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“Il profumo sa chi sei”

di Gabriele Ottaviani

Aveva ubbidito a un impulso, assecondato un desiderio. Era stata felice.

Il profumo sa chi sei, Cristina Caboni, Garzanti. Cristina Caboni sa come si scrive, sa raccontare storie potenti senza retorica, sa narrare i sentimenti senza sentimentalismo, sa coinvolgere senza mezzucci il lettore nelle sue trame ricche, complete, compiute, appassionate, appassionanti, interessanti, intriganti, che lasciano sempre una traccia, una scia, come quella del profumo, che associamo spesso a una sensazione, un ricordo, un’emozione, a una persona, un amore, a un momento: dopo ormai numerose prove letterarie, che hanno dimostrato il suo talento, Cristina Caboni torna a raccontare una vicenda con delle protagoniste femminili davvero indimenticabili. Elena non è mai stata tradita dal profumo, i profumi, le sue creazioni, sono il modo attraverso cui vede, interpreta e vive il mondo che la circonda riempendo anche il vuoto di una madre che non ha mai saputo amarla: è proprio questa madre però che le chiede un giorno di accompagnarla in un viaggio da cui torneranno entrambe diverse, e… Da leggere.

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“La casa degli specchi”

Screenshot_20190916-133720.pngdi Gabriele Ottaviani

«Mostrami il tuo meraviglioso paese, incantatrice.» Così fece. Scelse per Gabriel i viottoli nascosti, gli angoli di Positano lontani dai circuiti turistici, le scalinate ripide che conducevano al mare, le terrazze lastricate di maioliche, le chiese che nascondevano nei sotterranei ville romane. Mano nella mano, dimenticarono tutto il resto per qualche ora: esistevano solo parole sussurrate al vento, risate e desideri. Le esclamazioni di stupore, l’orgoglio di mostrare luoghi straordinari, consapevoli di quanto fossero belli.

La casa degli specchi, Cristina Caboni, Garzanti. Milena è cresciuta col nonno Michele in una meravigliosa villa a Positano, tra i riflessi rivelatori dei dodici specchi incorniciati d’argento nel monumentale ingresso. Si illude di conoscere ogni angolo della magione ma un giorno pressoché per caso si imbatte nel congegno che apre il passaggio per una stanza segreta, tappezzata di locandine di vecchi film che la lasciano incredula. Perché la protagonista è una donna con i suoi stessi sogni, ma che pare però, a differenza sua, aver avuto la forza di viverli. L’innominabile. Sua nonna. Fuggita in America senza lasciare traccia. Troppo ghiotta l’occasione per non cominciare a indagare, anche se non si deve mai dimenticare che bisogna essere pronti ad accettare la verità, qualunque essa sia, nel momento in cui ci si lancia alla sua ricerca… Ammaliante.

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“La stanza della tessitrice”

416WjYVoH2L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Piangi solo dopo essere caduta, mai prima. È inutile.

La stanza della tessitrice, Cristina Caboni, Garzanti. Camilla si è rifugiata a Bellagio per iniziare una nuova vita e tessere liberamente i suoi abiti che sono molto più che semplici, ammesso e non concesso che l’attributo sia adeguato, capi d’abbigliamento: ora però deve abbandonare ogni cosa perché colei che l’ha cresciuta come una madre ha bisogno del suo aiuto, e lei non può né vuole rifiutarsi, nonostante il dolore che ha cucito nell’anima. E costei, Marianne, le mostra il contenuto di un baule, e le racconta una storia, quella di una celeberrima stilista, una sorella mai conosciuta: e c’è un solo indizio per ritrovarla… Avvincente, emozionante, potente, classico, raffinato, elegantissimo, è un romanzo di sentimenti che non indulge mai nel sentimentalismo, in cui il tempo ricopre un ruolo fondamentale, in cui con sensibilità rara si scava nell’anima. Da non perdere.

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“La rilegatrice di storie perdute”

