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“La baia del francese”

51rD+AHJTpL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La pioggia le scrosciava addosso, mai si era sentita più sola, più perplessa e incapace di agire.

La baia del francese, Daphne Du Maurier, BEAT. Traduzione di Andrea Damiano. Inghilterra, secolo diciassettesimo: Dona è la moglie di un baronetto mortalmente noioso che assieme ai suoi figli, esausta della vita vacua – ma certo invidiabile e privilegiata – che conduce, un giorno fugge e si rifugia presso uno spartano, austero e vagamente inquietante maniero in Cornovaglia. Laddove accade che… La regina del mistero, la maestra del brivido, e non solo: Hitchcock con la gonna, insomma (e non a caso, infatti…). Daphne Du Maurier non ha bisogno di presentazioni, va solo letta, riletta, amata, perché la sua prosa è un assoluto punto di riferimento. Da non perdere.

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“Guardatemi”

41ir-RUa6EL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La mia follia li collocava in situazioni che io non sapevo di conoscere.

Guardatemi, Anita Brookner, BEAT. Traduzione di Amina Pandolfi. Il libro che con ogni probabilità qualsiasi scrittore avrebbe voluto, vorrebbe o vorrà essere in grado di scrivere, e che in generale qualunque persona, nel momento in cui si trova ad affrontare lo spettro terribile della solitudine, avrebbe voluto, vorrebbe o vorrà leggere. Perché è terribile e straziante ma al tempo stesso consolatorio, un’analisi profondissima, delicata e travolgente della condizione umana, che ognuno di noi vive cercando solo in fondo affetto, comprensione, aiuto, amore. Frances, infatti, lavora in una biblioteca e vorrebbe che il suo mondo cambiasse, vorrebbe più attenzione, e… Imperdibile.

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“L’altro figlio”

41BS8sOv4jL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ma avevi detto che mi aiutavi a ritrovare la mia mamma!

L’altro figlio, Sharon Guskin, Beat, traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani. Arriva in libreria anche per i tipi di Beat un romanzo lacerante e sopraffino, bellissimo, da leggere e rileggere. Noah è quello che si dice un bambino prodigio. Conosce perfettamente cose che non dovrebbe, o meglio potrebbe, conoscere, perché nessuno gliene ha mai fatto nemmeno lontanamente cenno. Si esprime con una proprietà di linguaggio assolutamente insolita, appare estremamente maturo. Per non dire troppo. Quella che potrebbe sembrare come una dote però è infatti in realtà motivo di enorme turbamento: è come se il piccolo vivesse in una realtà parallela, altra, dolorosamente separata dal suo contesto come da un insormontabile diaframma, un mondo pressoché incomprensibile in cui si innestano altri livelli, differenti piani, come se Noah stesse vivendo in contemporanea più vite, le esistenze di altre persone. Sua madre, che vive per lui, sempre più si rende conto che qualcosa non va, il che la getta nella completa disperazione: il bambino è nato da una notte d’amore, o meglio di passione, consumata su un’incantevole e seducente spiaggia di Trinidad con un uomo del quale di fatto lei non sa assolutamente nulla e che non è stato più che un fugace intermezzo nella sua vita, e ora Noah è tormentato da incubi e fobie, parla di una “vera casa” nella quale tornare, di una “vera madre” che desidera con tutte le sue forze riabbracciare. Non resta dunque che rivolgersi a uno psichiatra, ma il fato vuole che il professionista presso cui Janie, questo è il nome della madre, e Noah si recano sia un uomo che ha perso tutto, in particolare i motivi per i quali proseguire a vivere: ma… La prosa di Sharon Guskin è delicata, intima, pudica: al tempo stesso riesce però a costruire una narrazione di impatto emotivo straordinario, che procede armoniosa da un colpo di scena all’altro in un crescendo che spiazza e sorprende. Non esistono valide ragioni per perderlo, tutt’altro.

