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“Cieli di fuoco”

51cej11nlsL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quanti di loro sarebbero stati ancora vivi per cantare le canzoni cosacche l’indomani, dopo il calar del sole?

Cieli di fuoco, Simon Montefiore, Corbaccio. Traduzione di Olivia Crosio. La battaglia di Stalingrado, ovverosia l’insieme di scontri che ebbero luogo tra le armate sovietiche e quelle naziste nel periodo compreso fra il luglio del millenovecentoquarantadue e il febbraio dell’anno successivo, è un accadimento determinante nella storia delle seconda guerra mondiale e non solo: la disfatta di Germania, Italia, Romania, Ungheria e Croazia spostò infatti in maniera decisiva il baricentro delle sorti del conflitto. In questo contesto si inserisce la vicenda di Benya, un giornalista, e come tale decisamente più a suo agio con la penna che non con il fucile, che, imprigionato in un gulag per un crimine del quale non è affatto responsabile, vede nel reclutamento forzato al fronte l’unica speranza di libertà: e… Intenso, coinvolgente, potente, ben strutturato e ben caratterizzato, articolato, vibrante. Da leggere.

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“La scrittrice che decise di voltare pagina”

51T+M-er2OL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sospirai ma riflettei comunque sulla risposta. Ora che Simone mi ci faceva pensare, mi rendevo conto di aver fatto poco caso all’aspetto fisico di James, e di averne scritto ancora meno. A parte qualche accenno al suo sguardo inquietante, i commenti su di lui riguardavano tutti il fatto presunto che fosse un personaggio losco, e senza dubbio questo aveva offuscato il mio giudizio. Ma ora che ero uscita dall’errore e avevo scoperto la sua preferenza per la monogamia, era impossibile negare che fosse un tipo piuttosto attraente sia fisicamente sia caratterialmente. Soprattutto, ripensando al suo volto mentre gli stavo davanti impalata al Racked senza sapere come salutarlo, mi resi conto che aveva un bel sorriso, una volta che aveva completato il lungo, lento viaggio dal cervello ai muscoli facciali.

La scrittrice che decise di voltare pagina, Jo Platt, Corbaccio, traduzione di Elisabetta De Medio. Ognuno è artefice del suo destino. Uno scrittore è artefice anche del destino di altri. I suoi personaggi, nella fattispecie. Quantomeno. Il destino di Grace però sembra puntare dritto verso il fondo di un baratro: il suo ex si è decisamente rifatto una vita e la sua ultima prova letteraria è, per usare un eufemismo, abominevole. È giunto il momento di darsi una scrollata, dunque: e l’occasione gliela dà Rose. La sua colf. La sua amica. La sua confidente. La sua protettrice. La sua ancora al reale. È in partenza per la Spagna, ma quella che avrebbe dovuto essere la sua sostituta al lavoro le dà buca all’ultimo secondo: così nella testa confusa di Grace si accende una lampadina. Sarà lei a prendere il posto di Rose: e… Lieve ma niente affatto superficiale, fresco, brillante, divertente.

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“Replica di un omicidio”

51ALDkMFToL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Solo a quel punto si accorse di lui…

Replica di un omicidio, Christi Daugherty, Corbaccio, traduzione di Rita Giaccari. Harper ha dodici anni. Va a scuola. Un giorno torna a casa. Entra in cucina. Sul pavimento c’è un corpo. Nudo. Ferito a morte. Accoltellato. Era sua madre. Il colpevole? Nessuno lo scoprirà. Mai. Nel frattempo diventa la più brava giornalista di cronaca nera che ci sia a Savannah, in Georgia, località più volte citata anche dalla settima arte, che si tratti di Via col vento o Forrest Gump, ha un poliziotto per mentore ed è molto attratta da un investigatore piuttosto ambiguo. Un giorno si imbatte in un delitto che è l’esatta replica di quello della sua genitrice: e allora… Semplicemente impeccabile: mozzafiato.

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“A proposito di Elsie”

51rmjCpHsQL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Noi pensiamo solo alla differenza che non siamo riusciti a fare, alle opportunità che ci siamo lasciati scappare, finché non cominciamo a chiederci quale dannatissimo scopo abbia tutto quanto.

A proposito di Elsie, Joanna Cannon, Corbaccio. Traduzione di Chiara Brovelli. Non si può vivere senza amici. Sono la famiglia che ti scegli. Sono le persone con cui cresci e che ti vedono per come sei. Che chiamano le cose col loro nome. Che ti vogliono bene nonostante tu sia quel che sei. Sono quelli con i quali non ti vergogni nemmeno quando fai cose vergognose. Sono quelli per la cui perdita muori un po’ anche tu. Sono molto più importanti degli amori, gli amici. Perché la sola idea di deluderli ti strazia il cuore. Elsie è la migliore amica di Florence. Che ha ottantaquattro anni e vive a Cherry Tree Home, una residenza per anziani. È caduta ma non si preoccupa. È altro ciò che la sconvolge, ovvero il fatto che sia ricomparsa una persona che credeva impossibile rivedere ancora, e invece dunque ormai quel segreto non può più essere taciuto. Un segreto che riguarda anche Elsie… Commovente, emozionante, esilarante, impeccabile e incantevole.

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“Civiltà perduta”

51nneyWcy9L._SX318_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non puoi permetterti di essere stanco!

