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“Siddharta Rave”

siddharta-rave_00.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Notizie del nostro?» «Voci informate lo segnalano in chiesa.»

Siddharta Rave, Federico Audisio di Somma, Cairo. Nella longlist del prestigioso Premio Comisso. Filo è un filosofo. E un dj. Ma in realtà sarebbe meglio dire era. Perché è morto. Per un incidente stradale dei più banali in assoluto. È dunque il momento delle esequie, dell’ultimo saluto. E in chiesa, in mezzo alla folla, c’è pure un ragazzo. Che nessuno conosce. È il figlio di Filo. Siddharta Rave. Almeno così si fa chiamare. È il suo nome d’arte. È ora adulto, costretto a ripartire, a ricominciare. Gli amici del padre lo accolgono, lo proteggono, lo guidano, lo tutelano, iniziano a sostenerlo nella costruzione della sua, necessariamente nuova e rinnovata, identità. E… Conosce evidentemente anche per doppia deformazione professionale, essendo sia scrittore che medico, assai bene l’essere umano, soprattutto, anche se qualcuno magari potrebbe pensare il contrario, l’anima e i suoi moti Federico Audisio di Somma, che dà corpo e voce a una solida, credibile, convincente, empatica e potente storia.

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“Tutto ciò che il paradiso permette”

Screenshot (175).pngdi Gabriele Ottaviani

«Non mi è mai successo prima. Cioè, non avevo mai fatto cilecca con nessuna» tentò ancora di giustificarsi. «Basta ora. Penso sia stata una nottata impegnativa per tutti.» Anche Harrie era in difficoltà. Chiuse gli occhi dominando l’istinto di piangere. Era confusa, sconvolta. «Vado a fumare una sigaretta» si avvolse nel lenzuolo lasciando quell’anfratto caldo e non si voltò a guardarlo in faccia, ma avvertì i suoi occhi piantati sulla schiena. «Aspetta, non mi hai detto cosa vorresti fare qui, in questa casa.» Lei sorrise intenerita. «Vorrei aprire le finestre, farla respirare, riempirla di fiori e piantare erbe aromatiche in giardino. E accendere il fuoco, vederlo bruciare piano piano mentre leggo un libro noioso.» «Quindi niente feste sfrenate fino all’alba?» «No, a quello penseresti tu» disse lei alzandosi.

Tutto ciò che il paradiso permette, Manuela Caracciolo, Cairo. Romanzo vincitore dell’edizione del duemiladiciotto del Premio Zanibelli. Intenso, avvincente, ben scritto, interessante, brillante, ben strutturato, il volume racconta con prosa agile e sapientemente calibrata, senza retorica, la storia emozionante, struggente, dolorosa ma delicata, appassionante e appassionata, ineluttabile come l’amore vero, che a nullo amato amar perdona, di Harrie, un’adolescente sognatrice che non ha mai conosciuto suo madre, e Paul, troppo giovane e fragile per la celebrità che gli è piovuta addosso. Si incontrano e fuggono insieme, e… Da leggere.

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“Dove il destino non muore”

51Xrq7uUe2L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Katherine aveva la sensazione di essersi persa un passaggio. «È impensabile che non avesse previsto che gli inglesi gliel’avrebbero sottratta. Non abbiamo tutte le informazioni, o abbiamo lasciato indietro qualcosa.» Guelfi la guardò dritto negli occhi. «Oppure la tesi non è corretta.» Katherine era certa che la strada fosse quella giusta, doveva solo dimostrarlo. E sapeva che nelle prove avrebbe colto nuovi indizi. «Margherita, in ospedale hai fatto cenno al testo della stele: potrebbero essere lì le risposte che ci mancano?» «Non è che un elenco di tutti i benefici concessi all’Egitto dal faraone: per esempio, è riportato che Tolomeo V ha cancellato delle imposte e ne ha ridotte altre, ha dispensato favori a sacerdoti e soldati, ha distribuito doni ai templi. E si è impegnato a costruire dighe e opere strutturali a vantaggio delle classi agricole. Come ringraziamento solenne, i sacerdoti riuniti a Menfi hanno decretato che una statua in suo onore venisse installata in ogni tempio con l’iscrizione “Tolomeo, il salvatore d’Egitto” e che accanto alla statua ci fosse sempre una stele incisa nelle tre grafie, copia del decreto. Oltre a sancire festeggiamenti e celebrazioni del re in pompa magna nei primi cinque giorni del mese di Thoth e per gli anniversari del suo compleanno e dell’incoronazione.» «Quindi la stele recuperata da Napoleone era una delle tante realizzate per ufficializzare il decreto» precisò Guelfi. «Immagino di sì. Se non avessi saputo dei guardiani, vi avrei detto che poteva provenire dal tempio della città sacra di Sais, nel Basso Egitto. E che, come spesso accadeva con i materiali dei templi antichi, era stata impiegata per una nuova costruzione nelle fondazioni della fortezza voluta dal sultano mamelucco Qaytbay. Dove poi è rimasta per altri tre secoli…»

