Libri

“Legami di sangue”

di Gabriele Ottaviani

Mi massaggiai la schiena sfiorando le lunghe croste che stavano lì a farmi da monito: non potevo permettermi altri errori.

La California del millenovecentosettantasei, la Mecca del cinema, la costa scintillante di cromature, la terra dell’arcobaleno, è certamente un bel posto dove vivere, si respira, nonostante tutti i problemi e le difficoltà, un’aria di libertà, progresso, modernità: si può guardare al futuro con ragionevole ottimismo, un pizzico di spensieratezza e una sana dose di grinta, perché le promesse di felicità saranno mantenute. Peccato che d’un tratto Dana, mentre sta sistemando i libri nella casa nuova, sia strappata alla quotidianità con l’uomo che ama, che ha una pelle molto più chiara della sua, e si ritrovi catapultata nel tempo delle piantagioni, dove essere neri significa essere schiavi, bersaglio d’ogni sopruso. Trascendendo il genere Octavia E. Butler, pluripremiata autrice scomparsa nemmeno sessantenne quasi quindici anni fa, e che è diventata con pieno merito una pietra miliare della letteratura non solo afroamericana, dà vita a un vero e proprio classico allegorico, maestoso, raffinato, visionario, distopico, fantastico, perturbante, destabilizzante, lirico, politico nell’accezione più ampia e solenne del termine: Legami di sangue, pubblicato da Sur in un’edizione splendida sin dalla copertina, e tradotto con passione da Veronica Raimo, è semplicemente eccellente.

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“Uomini di poca fede”

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Quella donna ha un sesto senso per i disastri…

Uomini di poca fede, Nickolas Butler, Marsilio. Traduzione di Fabio Cremonesi. Butler, scrittore magnifico, torna in libreria con un nuovo e solenne canto della provincia profonda americana, quella che si scolpisce nell’immaginario collettivo come un monumento all’autodeterminazione: Lyle lavora in un frutteto, ha un nipotino di cinque anni, Isaac, che è un portento e un incanto, ama, anzi, adora, il paesaggio del suo Wisconsin. Isaac è il figlio della sua figlia adottiva, che dopo aver abbandonato la dimora di Lyle e di sua moglie Peg, è tornata, in apparenza molto meno ribelle. Ma forse era meglio prima, perché ora pare essere letteralmente invasata per il pastore che guida una chiesa radicale in cui sono convinti tra l’altro che il pargoletto abbia addirittura dei poteri sovrannaturali… Intenso, potente, magnetico, allegorico, connotato con cenni di perfetta efficacia, caratterizzato benissimo sia per quanto concerne gli ambienti che le situazioni e soprattutto i personaggi, in primo luogo proprio Lyle, che sarebbe il perfetto protagonista per un film di Eastwood, così naturalmente e istintivamente pronto a sedersi non dalla parte del torto perché tutti gli altri posti sono occupati, bensì dalla parte giusta, là dove si deve stare per sostenere chi ha bisogno, questo romanzo ha il respiro ampio dell’epica classica. Da leggere, rileggere, far leggere. Perché noi siamo polvere, carne, sangue, sudore: siamo un terreno, arato dall’amore.

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“Spoliazione”

unnamed.jpgdi Gabriele Ottaviani

In certe declinazioni della svolta etica del pensiero politico degli ultimi vent’anni, le configurazioni della violenza sembrano mette­re in pratica un umanismo melodrammatico, paternalistico e senti­mentale che tipicamente si limita alla formulazione di dichiarazioni liberali moderate. Allo stesso tempo, una biosocialità conservatrice basata su malessere e compassione (come nello slogan “conservato­rismo compassionevole” del Partito Repubblicano statunitense) di­venta punto centrale dell’universalismo neoliberale e delle sue eco­nomie morali. Sto pensando, ad esempio, a quello che Lee Edelman ha chiamato “ossessione per la compassione”.

Judith Butler, Athena Athanasiou, Mimesis, Spoliazione – I senza casa, senza patria, senza cittadinanza. Traduzione e cura di Agostino Carbone. Dato per la prima volta alle stampe in questa occasione, il presente testo di Judith Butler e Athena Athanasiou, nomi di indubbia autorevolezza a livello internazionale, indaga, prendendo le mosse dal concetto che dà il titolo al volume, ossia quello di spoliazione, nella formulazione che ne è stata data da un altro nume tutelare delle scienze umane e sociali e non solo, cioè Goffman, le modalità attraverso le quali viene declinato nella società attuale, sempre più tristemente abituata all’alienazione e alla sperequazione, quello che da sempre è uno dei principali strumenti per l’autodeterminazione di un individuo e di una comunità, ossia la protesta, nel momento in cui si avverte che si è perlomeno sul punto di venire privati di diritti – cui debbono sempre corrispondere, naturalmente, dei doveri – percepiti come inalienabili. Attraversando il tempo e lo spazio, tra la primavera araba e i gilet gialli, la Grecia flagellata dalla crisi ed economica meta di vacanza e il movimento Occupy Wall Street che sperava in Sanders e che invece si è ritrovato alla Casa Bianca, e con ogni probabilità vi rimarrà anche per un secondo mandato, Donald Trump, Butler e Athanasiou meditano e fanno meditare.

