Libri

“La sottile linea rossa”

51mDjd5426L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Un terrore smisurato s’impadronì di lui…

La sottile linea rossa, James Jones, Beat, traduzione di Vincenzo Mantovani. Terrence Malick, quando ancora il suo stile sopraffino non aveva preso la deriva arzigogolata e fine a sé medesima delle ultime pellicole, al suo terzo lungometraggio, nel millenovecentonovantotto, ne trae un capolavoro che gli fa vincere l’orso d’oro in quel di Berlino e gli garantisce qualcosa come sette candidature agli Oscar: nel cast Jim Caviezel, Sean Penn, Nick Nolte, Ben Chaplin, Adrien Brody, John Cusack, Woody Harrelson, Jared Leto, George Clooney, John Travolta, John Savage, Miranda Otto, Kirk Acevedo, Penelope Allen e moltissimi altri. È uno dei migliori film drammatici e di guerra di sempre, che prende le mosse dal romanzo, classe millenovecentosessantadue, di James Jones, vero reduce: è l’anno dopo Pearl Harbor quando la compagnia di fucilieri Charlie di un reparto dell’esercito statunitense viene mandata alla conquista di un campo d’aviazione giapponese posto in cima a una collina dell’isola. E in una tale situazione la vera natura di ognuno dei protagonisti, caratterizzata in maniera magnifica, non tarda certo a emergere: conradiano (e anche Kipling riecheggia, sin dal titolo), sensazionale, potentissimo.

 

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“Il caso Mary Bell”

51WVgcK35jL._SX322_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Riassumendo, quello commesso da Mary fu un crimine raro; la sua condizione, però, non lo è. Ed era quest’ultima a richiedere un trattamento specifico.

Il caso Mary Bell – Storia di una bambina assassina, Gitta Sereny, BEAT. Traduzione di Chiara Brovelli. Si legge in un battibaleno perché non si riesce letteralmente a staccare gli occhi dalla pagina tanto è trascinante il ritmo e sono travolgenti e sconvolgenti il dolore, l’orrore, la rabbia, l’indignazione che sono descritti con dovizia di particolari in queste pagine di rara intensità, che non possono non far riflettere, non generare delle domande, non far emergere dubbi, non far ricercare uno stadio più profondo di consapevolezza. Quante volte giriamo la testa dall’altra parte, teniamo lo sguardo fisso altrove rispetto a dove dovremmo, facciamo finta di non vedere, di non accorgerci, mentiamo a noi stessi dicendo di non aver capito quello che invece abbiamo compreso benissimo, di non aver mai avuto idea di ciò in merito a cui abbiamo viceversa sempre avuto un’opinione assai precisa. Se si chiamano tragedie annunciate, del resto, c’è un motivo. E questa è la straziante cronaca di una di quelle. È il millenovecentosessantotto. Siamo a Newcastle. La città del loachiano e sublime Daniel Blake, per intenderci. Mary ha undici anni. Norma tredici. Hanno lo stesso cognome. Non sono parenti. Sono accusate di aver strangolato due bambini. Quattro e tre anni. Norma viene assolta. Mary si becca l’ergastolo. Omicidio colposo. Riformatorio. Carcere vero. Poi la libertà. Gitta è presente al processo. Mary accetta infine di incontrarla. Gitta è sconvolta. Nessuno ha indagato sull’infanzia di Mary. E quando lei lo fa… Devastante. E immorale non leggerlo.

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“La promessa dell’alba”

41cZDQGfDaL.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ancora oggi la sua volontà e il suo coraggio stanno dentro di me, rendendomi la vita alquanto difficile, perché mi impediscono di disperare.

La promessa dell’alba, Romain Gary, BEAT. Traduzione di Marcello Venturi. Senza di loro non esisteremmo. Ci hanno dato la vita. Abbiamo dunque evidentemente verso di loro dei doveri. Non siamo certo una loro proprietà, né un loro prolungamento. Siamo loro figli. Individui distinti. Indissolubilmente legati. Sono i nostri genitori. I nostri antenati più prossimi. Quelli da cui riceveremo in eredità il mondo. E soprattutto il più importante dei lasciti, i loro insegnamenti. Nel bene e nel male, forse specialmente nel male, sono le principali figure della nostra formazione. Sia quando sono presenti sia ancor di più quando sono assenti. E un dubbio non può non affiorare alle soglie della coscienza di tanto in tanto, almeno una volta durante il cammino dell’esistere: se fosse soltanto per loro che ci siamo? Per fare quello che loro non hanno saputo, voluto o potuto fare? Per ripagare i loro sacrifici, anche se nessuno chiede di nascere? Per rendere concrete le loro speranze? Per dare vita e voce ai loro sogni? Romain Gary, un giorno, all’alba della sua vita, da bimbo, fa alla madre una promessa: liberare il mondo dal male. E a questa promessa dedica tutto il libro. Probabilmente la miglior storia d’amore di sempre. Imprescindibile.

