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“Il mio filo”

di Gabriele Ottaviani

La moda è tra le industrie più inquinanti…

Il mio filo, Anna Maria Bianchi, Infilaindiana. Artista, stilista, pittrice, textile designer, Anna Maria Bianchi esprime la sua raffinata interiorità anche per il tramite della scrittura: conoscendo però dunque alla perfezione il mondo della moda, con i suoi pregi, i suoi difetti e in generale le sue peculiarità dà vita a un divertente, brillante, intelligente, interessante e istruttivo glossario, e non solo.

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“Gemma”

di Gabriele Ottaviani

Il mio amore

Scopre fiori,

Farfalle e giorni.

Gemma, Anna Maria Bianchi, Infilaindiana. Artista, stilista, pittrice, textile designer, Anna Maria Bianchi esprime la sua raffinata interiorità anche per il tramite della scrittura: questa delicata silloge poetica dal linguaggio piano e immediato, semplice ma non per questo superficiale, indaga l’intera gamma delle emozioni umane spingendo ognuno a guardare anche laddove, dentro di sé, non vorrebbe, per riscoprire il senso più autentico dell’esistenza.

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“Sopra il vulcano”

81wEjTUWIrL._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

La passione per il calcio è trasversale, non risparmia nessuno…

Sopra il vulcano – Il campo, lo scudetto, la vita, Ottavio Bianchi, Camilla Bianchi, Baldini e Castoldi. Prefazione del mai abbastanza compianto Gianni Mura, narratore finissimo, esegeta formidabile, appassionato e competente cronista, di sport e non solo. Ottavio Bianchi è uno dei mostri sacri del calcio italiano e non solo: la compagine che guidò per anni sul tetto del mondo, il Napoli che faceva faville e generava sogni, speranze, gioie, emozioni, illusioni, miti e leggende, gli azzurri del venerato Maradona e di tutti i suoi sodali, i meravigliosi ragazzi emblema di variegate e irrefrenabili passioni e incarnazione di aspirazioni e anelato riscatto, era una strepitosa e spumeggiante macchina da guerra. Contraltare perfetto a questo profluvio pirotecnico e policromo, dunque, la proverbiale riservatezza del suo condottiero, che solo per amore, il più puro, quello verso sua figlia, cede al racconto, sobrio ma sincero, di una vita votata allo sport, al lavoro e ai valori, regalando a tutti una (auto)biografia bella e preziosa.

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“Andare per fortezze e cittadelle”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Meno di novanta chilometri dividono Torino da una delle più impressionanti strutture difensive alpine, la maggiore fortezza di montagna in Europa…

Andare per fortezze e cittadelle, Paola Bianchi, Il Mulino. San Leo, Firenze, Milano, Roma, Napoli, Perugia, Castel Govone, Castel San Giovanni, Castelfranco, Venezia, Malta, Trapani, Ustica, Villasimius, Torino, Fenestrelle, Alessandria, Peschiera, Gaeta, persino il Soratte laddove vides ut alta stet nive trasformato in bunker in tempo di guerra: storica, studiosa, docente, Paola Bianchi percorre in lungo e in largo lo Stivale, non mancando di fare qualche piccola escursione altrove e guida, realizzando un’esegesi dettagliatissima e divulgativa corredata da molte e belle immagini, il lettore alla scoperta di numerosi simboli di potere, monumenti caratteristici del panorama e dell’immaginario collettivo, emblemi riconoscibili ma forse meno conosciuti in realtà di quanto si pensi, tutti legati a vicende interessanti e appassionanti.

