Libri

“A bocca chiusa”

41W-CxHuhCL.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ora riesco a metterla a fuoco. È completamente calva. Non è più la puttana di prima. È mia madre. Il suo ultimo giorno di vita.

A bocca chiusa, Stefano Bonazzi, Fernandel. Stefano Bonazzi è autore di chiaro talento e artista di multiforme e versatile ingegno e soprattutto di rara e finissima sensibilità: il suo romanzo d’esordio, che a dieci anni di distanza torna in libreria con una nuova edizione, racconta – ricordando nell’atmosfera il bel film Sole negli occhi, il cui titolo riecheggia quello dell’esordio, sessantasei anni fa, di Antonio Pietrangeli, ma qui si fa invece riferimento alla pellicola dostoevskijana di Andrea Porporati con Fabrizio Gifuni, Valerio Mastandrea, Gianni Cavina e Delia Boccardo – la destabilizzante, sconvolgente, potentissima e commovente fino alle lacrime genesi di un assassino, che avendo conosciuto solo il dolore non può che riproporne gli infernali meccanismi. Ma… Da non perdere.

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Libri

“La rivoluzione americana”

416jEKkF-sL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nell’inverno 1775 la spedizione americana contro Quebec fallì miseramente…

La rivoluzione americana, Tiziano Bonazzi, Il Mulino. Molti non l’hanno considerata né ancora la considerano una vera e propria rivoluzione, tanto che quando si pensa a questo termine di norma alla mente sovvengono con maggior probabilità e frequenza di primo acchito immagini ambientate dall’altra parte dell’Atlantico rispetto ai lidi su cui giunsero i pellegrini della Mayflower, ossia in Francia al tempo dei sanculotti o al massimo in Russia quando si abbatte, non senza carneficine varie, il regime pur protervo e repressivo degli zar: altri invece la considerano il vero caposaldo della libertà. Anche se non ha dato vita a una vera e propria democrazia, perché le varie élite si sono messe di traverso. La rivoluzione americana, che in Italia a scuola di solito si studia, come del resto la guerra di secessione, che si conosce più per Via col vento che non per altro, poco e male, è in realtà un evento complesso e variegato, che pose le basi per uno stato liberale di decisa impronta illuminista, pur con tutti i limiti dell’epoca, l’incipit della modernità politica piena di difetti e contraddizioni che ancor oggi viviamo: il saggio è agile, approfondito, da leggere.

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“L’abbandonatrice”

4139SUFwhaL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Allora io tendevo l’orecchio e ascoltavo, e in effetti li sentivo, quei singulti, tutti quei piccoli lamenti strozzati che Jarrett lanciava a cadenza quasi regolare, mentre si piegava sui tasti, ed era proprio come scopare, pensavo, sì, quell’uomo stava letteralmente scopando il suo pianoforte, eppure spesso non riuscivo a trattenermi dal ridere. Perché c’era sempre qualche bicchiere di troppo, perché c’era sempre il tuo corpo nudo e perfetto che luccicava imperlato di luna, perché era tutto così tremendamente bello e sereno che proprio non ci riuscivo a restarmene serio.

L’abbandonatrice, Stefano Bonazzi, Fernandel. È un classico e perverso meccanismo, comunissimo, che a ognuno di noi, con ogni probabilità, è capitato di vivere almeno una volta nell’esistenza, di mettere in atto. Farsi del male per non soffrirlo da mani altrui. Rinunciare per paura di perdere. Non combattere per essere felici. Avere timore di esserlo. Trovare maggiore rassicurazione nell’impossibile che in un impegno costante, continuo, reale. Perché più forte della responsabilità è la fuga da essa, nel sogno, nell’utopia, nell’immaginazione, nella vigliaccheria, nel quieto vivere. Sofia, anima bellissima e fragile come un cristallo, che scintilla di luce commovente e caleidoscopica appena un bagliore la sfiora, è morta. Davide lo sa all’improvviso. Lo chiamano e glielo dicono. Davide era un amico di Sofia. Ne aveva perso le tracce da anni. Davide è gay. Serenamente, più o meno. Ha un compagno, Oscar, che spesso incontra il male di vivere. Davide è un fotografo, e la notizia lo raggiunge durante l’inaugurazione della sua prima mostra. Tra le immagini immortalate si ritrova a dover gestire l’immortalità di un’assenza, di un’immagine che non potrà più ritrarre. Sofia non c’è più. Si è ammazzata. Ha abbandonato prima di essere abbandonata. Ancora una volta. Come chi si innamora di chi non può amarlo. Come chi rifiuta di scendere in pista. Perché? Oltretutto lascia un figlio, Diamante. Con cui Davide fa conoscenza. E niente sarà più come prima… Raramente si leggono pagine così autentiche nella rappresentazione delle mille sfumature dei sentimenti: la prosa di Bonazzi incanta e fa bene all’anima.

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“Abraham Lincoln – Un dramma americano”

download (13).jpegdi Gabriele Ottaviani

Nella mente di quasi tutti i bianchi c’è un disgusto naturale all’idea di un indiscriminato amalgamarsi delle razze bianca e nera e il giudice Douglas intende appropriarsene a suo beneficio […] ma io protesto contro la falsa logica che conclude che se non voglio una donna nera come schiava la debbo necessariamente volere come moglie. Non ho bisogno di averla per nessuna delle due cose, la posso lasciare per i fatti suoi. Da certi punti di vista lei non è affatto mia pari; ma nel diritto naturale di mangiare il pane che guadagna con le sue mani senza dover chiedere permesso a nessuno lei è pari a me e a tutti.

Abraham Lincoln – Un dramma americano, Tiziano Bonazzi, Il Mulino. È un mito. È per eccellenza l’uomo che si fa da sé. È l’incarnazione del sogno americano. È nato contadino. È morto presidente. Ucciso perché ha abolito la schiavitù, primo passo, in tempo di guerra di secessione, di quel lungo e tortuoso cammino per i diritti civili che ha caratterizzato con alterne fortune e spesso gravi lutti la storia recente degli USA. È sui dollari, ricordato in mille monumenti e non solo, personaggio di spicco all’interno di numerose pellicole cinematografiche: è Lincoln. Un uomo di successo, che ha pagato con la vita. La coscienza di un paese in formazione, nato dalla violenza e cresciuto nel sangue, un depresso cronico dall’animo imperscrutabile qui ritratto in maniera vivida, dettagliatissima, plurisfaccettata, profonda, interessante, istruttiva.

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