fumetti, Intervista

Alessandro Bilotta e la curiosità

downloaddi Gabriele Ottaviani

Alessandro Bilotta ha scritto il soggetto e la sceneggiatura di Mercurio Loi, e per noi di Convenzionali è un grande piacere intervistarlo.

Che cosa rappresenta la storia per lei?

Un manuale di istruzioni per gli uomini e le loro azioni.

Il suo protagonista ha forse un unico vero superpotere: la sua intelligenza, una spiccata capacità deduttiva. Quanto è importare saper guardare la realtà andando oltre le apparenze per affrontare ciò che sembra misterioso?

Il misterioso non perderà mai la propria natura. Saper guardare la realtà può permetterci di darne un’interpretazione che noi ci illudiamo quanto più vicina al vero.

Anche lei, come il suo protagonista, è guidato da un’innata curiosità?

Ossessiva. Non c’è altra scintilla propulsiva per inventare le storie.

Cos’è per lei il fumetto?

La più antica, più naturale e ancora embrionale forma di espressione degli esseri umani.

Come si fa a far amalgamare al meglio parole e immagini?

Considerandoli unità di misura di un racconto come le note e il tempo sono della musica.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

La serie mensile di Mercurio Loi e la serie annuale del Pianeta dei Morti di Dylan Dog.

Qual è la storia che vorrebbe raccontare?

Vorrei raccontare la stupidità umana, ammesso che non sia un pretesto per sentirmene escluso.

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fumetti

“Mercurio Loi”

mercurio-loi-libreria-fumetteria-primo-volume-bonelli-storiedi Gabriele Ottaviani

Tu non hai ucciso per odio ma per disperazione.

Mercurio Loi, Alessandro Bilotta, Matteo Mosca, Sergio Bonelli editore. Nel milleottocentoventisei Roma è il regno di Annibale Clemente Sermattei Della Genga, dal nome del comune nell’attuale provincia di Ancona in cui si trovano le grotte di Frasassi, ovvero papa Leone XII, cui una fortunata ma fallace leggenda metropolitana ha attribuito la decisione di vietare la vaccinazione antivaiolosa, e distintosi per la durezza con la quale affrontò la società segreta della carboneria e per il rigore con il quale avversò le società bibliche di stampo protestante e sovente finanziate dai massoni. Ma per strade e vicoli chi vi vive può incontrare anche un professore universitario, un tipo affascinante, geniale, brillante, un po’ strano, estroso, eccentrico, colto, con l’aria raffinata di un dandy (sembra anche un po’ il tenente Sheridan di Ubaldo Lay, cambiando quel che si deve) che ha spesso con sé un assistente, Ottone, che dà l’aria di essere molto prossimo proprio alla succitata carboneria. Il professore si chiama Mercurio Loi, e di notte, violando il coprifuoco imposto dal pontefice, indossa persino un mantello, e si diletta in indagini avvincenti, appassionante, enigmatiche. La nuova creazione di Alessandro Bilotta e Matteo Mosca si legge d’un fiato e fa immergere in un mondo dalle proporzioni escheriane, che intriga e conquista, stimola l’intelligenza e incanta. Per tutti gli appassionati di fumetti, di storia e non solo, vista la bellezza delle tavole e la solidità della dimensione narrativa, un’occasione da prendere al volo.

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Libri

“Anatole”

cover225x225.jpegdi Gabriele Ottaviani

A differenza dell’interrogatorio di qualche anno prima, aveva perso l’esuberanza da ragazzino, ora era molto più titubante nel parlare.

Alabama, inizio Novecento. La diffusione della mentalità razzista in zona? Più o meno la stessa della peste in Europa nel milletrecentoquarantotto. Una pandemia, insomma, a voler essere ottimisti. John è un bambino. John Doe. Come tutti i non identificati. Come tutti quelli senza passato. Come tutti gli agenti segreti, coloro i quali debbono nascondersi o non possono rivelare la propria identità, gli ignoti, i figli di nessuno. Almeno per tradizione anglosassone. Da noi il tipo comune è il signor Rossi, in America i soggetti non identificati sono si chiamano John Doe. Jane, se donne. E John è un non identificato. È infatti un orfano. Purtroppo no, non si fa chiamare John Doe perché in realtà ha da svolgere compiti di capitale importanza che non si possono rivelare o deve lavorare nell’ombra per salvare il mondo, tra macchine di lusso e donne bellissime. È semplicemente un bambino senza mamma né papà. Nell’istituto lo chiamano Geremia, come il profeta che ha vissuto un’esistenza da incompreso per colpa di un destino beffardo e onnipotente. Nomen omen, verrebbe da dire. La madre superiora, suor Margareth, gli vuole un gran bene, si preoccupa per lui, per il suo futuro. Perché è un ragazzo intelligente, sveglio, che può diventare qualcuno. Ma è nero, e nessuno vuole adottarlo. Oltretutto il suo corpo sta sbiadendo giorno dopo giorno, per colpa della vitiligine. Tutti dunque lo trattano da reietto. Carità cristiana? Non pervenuta. Ipocrisia? Quanta se ne vuole. Ha bisogno di una buona educazione, deve avere anche lui l’opportunità di raggiungere la felicità. Suor Margareth gli procura un’istitutrice, e Geremia mostra una particolare inclinazione, in particolare per la musica. Quella però che alla suora fa venire in mente il diavolo, quel ragtime che si sprigiona protervo e pagano a un isolato di distanza dal St. Mary, ovvero fendendo l’aria a partire dalle finestre dalla casa di tolleranza. Ma evidentemente Dio a Geremia ha dato un talento, e, che siano  note diaboliche o no, diventa un jazzista di chiarissima fama. Ma poi, quando tutto sembra aver preso la giusta piega… Un thriller che si legge d’un fiato e fila via liscio come l’olio: Tom Bilotta, Anatole, WH Books.

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