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“La regola del lupo”

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So che alcuni di loro sono stati dentro per rapina, ma sono voci che ho sentito…

La regola del lupo, Franco Vanni, Baldini e Castoldi. Steno, giornalista ventisettenne di un settimanale milanese di cronaca nera che vive nell’albergo in cui la sera fa il barista, indaga, parallelamente a un disincantato maresciallo dei carabinieri di Bellagio prossimo alla pensione, sul delitto di un quarantenne, un uomo che si è fatto da solo, che ha costruito un impero, che, a differenza dei suoi più cari amici, gli ultimi che lo hanno visto vivo, è partito da zero e ha lottato, con le unghie e con i denti. Chi gli ha sparato? E perché lo ha ucciso? Sullo sfondo, meraviglioso, del lago di Como, si dipana una vicenda intensa, avvincente, coinvolgente, convincente, appassionata e appassionante, ricca di sfumature, livelli di lettura e chiavi di interpretazione, classica e originale assieme, elegante e riuscita.

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“Storia di Uliviero”

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Ogni vita ha un suo destino…

Storia di Uliviero, Milagros Branca, Baldini e Castoldi. Baldovino Benci, figlio del barone, e Nennella, bella come il sole, figlia del mezzadro del podere nobiliare, si amano dolcemente, teneramente, con innocenza e passione. Come spesso accade da un amore così nasce un figlio. Come spesso accade da un amore così nasce un conflitto. Perché il ricco diffida del povero, si sa. E così Nennella nasconde il frutto del suo ventre nel tronco di un ulivo, maestoso e magnifico come questo romanzo. Una pianta secolare che nottetempo, in quel millenovecentoventisette, di soppiatto viene sradicata e imbarcata, dalla Puglia verso l’America, per dare il via al sogno di un uomo che si ritrova dunque d’improvviso fra le braccia anche un figlio. E non è che l’inizio di una vicenda straordinaria, narrata in stato di grazia, irresistibile e imperdibile. Parte del ricavato delle vendite va a Sempre con Voi, un fondo realizzato dalla protezione civile con la partecipazione della famiglia Della Valle per la raccolta di donazioni a sostegno dei familiari dei medici e del personale sanitario che hanno perso la vita nella lotta al Covid-19.

 

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“2084”

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Si avvicinava intanto la data prevista per la mostra dei quadri di Livia…

Bello, avvincente, geniale, divertente, appassionato, appassionante, brillante, ricco di sfumature, raffinato, variopinto, distopico (ma neanche poi tanto), orwelliano, espressione di un mondo che non esiste, perlomeno non ancora, ma inventando il futuro parla dell’ipocrisia della nostra storia: altro che “quello del tennis”, come con vezzosa neghittosità ama definirsi; ammesso e non concesso che si possa infatti trattare di una diminutio, va detto che comunque Gianni Clerici è un narratore semplicemente formidabile. Qualora ve ne fosse bisogno questo nuovo romanzo, evocativo e lapidario sin dal titolo e dalla copertina, lempickiana, lo conferma: 2084 – La dittatura delle donne, edito da Baldini e Castoldi, tratteggia il ritratto di una società gerarchica governata da vere e proprie Amazzoni che, come un alveare, riserva al maschile le più umili mansioni. da non perdere.

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“Grossi guai per Miss Kopp”

918jY7hJBCL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I polsi di Felix erano ammanettati dietro la schiena…

Grossi guai per Miss Kopp, Amy Stewart, Baldini+Castoldi, traduzione di Susanna Bourlot. È un sequel. È basato su una storia vera. È un romanzo frizzante e bellissimo, ricco di livelli di lettura e chiavi di interpretazione. È ambientato all’inizio del ventesimo secolo. Parla di una donna che non vuole che la sua professione sia una di quelle che il canone imperante e il maschilismo dell’epoca prevedono. Ma non c’è una legge che le consenta di fare da vice a uno sceriffo: così ha comunque un distintivo, ma più che altro accudisce, a vario titolo, le detenute della sezione femminile di un carcere del New Jersey, finché un’evasione non dà inizio a un rocambolesco inseguimento… Ottimo.

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“Eccetera ne ha di parole”

Screenshot_20190916-132507.pngdi Gabriele Ottaviani

Sei uno dei ricordi più divertenti e belli che porto con me: per sempre.

