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“L’ombra di Iside”

di Gabriele Ottaviani

In effetti il palazzo della regina d’Egitto era diventato in breve tempo il centro degli incontri tra i potenti dell’Urbe. Negli ampi saloni decorati alla maniera egizia si potevano incrociare Cicerone (che aveva ridotto il suo livore nei confronti di Cesare), Antonio, Ottavio, Marco Bruto, Apuleio e un giovanissimo Virgilio che amava declamare i propri celestiali versi nelle stanze della reggia. Dell’accoglienza degli illustri ospiti si occupava Afro Paconio, un liberto che indossava i panni del perfetto anfitrione e amava vezzeggiare i visitatori dispensando goccia a goccia pettegolezzi gustosi. In cambio riceveva confidenze segretissime che subito andava a riferire alla sua padrona Cleopatra.

L’ombra di Iside, Marco Buticchi, Longanesi. Buticchi è un narratore straordinario, che avviluppa alla sua prosa un gran numero di appassionati, che ben volentieri si lasciano conquistare dall’ampio respiro della sua scrittura e dalle ricostruzioni assai ben connotate di ambienti, personaggi, situazioni e contesti storici: dalle sabbie del deserto egiziano riemergono delle tavolette che solo l’archeologa Sara Terracini, moglie di Oswald Breil, può decifrare. Il mistero che affiora da quei geroglifici, però, è destinato a non restare confinato nella dimensione altra di un passato senza contatti con la modernità: nel primo secolo avanti Cristo, infatti, se la figura di Cleopatra risplende d’ogni luce, nell’ombra si muove sinuosa quella di Teie, sin dalla nascita responsabile dell’incolumità della sovrana, e dunque testimone del suo ultimo segreto, quello della morte… Affascinante.

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“Il segreto del faraone nero”

51jGCbLZk0L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Vero, voi rispondete soltanto al vostro unico padrone: il dio denaro. Per quanto riguarda la situazione generale, invece, mi auguro un orizzonte più tranquillo: i rapporti con il clero stanno stemperandosi e penso che presto il console Bonaparte sottoscriverà un concordato. Ma non temete, i vostri acquisti sono al sicuro: non si tratterà di leggi retroattive. Anche i nostri nemici naturali, austriaci e inglesi, sembrano assai meno motivati e presto ci sarà pace anche con loro

Il segreto del faraone nero, Marco Buticchi, Longanesi. La prosa di Buticchi è una garanzia, e qui si conferma: ampia, solida, ben strutturata, prende le mosse da storie potenti e idee brillanti e dà loro suggestiva forma. Nella fattispecie ci troviamo in Egitto, all’epoca della campagna di Napoleone Bonaparte nella terra di Ramsete e Cleopatra, laddove un archeologo compie una scoperta eccezionale. Nel frattempo però le cose si mettono male per il Corso e il suo diplomatico e segretario personale, Louis Antoine de Fauvelet de Bourrienne, stringe un accordo con Robert Goldmeiner, giovane rampollo di una ricca dinastia dalle antiche origini. Un accordo a scopo di lucro, ovviamente, che però è impregnato di morte: non tarderà a palesarsi infatti una lunga scia di sangue… A Tel Aviv invece, nello stato d’Israele, ai giorni, la confessione di una donna sul punto di passare a miglior vita getta un cono d’ombra su un’intera esistenza. E su molte vicende, che affondano le proprie radici nella notte dei tempi… Avvincente, coinvolgente, convincente.

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“La luce dell’impero”

61KJ0TOsu2L.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’imperatore era in piedi all’ingresso del salone delle feste, l’imperatrice al suo fianco ad accogliere gli oltre duecento invitati. Quella, aveva considerato il principe, si sarebbe tradotta in un’ottima operazione per regalare nuovi consensi alla figura imperiale che ormai, dopo la promulgazione di leggi impopolari, era invisa anche alla nobiltà e al clero messicani. A credere in Massimiliano erano rimasti solo i discendenti delle antiche tribù precolombiane, che vedevano nello straniero dai capelli biondi l’avverarsi di un’antica profezia maya. Anche le strategie francesi sembravano essere mutate: da tempo si vociferava dell’intenzione di Napoleone III di ritirarsi da quella costosa e pericolosa avventura, imbarcare soldati e cannoni e scordarsi per sempre il Messico e i messicani. Se fosse rimasto solo con i suoi volontari austriaci, l’imperatore avrebbe rischiato di capitolare dinanzi alla soverchiante superiorità delle truppe di Benito Juàrez. Stringere nuove alleanze e costruire nuovi rapporti interpersonali poteva dunque essere un’ottima via per creare consensi. Il generale Huguet conosceva tutti gli invitati e si era sistemato alla sinistra di Massimiliano per presentare gli ospiti alla coppia imperiale. Quando fu la volta di Carlos Ruiz, il possidente terriero si inchinò dinanzi a Carlotta e piegò il capo davanti all’imperatore che, rispondendo al saluto, disse: «Ho l’impressione di avervi già incontrato, signore». «Non ho mai avuto la fortuna di esservi presentato,Vostra Altezza. E non sapete quanto ciò mi dispiaccia».

