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“Giorni meravigliosi”

51eKY8tcv9L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’allegria di poco fa comincia a sbiadire.

Giorni meravigliosi, Keith Stuart, Corbaccio, traduzione di Chiara Brovelli. Hannah è malata da sempre. Ha quindici anni e il suo cuore non batterà ancora a lungo. Anzi, è già un miracolo d’amore il fatto che sia riuscita a diventare adolescente: Tom, del resto, suo padre, ha passato la vita a occuparsi di lei. Da solo. La ama. Completamente. E ogni anno nello stesso giorno nel piccolo teatro che dirige, in una cittadina inglese, allestisce una rappresentazione dedicata a lei: la prima ha avuto luogo proprio in seguito alla scoperta della malattia, grazie ai suoi amici attori. Il problema è che ora il teatro naviga in cattive acque, e rischia la chiusura: cosa che Hannah non può assolutamente permettere. Dunque… Tenerissimo, dolce e commovente, è un romanzo incantevole che declina l’amore nella sua più pura e intensa policromia.

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“Il filo di Auschwitz”

41PeOIfifDL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non è cambiato niente tranne il mio corpo magro e debole, il mio corpo adesso pulcioso, affilato, desiderato, il mio corpo affamato e inerte che rimpiange le braccia forti di Viktor, che si riscalda solo tra le gambe di Hugo, questo corpo che sembra un pane tiepido rivoltante in balia degli uomini.

Il filo di Auschwitz, Véronique Mougin, Corbaccio, traduzione di Lucia Corradini Caspani. Tomas ha quattordici anni. Non vuole lavorare. Non vuole studiare. Non vuole fare il sarto. Il padre si dispera. Ma avrà ben presto altri motivi. È il millenovecentoquarantaquattro. Siamo in Ungheria. Ci sono i rastrellamenti. Loro sono ebrei. Finiscono ad Auschwitz. Tomas perde di vista tutti. Tranne il padre. E allora si rende conto che imparare a tenere l’ago in mano può salvarlo. Ma… Per non dimenticare, mai e poi mai, una delle più nere pagine della nostra storia: il libro di Véronique Mougin, del tutto privo di retorica, conquista e sconvolge la coscienza.

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“Il vecchio e la pistola”

51ZdwVYyuaL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il cameriere ci aveva servito i nostri piatti, e l’americano si era interrotto per un boccone di bistecca con la cipolla. Poi continuò spiegandomi che Conan Doyle si era sentito oppresso dalla sua creazione. Sebbene i suoi scritti l’avessero reso l’autore più pagato della sua epoca, Conan Doyle non ne poteva più di «inventare sempre problemi e di costruire catene da sottoporre alla ragione induttiva», come una volta aveva confessato amaramente. Nelle sue storie Holmes stesso sembrava oppresso dal proprio compito: passava giornate intere senza dormire e, dopo aver risolto un caso, molte volte si iniettava della cocaina («una soluzione al sette per cento») allo scopo di esorcizzare la successiva sensazione di esaurimento e di noia. Ma a Conan Doyle questo tipo di sollievo era precluso, ed egli aveva confidato a un amico: « Holmes sta diventando un tale peso da rendermi la vita insopportabile». Proprio le qualità che avevano reso Holmes invincibile – «la sua natura non ammette chiaroscuro» aveva detto Conan Doyle – l’avevano reso alla fine intollerabile. Inoltre Conan Doyle temeva che i polizieschi che scriveva eclissassero quello che chiamava «il suo lavoro letterario più serio».

Old man & the gun – Il vecchio e la pistola e altre storie, David Grann, Corbaccio, traduzione di Marco Sartori. Il film che ne è stato tratto, l’ultimo, pare, della carriera del grandissimo Robert Redford, sostenuto in questa sua magnifica, dolente, divertente, ammaliante, intima, dolce, malinconica prova da una deliziosa Sissy Spacek, anche lei esclusa dalla corsa all’Oscar nell’annata di Roma, Lady Gaga e Lanthimos, è un gioiellino che narra, come d’altro canto il primo dei testi che danno vita a questa godibilissima raccolta che racconta sempre l’alterità, e che nel caso specifico del racconto eponimo prende le mosse da un’intervista, la vicenda di un’irresistibile canaglia che non ce la fa proprio a restare nei confini della legge, ma che comunque sa conquistarsi il favore del pubblico. E Grann, con stile ampio, classico e piacevole, indaga il lato luminosamente oscuro dell’animo umano. Da leggere.

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“Cieli di fuoco”

51cej11nlsL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quanti di loro sarebbero stati ancora vivi per cantare le canzoni cosacche l’indomani, dopo il calar del sole?