Eccetera ne ha di parole, Giovanni Benincasa, Baldini e Castoldi. Giovanni Benincasa è un autore formidabile: molta della televisione di maggior qualità porta la sua firma. In questo testo, ricchissimo di livelli di lettura e chiavi di interpretazione, fluido, avvincente, variegato, si rivolge direttamente a chi ha tra le mani il volume, che è come una canzone petrarchesca, deve andare per il mondo a portare un messaggio d’amore, e spera che il lettore, o meglio, la lettrice, lo aiuti in questo compito. Perché un giorno per caso in un mercatino dell’usato uno scrittore si imbatte in una vetusta borsa di cuoio gravida di tenerissime lettere vecchie di quarant’anni tra un suo omonimo e una ragazza di nome Elisabetta: come poter dunque resistere all’impulso, all’anelito, alla brama di ritrovarla, al di là della coltre di polvere del tempo? Incantevole omaggio al potere salvifico e caleidoscopico delle parole, che vanno sempre dette, prima che sia troppo tardi: da non farsi sfuggire.

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“Tutta colpa di mia nonna”

71yd4zV72bL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non sono pronto ad affrontare altri problemi.

Tutta colpa di mia nonna, Manuela Mellini, Baldini e Castoldi. Filippo ha trent’anni. È romagnolo. È un attore. O meglio ci prova. In realtà non è che le cose gli vadano proprio bene, anzi. Il suo agente è un vero guitto, e anche in amore la fortuna non sembra arridergli, a differenza di quanto invece per esempio succede al suo amico e collega Marchino, che ha trovato il successo e anche la serenità sentimentale tra le braccia di un noto interprete. Oltretutto quando le cose sembrano andare per il verso giusto almeno per quel che concerne i sentimenti, visto che incontra una ragazza che lo intriga e che sembra provare interesse nei suoi confronti, non solo la perde di vista, ma è costretto a lasciare la sua scombiccherata quotidianità per un’emergenza familiare: la nonna, con cui non è che vada d’accordissimo, si è impuntata, vuole che, appena persa una sorella, la accompagni nel paese della sua giovinezza, il suo posto delle fragole, il luogo dov’è stata felice. E così per Filippo inizia una nuova avventura. Dai risvolti imprevedibili… Un vero incanto.

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“La ragazza che voleva diventare una geisha”

51j9twyeyol-_ac_us218_-1.jpgdi Gabriele Ottaviani

Intrappolato nelle sue angosce più intime, cercò di concentrarsi…

La ragazza che voleva diventare una geisha, Isabelle Artus, Baldini e Castoldi. Thad si sente un vero e proprio samurai, in tutto e per tutto, nonostante in realtà le sue radici affondino nella terra di Bretagna tante volte immortalata nella sue magnifiche tele da Gauguin a inizio carriera. Pam, dal canto suo, si comporta viceversa assolutamente come se fosse un’autentica geisha, tanto che, sulla Rive Gauche della Senna, in quel di Parigi, ha finanche un negozio di bonsai. Naturale che, nel momento in cui si incontrano, scocchi la fatidica scintilla: la comune fascinazione per il Giappone che li accompagna da sempre nelle loro esistenze è un collante talmente forte e senza dubbio inconsueto che non è difficile per nessuno dei due interpretarlo come un vero e proprio segno del destino, un sogno che, finalmente, dopo troppo tempo passato a sentirsi diversi, si avvera. Ma a rifugiarsi troppo nei sogni si finisce per perdere di vista la realtà, quella dimensione che in effetti spaventa, tanto da spingere a rifugiarsi in un altrove senza pensieri e responsabilità: Thad, pertanto, un giorno, senza il benché minimo preavviso, prende e se ne va. A ritrovar sé stesso. Pam però non può stare senza di lui: pertanto lo segue… Attraverso il lessico del viaggio, che non ha nulla a che vedere col mero – non si tratta di un giudizio di merito, ma solo di una constatazione delle diverse dimensioni, soprattutto dal punto di vista emotivo, di riferimento – turismo, Isabelle Artus fa scoprire al lettore il mondo intimo dei personaggi e quello esterno di una cultura antica, preziosa, complessa, articolata e raffinatissima come quella nipponica, inducendo a meditare sul concetto di identità e sulla propria individuale ricerca di autodeterminazione e di un posto nel mondo in cui veder germogliare la propria speranza di felicità. Da non lasciarsi affatto sfuggire per nessuna ragione.

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“La perfezione”

61yrlmnUM-L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lui sorrise appena, ma qualcosa si era rotto, qualcosa che era bene che si rompesse.

La perfezione, Raul Montanari, Baldini e Castoldi. Adriana è bellissima e fa la cameriera in una pensione valligiana in prossimità di un grande lago dell’Italia settentrionale dove ogni anno viene a passare le vacanze estive un uomo dall’apparenza imperturbabile, che però non sa che in questa specifica occasione ha un vero e proprio appuntamento con il destino. Un destino di morte, esattamente come quella che lui tante volte ha comminato, dato che è un killer professionista. Stavolta però il telefono squilla per lui: all’altro capo ha risposto un collega molto più giovane, e stanno per iniziare tre giorni che decideranno ogni cosa. In tutto questo, però, Adriana… Intrigante e mozzafiato, da leggere, rileggere, far leggere.

