Libri

“Per ultimo il cuore”

unnameddi Gabriele Ottaviani

«Di là c’è il Dipartimento Espressività» dice Gary. «C’è un menu di base. Poi, in aggiunta, i ragazzi possono fare piccoli aggiustamenti. L’unica cosa è che, una volta settata, l’espressione non si può cambiare. Un viso umano funzionale ha trentatré serie di muscoli, ricostruire tutto l’insieme sarebbe troppo costoso, forse impossibile». Stan osserva con interesse un tecnico che fa fare a un viso tutto il repertorio dei sorrisi. «Davvero innovativo!» esclama. «Davvero. Sono stupito». «Figurati che questi sono i meno avanzati» dice Budge con modestia. «Ma la maggior parte degli utenti sono clienti occasionali. Parchi divertimenti, casinò, locali di spettacolo, centri commerciali a tema; oppure i quartieri riservati ai modelli economici in posti come l’Olanda, e anche da noi ce ne sono sempre di più. Qualche cittadina depressa si è già riciclata aprendo una rivendita di robot a poco prezzo, almeno così abbiamo sentito dire». «Le professioniste del sesso sono incazzate nere» dice Derek. «Le costringe ad abbassare i prezzi. Hanno fatto manifestazioni, cercato di distruggere le vetrine, staccato la testa ad alcuni robot, si sono fatte arrestare per danneggiamento della proprietà privata. È un investimento mica da poco, mettere su un centro Possibilibot». «Sì, ma poi fanno le miliardate» dice Gary. «A Las Vegas alzano più con quelli che con le slot, almeno a quanto si dice. Ma è comprensibile, una volta che ci hai buttato i soldi per l’investimento iniziale, è solo profitto. Niente cibo da comprare, non muoiono sul serio e se ne possono fare svariati utilizzi. C’è il lubrificante, di quello ne serve parecchio. Ma sono ragazze resistenti! Una vera potrebbe farne solo, diciamo, una cinquantina al massimo, senza crollare, invece con queste non c’è limite».

Margaret Atwood, Per ultimo il cuore, traduzione di Elisa Banfi, Ponte alle Grazie. Stan e Charmaine si amano. Ma il mondo è un posto dove vivere è sempre più difficile: crisi, violenza, criminalità… Così finiscono per cedere alla lusinga della normalità e della sicurezza promesse da un progetto avveniristico che li porta, è vero, in una città splendida, dove tutti sono in salute e non hanno preoccupazioni, ma dove tutto è anche meramente una merce. E quando si intende tutto, si intende davvero ogni cosa, anche immateriale. Dunque anche l’anima, anche il sesso, anche l’amore. Nessuno li costringe – loro come tutti gli altri – a fare il male, di base, anzi, non vogliono affatto compiere azioni malvagie, eppure, almeno all’inizio, non sanno opporsi in maniera concreta… Il romanzo è una riflessione tagliente e vibrante, un’allegoria potentissima sul libero arbitrio e sulle paure della contemporaneità, sulle rinunce che forse siamo disposti a fare per sentirci più sicuri, ma del cui inevitabile prezzo, con ogni probabilità, non abbiamo piena consapevolezza.

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