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“Il popolo perduto”

41XPaYvRuSL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Alla fine, però, quella sinistra politica che ‘ha dato una buona mano’ è stata travolta e si trova in uno dei momenti più difficili della propria storia. Il prezzo che ha pagato è sotto gli occhi di tutti. Ma che prezzo ha pagato il suo popolo, questo è da capire. Non è un tema accademico, non da ricerca sociologica, non da riflessione politologica. Facciano altri questo utile lavoro. Per me è una spina nella carne. E così, in questo modo, il problema non lo tratto, lo sento. Il popolo ha subìto un arretramento a livello di coscienza politica. È stato ricacciato indietro dalle terre che aveva occupato, dopo che le aveva sgomberate dalle idee dominanti che sono ancora e sempre le idee delle classi dominanti. Le famose casematte conquistate, si guardi come sono state abbandonate l’una dopo l’altra. Non è che erano scomparse le ragioni delle lotte. È che quelle ragioni non avevano più trovato le forze per farle valere: soggettività, organizzazione, direzione, volontà. Questo è stato il dato drammatico, l’actus tragicus che ha accompagnato il nostro tempo. La grandezza del Novecento, che esattamente così ha fatto epoca, è che quelle ragioni avevano trovato soggetto, pensiero, potenza. E tra lotte e organizzazione si erano imposte. La politica aveva prodotto storia. C’è da capire questo e so quanto sia ormai difficile se non addirittura impossibile farlo capire nel campo in cui mi trovo a parlare, dominato da questo totalizzante progressismo democratico. Non c’è un popolo-tutto, c’è un popolo-parte. È il punto di vista di parte che fa del popolo un soggetto politico. Senza punto di vista di parte, non c’è politicamente popolo. C’è sociologicamente, nella democrazia che pure si dice politica. C’è nazionalisticamente, in una inconsapevole parodia dell’unità-totalità di popolo nei totalitarismi. Due forme di neutralizzazione e di spoliticizzazione del concetto di popolo.

Il popolo perduto – Per una critica della sinistra, Mario Tronti, Andrea Bianchi, Nutrimenti. Io cerco la sinistra, la cerco e non la trovo, qualcuno potrebbe dire parafrasando il noto motivo che verteva sulla sparizione della celebre Titina: perché in effetti la politica è cambiata, il mondo è cambiato, i valori sono mutati, i sistemi di riferimento si sono modificati, ci si lamenta che i sindacati non abbiano più voce in capitolo ma non si capisce proprio perché mai un giovane, che è già un miracolo se un lavoro, con ogni probabilità nemmeno pagato, quantomeno non adeguatamente, ce l’ha dovrebbe rivolgersi a qualcuno che non pare proprio avere nemmeno gli strumenti mentali per comprendere e tutelare i suoi interessi, l’economia è diversa, tutto negli ultimi decenni è divenuto altro, e i partiti tradizionali e i loro eredi, soprattutto d’area progressista o presunta tale, portavoce, per lo meno in teoria, di chi voce non ha, sembrano, in una società sempre più cattiva, invidiosa, materialista ed egoista, soffrire di una vera e propria crisi d’identità, annacquati come vino di bassa lega. Di questo parla questo libro importante, interessante, approfondito, che induce alla riflessione.

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“L’arte di scegliere – Il discernimento”

Cop_arte di scegliere_v2.indddi Gabriele Ottaviani

I frutti del discernimento, che nasce dall’acconsentire all’azione dello Spirito in noi, sono proprio il frutto dello Spirito: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.

L’arte di scegliere – Il discernimento, Enzo Bianchi, San Paolo. Dio già fatto liberi di pensare. Ci ha donato il senso critico. La capacità di scelta, assumendocene, com’è ovvio e giusto che sia, visto che siamo adulti, la responsabilità: il libero arbitrio è la capacità di discernimento. Tra ciò che riteniamo giusto e ciò che reputiamo sbagliato, in primo luogo: Bianchi analizza la questione con dovizia di particolari e con linguaggio semplice e diretto, che arriva al cuore e alla mente. Da leggere.

