Libri

“Il futuro degli altri”

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«Giorgio, sono Paolo Brera. Senti, io ti ho fatto una bella pubblicità mettendoti col tuo vero nome nel mio romanzo, e adesso tocca a te, ti devi sdebitare» attacca Brera non appena l’avvocato risponde. «Hai letto i giornali, no? Io sono alla caserma dei carabinieri e c’è un colonnello che mi sta torchiando. Fra poco arriva il sostituto procuratore. Vieni anche tu?» All’altro capo del filo Velezzi acconsente. Il caso è già celebre e potrà trarne un po’ di notorietà. Già il semplice fatto di essere comparso col suo vero nome in un altro romanzo di Brera, Il veleno degli altri, come avvocato difensore della protagonista, gli ha portato un bel po’ di lavoro. «Io ci sto, ma guarda che nel prossimo romanzo, con la protagonista mi ci devi far andare anche a letto, chiaro?» «L’ho già fatto. Il romanzo si chiama L’azienda degli altri e sta facendo il giro dei rifiuti fra i lettori delle maggiori case editrici. Senti però, di letteratura parliamo un’altra volta, se non ti dispiace, adesso corri qui e imbastiscimi la difesa, caro il mio Perry Mason.» «Arrivo. Però guarda che io mi chiamo Raymond Burr, non Perry Mason.»

Il futuro degli altri, Paolo Brera, Clown bianco. È il figlio di uno dei più grandi giornalisti che si ricordino, non solo a livello italiano, una penna finissima e un intellettuale di indubbio spessore, che evidentemente gli ha saputo trasmettere talento e passione: appena fuori dalla Bocconi, ha lavorato lì e altrove come assistente di Storia economica, Diritto privato comparato, Economia politica e Marketing, e poi si è dedicato al giornalismo, alla narrativa, alla poesia, alla fantascienza, a traduzione di Balzac, Puškin, Zorrilla, Turgenev, Sienkiewicz, Machado de Assis, Vazov, Jan Neruda, Caragiale e molto altro ancora. Qui, in ossequio alle leggi della letteratura, che intessono il reale con i loro iridescenti fili e lo rendono diverso da sé, eppure sempre lo stesso, edificando un sistema escheriano di riferimenti e scatole cinesi in cui si resta avvinti e affascinati, narra con brillantezza appassionante la storia dell’assassinio di una donna che pare assai simile a quello raccontato in un giallo allegato a un giornale da uno scrittore, Paolo Brera, su cui dunque si addensano i sospetti. E… Da non perdere.

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“Tutto è in frantumi e danza”

51E629YbaoL._SX348_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sono giorni drammatici. Le dimensioni del nostro debito e della nostra economia mettono in pericolo la sopravvivenza dell’euro e dell’Europa. Forse siamo addirittura sull’orlo di un collasso del sistema finanziario mondiale, perché se salvare la Grecia era politicamente inattuabile ma quantitativamente possibile, salvare l’Italia è impossibile. Tre giorni dopo Silvio Berlusconi rimette le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e io sono davanti alla tv, come milioni di italiani, a guardare le immagini della folla in festa davanti al palazzo del Quirinale. Non so cosa pensare. Quella manifestazione spontanea mi sorprende molto. È un’allegria che mi colpisce e mi fa paura. Festeggiano la sconfitta di colui che è sempre parso loro un tiranno, certo, e magari pensano che ogni problema sia risolto. Non è così, purtroppo. Non hanno idea di ciò che li aspetta. Nessuno, del resto, ce l’ha. Al posto di Berlusconi arriva Mario Monti, e quando l’illustre professore universitario della Bocconi ed ex commissario europeo si presenta alla Camera viene accolto da una salva di applausi che così fragorosa in quelle aule non s’era mai sentita. Il professore rifiuta l’aiuto offerto dalla troika e abbraccia  l’austerity, facendo approvare da un parlamento terrorizzato una durissima manovra fatta di tasse e tagli chiamata “Salva Italia” che ottiene il favore dei mercati e dell’Europa, e l’aiuto della BCE.

Tutto è in frantumi e danza – L’ingranaggio celeste, Guido Maria Brera, Edoardo Nesi, La nave di Teseo. Edoardo Nesi ha vinto il premio Strega sei anni fa raccontando la storia della sua famiglia e della realtà tessile di Prato flagellata dalla crisi. In seguito è anche entrato in politica. Pure Guido Maria Brera è legato per un verso al premio creato da Maria Bellonci: il protagonista di Resistere non serve a niente, romanzo con cui Walter Siti si è aggiudicato nel duemilatredici il prestigioso riconoscimento, pare, stando a quanto riporta Giorgio Dell’Arti nel suo celebre e prezioso Cinquantamila, catalogo di viventi e antologia di storia, essere ispirato proprio a lui. Di natali borghesi, uomo di finanza e di lettere, intesse con Nesi un dialogo interessante e niente affatto canonico in cui i due punti di vista si alternano con ritmo serrato, raccontando a loro modo – progetto ambizioso, ma non superbo, e riuscito – il micro e il macrocosmo della società degli ultimi decenni, i cambiamenti che sono accaduti e le problematiche, determinate da una sempre maggiore sperequazione e dal sedimentarsi di vari errori, politici, sociali, economici, culturali, che si sono verificate.

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