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“I passi del tempo”

di Gabriele Ottaviani

La colpa è del tempo che è poco cortese…

I passi del tempo, Francesco Canfora, Armando. Il linguaggio della lirica è quello che l’anima sceglie nel momento in cui, trovandosi dinnanzi a una realtà che sente ostica e ostile, tenta di trovare lo squarcio nella rete, l’anello che non tiene, la smagliatura, la breccia nel muro per il tramite della quale poter intravvedere uno squarcio di mare punteggiato di baluginanti riverberi di sole: Canfora si rifugia nella semplicità arcadica del mondo naturale e regala un anelito di pace. Grazioso.

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“Virus zombie”

di Gabriele Ottaviani

Battipaglia, il posto che mi aveva visto crescere, il posto dei ricordi, delle emozioni, si mostrava adesso in una luce completamente diversa. Superammo i vecchi distributori di sigarette, il tabaccaio, la pompa di benzina, un vecchio bar con i suoi tavolini divelti, le sedie intorno, in uno stato completo di abbandono. Intorno a noi sparuti infetti cercavano di raggiungerci preceduti da quei versi incomprensibili. “Non abbiamo nemmeno deciso dove vogliamo andare prima.” “Vai verso il centro” suggerì Flavio, “vediamo quale dei negozi è a serrande alzate.” Accennai ad un sì con la testa, mentre la Multipla raggiungeva l’incrocio di via Roma con via Mazzini. Proseguivo piano, costretto ad andare a zig-zag tra decine di vetture lasciate sulla strada. Provai ad immaginare la situazione di terrore in cui, improvvisamente, la gente che spesso avevo incrociato, quella stessa gente che conoscevo di vista, insieme a conoscenti, amici, vicini di casa, si era trovata. Quelle persone, con ogni probabilità, avevano creduto fino alla fine che quello che stava accadendo nel mondo, non sarebbe mai potuto arrivare da loro. Immaginai per un attimo i primi infetti, le fughe tutt’intorno, senza meta, i morsi, le auto abbandonate, i bambini che scappavano veloci, le mamme addentate di fronte ai piccoli, trasformazioni improvvise, terrore, paura, confusione. Immagini quasi nitide, se pure solo nella mia mente, e poi, d’improvviso, la città conquistata dai non morti, i sopravvissuti sigillati nei loro appartamenti, e poi le provviste finire, la fame, l’affrontare l’impensabile pur di vincere la disperazione. Quindi lo stato d’abbandono, la desolazione. Pensai a tutto quello per pochi secondi, mentre ci affacciavamo su via Mazzini, in pieno centro. La situazione non sembrava drammatica. Certo, gli infetti non mancavano, deformi, barcollanti. Non era, però, particolarmente disperata. Alla nostra sinistra, il cinema chiuso da tempo osteggiava uno stato di desolazione ancor più evidente…

Virus zombie, Ettore Spatola, Armando editore. Disegnatore, architetto, docente, appassionato di lettura e scrittura, Ettore Spatola, con una prosa alta, ampia e varia, intrigante e interessante, ben congegnata e raffinata, dà alle stampe un romanzo che avvince e convince, edificato con una struttura solida e poderosa, profondamente simbolica: un virus di cui non si conosce nei fatti pressoché nulla sta infatti distruggendo il mondo, l’umanità e la società, privandola di ogni virtù e di tutte le doti più importanti, in primo luogo quella della memoria, strumento che ci consente di conservare l’identità e di mantenere viva la speranza di un futuro migliore e più vero. Da leggere, per conoscere, capire, meditare, ragionare, riflettere.