Civiltà perduta – Alla ricerca della città di Z, David Grann, Corbaccio. Traduzione di Paolo Brovelli. Il film che ne è stato tratto, passato anche dalla Berlinale l’anno scorso, non è, nonostante l’indubbio fascino del cast, eccezionale, anzi, ma il libro, viceversa, è decisamente solido, curato, avvincente e interessante: un giornalista che non è per nulla attratto dall’avventura si mette infatti sulle tracce dell’ultimo grande esploratore cresciuto nel mondo vittoriano per raccontarne la storia. Percy Harrison Fawcett è praticamente Indiana Jones. Ma con i baffi. E l’elmetto. Ha fatto la spia per Sua Maestà e si ricicla a inizio Novecento come esploratore. Raggiunge i più reconditi meandri dell’Amazzonia. E scompare… Da non perdere.

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“Gli assassini della terra rossa”

51ArJcc2V-L.jpgdi Gabriele Ottaviani

La prima impiccagione a cui Tom assistette venne eseguita nel gennaio 1894.

Gli assassini della terra rossa – Affari, petrolio, omicidi e la nascita dell’FBI – Una storia di frontiera, David Grann, Corbaccio. Traduzione di Francesco Zago. Gli Osage, in Oklahoma, sono un gruppo etnico di nativi americani. Negli anni Venti del Novecento sono il popolo più ricco d’America. Hanno enormi giacimenti di petrolio, che fanno gola a personaggi diversamente raccomandabili come per esempio un certo signor Getty. Hanno un tenore di vita sensazionale. Poi, d’improvviso, cominciano a morire ammazzati uno dopo l’altro in circostanze abbastanza torbide. Quando i delitti cominciano a essere talmente numerosi da non poter più essere ignorati il caso viene preso in carico dall’FBI, di recentissima istituzione, la cui direzione è nelle mani dell’ancora inesperto ma già piuttosto scaltro J. Edgar Hoover, altra figura in merito alla quale non mancano le cose da dire. E… Grann è insieme ricercatore e narratore, e fa della storia un romanzo di spionaggio formidabile. Da leggere.

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“Il magico pane dei fratelli Mazg”

514e5d8RQWL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La foschia divenne nebbia, che coprì come un lenzuolo il mio parabrezza. Guidai molto, molto piano, fermandomi ogni tanto in una piazzuola a far passare i camion che mi sfrecciavano accanto sollevando colossali pennacchi di fumo. La mia povera auto gemette miseramente arrancando su una salita a tornanti stretti, poi procedette in folle con evidente sollievo lungo un dolce pendio verso la mia destinazione.
Il magico pane dei fratelli Mazg, Robin Sloan, Corbaccio, traduzione di Elisabetta De Medio. La pasta acida naturale, chiamata anche pasta madre, è un impasto di farina e acqua sottoposto a una contaminazione spontanea da parte dei microrganismi presenti nelle materie prime, provenienti dall’aria, dall’ambiente, dall’operatore, il cui sviluppo crea all’interno della massa una microflora selvaggia autoctona in cui predomina la coltura dei batteri lattici. Tali microrganismi, in competizione nutrizionale tra loro in una realtà artigianale, in presenza di sostanze nutritive, di acqua, calore, ecc., crescono, si moltiplicano, avviano gli specifici processi metabolici della specie cui appartengono e muoiono. A differenza del cosiddetto lievito di birra, la pasta madre ospita, oltre ai lieviti, di cui il genere dominante è il Saccharomyces, anche diverse specie di batteri lattici eterofermentanti e omofermentanti del genere Lactobacillus. La fermentazione dei batteri lattici è una fermentazione lattica (omo- o etero-fermentante, in base alle specie contaminanti), ma non è una fermentazione alcoolica che è tipica, invece, del S. cerevisiae (lievito compresso, di birra, industriale). Come prodotti di tale metabolismo si avranno acido lattico, acido acetico, acqua, anidride carbonica e metaboliti secondari. Tale massa acida è chiamata in gergo tecnico “lievito” (un termine, però, ben lontano dal suo significato microbiologico), per il fatto che contribuisce a “levare”, “alzare” la massa in fermentazione con la produzione di gas: questo processo fisico-chimico apporta al prodotto finito (pane, pizza, prodotti da forno) una serie di aspetti positivi tra i quali una maggiore digeribilità e conservabilità. Questo metodo di panificazione era usato prima che avvenisse la selezione del lievito di birra. Oggi è più comune in panificazione, mentre, in passato, quando la produzione del pane avveniva in ambito domestico, nei borghi e nei paesi italiani la pasta madre veniva conservata gelosamente dalla fornaia che la manteneva in vita con gli opportuni rinfreschi e la redistribuiva alle famiglie che, con cadenza settimanale, facevano il pane in casa. Così la più nota, comune e consultata enciclopedia online. Non è più tempo di madie, ma la locuzione lievito madre ha ancora sapore di buono e genuino. Come il pane dei fratelli Mazg, che hanno una bottega all’angolo di casa di Lois, ingegnere informatico a San Francisco, che lavora come una matta e ha legami umani solo con loro. Che un giorno devono lasciare in fretta e furia l’America. Non prima di averle affidato quella preziosa pasta da cui ricavano il pane più buono del mondo. E che fa anche fermentare in Lois il desiderio di felicità. Una meta, però, ardua a raggiungersi… Irriverente, lieve, grazioso: una lettura gustosa come assai di rado capita.

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