Libri

“Noi contro di voi”

unnamed (2)di Gabriele Ottaviani

Il tunnel avrebbe dovuto proteggere i figli. Ora invece diventa una trappola.

Noi contro di voi, Fredrik Backman, Mondadori, traduzione di Andrea Stringhetti. Nella remota cittadina svedese nota per gli orsi, Björnstad, in cui tutto o quasi ruota attorno alla locale compagine di hockey, lo smantellamento della squadra, che viene smembrata, costringendo così i suoi giocatori a passare nelle file degli arcinemici di sempre, è un colpo durissimo. Il fallimento in apparenza inevitabile viene però in zona Cesarini eliminato dalla lista delle opzioni praticabili grazie alle oscure manovre di un politico di rara scaltrezza: il problema è che prima ancora che inizi il campionato con ogni evidenza l’innocenza è stata perduta, e difficilmente qualcosa potrà di nuovo essere com’era in principio, non fosse altro perché più di qualcuno è letteralmente morto… Simbolico, potente, intenso, destabilizzante: da leggere.

Standard
Libri

“Cose che mio figlio deve sapere sul mondo”

51tD6K+ivwL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lei è talmente più brava di me a fare il genitore…

[…]

Si dice che sia compito dei padri insegnare ai propri figli cosa significa essere uomini. Ma io non ne sono tanto sicuro. Si dice anche che la stragrande maggioranza degli uomini, prima o poi, diventa come il proprio papà. Speriamo che, nel tuo caso, non sia così.

Cose che mio figlio deve sapere sul mondo, Fredrik Backman, Mondadori, traduzione di Anna Airoldi. Non c’è nulla di più bello che dare la vita. Perché è un atto d’amore. E non c’è nulla pertanto che spaventi di più. Visto anche quanto è spaventoso il mondo d’oggi. Non c’è nulla che faccia sentire più inadeguati. Specialmente un uomo, che certo un figlio non lo porta in grembo, e dunque non può costruire lo stesso legame con lui di una donna. Ne potrà costruire certo un altro. Magari pari. Magari migliore. Magari egualmente significativo. Ma non lo stesso. Un uomo ha bisogno di più parole, di solito. E parole come queste, intime come una ballad, divertenti come una barzelletta, dolci come una filastrocca, intense come i sentimenti più puri, e senza un filo di retorica, dell’autore di tante delizie, fra cui l’incantevole Mia nonna saluta e chiede scusa, sono da leggere e rileggere.

Standard
Libri

“La città degli orsi”

51ehzsSLAyL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Da bambine era diverso. Sembra un attimo fa, perché lo era.

La città degli orsi, Fredrik Backman, Mondadori, traduzione di Andrea Stringhetti. A Björnstad non c’è niente. Specialmente d’inverno. Ma paradossalmente proprio nella stagione più ostile in realtà si viene a palesare un’effimera ma sensazionale attrazione, che almeno porta un po’ di vita. Di gioventù. Di buoni, bravi e begli adolescenti. Un enorme lago ghiacciato: palcoscenico ideale per l’hockey. E non solo. Tutto sembra perfetto, tranquillo, sereno, normale. Tutto come sempre. Finché il male che è innato negli uomini non decide di rispecchiare il suo nero volto sul niveo candore della città degli orsi. E… Brillante e ben scritto, avvincente.

Standard
Libri

“Britt – Marie è stata qui”

51PzwtE5NwL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ai creatori di parole crociate piacciono le bombe, quindi Britt – Marie lo sa.

Britt – Marie è stata qui, Fredrik Backman, Mondadori, traduzione di Andrea Stringhetti. Moglie devota, casalinga premurosa, di quelle con la scopetta sempre in mano, sessantatreenne normale, sobria, paziente. E cornuta. E quando lo scopre Britt – Marie, che giustamente ha la sua sacrosanta e senza prezzo dignità, prende e se ne va. Vive da sola. E va all’ufficio di collocamento. Non vuole mica fare la fine di quelle persone di cui nessuno si accorge, che semplicemente spariscono, che un giorno vengono ritrovate quando da troppo tempo non c’è più niente da fare per loro solo perché qualche vicino è infastidito da un cattivo odore di morte. Si vergogna come una ladra, poveretta, ma non ne ha motivo alcuno. Un lavoro ci vuole. E qualunque va bene. Anche nel più sperduto angolo del paese. Dove a breve conquista tutti. Diventa persino allenatrice della locale squadra di pallone. Una presenza mite, dolce, buona, indispensabile. E quando accade qualcosa di terribile in quella scombiccherata e stralunata famiglia che finalmente l’ha accolta con più umanità e comprensione di chi l’ha sempre illusa e data per scontata, si rende conto che il momento che tanto attendeva è arrivato: si rimbocca ancora le maniche, e… Un vero gioiello con una protagonista straordinaria: bisognerebbe farne un film domani. Se non oggi stesso.

