Libri

“Carnaio”

9788834185773_0_150_0_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Eravamo soli nell’appartamento. Avevo appena sollevato decine di chili dei suoi libri e scatoloni. Mi sembrava legittimo aspettarsi un pompino. Invece Cristina era sull’orlo di una crisi di pianto, stava per ricominciare con la sua lagna contro Moira, come se fosse stata lei a lasciarle quel regalo nel water. La interruppi e le dissi finalmente quello che pensavo. «Gli umani non sono fatti per vivere uno con l’altro, e non parlo soltanto dei fuorisede schiacciati dentro trilocali fatiscenti. Nessuno divide felicemente lo spazio con il prossimo: la convivenza, il matrimonio, la famiglia esistono per dividere le spese e sopravvivere, ma sono compromessi aberranti contro la nostra natura. L’uomo non è affatto un animale sociale; conosce la sua unica felicità nell’utero materno, isolato, al caldo, libero di bere la propria urina. Dopo la nascita ci rimane solo la nostalgia per quella condizione, il tentativo penoso di ricostruirla. Cosa sono allora gli altri, i miliardi di nostri simili che infestano il pianeta, se non ostacoli? Il meglio che possiamo fare è allontanarli.» Non ricordo cosa replicò Cristina, ma a quel punto era chiaro che non me l’avrebbe succhiato, così finii di aiutarla e me ne andai. Da allora non mi scrisse più.

Ci sono l’uomo che si imbottisce di esplosivo, l’aspirante attrice a cui il vestito da migliaia di euro di un celebre stilista armeno non vedente va terribilmente stretto ma sa che deve resistere, conscia che quella cena di gala potrà forse spianarle almeno in parte, assieme al fidanzamento col rampollo di turno, a qualche storia su Instagram sufficientemente accattivante e a qualche inginocchiamento rituale ma non propriamente devozionale, la strada per il successo, il depresso cronico che passa la vita nei bagni della stazione sbirciando i peni altrui, lo scrittore fallito che si sevizia e così facendo diviene famoso, l’uomo che si fa penetrare da una pistola mentre masturba un vecchio decrepito e cattivo e tanti altri: pulp, politicamente scorretta, disturbante, tragicamente attuale in numerosi passaggi che dipingono in maniera più che vivida la nostra società sempre più materialista, proterva, rabbiosa, razzista, invidiosa, impudica, crudele, miserabile e malata, Carnaio è un’antologia travolgente ed eccezionale.

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“Carnaio”

DmvbSnyW4AAt3U-di Gabriele Ottaviani

Tanto questi li hanno contati a spanne, non fatevi vedere e buttateli via.

Il primo l’ha trovato Giò impigliato fra gli scogli bassi all’attaccatura del pontile il quindici di marzo quando alle cinque e quarantadue del mattino rientrava dalla pesca, mentre il secondo, sotto uno dei lettini chiusi del Bagno Aristo, Fitto, il bassotto Kaninchen della signorina Lilly, che in questo modo si è guadagnata anche l’intervista, per cui ha messo un tailleur nero che ne accentuava il pallore e un foulard che ne sottolineava il seno, del fascinoso divo tv locale, l’anchorman Frediano Cattori. Ma il conto sale, sale, sale, non si ferma, e durante la consueta messa cantata domenicale, dinnanzi al sindaco Peppe Ruffini, come sempre in prima fila con la moglie – che tradisce ma penetrando l’amante di turno preferibilmente da dietro, così se non la vede in faccia si sente meno in colpa – Claudia, il figlio Lino, la nuora Fulvia e i nipoti vestiti alla marinara, dinnanzi al commissario Ciro Magnani, dinnanzi a Piermario Tondini con qualcuno dei suoi sette figli e la terza delle sue consorti, dinnanzi a tutto il paese invoca con veemenza il timor di Dio Don Mariangelo. Che ama vedere il suo gregge in ginocchio di fronte a sé. Soprattutto certe pecorelle. Soprattutto per certe particolari pratiche devozionali. E il conto sale, sale, sale, non s’arresta. Quale conto? Quello dei morti. Dei disperati che il mare che lambisce la località di DF scaraventa, di onda in risacca, di risacca in sciabordio, sull’arenile. E da cui gli onesti cittadini, visto che da Roma nicchiano, si ingegnano pian piano per trarre sempre maggior squallido profitto… DF siamo noi, è la nostra società. DF è Carnaio, il nuovo ottimo – ma non è certo una novità – romanzo tripartito – I morti, I vivi, La fine – e tragicamente credibile e attuale di Giulio Cavalli, edito da Fandango. Si legge in un baleno, ma lascia senza respiro, persiste nell’anima e trapassa il cuore.

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