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“I sonnambuli”

7134n1h1giL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

L’eredità della storia serba pesò fortemente sull’atteggiamento che Belgrado assunse nell’estate del 1914…

I sonnambuli – Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra, Christopher Clark, Laterza. Traduzione di David Scaffei. Finché i problemi non ci toccano da vicino, si sa, è difficile, per non dire impossibile, averne piena coscienza: è decisamente umano, accade di continuo, e chi ha più strumenti di norma paradossalmente è spesso il primo a sottovalutare azioni, reazioni, conseguenze. La società della belle époque si è dunque neghittosamente ritrovata immersa nella ribollente carneficina della prima guerra mondiale, in apparenza dalla sera alla mattina, mentre i segnali, in verità, c’erano eccome, come questo testo semplicemente straordinario, un vero e proprio paradigma della ricerca storica, racconta con dovizia di dettagli. Da leggere, assolutamente. Per conoscere, riflettere, capire, imparare, migliorare; la storia è una grande maestra, facciamo in modo di smentire Gramsci: che non le manchino gli allievi…

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“Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina”

81HPezICHhL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ci avevo messo un po’ per trovare il coraggio di alzarmi davanti a tutti…

Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina, Cynthia Clark, Newton Compton, traduzione di Micol Cerato. È certo meno arduo confessare in pubblico, nonostante si tratti d’impresa difficilissima, di avere, per esempio, una dipendenza dall’alcol, anziché ammettere di aver tolto la vita a qualcuno: del resto, però, pesantissimi sono, nell’opinione che ognuno ha del prossimo, i preconcetti che prendono piede giorno dopo giorno, istante dopo istante. Chi mai potrebbe immaginare un segreto terribile annidato nel cuore di quella che pare essere una madre amorevole, una moglie perfetta, un legale di grido? Eppure esiste, e ribolle, come mosto nei tini, la coscienza. Dunque che fare, se non…? Magistralmente connotato dal punto di vista dell’approfondimento psicologico, è accattivante e sorprendente.

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“Larchfield”

polly-piattodi Gabriele Ottaviani

Larchfield, Atlantide, Polly Clark. Traduzione di Federica Bigotti. Per la prima volta pubblicata in Italia, è un’opera straniante, sorprendente, intensa, particolare, unica, emozionante, simbolica, profondissima, potente, bellissima, appassionante, convincente, coinvolgente, entusiasmante, lirica, di rara efficacia, travolgente, raffinata, sbalorditiva: è la storia di due persone formidabili, due personaggi davvero fuori dall’ordinario, che si sentono come l’albatros a terra, goffi, impacciati, sbagliati, mentre nella realtà ovviamente non è affatto così, ma il mondo pare respingerli, faticano a trovarvi il proprio posto. Dora ha abbandonato la carriera universitaria a Londra, è una scrittrice ma sta per diventare madre, mentre Wystan ha appena finito gli studi a Oxford: è il poeta W. H. Auden, e… Da non perdere.

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“Alla ricerca di una nuova Terra”

51je4n+n+6L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Favata stava lottando per la propria sopravvivenza.

Alla ricerca di una nuova Terra – Esopianeti, esplorazioni spaziali e vita extraterrestre, Stuart Clark, Dedalo. Traduzione di Eva Filoramo. Dobbiamo trattare bene la Terra. Perché è il solo pianeta che abbiamo per vivere. Per il momento. Perché l’universo è infinito. E perché la ricerca di pianeti simili al nostro al di fuori del sistema solare va avanti da decenni. E ha portato dei risultati. Numerosi, diversi, interessanti da molteplici punti di vista. Stuart Clark, con stile vibrante, appassionato e appassionante, racconta in tutti i suoi aspetti salienti l’epopea del progresso delle ricerche spaziali, votate all’altrove ma dalle conseguenze più che concrete. Da leggere.

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“L’universo, questo sconosciuto”

l-universo-questo-sconosciutodi Gabriele Ottaviani

Le galassie divennero il fulcro dell’attenzione per gli astronomi.

L’universo, questo sconosciuto, Stuart Clark, traduzione di Valeria Lucia Gili, Edizioni Dedalo. Siamo immersi al suo interno ma non siamo a conoscenza di tutte le sue caratteristiche: va detto che la questione non è comunque, in generale, di facile risoluzione, perché ogni passo in avanti è anche un balzo indietro, visto che, se da un lato rende alcune conoscenze più solide, dall’altro scompagina molte certezze sulle quali ci si è accomodati per periodi anche piuttosto lunghi. Finché la ricerca non ha confermato che quelle opinioni fossero fallaci. Con la diffusione della mappa della radiazione cosmica di fondo, ossia il bagliore residuo del Big bang, l’esplosione da cui tutto ha avuto inizio (ma prima dell’inizio cosa c’era?), quattro anni fa l’astronomia contemporanea ha raggiunto una meta importante. Ossia un nuovo punto di partenza, una rampa di lancio per affrontare nuove sfide. La luna è il satellite della terra, cui mostra sempre la stessa faccia. Ma come si è formata davvero? E, per esempio, la gravità, il vettore negativo per antonomasia, che porta tutto verso il basso, verso il centro della terra, che diamo per scontato, funziona realmente in tutto e per tutto come crediamo noi? Un saggio dotto, chiaro, pienissimo di dettagli: da non perdere.

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“Il giorno senza ieri”

il giorno senza ieri.jpegdi Gabriele Ottaviani

Mi piace la sicurezza dell’algebra. La trovo tonificante.

