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“Enola Holmes”

di Gabriele Ottaviani

Credo di aver capito come siano andate le cose…

Enola Holmes – Il caso del marchese scomparso, Nancy Springer, De Agostini. Traduzione di Sara Mazzucchi. Harry Bradbeer ne ha fatto un grazioso film per Netflix con Millie Bobby Brown, deliziosa protagonista del nostalgico cult Stranger things, Louis Partridge, Helena Bonham Carter e gli assai belli e altrettanto bravi Sam Claflin e, nelle vesti di Sherlock Holmes, nientedimeno che Henry Cavill: Enola è una sedicenne brillante, e verrebbe da dire che, come il talento per la recitazione tra i Redgrave, ci sia una base di familiarità anche per quel che concerne le abilità investigative. Così un bel giorno succede che… Divertente, frizzante, gioioso: da leggere.

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“Buongiorno, Wuhan!”

di Gabriele Ottaviani

Ultimamente sta in fissa con la stand-up comedy…

Buongiorno, Wuhan! – Cronache (da casa) di un teenager, due gatti e WeChat durante la pandemia, Sara Platto, De Agostini. Il ventitré di gennaio del duemilaventi è il giorno del compleanno di Matteo. Dodici anni sono una ricorrenza importante, e lui non vede l’ora di festeggiare con tutti i suoi amici, come ciascuno normalmente può fare. Ma di normale quel giorno non c’è niente, perché nella sua città scatta l’allarme, ed è l’inizio della perdita della socialità, della quotidianità, della spensierata leggerezza per ciascuno di noi: stiamo vivendo l’impensabile e l’imprevedibile, e la letteratura, anche quando inventa realtà altre, in verità non fa altro che parlare ai suoi contemporanei delle cose che più loro stanno a cuore, perché siamo fatti per stare assieme, per condividere. Come tutte le cose, le si apprezza pienamente solo quando mancano, ma la riscoperta della dimensione domestica è anche un’occasione per rimettere in ordine le priorità, godersi gli affetti più veri, senza smettere di pensare al futuro: grazioso, tenero, delicato, lieve ma non superficiale.

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“La mia vita dietro un pallone”

di Gabriele Ottaviani

Abbiamo fatto solo un gol, eppure ci sentiamo come se avessimo vinto il campionato.

La mia vita dietro un pallone, Sara Gama, De Agostini. Gli scorsi campionati del mondo di calcio al maschile hanno visto l’assenza dell’Italia, che come non le capitava da moltissimi anni, e forse sarebbe dovuto accadere prima, per dare almeno in potenza la spinta al mutamento di un movimento che necessita di una profonda rifondazione da molteplici punti di vista, non si è riuscita a qualificare per la fase finale. Le ragazze invece sì, e nel corso dell’omologo torneo globale riservato alle compagini femminili le azzurre hanno brillato, appassionato, vinto, avvinto e convinto, sbaragliando anche i pregiudizi, comunque assurdi e duri a morire: Sara Gama è una delle stelle più fulgide, e con emozione racconta la sua storia di sport, di valori, di sogni e di vita. Da leggere.

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“La politica raccontata ai ragazzi”

di Gabriele Ottaviani

L’unico modo certo per non realizzare i propri obiettivi è non provare nemmeno a perseguirli…

La politica raccontata ai ragazzi, Giuliano Pisapia, Lia Quartapelle, De Agostini. Il sottotitolo dice già tutto: Perché può essere bella, perché puoi farla anche tu! Verrebbe da dire, però, in realtà, perché deve essere bella. Perché devi farla anche tu. Perché i diritti prevedono i doveri. Perché tutto è un atto politico. Essere educati. Fare il proprio dovere. Essere rispettosi, di sé e degli altri. Fare coming out. Mettere sul davanzale una pianta, che pulisce l’aria per tutti e non le interessa se sei alto, basso, grasso, magro, ricco, povero. La politica è l’arte, nell’accezione più elevata di questo già nobilissimo termine, del bene comune. Sovente però è un coacervo di interessi personali e meschini. Ma si può cambiare. Si deve. E il compito è dei nuovi cittadini. Dei nuovi votanti. Dei giovani. Che devono aver chiaro da subito che non devono disperare, la possibilità c’è per rendere il mondo più simile all’idea che se ne ha e che se ne spera. Giuliano Pisapia, un mandato come sindaco di Milano per il centrosinistra, e Lia Quartapelle, ricercatrice all’istituto per gli studi di politica internazionale, deputata e non solo, scrivono un bel libro, rivolto a tutti.