Dove il destino non muore, Elisabetta Cametti, Cairo. Nella sestina finale del Bancarella. Ampio, appassionante, avvincente, raffinato, elegante, suggestivo, ben scritto e piacevolmente curato e connotato, il romanzo di Elisabetta Cametti narra senza lesinare in vibranti colpi di scena, con ritmo palpitante, una vicenda che affonda le radici nel passato, che però, com’è noto, non si può mai definire come del tutto trascorso: il guardiano dei Musei nazionali delle residenze napoleoniche sa di essere stato scoperto, ma non cadrà vivo in mano al nemico. Del resto sono duecento anni che due società segrete si contendono il potere, e lui affiderà nientedimeno che l’eredità del Corso alla bambina che ha visto crescere. Che però è ora una donna, una scrittrice di successo, ricorda le vacanze all’Elba con tenera nostalgia e non immagina nemmeno lontanamente che… Intenso.

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“Malanni di stagione”

malanni-di-stagione.jpgdi Gabriele Ottaviani

Al Palazzo di Giustizia c’è già Cosimo. Fa finta di spiegare ai suoi operatori che tipo di riprese vuole. Sembra un regista alle prime armi. Allarga e chiude le braccia. Mima campi larghi e campi stretti e fa di tutto perché tutti lo vedano. Carabinieri e poliziotti ammiccano cenni d’intesa. Ognuno conosce più degli altri i particolari dell’operazione. È il loro giorno di gloria. Sono morti di sonno ma indossano con orgoglio la divisa. Si informano da Cosimo dell’orario di messa in onda del servizio. Mamme, mogli e fidanzate saranno immediatamente avvertite. La Dorti si è lavata i capelli e si è tolta gli occhiali. Il Procuratore è seduto al centro del tavolo. Ha in mano una cartellina azzurra e guarda nervosamente l’orologio. Il comandante dei Carabinieri risponde continuamente al telefonino mentre il capo della Mobile impartisce ordini ai suoi che indossano magliette blu con su scritto Polizia. Due carabinieri montano la guardia a un cavalletto sul quale è posta una tela impacchettata con carta d’imballaggio. È come se si scoprisse una lapide. Mi siedo in fondo alla sala. Cosimo mi chiama e mi prega di venire avanti. Non vuole sedie vuote. «In una conferenza stampa le sedie vuote sono un affronto al telespettatore» dice ad alta voce sperando in un segno di compiacimento da parte del Procuratore. Sorride solo la Dorti. Il Procuratore apre la cartellina azzurra e inforca gli occhiali. È il segnale.

