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“Innamorarsi? Bleah!”

51bc8OoL5SL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

— Lo ha scritto Vito — provò a indovinare Diletta. — No! — rispose Gennaro. — L’ho scritto io. A quel punto furono le guance della bambina a diventare rosse. — Io… — farfugliò. — Io… credevo che lo avesse scritto Vito. Non era firmato e me lo ha consegnato lui, non potevo immaginare che fosse di qualcun altro. Ci fu un momento di silenzio, un silenzio pieno di imbarazzo. Nessuno dei due sapeva più che cosa dire, come comportarsi. Intervenne Elisa a toglierli da quella situazione. — Vabbè… — disse. — È stato un equivoco. Gennaro non l’ascoltò. Continuò a guardare Diletta con le gambe tremanti e le guance in fiamme. — Allora non vuoi metterti insieme con me — le disse. — Certo che no! — rispose lei. — A me piace Vito. Mi è sempre piaciuto, da quando eravamo all’asilo. E non mi sembrava vero che finalmente gli piacevo anch’io. Gli occhi le diventarono lucidi. — E infatti non era vero! — concluse. Chiese alla maestra di andare in bagno e scappò all’interno della scuola. Vito, che nel frattempo aveva iniziato a giocare a pallone con gli altri maschi della classe, non si era accorto di nulla. Quando Gennaro lo raggiunse aveva appena fatto un goal e stava esultando come se avesse segnato durante la finale dei mondiali. Se lo poteva permettere perché Ivan era nella sua stessa squadra e non correva il rischio di essere preso per il collo.

Innamorarsi? Bleah!, Giuseppe Bordi, Imprimatur. Innamorarsi va bene, ma, passata la festa, cosa resta? Un male qui, un vuoto in testa. Io, no, no, non mi innamoro più. Così recitano, più o meno, i versi di una celebre canzone, la cui musica si deve addirittura a un certo signor Burt Bacharach. Perché l’amore può anche far male. Può deludere. Può far paura e ribrezzo. Può illudere. Soprattutto, per citar Flaiano, di solito si annuncia col disgusto. Entri in una stanza e la persona che ti sembra odiosa, all’altro angolo della camera, è quella che ti avrà rubato il cuore. Come si fa a capire se si è innamorati? Lo si sa. E basta. Vito ha dieci anni. E alle ragazzine non ci pensa proprio. I baci con la lingua? O mamma, roba da voltastomaco! Però, un giorno… Giuseppe Bordi, autore di teatro, di romanzi e favole, sa come parlare dei ragazzi. Ai ragazzi. Per i ragazzi. Il testo è credibile. Piacevole. Brillante. Emozionante.

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