Libri

“Un’amicizia”

di Gabriele Ottaviani

Mia madre continua a rovinarmi la vita…

Un’amicizia, Silvia Avallone, Rizzoli. Scrittrice dalla felice vena narrativa, dalla voce potente e raffinata, capace di indagare senza retorica le pieghe delle anime dei suoi personaggi, che si fissano indelebili nella memoria, Silvia Avallone racconta con prosa ampia e suggestiva l’irraccontabile, ovvero l’inquietudine che avviluppa ognuno di noi nel momento in cui ci si trova a chiedersi che cosa rimanga se nessuno ricorda, se nessuno testimonia, se nessuno narra. L’amicizia tra Elisa e Bea è finita ormai da tempo, ma la rimembranza emette un tragico e reboante clangore, incessante e tormentoso nel cuore della prima: perché tutti pensano di conoscere Bea, ma solo Elisa sa cosa quell’ineffabile e prestampato sorriso nasconda in realtà dietro di sé… Da leggere.

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Libri

“Mister No – Revolution – California”

Screenshot (167).pngdi Gabriele Ottaviani

Mister No – Revolution – California, Michele Masiero, Alessio Avallone, Sergio Bonelli editore. Copertina di Emiliano Mammucari, introduzione del già nominato Michele Masiero, postfazione – un vero e proprio affresco dello Zeitgeist degli anni dell’universo underground, della cultura hippie, della rivoluzione sessuale e della lotta per i diritti e la parità – di Gianmaria Contro. Se Mister No fosse nato con un quarto di secolo di ritardo rispetto a quanto rivelato dalla biografia ufficiale, che ne sarebbe stato dell’amatissimo antieroe zampillato dalla fantasia di Guido Nolitta? Con ogni probabilità non avrebbe potuto evitare di rimanere impelagato nell’orribile carneficina della guerra in Vietnam, ma poi, sopravvissuto, non avrebbe potuto far altro che approdare a San Francisco, in un’epoca di contestazione, ribellione, speranze e colorate utopie, che avrebbe vissuto sulla propria pelle. E allora… Da non perdere.

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Libri

“Da dove la vita è perfetta”

AvalloneVITA_300dpidi Gabriele Ottaviani

Cercava un complimento, ne aveva bisogno. Invece la Bruni sembrò non stupirsi più di tanto. E la Marchesi, con cui Dora si era trovata fin da subito, con cui era convinta di aver instaurato un legame speciale, si lasciò scappare una battuta, che forse voleva essere divertente: «Oh, una Cappella Sistina!». Invece la ferì. Metterli alla prova: di continuo, a ripetizione. Era parte dell’iter, era sacrosanto. Però Fabio non ne poteva più. Chiuse gli occhi, si appoggiò a una parete. Ne avevano parlato così tanto, di quella stanza. Si erano talmente emozionati all’idea che lui ci dormisse. Adesso: tutto finito, tutto morto. Solo che Dora non ci pensava neanche, a mollare. La vide impallidire. Serrare le labbra. «Credo non sia una colpa voler offrire al figlio che aspettiamo da anni la sistemazione migliore.» I denti stretti. Il tono polemico all’ennesimo grado. «Migliore.» La Marchesi, dispiaciuta, ripeté quella parola come fosse un peso. «È un aggettivo che non amo. Ne abbiamo già discusso decine di volte, di cosa sia bene, cosa male, cosa normale. Anzi, è stato il primo argomento che abbiamo affrontato, se lo ricorda? Quando abbiamo fatto così tardi che hanno dovuto mandarci via dagli uffici perché stavamo sforando l’orario di chiusura?» Sorrise, affezionata a quell’episodio. «Ma forse» si avvicinò al comodino, prese in mano il libro in cima a una pila, «è il caso di tornarci ancora.» La guardò dritta in faccia. Con pietà, con comprensione. Ma inesorabile: «Sto parlando della sua gamba, Dora».

Doveva accadere, ogni volta. Che ti svegli, e ti sei trasformato in uno scarafaggio. Che ti svegli, e ti vengono ad arrestare. Perché sei colpevole. Lo sei. Anche se non hai fatto niente.

Da dove la vita è perfetta, Silvia Avallone, Rizzoli. Essere madri. Essere padri. Essere figli. La cosa più naturale del mondo, perché la natura si eterna attraverso le generazioni, l’amore che dà frutto e che dà vita. In verità però ciò che in apparenza si manifesta come semplice è nella realtà qualcosa di difficilissimo, tanto da non essere nemmeno definibile, spiegabile, raccontabile pienamente, perché le parole non bastano, non riescono a riprodurre l’intera complessità della questione, che condensa ognuno fra i temi principali della condizione umana. Perché non è un mestiere. Non è qualcosa che si impara. Non si nasce genitori. Lo si diventa. E non esiste una ricetta che sia sempre efficace, che sia sempre perfetta. La strada per la felicità è un sentiero che ognuno trova a modo suo. Con i suoi tempi. Con i suoi spazi. Laddove, spesso, non ci si aspetta affatto che possa succedere. Un luogo niente affatto sperduto ma al tempo stesso isolato, ben definito, è il confine del mondo che cinge Adele, che non aveva aspettative e invece… Zeno invece non spera proprio più. A diciassette anni è già senza desideri… Manuel sembra condannato alla sconfitta, Dora e Fabio a una frattura forse insanabile… Non c’è sacrificio quando si ama, non c’è rinuncia: e da qualche parte, all’orizzonte, tutto si fa chiaro, tutto appare perfetto alla vista. Intenso e poetico, autentico ed emozionante, il romanzo di Silvia Avallone fa bene al cuore.

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