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“L’assedio di Krishnapur”

51hKTRam9dL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

A volte, quando si cerca di scrutare nell’oscurità troppo intensamente, gli occhi vedono cose che non esistono.

L’assedio di Krishnapur, James Gordon Farrell, Beat, traduzione di Vincenzo Mingiardi. Krishnapur è uno dei centri più importanti dell’amministrazione britannica in India, ai tempi dell’impero, nel secolo decimonono. La vita non può che scorrere tranquilla: del resto si sa, gli inglesi, con la loro forma mentis isolana, non fanno che riprodurre ovunque i propri stilemi, e lo si vede anche oggi, nel contesto del bailamme della Brexit o presunta tale. Un giorno però la neghittosa routine viene sconvolta da un evento che apparentemente non sembra nemmeno, osservandolo superficialmente dall’esterno, così grave e significativo: il casus belli d’altronde è per definizione poca cosa, la classica goccia che fa traboccare il vaso, e a quel punto la furia diventa irrefrenabile. Scoppia la rivolta, inizia un assedio: James Gordon Farrell, ispirandosi a un evento realmente accaduto, dà vita a un racconto dall’ampio respiro e dai toni avvincenti e lirici che seduce e conquista.

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“Le sorelle dell’oceano”

51W0nkNRmpL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Vorrei soltanto che fossi felice per me, ci riesci?

Le sorelle dell’oceano, Lucy Clarke, Beat, traduzione di Ada Arduini. Uno squillo nella notte, ed è subito panico. Perché le buone notizie, si sa, possono attendere, sono le cattive che invece volano, corrono, forsennatamente, più veloci della luce, più anche del dolore che portano con sé, e che lascia attoniti, sbigottiti, muti. Le sembrava che fosse il telefono a trillare, ma invece è il citofono: Katie stava sognando il mare quando le dicono che Mia, sua sorella, è morta. Presso una scogliera, dicono. Suicidio, sostengono. Ma lei sa incrollabilmente che le cose non possono essere andate in quel modo, e non può tirarsi indietro. Non può far finta di nulla. Deve leggere quel diario, guardare in faccia la realtà, squarciare il velo dei segreti. E… Mozzafiato.

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“Istituto di bellezza Margaret Thatcher”

51ZDTTnLNpL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Compresi subito che ci sarebbe stato un conto da pagare…

Istituto di bellezza Margaret Thatcher, Marsha Mehran, Beat, traduzione di Chiara Brovelli. Anna Karenina non è soltanto il nome di un’eroina tolstojana: è anche, nella Buenos Aires del millenovecentoottantadue, la capitale dell’Argentina che quattro anni prima ha vinto il campionato del mondo di calcio, e l’euforia ha contribuito, insieme alle note del tango sparate a tutto volume dagli altoparlanti, a soffocare nell’oblio le urla delle vittime incolpevoli del regime militare che vuole contendere l’arcipelago che chiama Malvinas alla lady di ferro della politica mondiale, l’appellativo con cui è noto uno splendido palazzo storico al civico 1796 di Avenida de Florida, dove risiedono un gruppo di fuoriusciti iraniani. Di cui questo romanzo scritto in stato di grazia racconta le numerose vicissitudini, e non solo… Semplicemente un capolavoro.

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“La vita danza solo per un istante”

517JtiliQmL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Per tre giorni il mondo attorno ad Alice si restringe.

La vita danza solo per un istante, Theresa Révay, Beat, traduzione di Roberto Boi. Alice è bella. Intelligente. Brillante. Impulsiva. Audace. Capace. Bionda. Labbra carnose. Occhi cerulei. È la corrispondente del New York Herald Tribune e nella primavera del millenovecentotrentasei, l’anno delle Olimpiadi di Berlino che Hitler sperava si rivelassero come la prova della superiorità della cosiddetta razza araiana e che invece videro il meritato trionfo di Jesse Owens, è in Abissinia. Dove infuria la guerra. Dove gli italiani brava gente stanno bombardando con l’iprite. E lei è lì, per fare il suo mestiere, per raccontare la verità. È sola, ha scelto la solitudine, anche perché è l’unico modo che è riuscita a trovare per elaborare il dolore che praticamente da sempre le squassa il petto, lei che spesso il male di vivere ha incontrato. Ma è l’esistenza, la cui forza è superiore a quella degli individui, a decidere per lei, e… Intenso, appassionante, avvincente.

