Cinema

“Bolgia totale”

1411739598882di Gabriele Ottaviani

Roma, periferia, oggi. A otto mesi dalla pensione un poliziotto ormai alla deriva, schiavo di alcol e droghe, si fa scappare un piccolo spacciatore fissato con Il buono, il brutto e il cattivo e preda di evidenti deliri. Ha le classiche quarantott’ore di tempo, all’incirca, per ritrovarlo, altrimenti il suo superiore – corrotto – dirà tutto al capo. Comincia quindi la caccia all’uomo, se così si può dire, nei più reconditi recessi delle varie declinazioni dello squallore, tra un omaggio e una citazione di tanto cinema degli anni Novanta e un po’ di poliziottesco. Il problema sono i dialoghi, per i quali funziona come definizione il titolo stesso del film di Matteo Scifoni, Bolgia totale: francamente alcune battute, soprattutto quelle che deve pronunciare Domenico Diele, già visto in 1992, sono a dir poco inascoltabili. D’altro canto Luca Angeletti e Stefano Fresi, nei loro piccolissimi ruoli, si ritrovano sullo schermo con piacere, così come Xhilda Lapardhaja e Gianmarco Tognazzi; e poi tocca ripetersi: avercene, di professionisti come Giorgio Colangeli. Avercene!

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