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“I sistemi della comunicazione”

di Gabriele Ottaviani

La prospettiva alternativa all’esistenzialismo è il costruttivismo.

I sistemi della comunicazione, Claudio Baraldi, Olschki. Siamo fatti per stare insieme. Per comunicare. Per abbracciarci. Per parlarci. Per confidarci segreti. Per condividere la gioia. Per ripartire il peso del dolore. La comunicazione è una caratteristica innata, indispensabile, ineliminabile dell’essere umani: ma è anche uno strumento di propaganda, di marketing, di lavoro, di persuasione, e, sin da quando l’uomo ha facoltà di parlare, agisce in ossequio a precise strategie, che se da un lato rispondono a esigenze sempiterne dall’altro si evolvono assieme al tempo, alla società e al target di riferimento: questo saggio curatissimo è un’ampia e interessante digressione sul tema. Esaustivo.

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“Sentenza artificiale”

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Hai fatto qualche progresso?

Sentenza artificiale, Barbara Baraldi, Chiarelettere. In un’aula del palazzo di giustizia di Roma, davanti a una folla di astanti, il manager Aristotile Damanakis presenta LexIA, il rivoluzionario algoritmo di sentenza artificiale che stabilisce la colpevolezza di un imputato in un processo penale analizzando con la freddezza imparziale di una macchina senza coinvolgimenti emotivi ogni aspetto del caso, rendendo di fatto pleonastico ogni intervento umano. Cassia, però, audace e affascinante, ha scoperto un’anomalia nel sistema, un pericolo. Per la giustizia. E per sé medesima. Intrigante, potente, avvincente.

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“Osservatore oscuro”

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Il tempo scivolava inesorabilmente verso la fine.

Osservatore oscuro, Barbara Baraldi, Giunti. La Certosa è uno dei luoghi più belli di Bologna: c’era un monastero intitolato a San Girolamo di Casara, di cui è sopravvissuta la chiesa, dedicata, con ogni evidenza, al medesimo santo. È stata soppressa da Napoleone all’epoca del trattato di Campoformio e, in prossimità dello stadio Dall’Ara, ai piedi del colle della Guardia dove si trova il santuario della Madonna di San Luca, appena fuori dal cerchio delle mura della città, come apposito editto bonapartiano imponeva, è diventata sede di un monumentale e meraviglioso cimitero, un vero e proprio museo a cielo aperto. Qui un giorno viene rinvenuto un cadavere. Non che ne manchino, di norma, nei camposanti, ma questo non può essere in alcun modo identificato, non è tumulato, ha la bocca cucita e un tatuaggio sul petto eseguito quando era già passato a miglior vita in cui si legge il nome della giovane profiler della polizia. Che… Un thriller ad altissima tensione scritto magnificamente: mozzafiato.

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