Libri

“More veneto”

41lksPvIHjL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

C’erano tante Venezie, parallele e non comunicanti.

More veneto, Daria Martelli, Cleup. La locuzione dalle sonorità latine che dà il titolo alla narrazione sta a significare, com’è evidente, “secondo il costume veneto”: del resto la parola mos, moris, che vuol dire uso, costume, tradizione, ha sempre ricoperto un ruolo importante nel raccontare di caratteristiche individuali e collettive che costituiscono il tessuto dell’immaginario e della società, si pensi semplicemente a quel mos maiorum, ossia il costume degli antichi, che ha fatto disperare più di qualche studente alle prese con le versioni liceali e che allo stesso tempo è divenuto frase formulare con cui ognuno ha cercato, in qualche caso ben riuscendovi, di riempirsi la bocca per fare riferimento a un passato più glorioso di valori ormai perduti. Perché ognuno, si sa, ha le proprie tradizioni, le sue radici. Lorenza, una giornalista televisiva giunta nella città lagunare per antonomasia da Firenze, in uno stato di profonda sofferenza per la crisi del suo matrimonio e anche per la recente morte della madre, trova per caso in una biblioteca il libro di un’antica scrittrice veneziana, Limpida Sorgente: potere della parola e/o della suggestione, questo fatto cambia radicalmente le sue prospettive. E… Da leggere.

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“Il dio dei topi”

9788867876358.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi stai davvero dicendo che ti devo fare un pompino?

Ti sto solo insegnando a vivere, amore.

Il dio dei topi, Barbara Codogno, Cleup. Ci si muove pressoché sempre sotto terra quando si decide di entrare nei meandri angusti e abietti di questo claustrofobico, kafkiano, caleidoscopico, allegorico, tragicamente realistico, pur se infarcito di simbologie, romanzo che mantiene altissima la tensione con sapienza e abilità. Il merito è tutto della perizia della sua autrice, Barbara Codogno, giornalista padovana con all’attivo numerose pubblicazioni, che invita il lettore a seguirla in un mondo che in realtà è quello di tutti i giorni, distopico, straniante, alienante, volgare, squallido, artefatto, solo che noi facciamo finta di non vederlo. Ci bendiamo gli occhi e ci calziamo sulle facce delle maschere, per non vedere i reali volti di persone a dir poco esecrabili e moralmente inaccettabili. Mostri, ma elegantissimi. Eppure nella riconoscibilità della sua prepotenza, così caratterizzata, è evidente la scintilla dell’universalità della condizione umana nella contemporaneità: quella di essere cavia, come un topo da laboratorio. Intenso.

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“L’incanto dentro”

9788867875177.jpgdi Gabriele Ottaviani

Abbiamo continuato a dormire, ad andare al lavoro, a fare l’amore in silenzio, a dar da mangiare al gatto,  invitare i miei e i suoi per pranzo la domenica, a volare col parapendio (io), a dare ripetizioni, (lei). A vedere gli amici, a pianificare le vacanze, e ad organizzare il matrimonio. E due giorni alla settimana andavamo agli incontri per l’adozione.

L’incanto dentro, Valentina Berengo, Cleup. L’antologia di racconti che segna il limpido e riuscito esordio narrativo di Valentina Berengo rappresenta un’opera, nonostante la frammentarietà costitutiva dovuta alla collezione di immagini e atmosfere che vengono a dipanarsi pagina dopo pagina, di non consueta solidità narrativa. L’organicità strutturale si mostra infatti con evidenza nella ricorrenza di determinate tematiche che stanno, verrebbe da dire chiaramente, a cuore all’autrice: la sua scrittura si presenta come il tentativo, portato a termine con coraggio e perizia, di svellere dal terreno della comune quotidianità le radici di quei tabù che inficiano la comunicazione e la normalità relazionale, che appare sovente irraggiungibile. Al centro di tutto la dimensione, pure simbolica e allegorica, della maternità, del grembo inteso come luogo-non luogo che protegge, custodisce, mantiene celato e allo stesso tempo espone, generando la vita. Da non perdere.

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“Nasso”

nasso_03.jpgdi Gabriele Ottaviani

È passata solo una settimana dall’inizio di questo nuovo incarico, ma a Cesare sembra un’eternità.