Caboni-rilegatricedi Gabriele Ottaviani

Ma uno di loro si fece da parte, e un altro la incitò a muoversi. «Fate presto, signora. La carrozza attende.» Le sembrò che il viaggio verso la casa degli zii non avesse mai fine. Un fischio acuto minacciava di spaccarle in due la testa. Le dolevano le orecchie e la gola. Quando scese, Marta era sui gradini. Abbracciò la nipote e la condusse di sopra, nella sua vecchia stanza. «Penserà tuo zio a inculcare un po’ di buonsenso in quella testa matta di tuo marito. Non temere cara, le cose cambieranno. D’ora in poi August ti tratterà come meriti.» Ordinò alla cameriera di portare una tazza di cioccolata e restò ancora un po’ con la nipote. «Adesso è meglio che tu riposi.» Le prese il viso tra le mani. Clarice, ancora scioccata, ubbidì. In cuor suo sapeva che sia Maud sia la zia si stavano ingannando. August non si sarebbe fermato, non prima di ucciderla. Ma non importava, niente era più importante. Con quella consapevolezza si addormentò. La mattina seguente Kurt la convocò nella biblioteca. Seduto in un angolo c’era August. La camicia era stazzonata, i capelli in disordine. Lo sguardo stralunato. «Mia cara, vieni avanti. Tuo marito mi ha detto che ultimamente ci sono stati dei dissapori tra di voi. Credo che sia venuto il momento di affrontarli insieme. Cosa ti rende tanto infelice, mia cara?» Clarice sollevò la testa, studiando il volto dello zio. Le macchie viola sulla sua pelle erano una risposta più che evidente. Lui distolse lo sguardo, e borbottò qualcosa. La tensione crebbe. August si alzò, e lei si ritrasse correndo verso la porta. «Stai lontano da me!» gli urlò un istante prima di sbatterla dietro di sé e correre in camera sua. Era questione di tempo, ma poi gli zii si sarebbero dovuti arrendere. Era proprietà di suo marito, il resto non contava. L’amarezza le stringeva la gola, l’impotenza la spingeva a prendere in considerazione idee folli. Ore dopo, mentre guardava dalla finestra, seduta con le ginocchia al petto, vide passare una carrozza.

La rilegatrice di storie perdute, Cristina Caboni, Garzanti. Sofia restaura libri. Vi si dedica anima e corpo. Il lavoro, si sa, come e meglio del tempo, è un gran dottore. Ti aiuta a distrarti, a non pensare, a non focalizzarti su ciò che ti addolora. Ti costringe a restare in vita. Ti obbliga a salvarti. Sofia, oltre ai libri, non ha altro. I volumi sono la sua ancora di salvataggio. Se ne prende cura e ne ricava una cura, un nutrimento, un balsamo per la sua anima ferita e sanguinante, che scivola sempre più nella depressione. Un giorno, mentre sta restaurando un libro, si imbatte in un foglio. Una pagina. Scritta a mano. La storia di una donna. Che in un tempo lontano faceva cose che non avrebbe potuto. Che ha lottato per essere quello che voleva essere. E così, pian piano, Sofia capisce che è il momento di lasciarsi andare… Che la bellezza salverà il mondo e che la letteratura abbia potere taumaturgico e salvifico non è certo una novità. Anzi. Ma questo libro ha qualcosa in più, al di là del canone: una delicatezza autentica, sincera, nel raccontare i moti dell’anima, il sedimentarsi del tempo, come un tappeto di foglie, la potenza dei ricordi. Intenso.

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“Il giardino dei fiori segreti”

9788811671749.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ho un padre, ho una sorella.

Il giardino dei fiori segreti, Cristina Caboni, Garzanti. Amarillide, glicine, biancospino, ibisco, giacinto, viola del pensiero, geranio, falangio, potos, tulipano, ranuncolo, mughetto, strelitzia, camela, carrubo, rosa, agapanto, begonia, violetta, magnolia, fresia, ligustro, mimosa, mirto, calendula, bougainvillea, cotonastro, lavanda, oleandro, corbezzolo, alloro, giglio, fuchsia, buddleia, calla, ortensia (l’arbusto dell’amore nascosto, di quello che torna e di quello che fugge, un fiore da regalare solo a chi ci conosce bene), rododendro, lillà, narciso, gelsomino giallo, malva, borragine… Queste e molte altre sono le piante che nel libro si nominano. Perché pressoché ogni capitolo è rappresentato da un fiore, un arbusto, un vegetale, che ne condensa il significato e il senso ultimo. È una storia di foglie e d’amore, che inizia a Londra quando due visi si incontrano e si accorgono di essere davanti allo specchio di sé anche se uno specchio lì non c’è. Si incontrano a una fiera Iris e Viola. Sono sorelle. Gemelle. Fino a quel momento non hanno saputo l’una dell’altra. Bambine, piccolissime, sono state divise. Sono custodi di un segreto. Vanno a Volterra a ricostruire il loro albero (genealogico, s’intende), e risalgono sino a Damasco, sino a un tempo lontano… Una narrazione potente e ammaliante, con una prosa articolata ma mai difficile a leggersi, che si effonde tra le pagine come un profumo aromatico. Intrigante.

 

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