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“L’ultimo sopravvissuto di Cefalonia”

41lYyhoEbnL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’eccidio fu così violento e atroce che il numero dei morti non fu mai chiarito definitivamente.

L’ultimo sopravvissuto di Cefalonia – Dai campi nazisti ai gulag sovietici, l’incredibile storia di Bruno  Bertoldi, un eroe qualunque, Filippo Boni, Longanesi. Quella di Cefalonia è stata certamente una delle pagine più terribili e dolorose dell’epoca della seconda guerra mondiale, che come ogni conflitto purtroppo porta con sé morte, distruzione, desolazione, abiezione, abbrutimento. Bruno Bertoldi ne è un reduce, ma non è sopravvissuto solo a quell’inferno, non è l’unico momento del secolo breve attraverso il quale con sofferenza è passato: questa è la sua storia. Sembra un film, e anzi, se la vedessimo sul grande schermo non ci crederemmo, forse, ma è la realtà. Da leggere.

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Libri

“Vespa”

cover-MAINdi Gabriele Ottaviani

Vespa – La storia di una leggenda dalle origini ad oggi, Valerio Boni, Stefano Corbara, White Star. Un mito, una leggenda, un prodotto dell’ingegno umano tra i più celebri al mondo nell’ambito del disegno industriale, non semplicemente un mezzo di locomozione, un simbolo, una vera e propria icona, che ha attraversato e attraversa il tempo mantenendosi sempre uguale eppure costantemente cambiando, rappresentando un’emblema d’identità nazionale, di gusto, di stile, un riferimento, un sogno, divenuto realtà grazie al brevetto, preceduto da un prototipo mai commercializzato e detto Paperino, dell’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio che nell’aprile di settantatré anni fa, in un’Italia che si sta ricostruendo, tanto che momentaneamente l’azienda, di cui lo scooter è tale quintessenza da essere sinonimo, nata a Sestri Ponente ma legata a filo doppio alla città di Pontedera, era stata per un certo periodo, sotto le bombe, di fatto spostata in Piemonte, dà il la alla motorizzazione su due ruote del Paese: rivale storica della Lambretta, è semplicemente l’unica e inimitabile Vespa. Quella su cui Audrey Hepburn e Gregory Peck scorrazzano per Roma, per intenderci. E di cui Boni e Corbara fanno un ritratto perfetto.

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“Gli eroi di via Fani”

51sqL-bMsAL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Pasquale Iozzino era nato nel 1919 da una famiglia di braccianti agricoli, a primo conflitto mondiale ormai finito. Non poteva sapere che cosa significasse la guerra, aveva solo sentito dire che era sangue, sofferenza e dominio. Ma quella sera di giugno, mentre in paese c’era un gran fermento, neppure poteva immaginare dal suo podere nelle campagne terrazzate di Casola, tra agrumi, vigne, noci e castagni, cosa stava per accadere. Il Duce aveva appena annunciato l’ingresso in guerra dell’Italia a fianco della Germania contro la Gran Bretagna e la Francia. Pasquale aveva ventun anni e fino ad allora, fino a quella sera, aveva conosciuto esclusivamente le rigorose leggi della natura; sapeva fare il contadino, il bracciante, lavorava sotto padrone, come facevano i suoi fratelli, così gli avevano insegnato i suoi genitori, tra un sacrificio e l’altro, in tutti quegli anni. E poi era analfabeta, non era mai andato a scuola. Gli avevano insegnato a fare la firma per non scrivere una « x » quando fosse stato necessario il suo consenso, ma ciò non era avvenuto quasi mai. Lui fino ad allora si era occupato solo delle bestie, aveva pulito lo sterco nella stalla, aveva menato l’asino quando al mattino si rifiutava di partire con il carretto e si era spezzato la schiena nei campi, di tanto in tanto osservando il Vesuvio e quel panorama unico che ogni giorno gli si apriva davanti.

Gli eroi di via Fani – I cinque agenti della scorta di Aldo Moro: chi erano e perché vivono ancora, Filippo Boni, Longanesi. Prefazione di Mario Calabresi. Sono passati quarant’anni, ma certe ferite non si rimarginano, certi eventi non si possono né si debbono dimenticare. Alla vulnerabile democrazia italiana è stato inferto un colpo terribile il sedici di marzo del millenovecentosettantotto, quando a un incrocio a Roma, a due passi da via della Camilluccia, fu rapito il presidente della DC, Aldo Moro, poi fatto ritrovare cadavere cinquantacinque giorni dopo all’interno di una Renault 4 rossa dalle BR, a via Caetani, dinnanzi alla biblioteca di storia moderna e contemporanea, a metà strada tra la sede del principale partito di governo e quella del più grande partito di opposizione, del tutto contrario alla trattativa coi terroristi, nonché prima compagine comunista d’occidente, e furono crivellati di proiettili da un commando gli agenti della sua scorta, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino, la cui targa in memoria, di recente, proprio sul luogo dell’agguato, è stata ignobilmente vandalizzata. Filippo Boni ne racconta le storie. Da leggere. È importante. Dal punto di vista etico, civile, sociale, politico, morale.

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“Pittrici della rivoluzione”

51SoAaxHKbL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Mayer aveva ripetutamente dipinto scene di nudo, sia maschile che femminile, e perciò aveva violato le leggi imposte dal moralismo imperante e dal perbenismo arretrato e bigotto…
Pittrici della rivoluzione – Le allieve di Jacques-Louis David, Daniela Boni, Monica Manfrini, Pendragon. Louise-Catherine e Anne Guéret, Marie-Anne Paulze Lavoisier, Constance-Marie Blondelu Charpentier, Pauline Desmarquets Auzou, Marie-Guilhelmine Leroulx-Delaville Benoist, Marie-Elisabeth Delaville-Leroulx, Constance Mayer, Angélique Levol-Mongez, Césarine-Henriette-Flore Davin-Mirvault, Marie-Anne Julie Forestier, Nanine Vallain Piètre, Marie-Denise (Nisa) Lemoine Villers, Stéphanie de Virien, Sophie Bertrand Chéradame, Louise-Rose-Julie Duvidal de Montferrier Hugo. Eccole, le regine. Jacques-Louis David, maestro del neoclassicismo, ebbe infatti numerose allieve donne nel suo atelier parigino, allestito all’interno del Louvre. Donne di talento spesso eccelso ma proprio perché donne molto più che sovente dimenticate. Questo libro ne riporta alla luce la memoria. Da non perdere.

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