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“Così parlò la Gioconda”

71jED+A4sWL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La mia, personale e pubblica, si compone di più di cinque secoli di apprezzamenti, chiacchiere, commenti, film, canzoni, spettacoli e libri tediosi scritti da serissimi studiosi, ma ha solo pochi punti fermi che cominciano e finiscono nel nome del genio che mi ha voluto, il mio amato Lionardo. Il resto è nell’uso e nell’abuso della mia immagine. «Detesto chi fa i baffi alla Gioconda, ma non ho niente da dire a chi la prende a pugnalate» aveva scritto citandomi con la sua consueta ironia, Ennio Flaiano. In realtà mi aveva semplicemente usata (come fanno tutti) per recensire lo spettacolo teatrale Salomè di Carmelo Bene, liberamente tratto da un lavoro di Oscar Wilde. Superfluo dire che oltre alla tazza del gift shop della mia sfortunata amica russa, nei secoli mi sono presa anche i baffi, le sassate, l’ironia, il sarcasmo, le metamorfosi, la pubblicità e molto altro. Eccomi qui dunque, tutto e niente allo stesso tempo, Eros e Thanatos, donna dal sorriso enigmatico, musa affascinante, grassa come una pagnottella, prototipo dell’eterno femminino, testamento spirituale dell’artista, interpretazione della sua mamma ma anche ritratto di un amore omosessuale da nascondere al mondo. Che ci crediate o no, sono stata altro. Mi chiamo Lisa Gherardini e posso dirlo ad alta voce, sono nata sotto il segno dei Gemelli, il 15 giugno del 1479 a Firenze, in una piccola casa all’angolo di via Sguazza e via Maggio. Porto il nome della prima moglie di mio padre, morta di parto così come la sua seconda sposa. Complici le stranezze della vita e quelle del destino sono passata alla storia… 

Così parlò la Gioconda – Autobiografia non autorizzata di Lisa Gherardini, la donna più dipinta e rivista della storia, Carla Cucchiarelli, Iacobelli. Bella, enigmatica, sensuale, intensa, affascinante, elegante, raffinata, intelligente, il suo sguardo è il più celebre della storia, tutti la conoscono bene anche se non l’hanno mai vista “di persona”, ma è un sentimento autentico, non per millantare credito come faceva viceversa chi ripeteva la medesima frase nel capolavoro cinematografico di Pietrangeli che da essa trae il titolo e che ha eternato il personaggio di Adriana Astarelli, una Stefania Sandrelli da premio. Dinnanzi al suo ritratto chiunque ne abbia avuto occasione si è soffermato, impossibilitato dal procedere oltre senza prima incrociare gli occhi con i suoi, cercarne di capire e carpire il segreto, il mistero, l’inconnu che si cela, si vela e si svela, come una luminescente scaglia di mare per il tramite d’una breccia creatasi nel muro d’un orto, sotto il suo sorriso che sorriso non è, o forse sì, chissà: Carla Cucchiarelli, giornalista e scrittrice da sempre attenta alle questioni che riguardano l’arte e le figure femminili nella storia e nella contemporaneità, in cui sovente, purtroppo, le donne sono vittime di violenze e pregiudizi, dà voce, corpo e anima a Monna Lisa, suo nume tutelare cui ha dedicato anche un’opera teatrale, emblema, simbolo, sintesi, quintessenza, metafora, allegoria, persona, icona e personaggio, antica, contemporanea, sempiterna e concretissima astrazione dell’inesausta umana ricerca di una vera modernità, sotto ogni aspetto. Da non perdere per nessuna ragione.

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