Malanni di stagione, Oreste Lo Pomo, Cairo. Proposto per lo Strega da Maria Cristina Donnarumma (Oreste Lo Pomo nel suo romanzo Malanni di stagione con ironia e amarezza tratta il tema della malagiustizia attraverso una storia di ordinaria ingiustizia che vuole dare voce ai tanti uomini comuni dimenticati negli archivi dei tribunali. Il protagonista, Davide, giornalista di cronaca giudiziaria, entusiasta del suo lavoro, viene sconvolto nella sua piatta quotidianità, fatta di lavoro e famiglia, da una notizia che lo coinvolge molto da vicino, infatti ii suo amico Marco, giovane funzionario comunale, un uomo come tanti, si sarebbe lasciato corrompere da un imprenditore per cui è finito inconsapevolmente nelle spire della giustizia e della burocrazia. Davide e Marco sono amici dalle elementari, le loro mogli sono diventate molto amiche e le loro bambine, coetanee, frequentano lo stesso asilo. Marco è un’esca nelle mani dei PM che puntano a bersagli molto più grossi e per raggiungerli rigirano tra le mani l’ esistenza altrui. La vicenda si svolge in una città di provincia, una come tante, con i suoi pregi e i suoi difetti, i suoi riti, le sue consuetudini ed anche i suoi pregiudizi, in cui le notizie rimbalzano dal bar al giornale locale, la gente mormora, le voci corrono e ognuno si sente in diritto di pronunciare la propria sentenza. Per Davide non è facile gestire la situazione e non sa come aiutare il suo amico, da cronista giudiziario di casi re ha visti tanti ma sempre con un certo distacco, ora per la prima volta vede tutto con occhi nuovi, anche perché il Direttore del giornale, pusillanime e servo del potere, tiene lontano Davide dalla vicenda sapendolo troppo coinvolto e immaginando che cercherà la verità ad ogni costo, andando anche contro la Magistratura e i poteri forti. Un romanzo spietato nel rievocare il dramma delle manette, usate con troppa disinvoltura e spietato anche nel sottovalutare il dolore inespresso di Davide. È insomma un romanzo amaro, soprattutto nella considerazione che la vicenda è tanto ordinaria quanto quotidiana, infatti potrebbe riguardare chiunque.), il riuscito, asciutto, brillante, compiuto, incalzante, ironico, amaro, drammaticamente realistico romanzo vergato dalla penna, non priva di accenti lirici, di Lo Pomo, cronista potentino, narra la storia di Davide, un giovane giornalista che di punto in bianco si trova catapultato in un incubo dopo che il suo amico di sempre viene arrestato con imputazioni a suo carico decisamente gravi: comincia infatti a dubitare e a vedere sotto una luce inquietante le maglie e gli ingranaggi del mondo della giustizia che per lavoro ha sempre frequentato con idealismo e passione e che soprattutto in Italia danno l’impressione di rassomigliare tragicamente a una sorta di Moloch, una creatura kafkiana che potrebbe tranquillamente aggirarsi nei corridoi escheriani della borgesiana Biblioteca di Babele. Da leggere.

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“Vincent in Love”

51M2OzphlxL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Ero qui a cercare di trovare la felicità…

Vincent in Love – Il lavoro dell’anima, Giovanna Strano, Cairo. Probabilmente quando si pensa all’abusato binomio che congiunge il genio alla sregolatezza il suo è uno dei nomi che per primi affiorano alla soglia della coscienza: perché in merito a Van Gogh si è detto tutto. E con ogni probabilità anche il suo contrario, in una sorta di continuo e costante girotondo di emozioni. Giovanna Strano ne fa, ed è proprio il caso di dirlo, trattandosi di un artista di ineguagliabile e universale prestigio, un ritratto intenso e appassionato, dettagliato, preciso, puntuale, fruibile, umano e sentimentale senza sentimentalismo, che ne mette a fuoco tutte le caratteristiche senza iperboli o eccessive libertà. Da leggere.

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“È stato breve il nostro lungo viaggio”

51NLthle0TL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Da sveglio non accumulo altro che finzione.

