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“Gingko”

di Gabriele Ottaviani

Non è noto con esattezza quando o perché il gingko è diventato concesso alle persone…

Gingko – L’albero dimenticato dal tempo, Peter Crane, Olschki. Traduzione di Gianni Bedini. Presentazione di Fabio Garbari. È la sola specie ancora sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae, dell’intero ordine Ginkgoales e della divisione delle Ginkgophyta. È un albero antichissimo le cui origini risalgono a duecentocinquanta milioni di anni fa nel Permiano e per questo è considerato un fossile vivente. È una specie relitta. Ha proprietà antiossidanti e neuroprotettive, tra le molte che possiede, è raro, ma non così tanto, perché ogni tanto, in qualche giardino, aiuola o cortile, spunta e fa subito allegria, con la sua chioma folta ed elegantemente sbarazzina, quasi arruffata, è bellissimo: è il gingko. L’umanità è cambiata, lui è rimasto, pertinace simbolo di speranza e vita: Crane ne fa un ritratto imprescindibile.

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“Il piccolo reggimento”

41aMvKqVPnL._SX358_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Stare seduti nella barca era come pretendere di stare in sella a un cavallo selvaggio delle praterie, per giunta imbizzarrito, e in oltre quei cavalli delle praterie non sono molto più piccoli.

Il piccolo reggimento, Stephen Crane, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi. Non ha vissuto neanche ventinove anni, all’incirca uno in più di Scipio Slataper. Eppure, come il cantore del Carso, ma prima di lui, è riuscito a lasciare un segno, una impronta indelebile nella storia letteraria, imponendosi come una voce di indubbia significatività in merito a quel che concerne il panorama della narrativa realista, ma non solo, con accenti naturalisti e impressionisti, esaltati dall’asciuttezza dello stile, che senza dubbio gli deriva dalla pratica giornalistica, che lo rendono modernissimo e preconizzatore dei tempi. Capace di indagare anche con brevissimi cenni in maniera più che puntuale l’animo dei suoi personaggi, che sovente si riverbera proprio nella natura, specchio, croce, delizia, metro di paragone per la piccolezza dell’uomo, che pure si sente grandioso, dinnanzi all’universo, che è illimitato ma non infinito, in questa pubblicazione agilissima ed emozionante che raccoglie due racconti, uno ambientato all’epoca della guerra civile americana e l’altro ispirato a un naufragio che vide lo stesso Crane protagonista mentre si dirigeva verso Cuba in occasione della guerra ispano-americana, che ebbe luogo tra l’aprile e il giugno del milleottocentonovantotto e in merito alla quale era corrispondente per la testata per cui scriveva, dà voce alla vita e al suo disperato bisogno di speranza.

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