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“Controvento”

714TvYFYqSL._AC_UL320_ML3_di Gabriele Ottaviani

Lui ha rotto il rapporto di sempre tra potere e cultura. Tra chi può e non sa, e tra chi sa e non può. Lui sa e fa.

Controvento – La vera storia di Bettino Craxi, Fabio Martini, Rubbettino. Protagonista dell’ultimo film di Gianni Amelio (Colpire al cuore, I ragazzi di via Panisperna, Porte aperte, Il ladro di bambini, Lamerica, Le chiavi di casa, Il primo uomo, Felice chi è diverso, registro di classe, La tenerezza, Casa d’altri), che in quest’occasione però gioca a fare il Bellocchio, e in cui è magistralmente incarnato da un Pierfrancesco Favino le cui doti mimetiche sono oramai divenute proverbiali, Benedetto detto Bettino Craxi, il capo e trasformatore – con buona pace dell’eredità di Nenni – del Partito Socialista Italiano che amava firmarsi come Ghino di Tacco, fuggito a Hammamet dopo essere stato travolto sia dallo scandalo di Tangentopoli, per cui pronunciò in parlamento un durissimo redde rationem in cui di fatto sosteneva che i soldi sporchi se li mettevano in tasca un po’ tutti, che dall’iconica pioggia di monetine (a Largo Febo, in pieno centro a Roma, all’uscita dall’Hotel Raphaël, quartier generale del Garofano a un tiro di schioppo da Piazza Navona, laddove non mancavano di riunirsi i suoi sodali, sostenitori, amici più o meno cari e simpatizzanti, come Gerry Scotti, Sandra Milo, Alda D’Eusanio, Ania Pieroni, Silvio Berlusconi, Patrizia Caselli e tanti altri), che ha fatto collassare la prima repubblica e dato il via, con tutto quel che ancor oggi ne consegue, alla seconda, rivive in questo testo ricchissimo di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, anticonformista e ben scritto: da leggere.

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“Controvento”

51mFzETi44L._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il caos climatico non è un fenomeno emergenziale, è la “nuova normalità”. Questo dobbiamo capire e non abbiamo ancora capito. Ma non basta. Mi occupo di ambiente, e dunque di cambio climatico, da decenni, e so che è stato a lungo considerato un problema ambientale, di competenza dunque di Verdi e dintorni, visto come marginale, irrilevante e persino inesistente dal mondo politico (Sinistra inclusa, purtroppo). Quando lanciavamo i nostri ripetuti allarmi ci chiamavano “Cassandre” o catastrofisti, quando indicavamo (e lo abbiamo sempre fatto) la via d’uscita, ovvero la conversione ecologica dell’economia e della società, a cominciare dal radicale mutamento del sistema energetico (uscita dai combustibili fossili responsabili dell’emissione dei gas serra in favore di energie rinnovabili ed efficienza energetica), ci etichettavano come utopisti.

Controvento, a cura di Stefano Fassina, Imprimatur. La sinistra è l’idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti. Abbiamo la più bella Costituzione del mondo. La si difende ogni giorno e il 25 aprile si fa festa. Nessuno può stare bene da solo. Stai bene se anche gli altri stanno un po’ bene. Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco l’economia non gira perché l’ingiustizia fa male all’economia. Ci vuole un mercato che funzioni, senza monopoli, corporazioni e posizioni di dominio. Ma ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l’istruzione, la sicurezza. Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo solo chi il lavoro ce l’ha. Il lavoro è la dignità di una persona. Sempre. E soprattutto quando hai trent’anni e hai paura di passare la vita in panchina. Ma chiamare flessibilità una vita precaria è un insulto. E allora un’ora di lavoro precario non può costare meno di un’ora di lavoro stabile. Chi non paga le tasse mette le mani nelle tasche di chi è più povero di lui. E se cento euro di un operaio, di un pensionato o di un artigiano pagano di più dei 100 euro di uno speculatore, vuole dire che il mondo è capovolto. Davanti a un problema serio di salute non ci può essere né povero né ricco, né calabrese né lombardo né marocchino. L’insegnante che insegue un ragazzo per tenerlo a scuola è l’eroe dei nostri tempi. Indebolire la scuola pubblica vuol dire rubare il futuro ai più deboli. La condizione della donna è la misura della civiltà di un Paese. Calpestarne la vita è l’umiliazione di un Paese. Dobbiamo lasciare il pianeta meglio di come l’abbiamo trovato perché non abbiamo il diritto di distruggere quello che non è nostro. E l’energia va risparmiata e rinnovata sgombrando la testa da fanta-piani nucleari. Il bambino figlio di immigrati che è nato oggi non è né immigrato né italiano. Dobbiamo dirgli chi è. Lui è un italiano. Se devo morire attaccato per mesi a mille tubi, non può deciderlo il Parlamento. Perché un uomo resta un uomo con la sua dignità anche nel momento della sofferenza e del distacco. C’è un modo per difendere la fede di ciascuno, per garantire le convinzioni di ciascuno, per riconoscere la condizione di ciascuno. Questo modo irrinunciabile si chiama laicità. Per guidare un’automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato. Per governare, che è un fatto pubblico, bisogna essere persone perbene, che è un fatto privato. Infine chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, e deve combattere contro la pena di morte, la tortura e ogni altra sopraffazione fisica o morale. Alla fine, essere progressisti significa combattere l’aggressività che ci abita dentro; quella del più forte sul più debole, dell’uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha. È prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce. Così diceva Bersani da Fazio e Saviano nel duemiladieci a Vieni via con me, riuscito programma tv in cui si faceva narrazione a partire, come Eco insegnava, da degli elenchi. E già il sottotitolo del presente volume, Contributi per la rinascita della Sinistra – Il patriottismo costituzionale, sintetizza quelli che sono gli ideali alla base di questo interessante testo che raccoglie le impressioni e le opinioni di Stefano Fassina, economista, deputato e consigliere comunale di Roma, Michele Prospero, Università di Roma La Sapienza, Massimo D’Angelillo, economista, Leonardo Paggi, Università di Modena e Reggio Emilia, Grazia Francescato, ambientalista, Sergio Cesaratto, Università di Siena, Massimo D’Antoni, Università di Siena, Geminello Preterossi, Università di Salerno e Antonella Stirati, Università Roma Tre, che si sono incontrati nell’ambito di un convegno svoltosi a Roma qualche mese fa e che si interrogano su valori e proposte. La sinistra non può essere la doccia anziché il bagno, parafrasando Gaber, è una Weltanschauung, un sistema di valori, un’ideologia. Ma ha ancora senso parlarne? Esiste ancora? Può essere accostata all’idea di patria? In che modo interpreta la società contemporanea, liquida, reificante, precaria? Come si rapporta ai temi dell’ambiente e dei diritti civili, della cultura, dell’istruzione, del lavoro, della sperequazione sociale, della globalizzazione, dell’economia, della sicurezza? Per conoscere, riflettere, capire.

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