di barbiturici che hanno portato da casa è insufficiente. Claude, ferita durante l’arresto, viene curata da un compagno di cella, bello come «un angelo di Botticelli». Suzanne, convinta che l’amica sia morta, cerca di uccidersi tagliandosi i polsi con un frammento di vetro, ma viene salvata in tempo. Il processo, celebrato poche settimane dopo, suscita in Claude soprattutto una gran voglia di ridere, «un riso folle, come davanti a Harpo Marx o Charlot». La sentenza è morte per fucilazione ma gli stessi ufficiali che la pronunciano, ben coscienti che ormai il vento della guerra è cambiato, sospendono l’esecuzione. Le due prigioniere saranno liberate un anno dopo, alla fine della guerra. La salute di Claude Cahun, già fragile, è compromessa in modo irreparabile dalla prigionia. Fino alla morte, nel 1954, sarà sempre più malata e soggetta a crisi di depressione che le fanno temere una sorte simile a quella della madre. «La follia è improvvisa o graduale? mi chiedo. E intanto la follia mi guarda con i suoi occhi fissi.»

Scandalose – Vite di donne libere, Cristina De Stefano, Rizzoli. Mina Loy, Lydia Cabrera, Nina Simone, Niki de Saint Phalle, Toto Koopman, Clarice Lispector, Claude Cahun, Tallulah Bankhead, Else Lasker-Schüler, Pearl S. Buck, Nahui Olin, Grace Metalious, Louise Bourgeois, Albertine Sarrazin, Tove Jansson, Jean Rhys, Violet Trefusis, Elsa von Freytag-Loringhoven, Marguerite Duras, Annemarie Schwarzenbach: sono loro le protagoniste assolute di questo libro. Una scultrice, una fotografa, una modella, una poetessa, una musicista, un’antropologa… Donne di cultura, donne ambiziose, donne desiderose di vivere pienamente la propria esistenza, donne capaci di essere un esempio per le altre donne, donne senza paura. Le loro biografie sono esemplari in senso anche etimologico: il volume rassomiglia a un vero e proprio documentario, preciso, curato, vivace e vivido.

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