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“Italia civile”

c9915f8a4131fc143e6eeecd2c3d1dc5_w140_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

I militanti che si riconoscono nella cultura politica della sinistra, e le loro organizzazioni, hanno sicuramente maturato una forte autonomia e sempre più concepiscono una rappresentanza politica autonoma dei propri interessi associativi.

In particolare negli ultimi vent’anni, con la nascita della cosiddetta seconda repubblica, che doveva stabilire, ma in tutta onestà non sembra sia stato proprio così, all’atto pratico, una netta cesura con i decenni precedenti, i cui mali sono esplosi fragorosamente nella pestilenza di Tangentopoli, che ha scoperchiato almeno in parte il malcostume che era ormai diventato il motore e il propulsore principale dello sviluppo, o perlomeno della coazione a ripetere, del “tiriamo a campare” caratterizzante la procellosa navigazione dello stato italiano, si è comunque verificato un deciso cambiamento dal punto di vista politico e sociale. Il quale, investendo tutti i settori, non poteva non coinvolgere anche il mondo delle associazioni, la parte più attiva, propositiva e sensibile della società civile, quella che, al di fuori del palazzo, si interessa allo stato sociale, e costruisce una rete di assistenza e di mutuo soccorso per i cittadini. Con una messe di dati, un’analisi accurata e uno stile divulgativo Roberto Biorcio e Tommaso Vitale per Donzelli, mettendo sotto la propria lente di ingrandimento i valori, le motivazioni, le opportunità, i significati, gli effetti, le forme, le differenze, le ideologie, le strategie d’azione e le guide della partecipazione associativa realizzano un saggio chiaro e molto interessante, che racconta il nostro tempo con cura e attenzione. Italia civile: quella che siamo, che dovremmo essere, che possiamo diventare.

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