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“Sotto il falò”

51cIXGSEUfL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mentre si avvicinava, lei si innamorava anche della sua camminata.

Sotto il falò, Nickolas Butler, Marsilio, traduzione di Claudia Durastanti. La cosiddetta America profonda non è certo quella dei palazzoni che vanno a far solletico al cielo col loro agglutinarsi frenetico di cemento, acciaio e vetro: è la terra delle periferie, dei falò, dei grandi spazi, degli orizzonti sconfinati, dei pickup rugginosi, delle ballate impregnate di malinconia come vecchie spugne quella che pare essere realmente più vicina alla natura intima e autentica delle cose. Ed è quella che con inusitata, struggente e mai banale, retorica o artificiosa grazia racconta Nickolas Butler, che tratteggia i profili di uomini, donne, bambini di rara tenerezza, che rappresentano il barlume di una speranza di verità. Da non perdere.

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“Il mondo che ho inventato per te”

88116843829788811684381-300x453.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non abbiamo riprese dell’incidente, Vostro Onore, ma abbiamo il filmato dell’imputato che si avvicina alla scena del crimine e poi corre via, in concomitanza con l’orario stimato della morte. stiamo inoltre aspettando gli esami della polizia scientifica sul sangue trovato sulle scarpe dell’imputato, sulle fibre trovate sulla scena del crimine e sui vestiti della vittima, che crediamo corrispondano a una felpa trovata a casa dell’imputato e che è stata anche identificata nel filmato delle telecamere di sorveglianza.

Il mondo che ho inventato per te, Sarah Butler, Garzanti. Traduzione a cura di Enrica Budetta. Manchester non è una piccola città. Forse per qualcuno che ha altri gusti può non risultare bellissima, d’accordo. Soprattutto se si ha in mente, che so, la Spagna. Un altro clima, un altro mondo, un’altra gente. Un viaggio che può significare davvero una svolta esistenziale. Fatto sta che però il borgo metropolitano tanto caro a Danny Boyle e ai fratelli Gallagher a Stick e Mac sta stretto. Vogliono andarsene. Un attimo prima del volo, però, è un altro e definitivo tragitto quello che, quasi come la Marinella della storia vera, che scivolò nel fiume a primavera, uno dei due intraprende. Per l’altro è la fine, il ritorno alla routine monocorde di sempre. Finché una nuova speranza di salvezza non gli si palesa davanti, per il tramite delle fattezze di un volto bellissimo e dolente… La sensibilità di Sarah Butler è speciale: racconta con credibilità ed empatia l’alterità dell’essere giovani, di fronte allo scrigno di promesse del futuro ma avendo a disposizione per aprirlo una chiave che pare sbagliata. Da leggere.

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“Il cuore degli uomini”

3172626di Gabriele Ottaviani

Trevor era sempre stato così. Il modo in cui l’amava era quasi una morsa, un peso.

Il cuore degli uomini, Nickolas Butler, Marsilio, traduzione di Claudia Durastanti. Al campo scout Chippewa ormai Nelson è un veterano. Sono cinque anni che lo frequenta. Ha tredici anni in quell’ormai un po’ lontano millenovecentosessantadue, e tante doti. Ma non ha amici. cose che capitano, purtroppo. Oddio, in verità uno ce n’è. Si chiama Jonathan: è il ragazzo più popolare della scuola, il solo che sembra stare sempre dalla sua parte. Il solo che gli resterà accanto. Perché il tempo non scalfirà quel legame. Anche se al campo Chippewa ancora nessuno lo sa, men che meno loro. Niente li separerà, anche quando saranno distanti. Nonostante i problemi in famiglia. Nonostante la guerra, atroce, ignobile, crudele, infame, assurda: nella fattispecie, il massacro del Vietnam. Matrimonio, figli, whisky, ipocrisia, generosità, fede, speranza, lealtà, coraggio, la vita, il bene, il male, la verità e la menzogna, quella crudele e quella rassicurante che fa crogiolare nel timore. E cosa significhi davvero essere eroi. E cosa voglia dire sul serio la parola paura. I grandi temi ci sono tutti, la prosa è di esaltante splendore, semplicemente magnifica, struggente, dolorosa, commovente e lirica.

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