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“Modello dal vero”

di Gabriele Ottaviani

Vorrei trovare una soluzione per portarli tutti da qualche parte.

Modello dal vero, Joann Sfar, Clichy. Traduzione di Tommaso Gurrieri. Fumettista, illustratore, attore, produttore, sceneggiatore, regista, scrittore, nativo di Nizza, meravigliosa città, dove si laurea in filosofia prima di frequentare, a Parigi, l’accademia di belle arti, ancora una volta di recente sotto attacco dal fondamentalismo oscurantista che aborre la libertà, di cui la Francia, con tutte le sue contraddizioni, è incarnazione, figlio di una cantante e di un avvocato, cresciuto all’interno della cultura ebraica sia di matrice sefardita che askenazita, Joann Sfar scrive in modo ricco, denso, ironico, dissacrante, brillante, sensuale, intelligente: ne è la prova questo volume, che racconta la storia, un romanzo, certo, ma anche un manuale di storia dell’arte e un saggio sulla teoria della rappresentazione, nell’accezione più ampia del termine, anche nell’ambito della medianicità dei fenomeni, di un professore di disegno dell’Académie des Beaux-Arts di Parigi, che si chiama, tu guarda le coincidenze, Joann Sfar e che una mattina, all’alba, viene svegliato di soprassalto dal direttore dell’Istituto che lo convoca con una certa urgenza per partecipare nientedimeno che a un dibattito pubblico sul tema delle molestie sessuali, su cui tanto c’è ancora da dire e soprattutto da fare, a ogni latitudine, con la ministra della cultura. E… Da leggere.

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“Cose dell’altro mondo”

biferalidi Gabriele Ottaviani

Non so se avete presente quella frase di Conrad, in cui lui si chiede: come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra, io sto lavorando? Ecco, la stessa cosa, più o meno, vale per me. Come faccio a spiegarvi che quando guardo il cielo, io sto lavorando? Mi chiamo Peggy LeMone, spesso mi presentano come ricercatrice, come meteorologa, ma il titolo che mi piace di più, a cui mi sento più legata, è quello di studiosa di nuvole. Le nuvole, sì, che sembrano così leggere, che per i bambini possono essere solamente bianche, ma che gli adulti guardano at­tentamente per coglierne le sfumature, e che possono far cambiare l’umore a chiun­que, dalle persone romantiche a quelle insicure. Mi sono sempre chiesta quanto pesasse una nuvola. Diventare grande, per me, è stato anche questo, in fondo: sono passata dal guardarle, dal disegnarle continuamente, a farle diventare poi l’oggetto principale delle mie ricerche. Per calcolare il peso di una nuvola, occorre conoscer­ne la densità: mezzo grammo per metro cubo. Un cumulo di nuvole corrisponde a un cubo di un chilometro di lato. Il volume, quindi, è un milione di metri cubi. E quindi quanto potrà pesare una nuvola? Facile, basta fare mezzo grammo per un miliardo di metri cubi, il risultato sarà mezzo miliardo di grammi, ossia cinquecento tonnellate. Una nuvola, quindi, pesa come cento elefanti, come duemilacinquecento asini. Quello che prima era solo un sogno, uno dei frutti della mia fantasia, adesso è diventato quasi una certezza. So che sembrerà strano, ma a volte mi sembra di conoscere meglio quello che c’è sopra di me, in quella parte di mondo che non pos­siamo toccare, di quello che mi circonda. È bello sapere che esistono, le nuvole, e che rimarranno lì, dove le abbiamo sempre disegnate. Così pesanti, così leggere.

