Libri

“Otto”

di Gabriele Ottaviani

Alcune prigioniere già camminano…

Otto – Il romanzo – Tutti siamo tutti, Roberta Calandra, Edizioni Croce. Prefazione di Giovanni Mastrangelo. Che l’amore sia tutto è tutto ciò che ne sappiamo, e sappiamo anche come possa assumere numerose sembianze nel corso del tempo. L’otto, il simbolo dell’infinito, è il numero delle successive incarnazioni di due anime benedette dal sentimento più importante e rivoluzionario che esista nel corso della storia, al di là dello spazio e non solo: Roberta Calandra dà vita a un’allegoria fiabesca sulla resilienza e la passione, da cui è puro gaudio lasciarsi avvincere.

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“La falce”

Calandra cover Idi Gabriele Ottaviani

Durante l’estate, la corrente della Baraschia si riduce quasi sempre così umile e bassa, che i barconi posano sul fondo, il tavolato congiunge le rive, e la chiatta fa semplicemente da ponte. La strada vi corre diritta, ma tanto o quanto in pendenza. Roberto ritenne le redini e guardò attorno: così al barlume, vide là a destra un poco di rialto, e su quello, circondata da un riparo fatto con fascine e prunami, una scura casupola, con la scaletta di fuori e tutta addobbata di pampani. Il chiattaiuolo si avvicinava lentamente, portando una lanterna. Era sulla sessantina, alquanto curvo dalle fatiche e dagli anni, ma vegeto, franco e robusto; aveva gli occhi fortemente incassati, sopracciglia folte e aggrottate, lunghi mustacchi pendenti: una fisonomia austera, ma nel tempo stesso piacente e affettuosa. – Lei vuol passare? – diss’egli. – Naturalmente – rispose Roberto. – Hm!… – Non si può? – Altro. – E dunque? – Passi, ma stia all’erta. – Cosa c’è? – Non ha mai sentito nominare il Calabrese? Roberto saltò a terra. – L’avete visto? – Mezz’ora fa era lì, proprio dove lei mette i piedi. – E adesso? – E adesso… adesso… Chi sa? forse si sarà rintanato nel macchione…

La falce, Edoardo Calandra, Robin. A cura di Leonardo Lattarulo. Vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, Calandra, nato da un’agiata famiglia borghese di Torino e morto a Murello, nel cuneese, pittore, illustratore, amico e corrispondente di Verga, Giacosa, De Roberto e altri intellettuali coevi, autore di romanzi storici – di cui il già nominato Lattarulo, tra l’altro, è chiarissimo e assai fine esegeta – e non solo, sovente caratterizzati da un approfondimento psicologico davvero all’avanguardia per l’epoca, è voce troppo poco nota, ora come ora, ma assai significativa nel panorama ricchissimo della letteratura italiana: quest’opera, mai più ristampata da ben centodiciassette anni, è uno scrigno preziosissimo, un regalo imprescindibile, una summa dei temi a lui cari. Da non farsi sfuggire per nessuna occasione.

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