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“Un respiro nella neve”

di Gabriele Ottaviani

E come si è pagata quell’appartamento?

Un respiro nella neve, Mary Higgins Clark, Alafair Burke, Sperling & Kupfer, traduzione di Annalisa Garavaglia. Virginia, ricca, bella, mondana, è morta. Buttata giù da un tetto di Manhattan durante la celebre notte del Met Gala, quella a cui tutte le celebrità vogliono partecipare e fanno carte false per farsi vedere e immortalare. Sono passati tre anni da quando l’hanno trovata riversa nella neve, e il delitto è rimasto impunito. Il suo personal trainer di vent’anni più giovane è il principale sospettato, ma non certo l’unico, e mentre il tempo passa e la vita, per chi ancora ne ha una, scorre il mistero s’infittisce sempre più, finché… Una garanzia: intrigante, iconico, riuscito.

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“Espatriati ed esuli”

71LrP9hb+GL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Espatriati di generi molto diversi aiutarono gli europei a riconoscere in quello che oggi chiamiamo induismo un sistema religioso…

Espatriati ed esuli nella storia della conoscenza, Peter Burke, Il Mulino. Traduzione di Francesco Francis, edizione italiana a cura di Silvia Salvatici. La diversità è una ricchezza, il punto d’incontro e di contatto fra culture, esperienze, pensieri, lingue, parole, immaginari individuali e collettivi è il luogo insieme astratto e concreto in cui gemma e sboccia, se ne si ha cura, la possibilità del vero progresso: sovente intellettuali anche di chiarissima fama hanno potuto, dovuto, voluto, ma più spesso sono stati letteralmente costretti, affrontare il duro calle dello scendere e salire per l’altrui scale, ma questo non li ha fermati, anzi, ne ha saputo talvolta esaltare il prestigio, e in questo testo si ha una tangibile dimostrazione di quanto il dialogo e la comunicazione siano, sempre, e oggi ancor di più, fondamentali. Da non farsi sfuggire per nessun motivo.

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“La storia culturale”

a56eb58cover28097.jpegdi Gabriele Ottaviani

Lo stile dipende anche dall’occasione…

La storia culturale, Peter Burke, Il Mulino, traduzione di Domenico Giusti. Per cultura si può intendere, come ci insegna il vocabolario, l’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo, l’insieme delle conoscenze relative a una particolare disciplina, il complesso di conoscenze, competenze o credenze (o anche soltanto particolari elementi e settori di esso), proprie di un’età, di una classe o categoria sociale, di un ambiente, il complesso delle istituzioni sociali, politiche ed economiche, delle attività artistiche, delle manifestazioni spirituali e religiose, che caratterizzano la vita di una determinata società in un dato momento storico, in etnologia, sociologia e antropologia culturale, l’insieme dei valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento, e anche delle attività materiali, che caratterizzano il modo di vita di un gruppo sociale, in archeologia e storia dell’arte, tutti gli aspetti visibili di una cultura e di una civiltà, quali i manufatti urbani, gli utensili della vita quotidiana e gli oggetti artistici, persino, con un ulteriore ampliamento della semantica, e conseguentemente degli usi lessicali, del termine e della connessa fraseologia, l’idealizzazione, e nello stesso tempo la scelta consapevole, l’adozione pratica di un sistema di vita, di un costume, di un comportamento, o, anche, l’attribuzione di un particolare valore a determinate concezioni o realtà, l’acquisizione di una sensibilità e coscienza collettiva di fronte a problemi umani e sociali che non possono essere ignorati o trascurati: è un elemento fondamentale in continua evoluzione per l’edificazione di un’identità, e Peter Burke analizza questo capitale concetto sotto ogni punto di vista, con prosa avvincente e convincente.

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“L’ultima volta che ti ho vista”

41amm6BpTaL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Era troppo tardi per diventare un uomo migliore?

L’ultima volta che ti ho vista, Alafair Burke, Piemme, traduzione di Rachele Salerno. Subito dopo aver compiuto un gesto eroico, un salvataggio straordinario nella metropolitana della Grande Mela, una donna scompare. svanisce. Sparisce. È come se si volatilizzasse completamente. Nessuno riesce più a trovarla, a sapere o capire che fine abbia fatto. Tra coloro che la cercano, naturalmente, la stampa. L’occasione è troppo ghiotta. Per tutti. Anche per McKenna. Che quando vede il video sgranato, unica testimonianza dell’accaduto, riconosce però nella protagonista che ha tirato via dai binari all’ultimo secondo un ragazzo una sua vecchia amica. Susan. Scomparsa da anni senza lasciare traccia. Forse è finalmente pertanto incredibilmente arrivato il momento della verità. Ma… Da non lasciarsi sfuggire.

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“La ragazza che hai sposato”

51hdM4kXo9L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Adesso non sapevo più cosa pensare.

La ragazza che hai sposato, Alafair Burke, Piemme. Traduzione di Rachele Salerno. Un giorno Angela, che conosce gli uomini e per questo non ripone affatto in loro fiducia, incontra un professore di Economia della New York University, corteggiatissimo e con una brillante carriera davanti a sé. Si chiama Jason Powell, e non pensa certo che diventerà l’uomo della sua vita. E invece ci mette su famiglia. Tutto procede tranquillamente per anni, finché un giorno non cominciano a piovere su di lui accuse di molestie. Tutto sembra sul punto di crollare, e lei non sa più è a chi né a cosa credere. Anche perché pure lei custodisce un segreto che se svelato può travolgere tutto come un uragano… Solido, avvincente, coinvolgente, ben scritto.