Cose dell’altro mondo, Giorgio Biferali, Clichy. Illustrazioni – magnifiche, poetiche, raffinatissime e in perfetta armonia con i brevi e brillanti testi, istantanee tutte in prima persona – di Elisa Puglielli, cui già si deve la splendida copertina del Romanzo dell’anno, sempre di Biferali, e che ha uno stile originalissimo e inconfondibile, con un dolce mood che ricorda la delicatezza visionaria di artisti come, solo per fare qualche nome, Marie Cardouat, Pierô, Xavier Collette, Clément Lefevre, Franck Dion, Carine Hinder, Jèrôme Péllissier, Jean-Louis Roubira, Marina Coudray e Paul Echegoyen. Si dice che proverbialmente uccida il gatto, ma in realtà la curiosità, purché certo, come di tutto, ce ne si avvalga cum grano salis, è una dote preziosa, un dono, un regalo, un’opportunità, è spesso la più immediata possibilità per ampliare la propria conoscenza di sé, del mondo, delle cose, del prossimo, della vita, che, si sa, è quel che ti succede mentre fai altri progetti: Giorgio Biferali è uno scrittore di gran talento, è un insegnante – e questo libro sarebbe veramente perfetto da far leggere nelle scuole, di ogni ordine e grado – e un profondo conoscitore del cinema, ed è con ogni evidenza una persona curiosa, consapevole del fatto che la cultura sia in primo luogo non di chi sa, ma di chi impara. E per imparare bisogna studiare: Biferali lo fa, studia. Legge una notizia, si incuriosisce, si documenta, scava, approfondisce, trova il tesoro, scopre che quel che pare impossibile invece è vero, quando, come si suol dire, la realtà, colorata quanto il costume di Arlecchino, se non di più, supera la fantasia. In questo mondo in cui è capitata davvero una cosa dell’altro mondo, ossia il Coronavirus, col suo strascico di lutto, dolore, e patimento, con lo sconvolgimento che ha portato nelle priorità e nelle rassicuranti abitudini di ognuno, in questo momento storico in cui è arduo viaggiare Biferali, che qui si veste da Queneau, ma mantiene intatta la sua fulgida unicità, prende per mano il suo lettore, amichevolmente, e lo porta da un ragazzo che, guarda un po’, si incuriosisce e si avvicina al mondo delle pagine e delle parole per il tramite del catalogo dell’Ikea, da un contadino russo che ha messo sugli occhi delle sue mucche un visore per far loro immaginare prati verdi anche in mezzo alla neve alta, da un professore dell’Università del Texas che ha scelto di vivere con poco, per non dire quasi niente, a Barcellona dagli inventori del club delle risate a pagamento, in Giappone dal direttore di un cinema che suggerisce ai registi di osservare bene i futon, perché sono formidabili scrigni pieni di storie, e anche di denari, da uno scrittore che si è laureato in Iran, dov’è nato e cresciuto, ma poi è scappato perché scriveva su una rivista filocurda e rischiava la persecuzione, ha attraversato mille peripezie ed è però finito in una prigione in Papua Nuova Guinea, dove gli hanno tolto tutto, identità compresa, ma lui è riuscito a procurarsi un telefono e pian piano, passo dopo passo, un giorno dopo l’altro, inviandolo a un amico, ha composto un romanzo su WhatsApp, per raccontare la storia sua e dei suoi compagni di sventura, da un regista che colleziona istantanee d’un tempo senza nome, nella magnifica Grenoble, città che ha fatto dell’impegno per l’ambiente una prerogativa capitale, dove alle fermate della metro assieme al biglietto ogni viaggiatore trova un racconto lungo quanto l’attesa del convoglio, e… Una delizia impeccabile e imperdibile.

 

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“Little boy”

41HODLq0-QL._SX344_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

NON rifilarmi tutte quelle chiacchiere su come siamo tutti sulla stessa barca o nella stessa vasca e non buttare via il bambino con la bellezza al bagno accipicchia quindi adesso accarezziamoci-accarezziamoci-accarezziamoci tutti insieme Sono il timoniere e tu il peone che rema per la sua vita mentre la nuda verità è che non ci sono abbastanza giubbotti salvagente per andare in giro specialmente dal momento che nessuno smetterà di avere bambini ed è ognuno per sé sal si puedes ancora e ancora bam-bam e sistemali nell’altra corsia e scopiamo scopiamo scopiamo perché scopare è amare di nuovo ma forse possiamo andare da qualche parte dall’altro lato del sole e cominciare una nuova vita una civiltà planetaria un impero più grande con un nuovo benevolo colonialismo con noi i benefattori a diffondere capitalismo mascherato da Cristianità oh cavolo teletrasportami Scotty non c’è nessuna forma di vita intelligente quaggiù solo milioni di umanoidi scarni tipo arabi o altri coglioni pronti a ucciderci ma i loro depositi minerari potrebbero tornarci utili oro nei loro armadi petrolio dalle lampade della Cina o di qualsiasi posto in cui possiamo prenderlo rubarlo per far andare le nostre comode automobili per far continuare l’Autogeddon e non ho intenzione di scendere dalla mia auto per nessuno neanche per te mio caro dio la mia auto è il mio castello e fottetevi ignoranti la terra è piatta nel ciberspazio e noi abbiamo i computer più potenti e gli eserciti più prepotenti quindi cosa può fermarci dal conquistare il mondo intero piatto o rotondo?

Little boy, Lawrence Ferlinghetti, Clichy, traduzione di Giada Diano. Cent’anni e non sentirli: editore, libraio, poeta, di origini italiane, sefardite, francesi e portoghesi, nato a Yonkers, Westchester, New York, non ha conosciuto mai il papà, morto precocissimamente, la mamma è finita presto in manicomio, la zia l’ha cresciuto a Strasburgo, si è addottorato alla Sorbona, è finito in galera perché ha pubblicato l’irresistibile Urlo di Ginsberg, si è trasferito a San Francisco, è il nume tutelare della beat generation, e questo non è che un millesimo, se non ancora meno, dalla sua esistenza. Lawrence Ferlinghetti è un faro nella notte nella storia del pensiero occidentale e non solo: questa è la sua autobiografia. Ma anche un romanzo. E una dichiarazione d’amore universale. Semplicemente sublime.