Il giorno senza ieri, Stuart Clark, Dedalo. Traduzione di Cristina Ingiardi. Il vecchio continente è una polveriera sul piunto di esplodere. Manca poco, pochissimo. È sufficiente una scintilla. E arriverà presto. Siamo nel millenovecentoquattordici, a Berlino. E qualcuno si è accorto dell’aria che tira. D’altro canto non è che si nasca geni per caso. Il problema è che ha lo stesso credito della povera Cassandra, che per definizione è sì profetessa, ma inascoltata. Se per lei la colpa che l’ha condannata alla dannazione è il rifiuto a profferte inaccettabili, benché letteralmente divine, per lui l’onta che l’isola è ancora più odiosa. E lui è nientedimeno che Albert Einstein, la cui a dir poco  rivoluzionaria visione dell’Universo viene accolta con scetticismo. A voler essere eufemistici. Non parliamo poi della teoria che sta sviluppando: è proprio il caso di dire che i conti non tornano. E lui invece ha bisogno di prove che costringano il resto della comunità ad ascoltarlo. L’ulteriore complicazione risiede nel fatto che in verità una persona che potrebbe fornirgliele c’è, ma al momento è impegnato. In trincea. Non proprio il posto più sicuro del globo. È un belga. Si chiama Georges Lemaître. È un religioso. E dopo che la Teoria della relatività ha sancito il trionfo di Einstein ipotizza che alla base ci sia un giorno senza ieri. L’inizio. La creazione? Ci si può credere? Einstein decide di ragionarci su, affrontando la questione: e si sa, a ogni azione corrisponde una reazione… Il capitolo conclusivo della trilogia di Clark tiene fede una volta di più ai tradizionali compiti della retorica (docere, movere, delectare) e non solo istruisce, appassiona e dà piacere, bensì intriga e conquista, con un ritmo da spy story che lascia piacevolmente colpiti.

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“Il sensorio di Dio”

il-sensorio-di-dio.jpgdi Gabriele Ottaviani

Due erano le cose che Newton detestava in un uomo, ed erano l’indecisione e la tendenza a piagnucolare.

Il sensorio di Dio, Stuart Clark, Dedalo. Traduzione di Cristina Ingiardi. Keplero, Galielo e Brahe hanno compiuto imprese memorabili, eppure dopo cento anni ancora non tutto, anzi, quasi nulla è chiaro in merito al moto dei pianeti. Edmond Halley non è solo un astronomo ma anche un avventuriero, ha un bel temperamento ed è curioso di conoscere, sapere, capire, comprendere: chiede dunque aiuto al più brillante su piazza, Isaac Newton. Che però al momento ha una piccola mandria di gatte da pelare: infatti si è appropriato a tradimento di alcune intuizioni di Robert Hooke, il quale, tu guarda un po’ i casi della vita, non l’ha presa affatto bene e vuole che i suoi meriti siano riconosciuti (evidentemente avere piena e straordinaria contezza dei misteri e della natura del cosmo non mette al riparo dall’essere anche al tempo stesso dei poveri illusi, visto che a memoria d’uomo le persone che possono dire di aver visto riconosciuti con equità i propri meriti sono rare come una palma da dattero a Norrköping, ma vabbè…). Anche perché non è noto per il carattere docile, diciamo così: e del resto come dargli torto… Il problema è che questo incrocio di ripicche rischia di fare una vittima illustre: la scienza. Proprio mentre si ravvisano i prodromi dell’illuminismo e la religione continua a ricoprire un ruolo fondamentale, nel bene e nel male, quando commista al potere meno spirituale che c’è… Il secondo volume della trilogia conferma la felicità e la validità dell’operazione di Clark, che divertendo insegna e insegnando diverte. Non è per nulla da tutti.

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“L’oscuro labirinto del cielo”

labirinto.jpgdi Gabriele Ottaviani

Galileo, io non godo della vostra libertà. I gesuiti parlano con un’unica voce.

In quanto ad arroganza, Galileo sembra avere pochi rivali. Forse giusto il cardinale Bellarmino, fervente gesuita che prima manda al rogo Giordano Bruno, il quale crede che Dio e la sua misericordia siano dappertutto, e quindi non può scampare alla condanna per eresia, e poi si batte il petto e spera che la fiammata sia stata così violenta da asfissiare a morte il filosofo col fumo prima che lo lambissero le dolorosissime lingue di fuoco, riesce a essere alla sua altezza da quel punto di vista. Johannes Kepler invece è tutto un altro tipo: malaticcio, innamoratissimo di sua moglie Barbara, esule a Praga da Graz dove è perseguitato per la sua fede luterana (lo hanno persino multato perché voleva seppellire la sua bimba primogenita, Susanna). Anche lui, però, un genio. Che vuole incontrare Tycho Brahe, arcinoto per fare sempre di testa sua. Studiano la teoria copernicana, sfidano le accuse dei potenti del tempo, indagano il cielo e i pianeti questi personaggi straordinari, scienziati di prim’ordine: L’oscuro labirinto del cielo (edizioni Dedalo, traduzione di Velia Februari), di Stuart Clark, astrofisico britannico, scrittore, giornalista e divulgatore scientifico, autore di libri e articoli in numero quasi incalcolabile, è il primo bel volume di una trilogia. In cui con linguaggio semplice e chiaro si mescolano in maniera perfetta e avvincente da un lato una ricostruzione documentaria, del tempo e della realtà storica dell’epoca in cui la vicenda è ambientata che lascia ammirati per la precisione, dall’altro una brillantissima inventiva romanzesca. Da non perdere.

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