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“Lady Elizabeth”

512OlWauaNL._SX325_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sarebbe potuta morire in seguito all’aborto…

Lady Elizabeth, Alison Weir, BEAT. Traduzione di Chiara Brovelli. Hatfield è una splendida, augusta e austera residenza di campagna. Siamo nel sedicesimo secolo, in Inghilterra. Lì c’è Elisabetta. Che attende la sorella maggiore, Maria. Che l’ha odiata lungamente. Ma ora non può non provare un sincero dolore nel comunicarle quello che deve dirle. Anche lei, ora, si ritrova ad aver perso tutto. È una bastarda. Non più principessa. Solo lady. Perché sua madre, Anna Bolena, considerata traditrice, ha subito una sorte infame (del resto essere moglie di Enrico VIII non era propriamente garanzia di serenità…). È stata giustiziata, nella torre di Londra. Ma la sorte che si diverte con scherzi crudeli ha in serbo ancora delle sorprese per colei che riuscirà a salire sul trono… La storia è nota, il racconto è trascinante, intenso, interessante, solido, d’impatto emotivo. Da leggere.

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“Sissi”

51CadUUK9NL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I due giovani continuarono ad amarsi senza accorgersi di nulla e senza interruzioni.

Sissi – La solitudine di un’imperatrice, Allison Pataki, BEAT. Traduzione di Maddalena Togliani. Probabilmente per molti la sua immagine è indissolubilmente legata ai film, in verità non particolarmente straordinari dal punto di vista meramente filmico, ma comunque godibili, e, soprattutto, se paragonati a diverse pellicole contemporanee, spesso addirittura ritenute di interesse culturale generale tanto da beccarsi fior di quattrini da un ministero che poi non riesce a provvedere al degrado di tanti siti archeologici e non solo, veri e propri capolavori della settima arte, la cui protagonista era la bella e sfortunata – come il personaggio in questione – Romy Schneider. Sissi era una donna amata e che ha amato. Ma anche una donna che ha sofferto. Una donna che ha svolto con impegno un ruolo che spesso la soffocava. È stata artefice del compromesso che ha fatto in modo che l’Ungheria placasse i suoi desideri di autonomia. E sui suoi rapporti con il paese magiaro, e con un ungherese in particolare, si è detto tutto e il contrario di tutto. Nel bene e ancor di più nel male… La ricostruzione storica è sotto ogni punto di vista precisa e appassionante, lo stile è brillante, la vicenda è coinvolgente.

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“Il luogo sottile”

51-oC+gmeDL._SX313_BO1,204,203,200_di Gabriele Ottaviani

Il Frattempo, il tempo più spossante di tutti…

Il luogo sottile, Kathryn Davis, BEAT. Traduzione di Martina Testa. Cosa cerca l’uomo se non di superare di giorno in giorno in maniera sempre più marcata i limiti che caratterizzano la sua esistenza? Per essere più ricco, più forte, più felice? E per essere tutte queste cose insieme ciò che costituisce l’aspetto di maggiore importanza è senza dubbio il possesso della conoscenza, talmente fondamentale per l’autodeterminazione di ogni singolo individuo che, a ben guardare, è proprio per essere stati indotti in tentazione a mangiare il frutto di quell’albero che i progenitori di tutti i progenitori, Adamo ed Eva, hanno gettato al vento l’opportunità di far vivere tutti noi nel paradiso terrestre. Ma se conoscere significa superare il limite, significa anche pertanto varcare un confine, luogo-non luogo insieme di conflitto e di contatto, che congiunge e separa, oltrepassare una soglia, un diaframma, una membrana, un luogo sottile, come lo chiamano i Celti. Nella fattispecie di questo romanzo dalla scrittura ammaliante e popolato da una messe di personaggi caratterizzati fin nelle più intime sfumature, colorati come un mazzo di fiori di campo, il luogo sottile è Varennes. Nel New England. Dove vive Mees. Che è giovane. E all’improvviso si accorge di avere un dono. Può ridare la vita a ciò che è morto… Suadente.

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“Il respiro della danza”

download (3).jpgdi Gabriele Ottaviani

Fradici, con metà del bagaglio: ma vivi.

