Libri

“Il sale della terra”

41YjSKxGzpLdi Gabriele Ottaviani

Prima di ieri, il concorso di geografia sembrava importantissimo per tutti loro; adesso è diventato insignificante, come tutte le altre cose elencate nell’interminabile lista di impegni che Lydia teneva accanto alla cassa in libreria. Compilare il modulo della chiesa per la prima comunione di Luca. Pagare la bolletta dell’acqua. Portare mamma alla visita dal cardiologo. Comprare un regalo per la quinceañera di Yénifer. Quanto tempo sprecato. Le scoccia che la nipote non veda il carillon che le ha comprato per il compleanno. L’ha pagato un occhio della testa! Nello stesso istante in cui quel pensiero le si affaccia alla mente, si rende conto che è assurdo e orribile, ma non riesce a scacciarlo. Non se lo rimprovera; si concede la piccola gentilezza di perdonare la propria logica inceppata.

Il sale della terra, Jeanine Cummins, Feltrinelli, traduzione di Francesca Pe’. Acclamata scrittrice americana che ha lavorato per anni in ambito editoriale, autrice dallo stile intenso, personale, avvincente, coinvolgente e vibrante, con questo buonissimo romanzo niente affatto retorico o stereotipato, ben confezionato, emozionante, elegante, doloroso, destabilizzante e sensibile, ben recensito da personalità autorevoli come Oprah Winfrey, Stephen King, Don Winslow e John Grisham, in cui racconta una storia di emigrazione dal Messico verso gli Stati Uniti – nella fattispecie quella di una libraia di Acapulco, moglie di un giornalista, che cerca di raggiungere gli USA col figlio di otto anni dopo che i cartelli della droga hanno ucciso il resto della sua famiglia – della quale, prima ancora dell’uscita negli scaffali, sono stati venduti i diritti cinematografici, Jeanine Cummins è, specie in patria, al centro di un acceso e pretestuoso dibattito, che però invero ben poco ha a che fare col libro e molto con le rivendicazioni di autori che, in parte di certo a ragione, si sentono ingiustamente sottovalutati dall’industria editoriale: la domanda è infatti relativa al diritto o meno che ha qualcuno che non sia un migrante messicano di parlare di migranti messicani. Possibile che tutti questi intellettuali non abbiano sentito però mai nemmeno per caso l’espressione io narrante? Da non perdere.

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