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“Il tesoro sacrilego”

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Il fato aveva deciso di influire su quella piccola vita in formazione? Chissà…

Il tesoro sacrilego, Pasquale Critone, Armando editore. Avvincente commedia umana che attraversa il Novecento fra misteri, ambiguità e relazioni oscure, imbevute di avidità, che è ciò che agita e anima il mondo, il romanzo, dalle atmosfere finanche gotiche, conturbante e perturbante, intenso e ben congegnato, di Critone, prende le mosse dalla figura di fra’ Matteo, chierico depositario di un certo numero di segreti, che… Intrigante. Nel novero dei magnifici cinquantaquattro che si contendono al momento lo Strega, segnalato per la corsa all’alloro da Antonio Augenti, che è stato Direttore generale del Ministero della Pubblica Istruzione ed è attualmente docente di Educazione Comparata e Diritto dell’Unione Europea, così: «I due protagonisti principali, quelli che danno origine a una serie di eventi che rappresentano la struttura dell’opera, Giovanni e Don Pancrazio, sono accecati dall’avidità della ricchezza a tal punto da far commettere quello che per la comunità è il più grave dei delitti: il furto del tesoro della Madonna Addolorata. Entrambi vivranno inizialmente nel lusso e nello sfarzo, negli agi e nelle raffinatezze, ma successivamente le loro famiglie saranno punite e travolte dal destino. Di indubbio spessore culturale risultano alcune tematiche – la disuguaglianza economica, la libertà e la schiavitù, la condizione femminile e le basi morali della società dell’epoca, i legami di sangue e la solidarietà umana – che emergono come la punta dell’iceberg durante il fruscio delle pagine sfogliate con la richiesta sottesa al lettore di una riflessione attenta.»

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“Cessate ogni comunicazione”

Cattura5.PNGdi Gabriele Ottaviani

Nei ristoranti il pane e la pasta erano spariti quasi del tutto e la carne, di manzo o di vitello, era diventata un sogno del passato. I pochi fortunati che riuscivano a rimediare una fettina di pane, la assaporavano a lungo, staccando una mollichina per volta e portandola alla bocca come fosse l’ostia consacrata. Per le strade la gente si chinava a raccogliere le bucce lasciate da qualcuno più fortunato o meno previdente che sbucciava ancora le arance o le mele. Quelle bucce nascoste subito in tasca rappresentavano a volte il pasto quotidiano. E tanti morivano per la strada. Li vedevi camminare davanti a te e ad un tratto stramazzare al suolo. Quando i morti cominciarono a diventare troppi, i comuni istituirono un servizio particolare. Tutti i cittadini in grado di pagare la cifra richiesta, vennero muniti di un tesserino che dava diritto alla sepoltura. Ogni mattina all’alba, i mezzi della nettezza urbana percorrevano le strade raccogliendo i cadaveri. Quelli che avevano in tasca il tesserino venivano portati al cimitero e seppelliti in fosse comuni. Gli altri venivano scaricati in aperta campagna e quindi bruciati. Incontravamo per le vie bambini denutriti e piangenti che spesso raccoglievamo e portavamo con noi al ristorante per rifocillarli. Ma era molto poco quello che potevamo fare di fronte a una tragedia di quelle dimensioni. Era un aspetto della guerra che non avevo messo in preventivo. La “guerra” doveva essere un avvenimento epico a sé stante: fatta da eserciti contrapposti che si battevano all’ultimo sangue, uomini armati contro uomini armati, in scontri leali ed esaltanti.

Cessate ogni comunicazione – Viva l’Italia!, Anton Solarino, Armando editore. Coriandoli, raccolta poetica premiata ormai diciassette anni or sono, è l’opera edita in vita scritta da Anton Solarino, che nel corso della seconda guerra mondiale ha ricoperto anche incarichi di rilievo fondamentale in ambito militare. Ora, morto, esiste ancora attraverso le sue parole, quelle di un romanzo autobiografico postumo bello sin dalla copertina, dall’impianto classico e dalla grande leggibilità, che con schiettezza e gravità indaga l’assurdità dei conflitti, che non hanno altro esito che non sia la devastazione di esistenze, viepiù fragili, ma al tempo stesso riordinano comunque le priorità, inducendo a riscoprire come semplice piacere la condivisione del poco, la vita in quanto tale. Prezioso.

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“Orizzonti”

Cattura.PNGdi Gabriele Ottaviani

Sul fianco della montagna

ripido sale un sentiero,

sembra cercare le strade invisibili

che nel cielo passano alte;

sul sentiero salgono

i passi dell’uomo

e con essi sale

il suo spirito inquieto

che nel silenzio cerca

le risposte alle sue domande

sulla vita e sul suo mistero.

