Libri

“Calma e quieta è la notte”

81IlRNzKWML._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Fulgenzio lo guardava con un misto di adorazione e meraviglia.

Calma e quieta è la notte – La leggenda dei bagni di Szigetvár, Vittorio De Martino, La lepre edizioni. Se l’attesa del piacere è essa stessa il piacere, secondo alcuni, che cosa si può dire allora dell’attesa della morte, quando tutto ormai sembra deciso, sancito, segnato, stabilito, sicuro, ineluttabile? È il millecinquecentosessantasei, l’esercito di Solimano circonda un borgo magiaro, laddove si trovano dei bagni turchi, evidentemente deserti, data la situazione. Lì si rifugia un uomo. Anziano. Che sente la fine prossima, e nella solitudine attende che il fato si compia, che tutto finisca. In realtà però c’è un ragazzo. Che inizia a raccontargli una storia. E… Emozionante, da non perdere.

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“Borbonici e antiborbonici”

51a0ZyAYKaL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il venticinquenne Francesco II Borbone Napoli – dopo esser rimasto sotto assedio dei Piemontesi a Gaeta dal 7 settembre 1860 al 15 febbraio del 1861 – si era trasferito in esilio a Roma, ospite di Pio IX. Alloggiò al Quirinale e poi, dal novembre del 1862, a palazzo Farnese di proprietà dei Borbone che lo fecero ristrutturare dall’architetto Antonio Cipolla. Cercò di unire il suo destino a quello del papa di Roma, che pure aveva visto compromesso il suo potere temporale dall’unificazione nazionale. Dal 12 al 22 giugno del 1860 gli austriaci e le truppe papaline erano stati costretti ad abbandonare l’Emilia e la Romagna; dall’11 al 16 settembre vi era stata l’occupazione piemontese delle Marche e dell’Umbria. La città di Roma e il suo circondario erano posti sotto il protettorato francese dal 15 settembre 1864. Napoleone III cercò di convincere Francesco II a trasferirsi in Francia promettendo che si sarebbe adoperato per favorire il suo sforzo di rientrare in possesso del patrimonio personale. In realtà, Napoleone III sperava, allontanando Francesco II da Roma, di far cessare il movimento di resistenza all’occupazione piemontese del meridione. Francesco II aveva costituito un governo in esilio (1861-1867) e avviato una offensiva diplomatica legittimista. Fece sorgere comitati borbonici a Malta, Bruxelles, Parigi e Londra, oltre che nelle principali città del meridione. Inviò finanziamenti e armi alle bande di insorgenti che agivano nel basso Lazio, in Calabria, in Basilicata. I suoi rappresentanti diffusero note con le quali minacciavano iniziative militari volte a restituire l’indipendenza alle Due Sicilie e a restaurare il loro legittimo sovrano. Se nelle zone montuose del sud prevalse l’organizzazione della guerriglia per bande, altrove la resistenza antipiemontese si manifestò in forme civili con proteste rivolte alla magistratura, atti di resistenza da parte di dipendenti pubblici…

Borbonici e antiborbonici – Dal regno di Napoli e di Sicilia all’Italia unita, Giulio De Martino, Mimesis. Corredato da un dettagliatissimo dizionario dei principali personaggi storici e da un assai approfondito capitolo sulle regioni meridionali nell’ambito del regno d’Italia che non manca di gettare uno sguardo più che attento e necessario sul complesso e articolato fenomeno dell’antifascismo di stampo liberale, il volume di Giulio De Martino affronta un argomento che per quanto possa sembrare datato in realtà è molto più attuale di quello che si potrebbe supporre in quanto connesso intimamente a molti temi della contemporaneità, legati a filo doppio alle problematiche della cosiddetta questione meridionale. Partendo dai primi decenni del diciottesimo secolo, quelli durante i quali l’Italia era ancora, come già dopo il trattato firmato nel millecinquecentocinquantanove a Cateau-Cambresis e fino al millesettecentoquattordici, sotto il governo spagnolo che passò alla storia per essere tanto inetto da consentire a Manzoni di farne pietra di paragone per gli austriaci da sbeffeggiare nel suo romanzo su Renzo e Lucia, lo storico indaga dal millesettecentotrentaquattro al milleottocentosessanta, tra fautori e acerrimi nemici, i regni borbonici. E ancora una volta si conferma l’adagio per cui la conoscenza del passato è maestra di vita.

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