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“La sposa era vestita di bianco”

download (19).jpgdi Gabriele Ottaviani

Potrebbe averla uccisa e seppellita senza pensare di toglierle l’anello.

La sposa era vestita di bianco, Mary Higgins Clark, Alafair Burke, Sperling & Kupfer, traduzione di Annalisa Garavaglia. Laurie è una diva del piccolo schermo. La sua trasmissione risolve casi insoluti, assicura criminali alla giustizia. La rete per cui lavora è ovviamente entusiasta, e lei ha in mente nuove indagini da condurre, ricerche da fare, segreti da scoprire, misteri da svelare. Questa volta però è la storia a cercare lei, travolgendola di lacrime e rabbia, con tutta la forza di cui solo la disperazione sa essere capace: Sandra è una splendida donna che le chiede di cercare Amanda. Sua figlia. La Sposa Fuggitiva, come l’ha definita la stampa dell’epoca, che se ne è subito dimenticata. Ma non si può chiedere a una madre di scordarsi del frutto del suo seno, che è sparita da cinque anni alla vigilia delle nozze. Dopo un comprensibile e iniziale momento di dubbio, Laurie accetta l’incarico: non sa ancora, però, quel che la attende… Congegnato brillantemente, senza passaggi a vuoto o lungaggini pleonastiche, in ossequio a tutte le canoniche regole del genere, è un bel romanzo ad alta tensione. Da leggere.

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“Il Re Sole”

51EE26ul1+L._SX349_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nel 1688, Luigi XIV aveva cinquant’anni. Era stato sul trono per quarantacinque anni, e per ventisette aveva governato di persona. Di età avanzata, secondo i parametri del xvii secolo, nessuno avrebbe potuto prevedere che il suo regno sarebbe durato per più di un altro quarto di secolo. Il re non era in buona forma fisica, essendosi sottoposto a due operazioni verso la fine degli anni ottanta, la prima delle quali lo aveva portato alla perdita di gran parte dei denti, mentre la seconda, più seria, aveva riguardato la cura di una fistola, che nei circoli ufficiali venne chiamata eufemismisticamente «indisposizione» (Mademoiselle de Scudéry compose un madrigale sull’Indisposizione di Sua Maestà) o «disturbo» (incommodité). In conseguenza della malattia, Luigi si fece più sedentario. In effetti, dopo aver portato la corte al proprio seguito all’assedio di Namur del 1692, rinunciò del tutto a prendere parte a campagne militari. La gotta lo rese inoltre sempre più impedito nei movimenti. Negli ultimi anni lo si sarebbe visto, qualche volta, sulla sedia a rotelle (la sua roulette) nel palazzo e nei giardini di Versailles. Era sempre preoccupato della propria immagine (tanto che un giorno, nel 1704, prese freddo perché trascorse troppo tempo a decidere quale delle numerose parrucche indossare), ma stava cominciando a sottrarsi agli occhi del pubblico.

Peter Burke, Il Re Sole, traduzione di Lucio Angelini, Il saggiatore. È lui lo stato. E non solo. Lui è tutto. È il simbolo dell’antico regime. È l’astro più splendente di tutta la galassia. È il monarca assoluto per antonomasia. È genio e sregolatezza, ossessione e possessione, potere e protervia. Ha fatto la storia. Ha dato il suo nome a un’epoca, e non solo. Ha inventato lo stato moderno per come lo conosciamo, di fatto. Ha soffocato gli ultimi gemiti del feudalesimo, ogni suo gesto era per miracol mostrare. Ma fu vera gloria? Fu tutto vero? Adulazione, megalomania, propaganda? A cosa si deve la sua straordinaria forza iconica? È forse solo l’ennesima declinazione dell’uomo forte cui ci si affida quando le cose vanno male, affinché tutto si risolva senza sforzo, magicamente, come in un’età dell’oro in cui la natura dà frutto senza che si debba faticare per lavorare la terra? O c’è qualcosa di più. Il ritratto di Burke, corredato da immagini superlative, e che si fa anche nello stesso momento, fra le righe e in diversi passaggi in maniera del tutto esplicita, saggio critico sull’arte, la politica, il popolo, il potere e la comunicazione – temi, com’è evidente, di stringente attualità e del tutto contemporanei –, è assolutamente imperdibile.

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“La ragazza nel parco”

978885665393HIG_7d5d3f2773cb9ef4a385aa32e371ba84.JPGdi Gabriele Ottaviani

Ho come la sensazione che mia sorella abbia trascorso tutta la sua breve esistenza in cerca di guai, solo per arrivare a toccare il fondo.

La ragazza nel parco, Alafair Burke, Piemme, traduzione di Sara Marcolini. Essere svegliati da una telefonata desta sempre una sensazione di sorpresa. E raramente ci si aspetta che la notizia che non poteva attendere sia buona. ha il cuore in soprassalto, e al tempo stesso è ancora in quel limbo di incertezza che dà il sonno quando risponde, Olivia. Dall’altro capo del telefono parla una bambina. Le chiede aiuto. Le dice un nome. Un nome che per Olivia vuol dire molto. Tanto. Forse troppo. Jack. Jack Harris. Scrittore. Suo vecchio amore. E si sa, gli amori che non hanno avuto modo di sbocciare sono per definizione quelli indimenticabili. Jack è accusato. Jack è innocente. Olivia lo difende. Ma le cose stanno davvero come sembrano? Un thriller psicologico claustrofobico e ad altissima tensione, che si legge d’un fiato.

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