Libri

“Terra Alta”

downloaddi Gabriele Ottaviani

Nessuno dei due accetta l’offerta…

Terra Alta, Javier Cercas, Guanda. Traduzione di Bruno Arpaia. Scrittore di chiara e meritata fama, vincitore con questo ottimo romanzo dell’edizione dell’anno scorso del premio Planeta, Cercas racconta con eleganza sopraffina una storia mozzafiato e raffinatissima: i proprietari della più importante azienda di una cittadina della Catalogna meridionale vengono trovati morti. Sui loro corpi, i segni di efferate torture. La quiete è sconvolta, il caso viene affidato a Melchor Marín, giovane poliziotto dal passato oscuro e leggendario, che ha dovuto lasciare Barcellona e ora crede che l’odio sia soltanto un ricordo: ha una vita in apparenza davvero felice, un tenero amore con Olga, la bibliotecaria – e lui adora i libri – del paese, una figlia dolcissima, Cosette, che ha preso il nome dall’eroina del suo romanzo preferito. Ma… Ricchissimo di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, è formidabile.

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“La donna del ritratto”

51++M6EaR6L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Chi l’avrebbe mai detto che un giorno sarei stato assediato dalle donne?

La donna del ritratto, Javier Cercas, Guanda, traduzione di Pino Cacucci. La vita è piena di incontri. Per lo più casuali. Non si può conoscere tutto, non tutto è programmabile, non tutto, anzi, a dire il vero nella realtà dei fatti quasi niente, va come si spera, si pensa, si cerca di fare in modo che vada o ci si aspetta che proceda. Per la maggior parte del tempo si tenta semplicemente di fare sì che la voce della nostra irrequietezza, della nostra insoddisfazione, della nostra inquietudine e della nostra frustrazione taccia. E così può capitare che magari ci si impelaghi in un matrimonio sbagliato, si intraprenda una carriera che non dà veri stimoli, ci si crogioli in una quotidianità banale. Ma poi capita di incontrare un vecchio amore e di mettere tutto in discussione. Però… Avvincente, coinvolgente, convincente. Da leggere.

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“Il punto cieco”

12219941463.jpgdi Gabriele Ottaviani

Perché, anche se abbiamo deciso che il Giaguaro è un ripugnante assassino, o un misto di eroe e di assassino ripugnante, alla fine de La città e i cani non possiamo evitare di riconoscergli una certa grandezza…

Robbe-Grillet, Forster, Updike, Kafka, Borges, Cervantes, Mann, Broch, Musil, Proust, Flaubert, Joyce, Sterne, Diderot, Fielding, Calvino, Perec, Balzac, Capote, Eco, Mailer, Wolfe, Enzensberger, Marías, Vallejo, Echenoz, Carrère, Deville, Binet, Melville, James, Nabokov, Stendhal, Dickens, Tolstoj, Dostoevskij, Vargas Llosa, Tomasi di Lampedusa, Sartre, Wilde, Asimov, Hesse, Tolkien, Poe, Unamuno, Azorín, Baroja, Valle-Inclán, Machado, Gárcia Márquez, Cortázar, Rulfo, Bioy Casares, Cabrera Infante, Coetzee, Foster Wallace, Camus, Zola, Kundera e ovviamente lui, Javier Cercas, e tanti altri, suoi miti e modelli: ci sono dentro tutti, l’intero mondo della letteratura, l’universo del romanzo. Perché su questo si interroga Cercas, sul romanzo, non dando risposte perché il romanzo non dà risposte, pone domande, a cui ognuno, poi, replica come meglio crede. Parla attraverso il silenzio, d’altronde, più che le parole, la letteratura, mediante il punto cieco, la smagliatura montaliana nella rete, quel momento che sembra racchiuso nel silenzio e nell’oscurità, eppure luminoso e parlante. Un saggio? No, molto di più. Un viaggio. Il punto cieco (traduzione di Bruno Arpaia), Guanda. Interessantissimo.

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