Il respiro della danza, Eva Stachniak, BEAT, traduzione di Ada Arduini. Vaclav Nizinskij – è solo una delle molteplici grafie con cui il suo nome è stato traslitterato – è stato uno dei più importanti ballerini della storia russa. Virtuoso, dotatissimo, geniale, interprete straordinario, vissuto fra il milleottocentoottantanove e il millenovecentocinquanta, nato a Kiev e morto a Londra, figlio di una coppia di danzatori polacchi della nota troupe Lukovic, sempre in giro per città e villaggi, ha incontrato la rivoluzionaria e scandalosa Isadora Duncan e il rude e ammaliante Djagilev, impresario che ne cambierà vita e carriera. Ma il romanzo storico di Eva Stachniak, ben scritto, ben congegnato, elegante, raffinato, ampio e fluido, non è su di lui. Bensì su una figura, caratterizzata assai nel dettaglio, e davvero coinvolgente, rimasta nell’ombra. Fino a questo momento. Ma fondamentale. Quella di una donna che ha compiuto un percorso esistenziale molto simile, alla ricerca della propria identità. Sua sorella, Bronia Nizinskij. Da non lasciarsi sfuggire.

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“Operazione Overlord”

download (2).jpgdi Gabriele Ottaviani

Sul campo di battaglia c’era chi subiva suo malgrado il fascino dello spettacolo della morte.

Operazione Overlord – Il D Day e la battaglia di Normandia, Max Hastings, BEAT, traduzione di Gaetano Salinas. Il sei di giugno del millenovecentoquarantaquattro era un martedì. E proprio quello fu il giorno che venne scelto per l’inizio della riscossa, il piano di sbarco delle truppe alleate in Normandia, l’atto d’inizio di una marcia trionfale attraverso l’Europa partita da quell’epica spiaggia che venne detta Omaha Beach. Ma in realtà non andò proprio così. Non solo perché si dimostrò fondamentale anche il contributo dei sovietici, ma soprattutto perché non fu affatto facile per le truppe alleate domare i battaglioni nazifascisti. Il tributo di sangue fu terribile e altissimo. Max Hastings racconta tutto, con uno stile vibrante di passione civile che non è però affatto privo del magistrale rigore scientifico dello storico. Da non perdere.

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“Inferno”

download (1)di Gabriele Ottaviani

La passività forzata di fronte a un bombardamento era tra le situazioni peggiori che potessero capitare a un soldato.

Inferno – Il mondo in guerra, 1939-1945, Max Hastings, BEAT, traduzione a cura di Roberto Serrai. Sir Max Hastings, storico britannico, corrispondente estero in oltre sessanta paesi, per undici volte inviato in guerra (tra cui quella della Falkland), documentarista pluripremiato per la BBC, insignito di molteplici riconoscimenti per i suoi volumi e per le inchieste che ha condotto, columnist per Daily Mail e Financial Times, con dovizia di particolari, cura, attenzione maniacale per i dettagli e stile asciutto, sobrio, intenso, potente, brillante, chiaro, preciso e puntuale compone una imponente storia del secondo conflitto mondiale, un inferno in terra vero e proprio che non ha risparmiato nemmeno il più recondito angolo del globo e che viene descritto attraverso una coralità impressionante di voci, di storie, aneddoti e testimonianze, analizzando il ruolo delle superpotenze, le alleanze, le strategie, i risvolti politici e umani. Da non perdere.

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“Il gioco delle spie”

51YT-RxfwfL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Avevo visto abbastanza di quell’uomo da riconoscerlo quando lo rividi qualche giorno dopo.

Il gioco delle spie, Georgina Harding, BEAT, traduzione di Martina Testa. Inghilterra, campagna, inverno, millenovecentosessantuno. Un incidente stradale. Una donna muore. Ha origini tedesche. È una madre. Ha dei figli piccoli. Che cominciano quasi subito a rendersi conto però che non mancano le stranezze. E quindi si pongono il problema. E se mamma non fosse stata quella che abbiamo sempre pensato che fosse? E se mamma fosse stata una spia, come quelle del KGB di cui abbiamo appena sentito parlare alla televisione? Si capisce bene che una domanda così non possa rimanere inevasa, e per la nostra protagonista diventa un impegno. Che dura tutta la vita. E che non cesserà di regalarle sorprese. Spesso devastanti… Scritto in stato di grazia e costruito con la precisione di un orologio dal meccanismo perfetto, benché la guerra fredda non sia certo il tema più originale del mondo, in realtà sorprende, convince, conquista, travolge con un ritmo ottimo ma mai inutilmente forsennato e un’inventiva mai iperbolica o esageratamente spettacolarizzata. Da non perdere.

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