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“I segreti della Biblioteca sulla Quinta Strada”

di Gabriele Ottaviani

Aprì il libro, e…

I segreti della Biblioteca sulla Quinta Strada, Fiona Davis, Newton Compton. Traduzione di F. Montemagno e N. Giugliano. Ventisette anni fa, nel millenovecentonovantatré, Sadie può dirsi una donna fortunata, perché ha realizzato il suo sogno, ossia è la curatrice della collezione Berg, nella biblioteca di New York: l’incarico non è solo prestigioso, importante, pieno di responsabilità, ma è anche soprattutto un lavoro bellissimo, appassionante, intrigante, entusiasmante, che manderebbe in solluchero chiunque pure solo ami accostarsi ai libri per sfogliarli e respirare un po’ del loro profumo di cultura. Quando alcune preziose opere vengono trafugate, pertanto, per lei è un vero e proprio dolore: non c’è tempo da perdere, c’è un’indagine da compiere. Lei però non solo non è un’investigatrice, ma non immagina nemmeno di essere catapultata indietro di ottant’anni: lontano nel tempo, ma molto vicino per altri motivi… La letteratura ha tanti poteri salvifici: tra questi c’è senza dubbio la capacità di far sognare ed evadere, e con questo romanzo si riesce a godere di una mai superficiale leggerezza.

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“Tornare a casa”

41SIAEMkZ5L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non ci eravamo mai scambiati regali, non era un gesto che faceva parte della nostra amicizia, ma il suo pensiero mi fece desiderare di aver dedicato un po’ di tempo per trovare qualcosa anche per lui. Tornato a casa, poggiai il pacchetto su uno scaffale della cucina, non avendo un albero addobbato, e continuai a osservarlo, a fissarlo. C’era un bigliettino attaccato sopra con scritto “Non aprirlo fino a Natale!” Come avrei fatto ad aspettare? Mancavano ancora due giorni e morivo dalla curiosità. Avevo ricevuto solo altri due regali, entrambi da zia Edna, e non avevo aspettato Natale per aprirli. Erano vestiti, camice di flanella, proprio quello che mi aspettavo. C’era anche il quintale di biscotti che mi aveva preparato Veronica, metà del quale era già stato divorato. Sapeva quanto mi piacessero quelli con la granella, che Dio la benedica. Forse, comunque, fu proprio grazie a quella frase sul bigliettino se aspettai ad aprire il regalo di Max. Forse anche perché già sapevo quanto il Natale fosse una cosa seria per lui, quanto lo amasse, e non volevo rovinare la sorpresa che mi aveva preparato. Mi svegliai la mattina di Natale, un’altra giornata tipica di L.A., tra smog, caldo e fin troppo silenzio fuori dalla finestra. Ancora a letto, pensai ai miei amici di Winchester, mi domandai cosa stessero facendo, se già erano insieme. E ovviamente pensai a Max. Perché non mi ero unito a loro? Mi mancava così tanto, più di quanto volessi ammettere. La verità può essere insidiosa, specialmente quando ancora non sei pronto ad accettarla. Quei momenti di chiarezza, quelli in cui ti accorgi di stare male perché il tuo miglior amico è a qualche fuso orario di distanza, possono lasciare il segno. Tale momento di illuminazione mi portò a farmi strada verso la cucina, a piedi nudi sul tappeto, e a strappare la carta di quel pacchetto come un bambino la mattina di Natale. Come se mi aspettassi un trenino o un camion dei pompieri, qualcosa di eccitante e inimmaginabile. Tolta la carta, trovai un involucro di velina con un biglietto sopra, che misi da parte. All’interno dell’involucro, avvolto con una cura incredibile, c’era un puntale da albero di Natale di porcellana, una stella delicata, lavorata a mano, risplendente d’oro, viola e rosso. Maxwell sapeva che non facevo mai l’albero, ne avevamo parlato quando l’avevo aiutato a portare il suo a casa. Sapeva che il Natale non era cosa per me, che non mi era mai piaciuto, malgrado l’insistenza di Edna. Mi si riempirono gli occhi di lacrime, mentre aprivo il biglietto per leggere il messaggio che mi aveva lasciato. 

Tornare a casa, Cooper Davis, Triskell, traduzione di Ciro Di Lella. Hunter è la quintessenza del macho, Harley compresa. Il problema è che, com’è noto, il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. E le ragioni del suo cuore fanno sì che lui si innamori del suo migliore amico. E che per questo motivo scardini completamente tutta la sua vita, per essere finalmente quello che è, che ha scoperto di potere e volere essere: e ciò che vuole essere è il marito dell’uomo che ama. Ma una classica famiglia del Midwest, forse, non è proprio il clan dalla mentalità più aperta che esista: figurarsi poi quando non è nemmeno questo l’ostacolo più arduo da superare. In ogni modo… Intenso, coinvolgente, da leggere.