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“The kissing booth 2”

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Il suo fare misterioso accresceva il fascino del nuovo arrivato. Un nuovo arrivato attraente, per giunta. Oggettivamente.

The kissing booth 2 – Un amore a distanza, Beth Reekles, De Agostini, traduzione di Michela Albertazzi. In procinto di tornare anche su Netflix, Elle, Noah e Lee intanto si riaffacciano in libreria: Elle sembra aver finalmente trovato un equilibrio con il suo ragazzo, ma Noah sta per trasferirsi a Harvard per il college, a migliaia di chilometri da lei. Che vuole credere con tutte le sue forze che questo amore saprà sopravvivere alla distanza: però, priva pure dell’appoggio del suo migliore amico Lee, a consolarla e consigliarla, è tutto più difficile. Come se non bastasse, il nuovo vicino di casa, Levi, sembra trovarsi sempre nel posto giusto al momento giusto. Ed è davvero molto, molto, molto carino: ma… Fresco, grazioso, da leggere.

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“Get even”

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Qualcuno deve pur farlo…

Get even – Se puoi, vendicati, Gretchen McNeil, De Agostini editore, traduzione di Denise Silves. Alla Bishop DuMaine, uno dei più prestigiosi licei privati della costa californiana, l’apparenza è tutto. Ma è chiaramente molto dissimile dalla sostanza: altro che perfezione, è un ricettacolo di sperequazioni e crudeltà. Così Kitty, sostenuta dalle tre ragazze più insospettabili della scuola, decide di trascorrere l’anno pareggiando i conti. Del resto si dice che la beatitudine attende chi ha sete di giustizia, perché sarà appagata, no? Anche se in questo caso più che altro è una questione di vendetta… À la Popular, geniale e sottovalutata, perché troppo avanti sui tempi, creatura di Ryan Murphy, e non a caso pronta per Netflix, Get even è una sapida pietanza per palati pronti ad apprezzarla. Da leggere.

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“Con te non ho paura”

41qRnNaDpNL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quando la jeep rientrò al villaggio, il sole era ancora alto.

Con te non ho paura, Sara Rattaro, De Agostini. Illustrazioni, deliziose, di Roberta Palazzolo. Samuele è in partenza per Kikao insieme a sua madre, una studiosa di elefanti apprezzata in tutto il mondo, e non vede l’ora di passare le vacanze immerso nella natura selvaggia dell’Africa, letteralmente non sta più nella pelle all’idea di scorrazzare per il bush assieme ai suoi nuovi amici, Atin, Giorgio e Simone, e incontrare dal vivo gli animali della savana. È durante una di queste coraggiose spedizioni che i ragazzi si imbattono nella terribile Badù, l’elefantessa che da tempo terrorizza gli abitanti del villaggio. Ma anche nella savana non tutto è ciò che sembra. E… Sara Rattaro dà alle stampe un nuovo, trascinante e bellissimo romanzo. Da leggere.

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“Il coraggio di non piacere”

71deGtgpYEL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Un genitore che soffre per il rapporto con il figlio tende a considerare il figlio la sua vita.

