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“Piranesi”

di Gabriele Ottaviani

Per il suo personale tornaconto… Sì, sì! Era questa la chiave. Era questo il motivo per cui aveva portato qui Matthew Rose Sorensen. L’Altro aveva bisogno di qualcuno – uno schiavo! – che vivesse in questi Saloni e raccogliesse informazioni su di essi. Non osava farlo di persona per paura che la Casa gli facesse dimenticare tutto. Una collera furiosa, bollente cresceva dentro di me. Perché, perché gli avevo detto dell’Inondazione? Se solo avessi saputo tutto questo prima di sapere dell’Inondazione! Allora avrei potuto mantenerla segreta. Avrei potuto aspettare fino a giovedì, arrampicarmi su un Punto Alto, al sicuro dalle Acque, e avrei potuto vederlo Distrutto. Sì! È questo che voglio adesso! Forse non è troppo tardi! Tornerò dall’Altro. Sorriderò e sarò come al solito e lo ingannerò come lui ha ingannato me. Gli dirò che mi sono sbagliato riguardo all’Inondazione. Non c’è nessuna Inondazione in arrivo. Vieni qui giovedì! Vieni al centro esatto di questi Saloni! Ma, ovviamente, l’Altro ha detto che non sarà qui giovedì. Lui non viene mai qui di giovedì. Sarà al sicuro nell’Altro Mondo. Ma non importa! La rabbia mi rende intraprendente! Martedì l’Altro verrà a trovarmi, è uno dei nostri appuntamenti regolari. Lo agguanterò e lo legherò con le reti da pesca. Lo farò con queste mani! Ho due reti da pesca. Sono fatte di un polimero sintetico e molto resistenti. Lo legherò alle Statue del Secondo Salone Sud-Occidentale. Resterà legato per due giorni. E soffrirà le pene dell’inferno sapendo che sta per arrivare l’Inondazione. Forse gli darò dell’acqua da bere. Forse no. Forse gli dirò: «Ben presto avrai moltissima Acqua!». E giovedì lui vedrà le Maree riversarsi dalle Porte e urlerà, e urlerà. E io riderò, e riderò.

Piranesi, Susanna Clarke, Fazi, traduzione di Donatella Rizzati. La letteratura è l’arte di sbirciare nelle case degli altri attraverso i vetri delle finestre da cui filtrano luci, sagome, ombre e riverberi, ma anche di inventare mondi altri, che in verità più sono fantastici e fantasiosi più sono realistici e concreti e parlano al tempo immanente del presente, raccontandolo, mostrandolo, migliorandolo, tessendo l’alfabeto simbolico dell’allegoria della contraddittoria condizione umana: Piranesi è un giovane studioso che vive da sempre nella Casa, esplorandone giorno dopo giorno gli infiniti saloni, appuntandosi ogni mistero che il labirinto, adorno di marmi, custodisce, mentre imponenti scalee vetuste portano invece ai piani dove è troppo pericoloso arrischiarsi, in alto dove dominano nubi densissime e in basso dove improvvise maree possono rivelarsi esiziali: ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra, per raccontargli le sue ultime scoperte, con l’Altro, un uomo enigmatico, il solo con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri. D’un tratto però compaiono dei messaggi scarabocchiati sui pavimenti: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto con Piranesi, che è incuriosito e attratto, mentre l’Altro percepisce l’angoscia della minaccia. Chi sarà? Straordinario.

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“3001: odissea finale”

511Ds4XcPQL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Cibarsi di cadaveri era una pratica che stava scomparendo persino alla sua epoca…

3001: odissea finale, Arthur C. Clarke, Fanucci, traduzione di Sergio Mancini. A mille anni di distanza dal viaggio verso Saturno della Discovery – e dal suo finale tragico – la Luna, Marte e Ganimede sono ormai colonie a pieno regime, il progresso non conosce limiti e sono state finanche costruite quattro torri lunghe diecimila piani che fungono da ascensori in direzione dello spazio. In questo contesto viene ritrovato il corpo di Frank Poole, uno degli astronauti della succitata Discovery, assassinato da Hal 9000 e ora riportato in vita e pronto, benché tutto sia estremamente cambiato, a prendere parte a una nuova avventura. Ma… Epico, avvincente, riuscito, appassionante sia per chi ama in modo particolare il genere che per chi vi si accosta con meno frequenza, data la facilità della scrittura e la varietà degli interessanti temi che tratta, si legge con grande piacevolezza.

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“Le sorelle dell’oceano”

51W0nkNRmpL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Vorrei soltanto che fossi felice per me, ci riesci?

Le sorelle dell’oceano, Lucy Clarke, Beat, traduzione di Ada Arduini. Uno squillo nella notte, ed è subito panico. Perché le buone notizie, si sa, possono attendere, sono le cattive che invece volano, corrono, forsennatamente, più veloci della luce, più anche del dolore che portano con sé, e che lascia attoniti, sbigottiti, muti. Le sembrava che fosse il telefono a trillare, ma invece è il citofono: Katie stava sognando il mare quando le dicono che Mia, sua sorella, è morta. Presso una scogliera, dicono. Suicidio, sostengono. Ma lei sa incrollabilmente che le cose non possono essere andate in quel modo, e non può tirarsi indietro. Non può far finta di nulla. Deve leggere quel diario, guardare in faccia la realtà, squarciare il velo dei segreti. E… Mozzafiato.

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