La luce dell’impero, Marco Buticchi, Longanesi. Oswald e Sara possiedono uno yacht e sono in crociera. Si sa che però talvolta può succedere che anche i più raffinati ritrovati tecnologici abbiano delle grane: un contrattempo, pertanto, una banale avaria cui porre rimedio per poter riprendere velocemente e tranquillamente il viaggio, li costringe a una breve sosta in un porto a sud di Tijuana, in Messico, laddove i cartelli della droga spadroneggiano pressoché incontrastati. Anche perché chi cerca di mettere loro i bastoni fra le ruote viene fatto fuori senza por tempo in mezzo. Come il giudice che stava cercando di comunicare con i due malcapitati che sanno troppo… Con notevole abilità Buticchi costruisce una storia ad alta tensione che affonda le sue radici nelle pieghe della storia, nella vicenda di un sovrano illuminato, originario di una grande potenza europea del secolo decimonono e nominato in base ad accordi internazionali imperatore del Messico, le cui conseguenze fatte di sangue e morte giungono fino a noi. Da leggere.

 

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“Casa di mare”

Buticchi_piccola.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ultimo di sette fratelli, figlio di un riparatore di carrozze e di una lattaia, mio padre venne alla luce in quell’angolo di mondo in una calda mattina del 1926. Fu iscritto all’anagrafe con una decina di giorni di ritardo, il 21 maggio. Erano tempi difficili per tutti e se, a distanza di anni, gli avessero chiesto che cosa ricordasse della sua infanzia, avrebbe risposto solo: il freddo e la fame. Faceva davvero freddo la mattina presto, poco prima del sorgere del sole. Mentre si recavano al lavoro lui e i suoi fratelli battevano le mani sulle braccia nel vano tentativo di riscaldarsi. Il buio sembrava ancora più scuro. Camminavano in fila indiana lungo la Napoleonica, la strada che collega La Spezia a Portovenere. Albino aveva appena sette anni e non vedeva l’ora di raggiungere il posto di lavoro: accanto alla fornace dove venivano arroventati i ribattini, c’era un bel caldo. Quello era il suo compito: riscaldare i chiodi che avrebbero fissato le lastre d’acciaio dello scafo e di ogni altra parte della nave. Il dovere di sorvegliarne la temperatura e di afferrare i ribattini con delle lunghe pinze di ferro spettava ai ragazzi, mentre gli operai badavano a portare a termine il resto. Spesso i giovani rimediavano dolorose scottature e ancor più brucianti rimproveri da parte degli anziani. Ma almeno guadagnavano qualcosa e potevano vedere le navi crescere, giorno dopo giorno, anche grazie al loro lavoro. Studiare non gli era mai piaciuto. Era riuscito a frequentare la scuola sino alla seconda elementare: aveva appena imparato a leggere e scrivere, quando decise che l’istruzione non faceva per lui. Gli sembrava di perdere il suo tempo seduto in quei banchi massicci di legno scuro e non riusciva a prestare nessuna attenzione alle spiegazioni degli insegnanti perché i suoi sogni volavano altrove. Era buio quando tornava a casa con le mani spellate dai manici roventi delle pinze.

Marco Buticchi, Casa di mare – Una storia italiana, Longanesi. Albino Buticchi, com’è noto, è stato presidente del Milan dal millenovecentosettantadue al millenovecentosettantacinque. È altrettanto noto che suo figlio Marco sia un valido scrittore. Che questa volta si cimenta con la storia di famiglia, che narra con sorprendente e limpida onestà e trascinante e avvincente ritmo, partendo da quella Cadimare, una delle tredici borgate lambite dall’acqua salata del golfo della Spezia, in cui nel millenovecentoventisei suo padre, scomparso da tredici anni, ebbe i natali. Un padre dirigente. Petroliere. Da giovane nella resistenza. Nato povero. Morto cieco dopo che, strozzato dai debiti di gioco, si sparò un colpo in testa, uscendone vivo ma non più vedente. Il sottotitolo, Una storia italiana, è davvero azzeccato, perché tra le pagine si scorge nitidamente anche un ritratto della nostra società interessante e non sontato: in definitiva, un libro da leggere.

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