Cieli di fuoco, Simon Montefiore, Corbaccio. Traduzione di Olivia Crosio. La battaglia di Stalingrado, ovverosia l’insieme di scontri che ebbero luogo tra le armate sovietiche e quelle naziste nel periodo compreso fra il luglio del millenovecentoquarantadue e il febbraio dell’anno successivo, è un accadimento determinante nella storia delle seconda guerra mondiale e non solo: la disfatta di Germania, Italia, Romania, Ungheria e Croazia spostò infatti in maniera decisiva il baricentro delle sorti del conflitto. In questo contesto si inserisce la vicenda di Benya, un giornalista, e come tale decisamente più a suo agio con la penna che non con il fucile, che, imprigionato in un gulag per un crimine del quale non è affatto responsabile, vede nel reclutamento forzato al fronte l’unica speranza di libertà: e… Intenso, coinvolgente, potente, ben strutturato e ben caratterizzato, articolato, vibrante. Da leggere.

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“La scrittrice che decise di voltare pagina”

51T+M-er2OL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sospirai ma riflettei comunque sulla risposta. Ora che Simone mi ci faceva pensare, mi rendevo conto di aver fatto poco caso all’aspetto fisico di James, e di averne scritto ancora meno. A parte qualche accenno al suo sguardo inquietante, i commenti su di lui riguardavano tutti il fatto presunto che fosse un personaggio losco, e senza dubbio questo aveva offuscato il mio giudizio. Ma ora che ero uscita dall’errore e avevo scoperto la sua preferenza per la monogamia, era impossibile negare che fosse un tipo piuttosto attraente sia fisicamente sia caratterialmente. Soprattutto, ripensando al suo volto mentre gli stavo davanti impalata al Racked senza sapere come salutarlo, mi resi conto che aveva un bel sorriso, una volta che aveva completato il lungo, lento viaggio dal cervello ai muscoli facciali.

La scrittrice che decise di voltare pagina, Jo Platt, Corbaccio, traduzione di Elisabetta De Medio. Ognuno è artefice del suo destino. Uno scrittore è artefice anche del destino di altri. I suoi personaggi, nella fattispecie. Quantomeno. Il destino di Grace però sembra puntare dritto verso il fondo di un baratro: il suo ex si è decisamente rifatto una vita e la sua ultima prova letteraria è, per usare un eufemismo, abominevole. È giunto il momento di darsi una scrollata, dunque: e l’occasione gliela dà Rose. La sua colf. La sua amica. La sua confidente. La sua protettrice. La sua ancora al reale. È in partenza per la Spagna, ma quella che avrebbe dovuto essere la sua sostituta al lavoro le dà buca all’ultimo secondo: così nella testa confusa di Grace si accende una lampadina. Sarà lei a prendere il posto di Rose: e… Lieve ma niente affatto superficiale, fresco, brillante, divertente.

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“Replica di un omicidio”

51ALDkMFToL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Solo a quel punto si accorse di lui…

Replica di un omicidio, Christi Daugherty, Corbaccio, traduzione di Rita Giaccari. Harper ha dodici anni. Va a scuola. Un giorno torna a casa. Entra in cucina. Sul pavimento c’è un corpo. Nudo. Ferito a morte. Accoltellato. Era sua madre. Il colpevole? Nessuno lo scoprirà. Mai. Nel frattempo diventa la più brava giornalista di cronaca nera che ci sia a Savannah, in Georgia, località più volte citata anche dalla settima arte, che si tratti di Via col vento o Forrest Gump, ha un poliziotto per mentore ed è molto attratta da un investigatore piuttosto ambiguo. Un giorno si imbatte in un delitto che è l’esatta replica di quello della sua genitrice: e allora… Semplicemente impeccabile: mozzafiato.

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“A proposito di Elsie”

51rmjCpHsQL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Noi pensiamo solo alla differenza che non siamo riusciti a fare, alle opportunità che ci siamo lasciati scappare, finché non cominciamo a chiederci quale dannatissimo scopo abbia tutto quanto.

A proposito di Elsie, Joanna Cannon, Corbaccio. Traduzione di Chiara Brovelli. Non si può vivere senza amici. Sono la famiglia che ti scegli. Sono le persone con cui cresci e che ti vedono per come sei. Che chiamano le cose col loro nome. Che ti vogliono bene nonostante tu sia quel che sei. Sono quelli con i quali non ti vergogni nemmeno quando fai cose vergognose. Sono quelli per la cui perdita muori un po’ anche tu. Sono molto più importanti degli amori, gli amici. Perché la sola idea di deluderli ti strazia il cuore. Elsie è la migliore amica di Florence. Che ha ottantaquattro anni e vive a Cherry Tree Home, una residenza per anziani. È caduta ma non si preoccupa. È altro ciò che la sconvolge, ovvero il fatto che sia ricomparsa una persona che credeva impossibile rivedere ancora, e invece dunque ormai quel segreto non può più essere taciuto. Un segreto che riguarda anche Elsie… Commovente, emozionante, esilarante, impeccabile e incantevole.

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“Civiltà perduta”

51nneyWcy9L._SX318_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non puoi permetterti di essere stanco!

