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“L.O.V.E.”

lovedi Gabriele Ottaviani

La solidarietà per Isacco dichiarata da mio padre, quella di Jessica, nonché quelle di Santamaria, Chiesa e Acquacalda furono immotivate. L’unico appiglio che potrei azzardare per giustificare la loro reazione fu il vecchio e radicato maschilismo di classe. Non andava dimenticato che mio padre, per i diciotto anni di Isacco, tra il coupé dell’Audi superaccessoriata, due settimane alle Bahamas e l’intestazione di un paio di appartamenti inaugurati in quei giorni (più per motivi fiscali che per moti affettivi), aveva inserito nella corbeille un buono per trascorrere un paio d’ore da Giuliane, meretrice ventenne e sedicente francese, appena trasferitasi nel centro storico di Villalibera. Isacco doveva essere il primo villaliberese a battezzarla, e in effetti fu così. «Non so se hai già provveduto da solo» gli disse mio padre stringendogli le mani, sulla soglia d’ingresso di quella casupola imbiancata «ma è ora che tu ti accorga di cosa significa raggiungere il massimo. Giuliane è una professionista. Ora vai…» Quando ci provò con me, proprio in virtù della mia verginità rifiutai sdegnato. Io speravo di guadagnarmela gratis la mia prima volta, e a distanza di anni, lo confesso, me ne pento ancora. Ma come pretendere che un uomo come Italo considerasse un’indegna facilitazione comprare qualcosa che si poteva ottenere gratis e in grande quantità? Per mio padre le prostitute erano nient’altro che imprenditrici scaltre con cui condurre in porto affari senza rischiare delusioni, e vedendo Erica che frignava e si dilettava in scene estreme, ben note alle menti di chi ha frequentato l’universo delle telenovelas sudamericane, perse la pazienza. Erica sciorinava minacce di vendetta eterne e violentissimi insulti? Evocava torti passati e prometteva martirii corporali? Lui era pronto a tirar fuori minacce più spaventevoli e insulti più violenti. «Quante storie per un pompino» le disse. «Ma che si credeva ’sta mortadifame, che davvero mio figlio non avrebbe scopato mai più nessun’altra? Ma ti ha presa dalla strada, ti ha presa!» E tecnicamente era vero! Erica proveniva da una famiglia umile: padre operaio al centro siderurgico dell’Ilva e vincitore di un cancro alla carriera con tanto di tomba su misura, madre solerte casalinga. I due avevano vissuto il matrimonio della loro unica figlia con mio fratello come se avessero ricevuto una lettera inaspettata da un lontano Zio d’America.

L.O.V.E. – Libertà. Odio. Vendetta. Eternità., Giancarlo Liviano D’Arcangelo, Il Saggiatore. Scrittore e massmediologo, Giancarlo Liviano D’Arcangelo ha una prosa immaginifica, fluente, variegata e variopinta, profonda, articolata, intrigante, ricca di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione: qui descrive in modo mirabile l’impero economico costruito senza alcuno scrupolo da Italo, il cui erede designato, Isacco, riesce persino nell’impresa pressoché impossibile di essere più amorale di lui. Ma entrambi passano a miglior vita prematuramente, e le redini finiscono in mano al figlio minore, Giordano. Segretamente innamorato della cognata. Obeso. Vergine. Il granello di sabbia che guasta l’ingranaggio perfetto, e… Allegoria perfetta della nostra società malata, è un romanzo potentissimo, duro, destabilizzante: da non perdere per nessuna ragione.

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