È stato breve il nostro lungo viaggio, Elena Mearini, Cairo. Proposto da Franco Di Mare, bravo giornalista e bravissimo scrittore, tra gli oltre quaranta volumi che quest’anno si contenderanno il premio Strega, il più prestigioso riconoscimento letterario italiano voluto in origine da Maria e Goffredo Bellonci, il romanzo di Elena Mearini racconta con stile raffinato, elegante, sensibile, credibile, intenso e curato la storia di Cesare, finalmente, verrebbe da dire, un personaggio letterario di sesso maschile ben rappresentato, con una profondità insolita e fuori dagli schemi, dalle consuetudini, dalle convenzioni trite e ritrite, dalla banalità, che ha cinquant’anni e sembra davvero essere sul tetto del mondo. Ma ognuno di noi non fa che indossare dinnanzi agli altri delle maschere. Che prima o poi, però, inevitabilmente, cadono. E il fragore con il quale si portano dietro gli orpelli vani e vacui che trascinano al suolo precipitando rimbomba, riecheggia e sbigottisce. Prima di lasciare spazio alla luce della verità. Da non perdere.

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“Nonnasballo”

51ISNgKpupL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Questo non credo. Nonna non è mai stata la classica nonnina da Mulino Bianco.» «Forse le storie non te le leggeva. Ma il resto è verità.» «Sono cresciuta con lei, che colpe le puoi fare se di tanto in tanto si concedeva qualche gentilezza?» «Era più di una qualche gentilezza. O almeno così era ai tuoi occhi.» «Che vuoi dire?» «Quando quel pomeriggio sono arrivata a prenderti, tu sei andata a cambiarti in bagno, mentre io e nonna ci prendevamo un caffè. Poi sei tornata, ci hai viste l’una a fianco all’altra, e nonna ti ha detto “dai Michelle, vai dalla tua mamma!”. E tu, senza nemmeno pensarci, sei corsa tra le sue braccia invece che tra le mie.» «…» «…» «Mi dispiace, mamma.»

Nonnasballo, Mirko Zullo, Cairo. La Milvia è una forza della natura. È indomita. È una guerriera. È bella. È allegra. È energica. Volitiva. Combattiva. Inarrestabile. Dice le parolacce. Ama ballare. È argento vivo. È irresistibile. È straordinaria. Impossibile non amarla. Non è facile, ma se fosse facile non sarebbe bello, si sa. È una nonna. È la nonna di Michelle. È una ragazza che ha sofferto. Che soffre. Che ha paura di sbocciare. Che ha paura di crescere. Che è stata cresciuta dalla nonna. Che un giorno inizia a cambiare. Piano piano sempre di più. Sempre più velocemente. Non è più lei. Non c’è più. La diagnosi non può essere che una. Atroce. Orrenda. Terribile. La più temuta. Alzheimer. E allora diviene bambina. Ed è Michelle la sua guida. La sua roccia. Il suo riferimento. Straziante e bellissimo.

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“Ma forse un dio”

51uegndJnwL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Io ero nella Decima Mas fin dall’armistizio, prima ero al Sud, nel Barbarigo, poi addetto alla contraerea in una batteria di obici vicino a Campiglia, la Cascino. Siamo venuti via prima che arrivassero i partigiani perché ci avrebbero fucilati tutti» iniziò lui a sua volta senza che lei glielo chiedesse. Ascoltò il suo racconto ma i capelli sporchi e la barba scura arruffata le raccontavano più di quello che lui non aveva voglia o non riusciva a dire.

Ma forse un dio, Alberto Cavanna, Cairo. Ettore è un balilla. Anna una piccola italiana. Ettore è figlio di contadini che non hanno avuto mai l’opportunità di imparare a leggere o a scrivere. Anna è ebrea. È l’epoca del regime, Ettore finisce a Salò, Anna ad Auschwitz. Ma una volta lasciato alle spalle l’orrore si spalanca davanti a loro il mare. La possibilità di partire. Di andare. Lontano. Di cambiare vita. Di darle un nuovo senso…. Il romanzo è intenso, potente, vibrante, lieve ma non superficiale, classico, solido, trascinante: racconta di esistenze che si intrecciano e che le une nelle altre trovano compimento. Da non lasciarsi sfuggire.

