Libri

“Us”

910Q8J+b2WL._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

È strana l’atmosfera in cui si trovano. Tornati dentro, guardano gli uomini e le donne raccontarsi gli eventi di quella terribile giornata, abbracciarsi, stringersi le mani, versarsi da bere e riuscire persino a ridere, complice l’alcol, o complice la gioia di essere sopravvissuti, mentre il padre di Giovanni suona l’oud e intona con voce roca una melodia arabeggiante. Un’atmosfera malinconica ma festosa avvolge la stalla, e anche loro raccontano, ridono, abbracciano Davide e Giovanni, accennano due passi di danza. Maria si avvicina a Logan e gli chiede di ballare, lo stringe a sé, spinge la fronte contro la sua maschera di teschio, il petto contro il suo torace e Tommaso stavolta non la respinge e sente il cuore accelerare, come se tutto ciò accadesse a lui, anziché al suo avatar.

Us, Michele Cocchi, Fandango. Vincitore della trentasettesima edizione del prestigioso Premio Comisso, giunto ora alla trentanovesima, con La casa dei bambini, Michele Cocchi, la cui prosa è bella, profonda, intensa, avvincente, potente ed emozionante, affronta in quest’occasione un tema molto importante: attraverso la storia – in particolare quella del Novecento – che è per antonomasia disciplina maestra di vita, e lo dimostra viepiù in questo caso, trattandosi del sostrato di un gioco di ruolo, allegoria anche della necessità, che tutti prima o poi abbiamo e che nessuno può eludere, quantomeno non all’infinito, di prendere una posizione, una creatura bellissima e fragile vincerà le sue paure. Soprattutto una, quella di uscire di casa: il protagonista è infatti un ragazzo, un, per dirla con termine giapponese ormai noto però anche alle nostre latitudini, hikikomori, un adolescente sensibile, la cui fragilità l’ha costretto in prigione nella sua stessa stanza. Splendido sin dalla copertina.

Standard
Libri

“La casa dei bambini”

51rskAAaOPL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non è come pensate…

La casa dei bambini, Michele Cocchi, Fandango. Sandro, Nuto, Dino e Giuliano sono bambini. Soli. Vivono insieme. In un orfanotrofio. Hanno ricordi di un mondo esterno che non conoscono più, che nemmeno vedono, separati, cinti, accecati da un muro. Chi li assiste, o dovrebbe farlo, non crede loro, pensa che i segni delle cicatrici che si portano dentro siano solo frutto di dolorose fantasie. Non resta che evadere, andare al di là del muro, cercare una breccia da forzare, un varco da aprire, perché non sia solo una montaliana scaglia di mare l’orizzonte che si dipana dinnanzi ai loro occhi. Per capire, dunque, se davvero quell’universo esiste, ed è come pensano che sia. Ma non è così. È molto, molto, molto peggio… Allegorico, straniante, spiazzante, umano, troppo umano, suggestivo, commovente, bellissimo, La casa dei bambini sa essere insieme un apologo sull’infanzia e sulla storia, il tempo, la politica, il dolore che prova chi, sensibile, non si rassegna a barricarsi laddove gli pare possibile trovare una rassicurazione, comunque fallace, ma guarda laddove gli altri non vedono. Perché è così che si deve fare. Intenso.

Standard