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“Le regole dell’impegno”

41G5asPwreL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nei giorni che seguirono sembrò quasi che io stessa lottassi contro la morte…

Le regole dell’impegno, Anita Brookner, Beat, traduzione di Elena Dal Pra. Londra, anni Settanta, l’epoca delle battaglie per i diritti civili, della contestazione, della ribellione, della speranza di cambiamento, rinnovamento, modernizzazione: ognuno desidera essere quel che è, padrone del proprio destino, scegliere in totale autonomia le regole alle quali eventualmente decidere di soggiacere. Betsy ed Elizabeth sono due amiche, di lunga data: i loro background sono completamente differenti, eppure le loro strade si somigliano. In particolare per quel che concerne la scelta degli uomini con i quali provare finalmente a vivere sul serio, facendo in modo che nella propria esistenza non sia marginale il piacere. Ma a che prezzo? Attraverso una caratterizzazione assai appropriata di ambienti, situazioni, sentimenti e personaggi Anita Brookner configura un affresco riuscitissimo e variopinto: da non lasciarsi sfuggire.

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“Il potere del cane”

41x+NJSRESL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

All’inizio Rose non riusciva a spiegarsi come mai i suoi pensieri si rivolgessero sempre più di frequente al passato…

Il potere del cane, Thomas Savage, Beat, traduzione di Luisa Corbetta. Postfazione di Annie Proulx. Ingannevole è il cuore sopra ogni cosa, incantevole sopra ogni altro, o quasi, sembra essere questo libro che si legge d’un fiato dispiacendosi solo per il fatto che finisce assai presto, perché appena si volta l’ultima pagina se ne sente già, forte, la mancanza. Phil e George sono due fratelli. Condidvidono un ranch, nel Montana. Hanno lo stesso sangue ma non potrebbero essere più diversi. Il primo, tutto spigoli, nel corpo e nello spirito, è un vincente nato, che però ha scelto di restare a stretto contatto con la terra nella quale affondano in profondità le sue radici, l’altro, grande, grosso e silenzioso, vive nella sua ombra. Un giorno però si innamora. Si sposa. Porta sua moglie al ranch. Per Phil è un tradimento. Un’onta da vendicare… Indagando i meandri più oscuri dell’anima e delle relazioni interpersonali e familiari, Savage scrive un’opera che ha il respiro amplissimo dell’epica. Eccezionale.

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“L’estate prima della guerra”

519gVnBdKtL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Hugh la trovò diversa, trasformata, e non volle dire niente: provò solo il desiderio di farla ridere e volteggiare nella danza.

L’estate prima della guerra, Helen Simonson, Beat, traduzione di Chiara Brovelli. Il Sussex è zona pianeggiante, paludosa e neghittosa, in cui la vita pare scorrere lentissima, placida, tranquilla, imperturbabile, sempre metodicamente identica a sé medesima: Rye è una cittadina nella quale l’eco dei venti di guerra che in quel millenovecentoquattordici, quando l’arciduca Francesco Ferdinando viene assassinato a Sarajevo, scuotono l’intero mondo arriva assai flebile. Un vero e proprio microcosmo in cui le apparenze sono una sorta di perbenista sepolcro imbiancato sotto al quale si confondono le piccole miserie e le più o meno marcate e umanissime idiosincrasie che caratterizzano, in misura maggiore o minore a seconda dei casi, tutta la popolazione, della quale entra a far parte la nuova insegnante del ginnasio, per nulla l’insignificante fanciulla che tutti si aspettavano, ma una ragazza libera e brillante. E… Elegante, convincente, coinvolgente. Da non perdere.

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