Civiltà perduta – Alla ricerca della città di Z, David Grann, Corbaccio. Traduzione di Paolo Brovelli. Il film che ne è stato tratto, passato anche dalla Berlinale l’anno scorso, non è, nonostante l’indubbio fascino del cast, eccezionale, anzi, ma il libro, viceversa, è decisamente solido, curato, avvincente e interessante: un giornalista che non è per nulla attratto dall’avventura si mette infatti sulle tracce dell’ultimo grande esploratore cresciuto nel mondo vittoriano per raccontarne la storia. Percy Harrison Fawcett è praticamente Indiana Jones. Ma con i baffi. E l’elmetto. Ha fatto la spia per Sua Maestà e si ricicla a inizio Novecento come esploratore. Raggiunge i più reconditi meandri dell’Amazzonia. E scompare… Da non perdere.

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“Gli assassini della terra rossa”

51ArJcc2V-L.jpgdi Gabriele Ottaviani

La prima impiccagione a cui Tom assistette venne eseguita nel gennaio 1894.

Gli assassini della terra rossa – Affari, petrolio, omicidi e la nascita dell’FBI – Una storia di frontiera, David Grann, Corbaccio. Traduzione di Francesco Zago. Gli Osage, in Oklahoma, sono un gruppo etnico di nativi americani. Negli anni Venti del Novecento sono il popolo più ricco d’America. Hanno enormi giacimenti di petrolio, che fanno gola a personaggi diversamente raccomandabili come per esempio un certo signor Getty. Hanno un tenore di vita sensazionale. Poi, d’improvviso, cominciano a morire ammazzati uno dopo l’altro in circostanze abbastanza torbide. Quando i delitti cominciano a essere talmente numerosi da non poter più essere ignorati il caso viene preso in carico dall’FBI, di recentissima istituzione, la cui direzione è nelle mani dell’ancora inesperto ma già piuttosto scaltro J. Edgar Hoover, altra figura in merito alla quale non mancano le cose da dire. E… Grann è insieme ricercatore e narratore, e fa della storia un romanzo di spionaggio formidabile. Da leggere.

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“Il magico pane dei fratelli Mazg”

514e5d8RQWL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La foschia divenne nebbia, che coprì come un lenzuolo il mio parabrezza. Guidai molto, molto piano, fermandomi ogni tanto in una piazzuola a far passare i camion che mi sfrecciavano accanto sollevando colossali pennacchi di fumo. La mia povera auto gemette miseramente arrancando su una salita a tornanti stretti, poi procedette in folle con evidente sollievo lungo un dolce pendio verso la mia destinazione.
Il magico pane dei fratelli Mazg, Robin Sloan, Corbaccio, traduzione di Elisabetta De Medio. La pasta acida naturale, chiamata anche pasta madre, è un impasto di farina e acqua sottoposto a una contaminazione spontanea da parte dei microrganismi presenti nelle materie prime, provenienti dall’aria, dall’ambiente, dall’operatore, il cui sviluppo crea all’interno della massa una microflora selvaggia autoctona in cui predomina la coltura dei batteri lattici. Tali microrganismi, in competizione nutrizionale tra loro in una realtà artigianale, in presenza di sostanze nutritive, di acqua, calore, ecc., crescono, si moltiplicano, avviano gli specifici processi metabolici della specie cui appartengono e muoiono. A differenza del cosiddetto lievito di birra, la pasta madre ospita, oltre ai lieviti, di cui il genere dominante è il Saccharomyces, anche diverse specie di batteri lattici eterofermentanti e omofermentanti del genere Lactobacillus. La fermentazione dei batteri lattici è una fermentazione lattica (omo- o etero-fermentante, in base alle specie contaminanti), ma non è una fermentazione alcoolica che è tipica, invece, del S. cerevisiae (lievito compresso, di birra, industriale). Come prodotti di tale metabolismo si avranno acido lattico, acido acetico, acqua, anidride carbonica e metaboliti secondari. Tale massa acida è chiamata in gergo tecnico “lievito” (un termine, però, ben lontano dal suo significato microbiologico), per il fatto che contribuisce a “levare”, “alzare” la massa in fermentazione con la produzione di gas: questo processo fisico-chimico apporta al prodotto finito (pane, pizza, prodotti da forno) una serie di aspetti positivi tra i quali una maggiore digeribilità e conservabilità. Questo metodo di panificazione era usato prima che avvenisse la selezione del lievito di birra. Oggi è più comune in panificazione, mentre, in passato, quando la produzione del pane avveniva in ambito domestico, nei borghi e nei paesi italiani la pasta madre veniva conservata gelosamente dalla fornaia che la manteneva in vita con gli opportuni rinfreschi e la redistribuiva alle famiglie che, con cadenza settimanale, facevano il pane in casa. Così la più nota, comune e consultata enciclopedia online. Non è più tempo di madie, ma la locuzione lievito madre ha ancora sapore di buono e genuino. Come il pane dei fratelli Mazg, che hanno una bottega all’angolo di casa di Lois, ingegnere informatico a San Francisco, che lavora come una matta e ha legami umani solo con loro. Che un giorno devono lasciare in fretta e furia l’America. Non prima di averle affidato quella preziosa pasta da cui ricavano il pane più buono del mondo. E che fa anche fermentare in Lois il desiderio di felicità. Una meta, però, ardua a raggiungersi… Irriverente, lieve, grazioso: una lettura gustosa come assai di rado capita.

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