Libri

“Come in una tomba”

di Gabriele Ottaviani

«Non sono veramente innamorato della vedova Rance, come chiami quella puttana» disse. «Ma ci sei andato a letto, no?» dissi, e al solo pensiero mi venne un tale malore che fui costretto a mettere anch’io la testa fra le ginocchia per non crollare (uno dei mille trucchi del dottore per trattenermi fra i vivi o almeno tra gli esseri coscienti e in effetti quasi tutto il tempo in ospedale l’ho passato con la testa fra le gambe, a quanto sembra). «Adesso ascolta, maledizione» cominciò Daventry alzando gli occhi, e la sua faccia era cambiata. Quintus e io ammutolimmo al vederlo. «Devi ascoltarmi» riprese, e la saliva cominciò a formare sulle sue labbra una specie di schiuma. «Sei stato tu a buttarmi fra le sue braccia! Volevi che questo succedesse, e lo sai bene. Sei stato tu che mi hai fatto portare quei messaggi. Io non volevo neppure avvicinarla. Non l’avevo neppure mai sentita nominare. Sei stato tu a buttarmi fra le sue braccia.» Aveva un’aria così selvaggia che mi ricordai che dopotutto forse era un assassino. Ma non m’importava, se avesse avuto intenzione di uccidermi non avrei lottato per salvarmi. «Certo è bellissima, certo è voluttuosa, certo è come una ciliegia matura e tutte le altre cose che Quintus ti legge in quei libri… Ma io non la voglio, ho dovuto farlo con lei perché pensavo che fosse un tuo ordine. Mi senti? Così l’ho fatto. Fatto e rifatto e rifatto ancora. M’ha esaurito, ti assicuro. Non faceva l’amore da tanto tempo che neppure si ricordava da quando, e ha voluto rifarsi con me di tutto quello che aveva perduto…» La sua espressione era così mutata che né Quintus né io l’avremmo mai riconosciuto solo dal viso, forse dai lunghi capelli biondi e dal modo di parlare.

Come in una tomba, James Purdy, Racconti, traduzione di Maria Pia Tosti Croce. Nativo dell’Ohio, vissuto a cavallo tra ventesimo e ventunesimo secolo, residente per lungo tempo in quel di Brooklyn, autore di racconti, poesie, commedie, romanzi, amato finanche da Gore Vidal, formidabile, raffinato e vividissimo cantore delle mille e più sfumature della sofferenza, data da un amore non corrisposto, dall’impossibilità di vivere liberamente la propria sessualità, dal sentirsi fuori posto nel mondo, da un’ossessione da cui non si è capaci di liberarsi, James Purdy in questa novella lacerante, magnetica e magnifica, simbolica e mistica benché terribilmente concreta e senza filtri indaga la storia di un reduce, che la guerra ha lasciato vivo ma per modo di dire, completamente svuotato, animato soltanto dalla brama febbrile di trovare una sorta di pace. Splendido.

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