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“Albertone”

514C0pvn-UL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Monica Vitti era una donna bellissima, alta, gambe da urlo, un volto di grande personalità, la voce scura inconfondibile, e divenne la protagonista acclamata delle commedie all’italiana, che interpretava con grande senso dell’ironia. Aveva lasciato il segno con La ragazza con la pistola, la storia di una disonorata che cerca di lavare l’offesa con il sangue, ma poi scopre quanto sia diversa la condizione femminile in Inghilterra, così lontana non solo geograficamente dalla Sicilia. Nel periodo d’oro del cinema italiano diede vita ad altre commedie tinte d’amaro come Dramma della gelosia. Tutti i particolari in cronaca del 1970, regia di Ettore Scola, con Mastroianni e Giannini. A fianco di Alberto resta memorabile il cult Polvere di stelle, del 1973, soggetto di Maccari e regia di Sordi, intriso di una volgarità grottesca che si sublima nella bravura dei due protagonisti e non li scalfisce, rispettivamente Mimmo Adami, capocomico, e Dea Dani, prima soubrette di una compagnia di giro scalcagnata e sempre affamata, reminiscenza dei primi passi di Alberto a Milano. «Ma’n dov’Hawaii se la banana non ce l’hai» cantavano i due: Alberto, che era l’autore della canzonetta, con la maglietta da marinaio e il belletto sulle gote, e Monica con le gambe in mostra e i riccioli platinati, accompagnandosi con ammiccamenti e mosse allusive, divertendosi loro per primi e divertendo il pubblico nelle sale d’Italia.

Albertone – Alberto Sordi, una leggenda italiana, Silvana Giacobini, Cairo. Scipione l’africano, Il feroce Saladino, La principessa Tarakanova, La notte delle beffe, Cuori nella tormenta, Il bravo di Venezia, Le signorine della villa accanto, Giarabub, I tre aquilotti, La signorina, Casanova farebbe così!, Sant’Elena, piccola isola, Tre ragazze cercano marito, Galop finale al circo, Chi l’ha visto?, L’innocente Casimiro, Le miserie del signor Travet, Il vento m’ha cantato una canzone, Il delitto di Giovanni Episcopo, Il Passatore, Sotto il sole di Roma, Che tempi!, Cameriera bella presenza offresi…, Mamma mia, che impressione!, Totò e i re di Roma, Lo sceicco bianco, Giovinezza, È arrivato l’accordatore, Viva il cinema!, L’incantevole nemica, I vitelloni, Io cerco la Titina, Ci troviamo in galleria, Un giorno in pretura, Due notti con Cleopatra, Amori di mezzo secolo, Il matrimonio, Gran varietà,  Scusi, ma…, Allegro squadrone, Accadde al commissariato, Una parigina a Roma, Un americano a Roma, Tripoli, bel suol d’amore, Lo scocciatore (Via Padova 46), Il seduttore, L’arte di arrangiarsi, Il segno di Venere, Buonanotte… avvocato!, La bella di Roma, Accadde al penitenziario, Bravissimo, I pappagalli, Lo scapolo, Piccola posta, Un eroe dei nostri tempi, Faccia da mascalzone, Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo, Mio figlio Nerone, Era di venerdì 17, Mi permette, babbo!, Arrivano i dollari!, Souvenir d’Italie, Il conte Max, Il medico e lo stregone, Addio alle armi, Il marito, Ladro lui, ladra lei, La vedova elettrica, Fortunella, Domenica è sempre domenica, Venezia, la luna e tu, Racconti d’estate, Nella città l’inferno, Policarpo, ufficiale di scrittura, Il giovane leone, Vacanze d’inverno, Il moralista, Costa Azzurra, La grande guerra, I magliari, Il vedovo, Brevi amori a Palma di Majorca, Tutti a casa, Il vigile, Crimen, Gastone, Il giudizio universale, I due nemici, Una vita difficile, Il commissario, Mafioso, Il diavolo, Il boom, Il maestro di Vigevano, La mia signora, Il disco volante, Risate all’italiana, Latin lover, Quei temerari sulle macchine volanti, Guglielmo il dentone, L’autostrada del sole, Made in Italy, Il marito di Roberta, Fata Marta,  Fumo di Londra, Scusi, lei è favorevole o contrario?, Senso civico, Un italiano in America, Il medico della mutua, Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?, Amore mio aiutami, Nell’anno del Signore, Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue, Il prete, Le coppie, Il presidente del Borgorosso Football Club, Detenuto in attesa di giudizio, Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata, Lo scopone scientifico, La più bella serata della mia vita, Roma, Anastasia mio fratello, Polvere di stelle, Finché c’è guerra c’è speranza, Il fuoco, Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca, Il comune senso del pudore, Quelle strane occasioni, Un borghese piccolo piccolo, I nuovi mostri, Il testimone, Le vacanze intelligenti, L’ingorgo, Il malato immaginario, Storia di un italiano, Io e Caterina, Il marchese del Grillo, Io so che tu sai che io so, In viaggio con papà, Il tassinaro, I bersaglieri, La vita comincia a…, Tutti dentro, Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, Sono un fenomeno paranormale, Troppo forte, Un tassinaro a New York, Una botta di vita, L’avaro, In nome del popolo sovrano, Vacanze di Natale ’91, Assolto per aver commesso il fatto, Nestore, l’ultima corsa, Romanzo di un giovane povero, Incontri proibiti. E questi sono solo i titoli – non tutti indimenticabili, anzi – al cinema. I granelli di sabbia in una clessidra di sessant’anni di formidabile carriera. Da attore, ma non solo. Regista, doppiatore e via discorrendo. Un personaggio unico nella storia dello spettacolo italiano e internazionale, la quintessenza della rappresentazione dell’italiano medio, tra vizi e virtù: Alberto Sordi. Silvana Giacobini, giornalista di lungo corso e chiara fama, ne tratteggia con prosa limpida, lineare e appassionata la figura, dando alle stampe un ritratto preciso, puntuale, accurato, attento, interessante, semplice e variegato. Da leggere.

