Libri

“L’ultimo sorso”

di Gabriele Ottaviani

Forse aveva nostalgia della sua infanzia…

L’ultimo sorso – Vita di Celio, Mauro Corona, Mondadori. Rocciatore, taglialegna, scalpellino, minatore, apicoltore, uno, nessuno, centomila: chi è Celio non lo sa forse neanche lui e con ogni probabilità nemmeno importa poi tanto, ed è al tempo stesso il ritratto che Mauro Corona, mettendo evidentemente moltissimo di sé, ma del resto ogni opera umana presenta tracce incontrovertibili del suo artefice, tanto che è forse anche poco rilevante e un po’ assurdo chiedersi quanto ci sia di autobiografico in un’opera, rende assolutamente vivido e policromo, multisfaccettato, di un uomo e di un universo. Celio si sente un niente e si rispecchia nel liquido che intorbida il suo bicchiere, ma attraverso la presa di coscienza della sua fragilità ci racconta anche la fragilità di un intero sistema da curare, proteggere e salvare. Da leggere.

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Libri

“Nel muro”

51Aeb4Psl0L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Come poteva campare senza becco?

Nel muro, Mauro Corona, Mondadori, proposto per lo Strega da Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore con ormai molte pubblicazioni e presenze anche televisive (in questo ha molto in comune con l’autore del romanzo, da tempo ospite fisso in molti salotti del piccolo schermo, dove professa senza remore la sua originale Weltanschauung di uomo di montagna abituato alle tradizioni e avvezzo a liturgie insolite e suggestive) all’attivo, che dice che nonostante i tentativi – cui lui talora collabora volentieri – di trasformare Mauro Corona in macchietta, questo libro conferma che aveva ragione Claudio Magris, che già vent’anni fa disse di lui: «È nato uno scrittore vero.», narra con vena felice, maestosa, lirica e allegorica la storia di un uomo che ritrova in un bosco una baita appartenuta ai suoi antenati e, poiché sente che il mondo non l’ama, decide di rifugiarvisi. Rimettendola però in sesto fa, dentro a un’intercapedine, una scoperta agghiacciante: rinviene tre cadaveri. Mummificati. Tre donne. Sui cui corpi sono incise lettere d’un alfabeto che suona antico e ignoto. Chi le ha assassinate? Chi le ha nascoste lì? E perché? Come può, nel fitto della bellezza, tra creature che tutto vedono e niente possono dire, annidarsi e radicarsi così profondamente il male?

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