Orizzonti, Francesco Canfora, Armando editore. Quasi novanta poesie e centoventi haiku, caratterizzati da un lessico potente e immaginifico, in cui non mancano riferimenti, connessioni, legami, ricorrenze, allegorie, simboli, chiavi d’interpretazione e di lettura, sono raccolti in questo curato volume in cui la voce poetica, fresca ma matura, classica ma moderna, suadente ed empatica, di Francesco Canfora, si spiega in tutta la sua forza, penetrando il mistero della vita, della natura, dell’anima, dell’amore. Da leggere, rileggere, far leggere, gustare, assaporare, centellinare.

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“Legami criminali”

CASAMASSIMA-Legami criminali-Cover 15 x 21 31-10-19.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le 22:25: il campanello della casa suonò. «Cazzo!» disse fra i denti mentre istintivamente lampeggiò con gli occhi per illuminare una via d’uscita impossibile. Aspettò l’inevitabile insistenza. Che arrivò puntuale con altri due squilli ravvicinati e prolungati. Smise quasi di respirare, mentre ripescava il rasoio dalla borsa. Troppo tardi per spegnere la luce e la televisione. E poi perché? A che sarebbe servito? Quanta gente esce di casa lasciando appositamente tutto acceso per confondere possibili ladri? «Bob… Bob…» qualcuno, oltre la porta, chiamava il ragazzo. Un altro trillo: questa volta era il cellulare di Bob rimasto sul tavolino davanti al divano. Andò a controllare il display, che lampeggiava “Alex”. Dopo quattro squilli smise di ossessionare. Probabilmente s’era inserita la segreteria telefonica. Doveva sentirla. “Bob sono Alex… Non sei a casa… ? dove cazzo sei…? Fammi sapere qualcosa, e anche in fretta… io sono qui, nell’attico… ci sto entrando adesso…”. Stava ancora ascoltanto quel messaggio dal Samsung quando sentì una chiave che infilava la serratura. Prima di chiudere il cellulare, fece in tempo a scorrere il menu e a memorizzare il numero di Alex. Che, sul pianerottolo, ripose il Nokia in tasca e aprì la porta.

Legami criminali, Pino Casamassima, Armando editore. I luoghi sono diversi. I tempi sono diversi. Le vittime sono diverse. Le modalità non lasciano supporre nessi. Eppure il legame c’è, eccome, la genesi è una, e ha origini incredibilmente pericolose… Casamassima è giornalista, saggista, autore di teatro, in particolare di monologhi, che ha interpretato anche in prima persona: con una prosa bella, limpida, intensa, avvincente, pluristratificata, caleidoscopica, che trascende la mera classificazione tassonomica di genere, dà alle stampe un testo avvincente, ben congegnato, intrigante. Da non farsi sfuggire.

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“Il bene comune”