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“L’uomo che non sono”

41sNNVr4pKL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Katia si stupì del mio gesto, ma lo approvò. «Per essere un impiegato, guadagni bene…» Quella sera, lei mangiò di tutto e mi chiesi come facesse a essere così magra. Antipasto, due primi, un secondo. Due primi, perché dopo un quarto d’ora di incertezza, accompagnata da una piccola crisi, del tipo «Non so davvero, mi piacciono tutti e due, cosa pensi, faccio figure se li prendo entrambi, tu cosa faresti al mio posto?» avevo deciso io per lei. Katia invece aveva scelto il vino. Il listino prezzi indicava duecento euro a bottiglia. Ed eravamo a quota due, prima ancora di aver finito il risotto. Poi scelse il dolce e si assentò un attimo. Quando tornò disse: «Adesso sto meglio. Posso mangiare il mio dolce e anche il tuo». Credo che fosse andata in bagno a vomitare. Poi, non ebbi più dubbi, perché mangiò il suo dolce, metà del mio e ne ordinò un altro ancora. Parlammo molto, lei molto di più di me, ma di quello che mi disse l’unica cosa che ricordo è che avrebbe trascorso la notte a casa mia e se ne sarebbe andata l’indomani, entro mezzogiorno.

L’uomo che non sono, Cristina Bellon, Cairo. Giovanni ha più di quarant’anni. È un impiegato. È divorziato. Ha gli alimenti da pagare. Ha un cane. Ha una datrice di lavoro maniaca del controllo come poche altre persone al mondo. È tornato in campagna. In Lombardia. Nel suo paese di origine. Laddove è nato. Laddove si immerge in una brumosa routine insieme agli amici di sempre. Come Beppe, il più caro. Che un giorno d’improvviso muore. E Giovanni si rende conto, stordito come da un violentissimo schiaffo in faccia, che bisogna aggiungere vita ai giorni, e non giorni alla vita, perché da un attimo all’altro, banalmente, si può non essere più. E allora cosa resta, soprattutto di quel che non si è stati abbastanza coraggiosi da fare? Credibile e ben scritto, lineare, lieve, accurato, ben caratterizzato nei dettagli, il romanzo si legge d’un fiato ma per lungo tempo, nei pensieri, fa compagnia. Da non perdere.

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