Libri

“Cinema e montagna”

51o9mQMpC0L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Come sempre, in Trenker, questi differenti nuclei tematici appaiono, nel risultato d’insieme, abbastanza isolati. Posti anzi volontariamente dal regista come momenti staccati, quadri d’insieme in cui lo spettatore deve immergersi e riemergere secondo una sequenza precisa. All’insegna del solito percorso: ordine / rottura dell’ordine / ristabilimento di una condizione pseudoiniziale. Nell’ambito dei protagonisti invece: rapporto iniziale con la montagna, puro e idealistico / rottura del rapporto per l’intromissione di sentimenti (orgoglio, avidità, nazionalismo) che offendono e deturpano lo spirito che la montagna stessa esige / espiazione e redenzione dei protagonisti, col loro riscatto finale nella riconquista del giusto rapporto coi monti. Blocchi dotati di una loro autonomia. “Scalini” necessari nell’intreccio della vicenda, che il regista sottolinea facendo ricorso ai suoi oracoli di vapore. Torna infatti sfacciato, prepotente, in Der Berg ruft, l’apporto delle nuvole vaticinanti tanto care alla guida di Ortisei. E magnificamente si mescola all’uso magistrale della macchina da presa, a una fotografia intensa senza essere eccessiva. Il meglio del suo cinema di montagna Trenker lo dà forse proprio in quest’opera. Nel primo e nel terzo nucleo narrativo, quando l’occhio trenkeriano si abbandona beato all’analisi delle sequenze alpinistiche, l’effetto d’insieme che la cinepresa riesce a rendere è superbo. Le cadute di credibilità, di tensione, di solidità nell’ambientazione le troviamo invece proprio quando Trenker rivolge il suo sguardo altrove: alle inverosimili e artificiose beghe del mondo umano. Insomma: quando c’è da fare all’amore con la montagna, Luis diventa romantico e passionale come nessun altro potrebbe fare. L’occhio del regista fa tutt’uno con lo spirito della guida alpina. La mano che dirige la macchina da presa è la stessa che conosce nei suoi calli tutti gli appigli, i tetti di roccia, le ore di sofferenza ed emozione lasciate in parete. Il ritorno precipitoso ai suoi monti, Luis lo vuole gridare da subito. Nessuna pazienza, la febbre deve trovare libero sfogo senza attendere. Così, mentre ancora passano i titoli d’apertura, la macchina da presa si muove in una lenta panoramica a giro d’orizzonte: 360 gradi di cime montuose e banchi densi di nuvole. La sequenza d’apertura è il solito preludio simbolico. Panoramica su distesa di nubi bianche. La musica becciana non si smentisce, condendo il piatto con gli usuali toni bucolico-alpini. Dissolvenze incrociate fino a un totale sul Cervino, livido, sotto una luce grigia, soffusa, misteriosa. Dissolvenza incrociata su un primo piano della cima, spazzata da nubi inquiete. Ancora dissolvenze.

Cinema e montagna – Luis Trenker tra nuvole e rocce, Maudi De March, CIERRE. Regista, attore, alpinista e scrittore, italiano dell’Alto Adige di madrelingua ladina, nato nel milleottocentonovantadue quando la sua Ortisei era ancora impero austroungarico e morto a Bolzano a quasi novantotto anni, ha vinto la Coppa Mussolini alla Biennale di Venezia per il miglior film straniero nell’anno delle Olimpiadi di Berlino per L’imperatore della California, ha scritto diciotto tra romanzi e raccolte di racconti e un’autobiografia, ha recitato in trenta film, ne ha sceneggiati ventotto e diretti trentatré tra il millenovecentotrenta e il millenovecentosettantanove e ha sempre avuto una enorme passione per la montagna, per lui sfondo, ambiente, essenza, personaggio, forma mentis. Il volume è la rielaborazione, corredata da una ricchissima e assai preziosa iconografia fatta di locandine, immagini di scena cartoline e programmi di sala, dall’importante valore documentario e di testimonianza, della tesi di laurea discussa quindici anni fa presso l’Università di Padova da Maudi De March, alpinista, giornalista e studioso buzzatiano, che qui si avvale anche della prefazione del suo relatore, Gian Piero Brunetta, già ordinario di Storia e critica del cinema, e rilegge in maniera innovativa, approfondita, curatissima e assai interessante la figura, certo meno nota di quanto dovrebbe esserlo, di Trenker. Da non perdere.

Standard