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“Confessioni di un ragazzo perbene”

e2acd849d365015ef08ef5b696dc9e31_S.jpgdi Gabriele Ottaviani

Si chiama Mara ed è la mia bambina immaginaria.

Confessioni di un ragazzo perbene, Marino Buzzi, Luciana Tufani. Michele ha trent’anni. È gay. Fa un lavoro abbastanza alienante, ma che gli dà ben da vivere. La sua famiglia non sa della sua omosessualità. A parte la nipotina, che non la smette un istante di punzecchiarlo quando, una volta al mese, lascia la città e va dai suoi. Ha un gruppo di amici. Uno di questi muore. Si ammazza. Ci ha sempre provato, stavolta c’è riuscito. Bisogno d’attenzione, male di vivere, tanti fattori. E adesso lui è al freddo. Da solo. Al buio. Nel niente che mette paura. Nel nulla che lascia un vuoto incolmabile nel cuore di chi resta. Michele lo viene a sapere. E quello stesso giorno perde il lavoro. L’azienda non può più tenergli il posto. Quantomeno non può tenerlo a lui, benché sia bravo. Per la ragazza tutta curve che lo sostituisce dopo un attimo da quando gli è stato detto delle difficoltà economiche della ditta il capo il posto alla scrivania invece lo trova eccome, ci mancherebbe altro. Un grande classico, non c’è che dire. Oltretutto è a lui che tocca organizzare il funerale, l’ultimo viaggio, il saluto, l’addio. Chiama dunque un’agenzia di pompe funebri. E gli risponde Gabriele. Che comincia subito a provarci. E che, per colmo d’ironia della sorte, è anche di una bellezza stratosferica. Ma non è certo l’unica presenza importante nella vita di Michele… Ozpetekiano, credibile, ben caratterizzato, semplice, vibrante, leggibilissimo, emozionante, corale, autentico, intimo, elegiaco, trascinante, il romanzo tratta temi importanti con delicatezza e senza retorica, fa riflettere e appassiona.

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“L’uomo che cade”

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È vero, molti sapevano.

L’uomo che cade, Marino Buzzi, Mursia. Federico è luce, Marco ombra. Federico è pieno di vita, Marco è pieno di paure. Federico se ne va, e Marco resta solo. Con i ricordi di un amore bello e doloroso. Ma giorno dopo giorno il castello crolla sempre più miseramente: è stato tutto un sogno? Anzi, un incubo? Ogni cosa è stata una menzogna? Cosa resta, dunque, quando tutto pare perduto? È la cronaca di un disamore che non consente nemmeno al suo protagonista di urlare in faccia la sua rabbia all’altro che non c’è, e che comunque non riesce a odiare. Eppure quando tutto sembra chiaro, definito, incontrovertibile, la sorte si diverte ancora a giocare, a mescolare le carte, a lanciare dadi truccati… Amore, morte, discese ardite e risalite, rinascita e fobie, coraggio e ossessione: i grandi temi non mancano in questo romanzo scritto non solo bene, ma anche in maniera coinvolgente, credibile e bruciante. Da non perdere.

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