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“L’amico degli ultimi”

51Rq+nA87HL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Noi abbiamo fatto sempre una resistenza passiva, non siamo state capaci di fare di più, i tempi non ce lo permettevano. Ci arrestavate, ci mandavate in carcere, ci comminavate multe sostanziose, ma il giudice ci rimandava a casa subito e voi tornavate ad arrestarci ancora, finché i giudici si sono stufati di questo sopruso e hanno cancellato l’antica legge del codice fascista che vi permetteva, con un’errata interpretazione, di arrestarci. Con pazienza, con perseveranza, ci siamo costruite un nostro mondo nel quartiere più disgraziato e dimenticato della città, senza dare fastidio a nessuno. Chi ci conosce e ci ha come vicini non ha mai reclamato per la nostra presenza in questi lunghi quarant’anni. Al contrario, venuti a conoscenza dei nostri attuali problemi si sono sentiti in dovere di difenderci da questa ulteriore persecuzione, testimoniando il loro appoggio con una petizione a nostro favore. Ma adesso, onestamente, vi chiedo: dove vorreste che andassimo? Vi siete almeno posti la domanda di quale possa essere l’alternativa per la sopravvivenza? Vi siete chiesti se questa società darebbe un lavoro a noi trans? Se non potete o se non volete risolvere questo problema, non sarebbe più opportuno che continuaste a ignorarci come avete fatto negli ultimi quarant’anni? Noi siamo in grado di sopravvivere senza disturbare nessuno e se è il vostro senso di pudore a essere disturbato (nella motivazione di chiusura si faceva riferimento al fatto che i nostri bassi dovevano essere chiusi perché erano una turbativa al senso del pudore), è un piccolo prezzo che pagate. Credeteci, noi abbiamo pagato e continuiamo a pagare molto di più. In questo quartiere poi, di chi offendiamo il pudore? Degli spacciatori di eroina? Dei venditori di merce contraffatta? Dei tossici scippatori? Non certo dei lavoratori e dei commercianti, perché quelli hanno firmato in blocco una petizione per farci rimanere, coscienti del fatto che simile provvedimento equivale a consegnare il quartiere alla delinquenza, rendendolo invivibile e intransitabile. Ma grazie di tutto, perché in fondo noi siamo felici anche così.

L’amico degli ultimi – Don Gallo visto dalle princesas, Rossella Bianchi, Imprimatur. Il messaggio di Cristo è un messaggio d’amore. Di pace. Di accoglienza. La misericordia ha braccia tanto grandi da avvolgere tutti coloro che le si affidano. È come l’amore di una madre, che all’aumentare dei figli non si divide ma si moltiplica, anzi, si innalza a potenza. E va sempre prima da chi ha più bisogno. Non perché ci sia qualcuno che bisogno non ha, perché tutti necessitiamo d’amore, forse soprattutto chi si fa sempre forza ma poi in fondo non ha forza da sé, e quando smette di illudersi, perché non ha più energie, che il suo amore basti anche per chi non lo prova, piomba nella disperazione più cupa, ma perché l’equità di un mondo si vede dal trattamento che riserva ai suoi figli più fragili. E i più fragili hanno avuto, hanno e avranno sempre, perché il suo messaggio è immortale, perché non cessano di vivere i suoi insegnamenti, perché ancora danno frutto i suoi esempi, dalla loro parte don Gallo. IL sacerdote. Il prete dagli ideali pacifisti e comunisti, che ha trascorso tutta la sua vita al fianco degli esclusi, in ascolto delle loro necessità, senza giudizi, senza pregiudizi, senza riserve. Drogati, prostitute, derelitti, per tutti la porta della Comunità di San Benedetto al Porto, a Genova, non è mai stata nemmeno per un attimo socchiusa, figurarsi serrata. Nei suoi ultimi anni di vita terrena don Andrea aveva abbracciato la causa delle transessuali della via del Campo immortalata dal più grande autore che si ricordi, battendosi affinché non  venissero cacciate dai loro bassi, e con il suo aiuto è stata fondata Princesa, presieduta dal duemilanove da Rossella Bianchi, associazione promotrice dei diritti e dell’identità sociale e personale delle persone transgender, che spesso si trovano a non poter nemmeno lavorare perché nessuno assume una persona che ha deciso di affrontare il travaglio di far somigliare il suo corpo a quello che la sua anima le dice. L’amico degli ultimi è un libro necessario.