Standard
Libri

“L’uomo che metteva in ordine il mondo”

51XGjKxyTBL._SL160_PIsitb-sticker-arrow-dp,TopRight,12,-18_SH30_OU29_AC_US160_.jpgdi Gabriele Ottaviani

A Ove non avevano mai chiesto come fosse la sua vita prima di incontrarla. Ma, se l’avessero fatto, avrebbe risposto che non ce l’aveva, una vita.

L’uomo che metteva in ordine il mondo, Fredrik Backman, Mondadori. Traduzione di Anna Airoldi. C’è bisogno di ordine nel mondo. Ma non perché sia auspicabile la militarizzazione. Anzi, di solito si ammantano con l’esigenza della sicurezza le peggiori infamie. C’è bisogno di ordine perché il caos fa paura. E Ove, oltre ad avere un profondissimo senso di giustizia, è spaventato. Per questo è un bisbetico che nessuno sopporta. Pare il personaggio del vecchio aristofaneo che non faceva altro che intentare causa ogni due per tre contro chiunque. Ma l’apparenza, si sa, inganna: e infatti quando un giorno non può evitare che lo scompiglio venga a bussare di fatto alla sua ordinatissima e svedesissima porta, lui stesso, e con lui tutti i lettori di questa moderna e cristallina fiaba, si accorgerà che… Da non farsi sfuggire mai e poi mai.

Standard
Libri

“Mia nonna saluta e chiede scusa”

download.jpegdi Gabriele Ottaviani

Elsa chiude forte gli occhi, appoggia la fronte sulla spalla del papà e allunga le dita nella tasca della giacca per sfiorare il tappo del pennarello rosso che lui le ha regalato da piccola per correggere gli errori e che è ancora il regalo più bello che abbia mai ricevuto da lui.

Mia nonna saluta e chiede scusa, Fredrik Backman, Mondadori, traduzione di Andrea Stringhetti. Elsa ha sette anni. L’età della spensieratezza. Sì, certo, come no. Per Elsa la sua età non è affatto spensierata. A scuola gli adulti le dicono che è molto matura. Che è come sentirsi dire che si è un tipo. Sei quella strana. Quella diversa. Quella esclusa. Quella che non è come tutti gli altri. Che poi tutti sono diversi da tutti gli altri, ma vaglielo a far capire, al branco, che di norma è fatto di tanti individui che insieme non fanno una testa. Quella che è curiosa delle parole che non conosce e se le cerca sull’enciclopedia. Quella che ama studiare. Quella che anche in compagnia si sente come in una bolla. Quella che i coetanei invitano a giocare solo se devono, quella che guardano da sotto in su. Quella che è parecchio disturbata per la sua età, a volerla dire in maniera schietta. O almeno così lei crede di essere. Perché sono in pochi a rassicurarla, per non dire quasi nessuno. Sua nonna ha settant’anni più di lei, settantasette, due volte sette, uno vicino all’altro, solo che il primo vale dieci volte il secondo. E anche lei non riesce a stare perfettamente allineata in quelli che generalmente sono considerati i canoni della sua età. Faceva il chirurgo. Ha girato il mondo, soprattutto quei posti da cui gli altri scappavano a gambe levate, per salvare vite umane. Va per casa nuda. Dicono che è arzilla. Per non dire sciroccata. La nonna è la migliore amica di Elsa. Anche perché purtroppo per accaparrarsi il ruolo non è che ci sia stato tutto questo sgomitare… Le due stanno in un mondo tutto loro. Un mondo dove tutti possono essere come sono, dove tutti sono diversi e speciali e nessuno è normale, anche perché, come dice la nonna, non sono certo le persone normali a fare le cose speciali, quindi meglio non esserlo affatto. È un mondo che somiglia a una nuvola rosa e non a uno strampalato e stralunato condominio, dove i genitori restano assieme e i compagni di classe non sono bulli feroci senza pietà né anima. Ché l’infanzia difficile ce l’abbiamo avuta tutti, ma noi non ci divertivamo a far del male gratuitamente, diamine. La sorte, però, ama giocare, si sa, e qualche volta le sorprese lasciano in bocca sapore di ferro e fiele: Elsa si ritrova in mano come foglie morte un mucchio di lettere. Sono lettere di scuse. Sono lettere della nonna. E lei le deve consegnare, una per una, a tutti i destinatari. Qui comincia l’avventura… Si dice che si abbia il dovere di essere sempre gentili con gli altri comunque loro si comportino perché ognuno ha un dolore che si porta nel cuore e noi non sappiamo quale sia: sarebbe un dolore grande da sopportare perdere l’occasione di leggere questo straordinario romanzo che emoziona come un tuffo in mare aperto, commuove e incanta. Un balsamo per il cuore.

Standard