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“Il viaggio dei viaggi”

BarberaVIAGGIOpiattodi Gabriele Ottaviani

«Se poteste viaggiare nel tempo una sola volta, scegliereste di viaggiare nel passato o nel futuro?» domandò la guida davanti a un modellino di macchina del tempo che riproduceva quella immaginata da H. G. Wells nel celebre romanzo La macchina del tempo. «Io nel passato» disse Colombo. «Vorrei ritrovarmi tra i dinosauri.» «Parenti tuoi?» disse Greta. «Come no» fece Colombo. «Parliamo dei tuoi antenati?» «Che ne sai tu dei miei avi?» «Ma se lo sanno tutti che il tuo bisnonno era un fascista!» «Ehi, ragazzi, se continuate così, chiudiamo qua e si va tutti al pullman anzitempo» fece il professor Terranova. «Io invece vorrei viaggiare nel futuro» fece Kim. «Il passato in fondo lo conosciamo. Del futuro invece non sappiamo nulla.» «Ne sei proprio sicura?» domandò Terranova. Kim esitò. «Si tratta in effetti di modi differenti di essere curiosi» ammise il professore. «Oserei dire, di due opposte visioni del mondo.»

Il viaggio dei viaggi, Gianluca Barbera, Solferino. Non gli ci vuole molto per capire che niente andrà come aveva immaginato. Prima di entrarvi, il convincimento che infatti il professor Terranova aveva in merito al museo dei viaggi è che si trattasse di un posto come un altro dove condurre la propria scolaresca: in realtà non è affatto così, e poco dopo aver varcato la soglia lui per primo, ma anche tutti i suoi ragazzi, si rende conto che quella che sta per cominciare è l’avventura che racchiude insieme tutte le avventure, un viaggio che nemmeno Jules Verne o Emilio Salgari avrebbero potuto anche solo lontanamente immaginare. Altro che una camera delle meraviglie, è un vero e proprio tesoro, una cornucopia, uno sconfinato universo in continua evoluzione, e… Meraviglioso, travolgente, vibrante, divertente, fresco, brioso, brillante, sorprendente.

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“Marco Polo”

61CW5HWbSrL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Un giorno accadde un fatto increscioso.

Marco Polo, Gianluca Barbera, Castelvecchi. Suggestivo sin dalla calda copertina, il testo, poderoso, ponderoso, immaginifico, raffinato, credibile, ben caratterizzato in ogni aspetto e in tutti i dettagli, sia per quanto concerne i personaggi che per quanto riguarda gli ambienti, le situazioni e le condizioni, di Barbera indaga una dimensione assai particolare, il confine tra la verità e la fantasia, e la rilevanza che questa zona crepuscolare ha nell’esistenza e nell’anima delle persone, attraverso il resoconto della vicenda di un vero e proprio mito. Marco Polo, appunto. Il protagonista di un’avventura magnifica e incredibile. Soprattutto incredibile, anche perché, non volendo deludere i suoi mecenati e i propri anfitrioni, mentre, come se fosse un cantastorie, gira, ritornato a latitudini e longitudini che gli sono più congeniali, di corte in corte, arricchisce di volta in volta le proprie narrazioni di tanti nuovi dettagli, finché… Da leggere.

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“Innovatori sociali”

41gsX8WS9eL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Cooperazione, condivisione, sostenibilità, comunità, relazioni, impatto, impegno, tecnologia, bisogni, disintermediazione, equità, consapevolezza, creatività, territorio e cambiamento: sono questi i concetti chiave dell’innovazione. Di cui il nostro paese ha estremo bisogno. In Innovatori sociali – La sindrome di Prometeo nell’Italia che cambia (Filippo Barbera, Tania Parisi, Il Mulino), con postfazione di Cristina Tajani, assessore alle politiche del lavoro del comune di Milano, gli autori, rispettivamente professore di sociologia economica e borsista di ricerca esperta in analisi dei dati applicata ai valori e alle nuove pratiche di lavoro abilitate dalle tecnologie mobili, indagano la società con impeccabile rigore scientifico, molti dati e una riuscita prosa divulgativa.

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“La truffa come una delle belle arti”

85053f107a7d293118d8eeb6c25dcf96_w250_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

Da ragazzo Arsène Lupin era il mio eroe, diciamo così…

La truffa come una delle belle arti, Gianluca Barbera, Aliberti. La famiglia Lopiccolo è originaria di Catania. I componenti sono diversi. Dal milleottocentoquarantadue, quando ancora l’Italia, di cui attraversano con la loro personale storia le molteplici e travagliate vicende, era tutto fuorché unita, mandano avanti con abnegazione, dedizione, cura, impegno, attenzione e profitto un’attività ben specifica. La truffa. Di cui del resto è imbevuto il mondo sin dalla notte dei tempi. Cos’è infatti d’altro canto la frode se non il palesarsi estemporaneo di un’illusione che sembra irrinunciabile e a cui più di ogni altra cosa si desidera credere per evadere dalla monotonia del quotidiano che pare inappagante? È questa la tesi provocatoria (nessuno è infatti più odioso di chi si approfitta del candore altrui) del brillante, esilarante e composito romanzo di Barbera, che amalgama con successo vari sapori e sin dalla riuscita e geniale copertina fa pensare, rinnovando, cambiando quel che si deve, il pensiero di Boccaccio, che all’onesto ingenuo preferiva lo scaltro, al truffatore come a un novello e rovesciato Don Chisciotte, che anziché combattere contro i mulini a vento li edifica per farne dono a chi sembra non vedere l’ora di scagliare la propria lancia verso quelle pale. Da leggere.

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