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“L’ultima curva”

81RKkAngOuL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ogni saudade è la presenza dell’assenza…

L’ultima curva – Ayrton Senna, la malinconia del predestinato, Furio Zara, Baldini & Castoldi. Tragicamente venuto a mancare a seguito di un incidente di gara che è nella memoria collettiva e davanti agli occhi di ognuno di noi, sia di chi vi assistette in diretta che di coloro i quali hanno avuto modo di osservarlo in altre circostanze, nel corso di una fine di settimana di competizioni motoristiche decisamente infausta, Ayrton Senna, amato, invidiato, detestato, stimato, un combattente offeso (non solo da Piquet, con un eloquio che ha abituato nel corso del tempo a una certa volgare rozzezza), un vincente capace di rialzarsi dalla cenere delle sconfitte ogni volta più forte di prima, rivive in questo ritratto umano e professionale vividissimo, ampio, raffinato, totale e prezioso, per merito della splendida prosa di Furio Zara. Da non perdere: per tutti gli appassionati e non solo.

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“Migrante per sempre”

41JD7NzGYGL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Case di Germania. Case di paese senza il paese.

Migrante per sempre, Chiara Ingrao, Baldini&Castoldi. Così Luciana Castellina, giornalista, scrittrice, presidente onoraria da cinque anni dell’ARCI, deputata per quattro legislature, europarlamentare nonché intellettuale di pregio e chiara fama, presentando l’opera in questione allo Strega del duemiladiciannove: Negli ultimi tempi, nei più importanti festival cinematografici, si moltiplicano i film che i francesi definiscono Cinéma du réel. Altrettanto sta accadendo anche in letteratura, dove si diffonde un genere nuovo di narrativa, che non è puramente finzione, ma neppure semplice cronaca. Se il libro è bello, al piacere dell’intreccio romanzesco si aggiunge il gusto di scoprire che è una storia vera. Nei premi letterari degli ultimi anni, è proprio questa la novità. Questa premessa per spiegare che cos’è Migrante per sempre di Chiara Ingrao, che si apre con i passi nella notte di un clandestino mentre varca la frontiera di Ventimiglia: è il padre della protagonista, Lina, di cui l’autrice ha raccolto la storia. Lina è una bambina che nasce nella Sicilia contadina dei poverissimi anni ’50, il tempo dell’emigrazione massiccia verso l’Europa del Nord, dove anche lei sarà obbligata ad approdare ancora adolescente, strappata al suo paese, alla nonna, alla scuola e a un possibile, più felice avvenire. Nella Germania gelida e ostile si riacutizza il conflitto con una madre amata e odiata, che prima l’ha abbandonata per emigrare e ora le impone la durezza del lavoro in fabbrica, che spezza i sogni e rende difficile ridare senso e speranza alla propria esistenza. Ostinata e ribelle, Lina conquista poco per volta, attraverso incontri umani diversi e un’esperienza associativa, una nuova sicurezza, anche nel rapporto con gli uomini, che le fa vivere una stravagante ma durevole storia d’amore. È già madre e moglie quando torna in Italia. Ma proprio a questo punto scopre che ci si può sentire stranieri anche nel proprio paese, e che la determinazione a trovare la propria strada è un percorso lungo e impervio, nel lavoro, nella famiglia e nel rapporto con se stessa. Chiara Ingrao ci racconta la Sicilia, la Germania e Roma, mescolando i linguaggi e i tempi della vita, che ritrova una compiutezza nella sua linea spezzata: perché Lina resta siciliana, ma continua a portare dentro di sé l’eco di altre voci e altri mondi. Come le dice l’amica peruviana Rosario: «Non sono gli altri a trattarmi da straniera: sono io che ho attraversato troppi luoghi e troppe tribù, per poter scegliere di appartenere a una sola». Ispirandosi a una storia vera, con una prosa che incanta, perché magistrale e connotata fin nel midollo, oltre che da una tessitura preziosa e ricca come una cornucopia di intensi e vividissimi dettagli, soprattutto da una statura etica solidissima che andrebbe presa a esempio e modello, perché tutti siamo per qualcun altro stranieri, perché nessuno può scegliere dove e da chi nascere, e non c’è alcun merito in questo, solo fortuna, Chiara Ingrao parla con voce piena di Lina, bambina in Sicilia figlia di un clandestino e di una donna assente e inafferrabile, cangiante come un riverbero, senza forma come l’acqua, nipote di una nonna bracciante e insieme maestra, ragazza in Germania, terra di lavoro ostile sin dal suono della lingua, donna a Roma, tornata in una casa che casa non è: monumentale.

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