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“Legati dalla luna”

51cyj-JEAqL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

A Hayden, però, non importava un accidente. L’altro Alfa era così maestoso, con i muscoli definiti e i setosi peli scuri che gli coprivano il petto, le braccia e le gambe. Così mascolino, esattamente come lo era stato il suo lupo poco tempo prima. Hayden amava ogni centimetro di quel corpo solido e bellissimo, e vederlo coperto di sudore, il sesso duro come un pezzo di legno che gli pungolava la pancia a ogni minima spinta, fu quasi sufficiente a portarlo all’orgasmo. Incapace di trattenersi, emise un basso grugnito di puro piacere che sembrò spingere l’altro in una frenesia ancora maggiore. Si baciarono per un momento, le bocche disperatamente aperte e le lingue che si davano battaglia, e poi a Hayden sfuggì un basso gemito. A quel suono, Josh si spinse con maggiore forza contro di lui ed emise un urlo a sua volta. La risposta di Hayden fu quella di agguantarlo per la nuca e attirarlo a sé, in un bacio più violento ed esigente. La natura aggressiva di entrambi cominciava a farsi evidente nel modo in cui si toccavano e si esploravano l’un l’altro. Poi Josh lo afferrò per le spalle, affondandogli le dita nella pelle nuda, e spostò i fianchi verso il basso, aprendo maggiormente quelle cosce muscolose per consentire un contatto più intimo. I loro ventri si toccarono, i petti si premettero l’uno contro l’altro e poi l’uomo si fermò un momento per guardarlo negli occhi. In quelle profondità luminose, la frustrazione era evidente e Hayden la riconobbe subito. Josh era etero… beh, forse non poi così tanto, ma era comunque quello il problema. Era un uomo abituato a sapere il modo esatto in cui muoversi per raggiungere la meta. Cercare di fare lo stesso con un altro uomo, probabilmente per la prima volta, e desiderandolo con un’intensità quasi dolorosa, forse stava mandando in tilt il bisogno di controllo dell’Alfa. Hayden sorrise, comprendendolo appieno. Per un lento istante che sembrò lunghissimo, si limitò a guardare placido il licantropo sopra di lui in completa ammirazione. In quel momento, senza fiato, accaldato e coperto dal proprio aroma di accoppiamento, era qualcosa di meraviglioso. Gli scostò i ricci umidi dal volto e cominciò a ridacchiare per l’assurdità di quella situazione. Lo aveva sopra di sé, quell’uomo che aveva desiderato per anni, e sembrava che nessuno dei due riuscisse a trovare una posizione decente per combinare qualcosa…

Legati dalla luna, Cooper Davis, Triskell, traduzione di Caterina Bolognesi. Con prosa che senza dubbio saprà avvincere in modo inestricabile gli appassionati di questo genere di storie e di tematiche Davis racconta di Hayden che, dopo cinque anni, in particolare da quando durante un plenilunio ha tragicamente aperto il suo cuore a Josh, che almeno in teoria non è affatto gay e ha anzi pubblica fama di donnaiolo in tutto il Wyoming, benché in realtà provi per Hayden un’attrazione che non sa spiegare, esce di galera e riprende la sua vita. Ma… Intrigante.

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“Boys of summer”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Non ho mai vissuto un momento così dolce. Sfioro le sue labbra con le mie…

Boys of summer, Cooper Davis, Triskell. Traduzione di Ciro Di Lella. Max è gay. E lo sanno tutti. Hunter pure. Ma non lo sa nessuno. Nemmeno lui. Perché ha sempre pensato che gli piacessero le ragazze. Poi un giorno ha baciato il suo migliore amico e non ha capito più nulla. E il miglior amico in questione, per l’appunto, è Max. Che lo aspetta da sempre. Nel senso, soprattutto, che non ha mai fatto l’amore con nessuno. E l’estate, si sa, è la stagione rovente per antonomasia. Hunter non vede l’ora di essere il primo uomo di Max. Ma sa anche che non vuole, non può, non deve fargli del male. E allora… Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, di essercela tanto presa per così poco, e anch’io ho creduto fatale quando si è poi rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci. A pezzi o interi, non si continua a vivere ugualmente scissi? E le angosce di un tempo ci appaiono come mondi talmente lontani da noi, oggi, che ci sembra inverosimile aver potuto abitarli in passato, scrive, e ha assolutamente ragione, il sublime Busi, ma a questo livello di consapevolezza si arriva solo con l’età, prima il fuoco della gioventù produce un fumo che obnubila, e non esiste terrore più tremendo del’immaginarsi come causa di dolore per chi più è caro al cuore… Credibile, intenso, lieve ma mai superficiale, appassionato.