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“Cene per uno davanti ai fiori”

51g8K+XcDkL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Che bisogno c’era di quella provocazione?

Cene per uno davanti ai fiori, Wang Shuqi, Clichy, traduzione di Martina Codeluppi. Incantevole sin dal titolo, malinconico, dolcissimo, lirico, intimo, dalla veste grafica e dalla copertina, il delizioso e prezioso libriccino dall’apparenza raffinatamente vintage è in realtà un testo sorprendente e modernissimo, una sorta di videodiario trascritto su carta in cui la protagonista, di fatto senza mai spostarsi da casa, nella Cina contemporanea che vive costanti fermenti e brame di liberazione, chatta, rincorre la propria autodeterminazione, anela nuovi follower, possibilmente giovani, possibilmente belli, possibilmente ricchi e innamorati, ma soprattutto è in cerca di sé, del suo posto nel mondo, di felicità. Da non perdere.

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“Autobiografia di una foto di famiglia”

51DAdZfxbxL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

  • Saremo vecchie insieme.
  • Per sempre?

Autobiografia di una foto di famiglia, Jacqueline Woodson, Clichy, traduzione di Chiara Baffa. L’America è in guerra contro i vietcong, il movimento omosessuale sta muovendo i suoi primi passi, il mondo sta cambiando in modo vertiginoso, e un’adolescente afroamericana con mamma, papà e tre fratelli, tra gli anni Sessanta e il decennio successivo del cosiddetto secolo breve vive la sua iniziazione alla vita e all’amore, in bilico tra sogni, speranze e promesse inespresse, immortalando con nitidezza impeccabile passioni e situazioni: un gioiello che si legge d’un fiato e arriva dritto al cuore, dove permane persistente. Da non lasciarsi sfuggire, sarebbe un vero peccato.

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“Il banchiere”

31xsQN8JAqL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ora singhiozzava…

La storia di Edouard Stern ha fatto scalpore, e questo libro se possibile ancora di più, tanto che ha generato addirittura interrogativi sulla libertà espressiva in generale degli scrittori in quanto artisti, narratori e fotografi della realtà: la famiglia del succitato Stern ha infatti – dal loro punto di vista, forse, è anche comprensibile… – chiesto il ritiro e la distruzione di tutte le copie del volume, un romanzo di enorme e meritato successo, perché scritto in modo magnifico, potentissimo, disturbante e feroce. Il banchiere, Régis Jauffret, Clichy, traduzione – ottima – di Giuseppe Girimonti Greco e Maria Laura Vanorio, narra con dovizia di particolari della vicenda di un banchiere elvetico che una sera di primavera incontra una donna che diventa la sua amante e gli compra la tuta di latex in cui lui muore durante un gioco erotico sadomaso. Lui le ha insegnato a usare le armi, ne ha fatto la sua segretaria sessuale, le ha regalato una pistola. Lei gli ha estorto un milione, lui se l’è ripreso, lei gli ha piantato una pallottola in mezzo alla fronte, lui è caduto dalla sedia su cui lei l’aveva legato ma non era ancora morto, così lei gli ha dato il colpo di grazia, poi si è fatta una doccia, ha raccolto i bossoli, ha eliminato ogni traccia e se n’è andata sbattendo la porta…

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“Scene da un matrimonio”

514NKVsWp2L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

E Joan? Chi ama, lei? Il suo analista, certamente. Suo padre, inevitabilmente. Il suo istruttore di yoga, probabilmente.

Scene da un matrimonio, John Updike, Clichy. Traduzione di Oliviero Pesce. L’amore è un gioco a perdere, cantava Amy Winehouse. Ed è davvero difficile darle torto. Aspettarsi di guadagnare qualcosa dall’amore è l’opposto dell’essenza stessa del sentimento che governa, sovrasta, tiene in pugno e devasta tutti gli esseri umani e non solo, con ogni probabilità. Perché l’amore è disinteressato, se è vero. La felicità è un’utopia, raggiungerla sul serio nel mondo concreto e quotidiano è pressoché impossibile. Ma ci si può andare vicino, unendo le proprie sorti umane e progressive a qualcuno che ci faccia illudere che anche per noi sia possibile uno squarcio di sole in mezzo alla coltre di nubi dell’esistenza. La vita coniugale è un contratto, un compromesso e un viaggio. Updike racconta con maestria impareggiabile ai suoi lettori quello di una coppia che lo ha accompagnato e che è da lui stata accompagnata nelle varie fasi dell’essere famiglia, microcosmo in cui si riverbera la società in tutta la sua contraddittoria mutevolezza. Da non perdere.