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“Siamo tutti assetati”

517NahgznnL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Questa donna è anche una figura simbolica.

Siamo tutti assetati – Gesù e la samaritana, Enzo Bianchi, San Paolo. La miseria e la misericordia sono due facce della stessa medaglia, e Gesù è il portatore della verità, del sommo bene, di un messaggio di pace, speranza e carità che nulla ha a che vedere con la venalità e la vanità del mondo, anzi. Quando Cristo incontra la samaritana in lei fa sgorgare di nuovo la fiducia nella salvezza: e come lei siamo tutti noi, spesso scossi dinnanzi al dolore e all’ingiustizia del creato, assetati di giustizia. E beati sono coloro che hanno sete di giustizia, perché saranno dissetati. Enzo Bianchi divulga e induce alla riflessione. Da leggere.

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“Le ultime parole di Gesù”

61+KTqROpsL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Era venuto per i malati e non per i sani, per i peccatori e non per i giusti…

Le ultime parole di Gesù – Sigillo di tutta la sua vita, Enzo Bianchi, San Paolo. È facile voler bene a chi ci dà sempre ragione, più complicato è porgere, è noto e ovvio, l’altra guancia. Gesù, il figlio di Dio, non è mandato dal padre sulla terra per chi già sta bene, ma per chi ha bisogno di aiuto. Gli ultimi. I derelitti. I poveri. I vilipesi. Gli offesi. Gli umiliati. Gli emarginati. Gli esclusi. I peccatori. Quelli che come diceva Socrate hanno compiuto il male per ignoranza del bene. Quelli che non hanno conosciuto l’amore. Quelli cui nessuno ha mai voluto bene, che non hanno mai sentito sulla propria pelle il vivificante e salvifico calore di un sincero e umano abbraccio. Fino all’ultimo istante, quando è crocifisso senza colpa né peccato sul Golgota in mezzo ai due ladroni, Cristo è amore, agnello di Dio che porta su di sé i peccati del mondo. Enzo Bianchi fa un’accorata e limpida esegesi di un messaggio ancora oggi, per non dire soprattutto oggi, in questi tempi egoisti, rivoluzionario.

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“Il cammino di Emmaus”

61pR56LmWBL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gesù è il giusto maltrattato, vilipeso, disprezzato…

Il cammino di Emmaus – Parola ed Eucaristia, Enzo Bianchi, San PaoloNello stesso primo giorno della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?” Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?” Domandò: “Che cosa?” Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto”. Ed egli disse loro: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Così il vangelo di Luca. Enzo Bianchi è il fondatore della comunità monastica di Bose ed è autore di numerosi testi sulla spiritualità, che con semplciità e senza atteggiamento giudicante o cattedratico inducono alla riflessione. Emmaus è una località della Palestina, che si tende a identificare come un borgo a dodici chilometri a nordovest di Gerusalemme, nominata nelle sacre scritture in quanto Gesù, come si è appena letto, vi è apparso a due uomini, uno dei quali di nome Cleopa. Il passo fa riflettere sulle difficoltà del cammino della fede, quando tutto sembra vano, quando il dubbio intacca la speranza. È proprio quello, allora, il momento in cui essere più saldi, sostenendosi gli uni con gli altri, consapevoli del fatto che inevitabilmente siamo tutti peccatori, ma non per questo sbagliati, anzi, il dialogo con Dio ogni volta si rinnova, e specialmente quando la via si fa più irta lui non abbandona chi in lui crede. Da leggere.

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