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“La libertà è una lotta costante”

51U5cgz+F+L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il femminismo implica molto di più che non la sola uguaglianza di genere. E implica molto di più del genere. Il femminismo deve implicare una coscienza del capitalismo – perlomeno il femminismo in cui mi riconosco. E ci sono molteplici forme di femminismo, o sbaglio? Deve implicare una coscienza riguardo al capitalismo, al razzismo, al colonialismo, ai postcolonialismi, e all’abilità, e una quantità di generi più grande di quanto possiamo immaginare, e così tanti nomi per la sessualità che mai avremmo pensato di poter annoverare. Il femminismo non solo ci ha permesso di riconoscere uno spettro di connessioni tra discorsi, istituzioni, identità e ideologie che spesso saremmo portati a considerare separatamente, ma ci ha anche permesso di sviluppare strategie epistemologiche e organizzative che ci spingono al di là delle categorie di «donne» e «genere».

La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. La libertà non è star sopra un albero, ché non siamo mica tutti baroni rampanti. La libertà non è neanche il volo di un moscone, perché magari al moscone piace anche posarsi o vorrebbe fare altro che la sua natura non gli consente, chissà: provate a chiedere a uno di quei pesci che non hanno la vescica natatoria, per dire, se non vorrebbero fermarsi una volta ogni tanto a godersi il panorama… La libertà non è vera se non è di tutti: la libertà, dunque, è una lotta costante. Perché niente può essere mai dato per scontato. Angela Davis scrive La libertà è una lotta costante – Ferguson, la Palestina e le basi per un movimento. Ponte alle grazie. A cura di Frank Barat. Prefazione di Cornel Wesr. Traduzione di Valentina Salvati. Da leggere. Per provare a capire meglio il nostro complicatissimo mondo.

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“Il luogo sottile”

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Il Frattempo, il tempo più spossante di tutti…

Il luogo sottile, Kathryn Davis, BEAT. Traduzione di Martina Testa. Cosa cerca l’uomo se non di superare di giorno in giorno in maniera sempre più marcata i limiti che caratterizzano la sua esistenza? Per essere più ricco, più forte, più felice? E per essere tutte queste cose insieme ciò che costituisce l’aspetto di maggiore importanza è senza dubbio il possesso della conoscenza, talmente fondamentale per l’autodeterminazione di ogni singolo individuo che, a ben guardare, è proprio per essere stati indotti in tentazione a mangiare il frutto di quell’albero che i progenitori di tutti i progenitori, Adamo ed Eva, hanno gettato al vento l’opportunità di far vivere tutti noi nel paradiso terrestre. Ma se conoscere significa superare il limite, significa anche pertanto varcare un confine, luogo-non luogo insieme di conflitto e di contatto, che congiunge e separa, oltrepassare una soglia, un diaframma, una membrana, un luogo sottile, come lo chiamano i Celti. Nella fattispecie di questo romanzo dalla scrittura ammaliante e popolato da una messe di personaggi caratterizzati fin nelle più intime sfumature, colorati come un mazzo di fiori di campo, il luogo sottile è Varennes. Nel New England. Dove vive Mees. Che è giovane. E all’improvviso si accorge di avere un dono. Può ridare la vita a ciò che è morto… Suadente.

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“La casa delle bambole”

page_1di Gabriele Ottaviani

Cara Esme,

ti assicuro che non rivelerò a nessuno il tuo segreto, per quanto mi abbia straziato. Secondo i tuoi desideri, non cercherò più di contattarti.

Sam

 

Ma Esme, era già morta, nel 1953.

O no?

La casa delle bambole, Fiona Davis, Harper Collins. Traduzione a cura di Elisabetta Lavarello. Sembra una storia molto semplice, in realtà è zeppa di chiavi di lettura e di temi, amalgamati con rara perizia da una scrittura che si fa via via sempre più evocativa e ricca di riferimenti: la ricostruzione storica è precisa e avvincente, i personaggi e gli ambienti sono caratterizzati con armonia e precisione, la trama è solida e potente, mai banale e al di sopra delle attese. Un albergo che ha vissuto straordinari fasti oltre sessant’anni fa è adesso un condominio: delle occupanti originarie non è rimasta praticamente nessuna, ma una giornalista brillante e piena di temperamento si getterà a capofitto in una ricerca che cambierà per sempre molte delle sue convinzioni e non solo. Una storia potentissima, struggente e non retorica di indipendenza e autodeterminazione femminile. Da non perdere.

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