Nasso, Franco Rampazzo, Cleup. Nella longlist del premio Comisso. Nasso è la più grande delle isole Cicladi e secondo la leggenda fu qui che Teseo, dimostrando una volta di più, qualora ve ne fosse bisogno, quanto la gratitudine non sia di questo mondo, abbandonò Arianna che l’aveva aiutato a fuggire dal labirinto dopo aver ucciso il Minotauro, piantandola dunque in (N)asso. È qui che Libero, un matematico che ha ben vivo nella memoria il fondamentale ricordo di suo nonno Cesare, appassionato di musica, che del resto si basa su elementi matematici, indaga per alcune settimane per poi spostarsi in America sul periodo vissuto proprio nell’isola in tempo di guerra dal suo antenato, una vicenda avvolta da una certa coltre di mistero… Muovendosi fra passato e presente, il romanzo fa riflettere sull’idea stessa di testimonianza e su quanto in effetti siamo in grado di conoscere noi stessi e gli altri. Per il tramite di una prosa avvincente, convince e conquista.

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“Il sogno della Dèspina”

il-sogno-della-despina_01.jpgdi Gabriele Ottaviani

Certo Venezia non lascerà i sudditi di Sua Maestà cattolica alla mercè del Turco impalatore.

Il sogno della Dèspina, Alvio Renzini, Cleup. Nella longlist del premio Comisso. L’America si affaccia su due oceani, il Pacifico e l’Atlantico, che la divide dall’Europa. La costa che separa il nuovo dal vecchio continente è un ininterrotto susseguirsi di lagune. Ma pensando a questo tipo di bacini non può non venire alla mente prima di qualsiasi altro luogo Venezia, con tutto il suo fascino irripetibile. Ed è nella città che è stata ed è per eccellenza Serenissima, in quella in particolare degli albori del sedicesimo secolo, in cui il romanzo di Renzini, astrofisico di fama internazionale, catapulta il lettore, attraverso una prosa dalle caratteristiche singolari e dal ritmo musicale e una ridda di avventure narrate in modo serrato ma non forsennato, descrivendo vividamente amicizie, amori, intrighi, inganni, strategie, passioni, conflitti… Interessante.

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“Come farfalle”

Carla-Ravazzolo-Come-farfalle.-Assolo-a-più-voci.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mio padre morì, improvvisamente, ai primi di dicembre.

Come farfalle – Assolo a più voci, Carla Ravazzolo, Cleup. Nella longlist del premio Comisso. Nerea Crisca è un’artista. E l’arte, si sa, per antonomasia in fondo non si spiega, nonostante siano stati utilizzati sin dai tempi più lontani fiumi di parole per cercare di raccontare quello che si ritiene di vedere in un’opera dell’altrui genio, fatta per comunicare al prossimo, dal quale nessun uomo può prescindere, perché non siamo nati per stare soli: conta il gusto, l’emozione. È quello alla base di tutto. E quindi in fondo non c’è bisogno d’altro che non sia l’abbandono dei sensi alla bellezza. Eppure nelle opere di Nerea qualcosa davvero non quadra, si palesa tra luce e ombra un mistero… Fluido e accattivante è un romanzo lieve, intimo, intenso e caleidoscopico che si configura come un limpido canto della memoria, che serve a elaborare e comprendere l’intero valore dell’esistenza.

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“Un’insolita armatura”

9788867876525.jpgdi Gabriele Ottaviani

Osservo quel viso martoriato e mi si stringe il cuore.

Un’insolita armatura, Alessio Bergamin, Cleup. È trevigiano, è giovanissimo, soffre di una rarissima malattia genetica che si chiama nevo epidermico congenito e per la quale di fatto non ci sono cure. Tutta la sua pelle è come se fosse un unico gigantesco neo, spesso e pesante. Una corazza. Un’armatura. Crescere così non può essere facile, può diventare un ostacolo impossibile da superare. Non per Alessio però, che ha una forza d’animo impressionante, straordinaria, che commuove, sprona, fa riflettere, emoziona. Il libro che scrive, di fatto la sua autobiografia, in cui si alternano più voci, unite dall’amore, dalla speranza, dalla paura, è lieve, delizioso, potentissimo, ironico, scanzonato, spensierato, un inno alla vita, all’ottimismo, alla positività. Fa tanto bene al cuore.

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