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“Clessidra”

51qp-3fYnCL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

M. e io andiamo a fare terapia di coppia. Diciotto anni. In diciotto anni vengono fuori parecchie cose. Insieme abbiamo superato la malattia di Jacob, la morte di mia madre, il declino della sua. Abbiamo combattuto le battaglie dell’altro: le recensioni negative dei miei lavori hanno un effetto peggiore su M. che su me. Il tradimento di un suo amico mi fa venire voglia di partire all’attacco. Siamo il primo lettore dell’altro. Siamo sempre stati dalla stessa parte. Quando la gente ci chiede se siamo competitivi – due scrittori sotto lo stesso tetto – la domanda in sé ci sembra assurda. Noi stiamo insieme. In tutto e per tutto. Nel noi del noi più profondo. Allora perché – chiede la terapeuta – siete qui? M. resta in silenzio, perciò comincio io. «Ho paura», dico. E poi scoppio a piangere. Sento M. accanto a me, sul divano. Il suo corpo è la mia casa. Eppure ultimamente…

Clessidra – Tempo, memoria, matrimonio, Dani Shapiro, Clichy, traduzione di Gaja Cenciarelli. È moglie. È madre. È scrittrice. Ha un presente. Un futuro. Un passato. Il passato è la base per il futuro, perché il presente non fa in tempo a esistere che già non è più. E Dani Shapiro – magari tutti si comportassero così, il mondo, non solo quello della letteratura, sarebbe senza dubbio migliore… – si avventura nei terreni della parola mediante verbi e situazioni che conosce. Il suo nuovo memoir, che si fa linguaggio universale, perché ognuno può riconoscervi qualcosa di sé, indaga, dopo quasi due decenni di matrimonio, una coppia, attraverso lo spazio fisico della casa, la dimensione domestica che racconta la quotidianità e l’alterità. Da non perdere.

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“Alcide De Gasperi”

51OMrvbsHYL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lo statista trentino, scrive il suo maggior biografo, fu sconfitto dalla destra, ma non da quella parlamentare, bensì da quella «destra latente che attraversava una parte rilevante della società italiana e rifletteva i suoi umori in primo luogo nella Democrazia cristiana. Quella dei poteri forti e quella espressa dagli interessi deboli, ma pervicaci. E tutti questi avevano in comune un desiderio inespresso di non voler essere governati più di tanto.

Alcide De Gasperi – Quando la politica credeva nell’Europa e nella democrazia, Giuseppe Matulli, Clichy, prefazione di Enrico Letta. È stato uno dei più grandi statisti della storia d’Italia. Finita la seconda guerra mondiale, nata la repubblica, abbattuto il regime totalitario che per un ventennio aveva tolto la libertà ai cittadini, ha guidato i primi governi. È stato a capo del principale partito politico nazionale, quella Democrazia Cristiana la cui storia, comunque la si pensi, rimane senza dubbio un patrimonio storico, sociale, culturale. Ha fatto sì che l’Italia, il paese col più grande partito comunista d’occidente, fosse comunque nel blocco delle nazioni che facevano capo agli Stati Uniti d’America, al di qua della cortina di ferro. Matulli fa di Alcide De Gasperi, nato in Trentino sotto la corona dell’impero austroungarico, un ritratto vivido e dotto. Da leggere.

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“Raymond Carver”

51XLDHtsXLL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Le storie sono storie di vita vera…
Raymond Carver – L’incisore della vita, Clichy. A cura di Antonio Lanza. Andie MacDowell, Bruce Davison, Jack Lemmon, la divina Julianne Moore, Matthew Modine, Tim Robbins, Madeleine Stowe, Anne Archer, Fred Ward, Jennifer Jason Leigh, Chris Penn, Lili Taylor, Robert Downey jr., Tom Waits, Lily Tomlin, Frances McDormand, Peter Gallagher, Annie Ross, Lori Singer, Lyle Lovett, Buck Henry e Huey Lewis: ovvero, il cast del capolavoro di Robert Altman America oggi. Cui forse si deve la gran parte della popolarità dell’autore dei testi da cui la pellicola è tratta, uno scrittore che grazie all’infinità semplicità della sua prosa è riuscito laddove molti hanno fallito, ossia a raggiungere il nucleo delle cose, a raccontare il senso della vita. Raymond Carver è stato un vero e proprio rivoluzionario, è ancora oggi un modello inarrivabile, ogni sua parola è un dono: questo volume ne fa un ritratto umano e artistico splendido e imprescindibile.

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