Il coraggio di non piacere – Liberati dal giudizio degli altri e trova l’autentica felicità, Ichiro Kishimi, Fumitake Koga, De Agostini, traduzione di Roberta Zuppet. Pare brutto. Cosa dirà la gente? Non sta bene. Eccetera eccetera eccetera. A chi di noi non sono state ripetute, qualche volta, per non dire spesso, finanche da sé medesimo, sesquipedali baggianate di tal schiatta, infami condizionamenti dell’esistenza, che è già tanto complicata di suo e certo dunque di ulteriori ostacoli non ha punto bisogno? Anche perché, è bene esserne consci e consapevoli, e prima lo si impara meglio è, agli altri, di noi, non importa granché. Quasi mai. Per non dire nulla. E sempre. Il resto del mondo si interessa al suo prossimo pressoché solo se ne trae una convenienza. Un vantaggio. Altrimenti passi lunghi e ben distesi. Se non può ricavare alcunché l’uomo è per l’altr’uomo non un lupo, ma un indifferente. Insomma, liberi tutti. Il resto del globo ha di meglio da fare che pensare a noi, non siamo così importanti. Ci piacerebbe esserlo, ma non lo siamo, anzi, al massimo di solito siamo importanti per chi non conta per noi, e non contiamo nulla per chi per noi è importante. È un dato di fatto. Bisogna farci pace, e conquistare la nostra libertà, la felicità a cui abbiamo inviolabilmente diritto, facendo conto solo su chi incrocia il nostro sguardo nel momento in cui passiamo dinnanzi a un qualsiasi specchio. L’unico dovere che abbiamo, per onestà morale, è semplicemente quello di cercare di somigliare quanto più possibile all’immagine di sé che si vuole dare di sé. Non per far stare bene gli altri, per essere contenti noi (nei limiti, naturalmente, della giusta e rispettosa convivenza: siamo incontrovertibilmente animali sociali e dobbiamo perseguire il bene, non il male). Tutti cerchiamo, speriamo, desideriamo, bramiamo, elemosiniamo di essere amati sinceramente per come siamo. Di norma non ci si riesce. Ma è un’impresa impossibile già in partenza, dunque perché imbarcarvicisi? Di solito, s’è detto, si viene apprezzati – quantomeno a parole, che poi i fatti o quel che viene detto alle spalle è tutt’altra cosa – più che altro per i favori che si riesce a fare al prossimo, e quando anche solo semplicemente non si è più in grado di adempiere a quella che per gli altri è divenuta una piacevole e dunque pretesa abitudine ecco che intorno ci si ritrova col deserto dei tartari dopo che i tartari hanno cambiato deserto. Come essere felici dunque? Non pensando al giudizio altrui. Chi ama non giudica. È difficile. È un lungo percorso. Fa star male. Ma dopo ogni lacrima spunta sempre il sorriso. E la cosa bella è che ci sono persone come Ichiro Kishimi e Fumitake Koga che ci mostrano la strada. Da non perdere.

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“Io non sono qui”

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È finita la pacchia, ora cambia tutto.

Io non sono qui – Visioni e inquietudini da un futuro presente, Fabio Chiusi, De Agostini. Certe volte, quando si osserva la contemporaneità, viene da esclamare che i testi di Orwell non abbiano solo preconizzato la realtà, ma che siano stati interpretati dal potere costituito letteralmente non solo come un modello di riferimento, bensì sciaguratamente in guisa di un vero e proprio manuale di istruzioni. E di distruzione. Per Black Mirror, cambiando quel che dev’essere cambiato, sembra valere lo stesso: Fabio Chiusi, cronista attento e preparato, prende le mosse proprio da lì, e indaga la nostra contemporaneità, soprattutto per quel che concerne le modifiche determinate su di essa dallo sviluppo, dal progresso, dall’uso e dall’abuso della tecnologia, formidabile mezzo, e dunque come tale né buono né cattivo di per sé, dalle innumerevoli possibilità, non tutte, dunque, con ogni evidenza, positive. Interessante e intrigante.

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“Le grandi donne del cinema”

81zwxvV0XCL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Hollywood rimane comunque per Bette un percorso a ostacoli…

Audrey Hepburn, Carrie Fisher, Catherine Deneuve, Mariangela Melato, Emma Watson, Bette Davis, Hilary Swank, Vivien Leigh, Jodie Foster, Anna Magnani, Charlize Theron, Uma Thurman, Monica Vitti, Angelina Jolie, Susan Sarandon, Valeria Golino, Jennifer Lawrence, Ingrid Bergman, Kate Winslet, Katharine Hepburn, Meryl Streep, Jeanne Moreau, Emma Stone, Greta Garbo, Brigitte Bardot, Sophia Loren, Viola Davis, Gong Li, Cate Blanchett e Sophie Marceau: opinabile, discutibile e dunque incontestabile come ogni espressione di gusto individuale, come ogni soggettiva selezione, come ogni scelta arbitraria, come ogni elenco, stilato in base a personali parametri e peculiari interpretazioni, che si rispetti, com’è sacrosanto che sia, la pinacoteca di vividissimi ritratti che con linguaggio piacevole, coinvolgente, empatico, semplicissimo, assai fluido e accessibile a tutti allestisce Marta Perego, giornalista, autrice e conduttrice televisiva, per De Agostini, con l’ulteriore pregio delle belle illustrazioni di Marta Signori, che davvero catturano l’anima dei personaggi descritti, è un vero e proprio pantheon e una riuscita esegesi del femminile, non solo mediato dallo schermo. Le grandi donne del cinema: da leggere.

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