COSMI-Il bene comune-Cover 14 x 20.jpgdi Gabriele Ottaviani

Che posto hanno competenza e onestà? Sono vere solo quando vanno insieme. Altrimenti c’è il successo, quello può arrivare persino in totale assenza di entrambe. E c’è un problema di che società vogliamo, che società subiamo e soprattutto che società siamo capaci di costruire. (Da che società scappiamo, invece ne abbiamo già parlato, in questi termini: per 100 che vanno via ne arrivano 8). Per esempio il nostro paese ha dei valori collettivi incredibilmente importanti. Quelli che non permetterebbero mai di diventare un Paradiso fiscale. L’Italia attira investimenti esteri diretti per un valore pari al 19% del PIL. Olanda e Lussemburgo in virtù del dumping fiscale attraggono investimenti esteri pari rispettivamente al 535% e al 5.670 del loro PIL. Per non parlare del resto. Gli stessi valori che probabilmente hanno spinto a rinunciare alle centrali nucleari, nonostante accanto abbiamo quelle francesi. E continuiamo ad importare e quindi comunque ad alimentare la domanda senza voler far parte però dei produttori. Ipocrisia si dirà. Predica bene e razzola male. Quei valori che ci spingono a considerare i problemi etici sugli OGM. Eppure è una delle industrie più forti nel mondo, spinge la ricerca. Viene in mente la banca del seme, e il caso di Bibbiano. Paesi nei quali single o in coppia si può accedere alla PMA (procreazione medicalmente assistita). In Belgio, Danimarca, Finlandia, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Spagna. In Italia no, appunto, ma sono lunghissime già le fasi per l’adozione e l’affidamento, ogni cosa (della vita verrebbe da dire) è resa una trafila, difficile, e questo non dà maggiori garanzie, affidabilità, fiducia, efficienza, speranza, crea solo lo spazio e il tempo per sbagliare. Fino adesso non avevo voluto neanche mai parlarne. Proprio perché onestamente non credo di esserne capace. (Poi sono abituata a troppe cause che finiscano ridimensionando, la stampa deve iniziare a prendersi cura del prima. E del dopo). Potremmo parlare poi dell’Italia che “ripudia la guerra”. L’Italia che non prevede la pena di morte. (E spesso molti concittadini si impegnano per difendere altri esseri umani condannati nel mondo). Per quel suo atto estremo. Irreversibile. Che non contempla il recupero. Potremmo proseguire. Ma ne esce un quadro esaustivo. Certo si noterà ci sono differenze. Alcune limitano le libertà e quindi vi è un dibattito più acceso. Altre sicuramente contribuiscono a dare un’idea di Paese etico (cristiano). Il tema dell’immigrazione si immette in questo scenario. Persino quello “dell’insicurezza”. Insomma vedete ci sono davvero troppi temi che ci toccano da vicino per lasciare che a occuparsene siano gli altri, coloro che magari arrivano prima, si fanno meno scrupoli, hanno obiettivi più semplici dei nostri. Le nostre leggi interiori parlano troppo forte, ma devono essere da motivazione in più, non accettiamo di stare fermi. Onestà e competenza sono la Politica. Il resto è un volubile like.

Il bene comune, Benedetta Cosmi, Armando editore. Bentivogli, Resta, Franzini, Bonini, Noseda, Alfieri, Maragliano, Vigliani, Quaglieni, Pacifici, Sabatini, Messa e Rocchietti: è con queste conversazioni con rappresentanti del mondo della cultura, dell’istruzione, della politica, dell’economica, dell’università, della ricerca, del sindacato che si chiude il testo di Benedetta Cosmi, saggista, giornalista, innovation manager, direttrice del primo Dipartimento Innovazione del sindacato Cisl Milano Metropoli, con il progetto Scuola lavoro, in passato consulente della Finanziaria della Regione Lombardia, Finlombarda, regista di una web serie dedicata ai giovani, un volume bello e importante, che indaga ciò che più d’ogni altra cosa e d’ogni altro valore dovrebbe starci a cuore, ossia il bene di tutti, perché solo così possiamo trovarne anche per noi, in una società che è invece sempre più proterva, razzista, invidiosa, egoista, materialista, cattiva. Da non perdere.

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“Otto parole”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Non ammazzerò il tempo con le frasi fatte…

Otto parole, Marco La Piana, Armando editore. Le parole sono importanti, fanno sì che i nostri pensieri diventino tangibili, concreti, ci permettono di comunicare, di condividere, di esprimere l’amore, di esistere, sono un dono prezioso e un’arma pericolosa: le parole sono utili, necessarie, indispensabili, ma spesso anche sopravvalutate, usate a sproposito, eccessive. Quante sono, in fondo, le parole che ci servono? Forse meno, e dunque più significative, di quante pensiamo: La Piana, con delicatezza, umanità e umiltà, attraversa le fasi dell’esistenza descrivendole con lo strumento che è dato alla nostra specie per immortalare la ragione del nostro vagare alla ricerca di un senso più pieno. Interessante.

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“La ragazza del canneto”

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Conosce una ragazza di nome Luana che viene in farmacia a prendere delle siringhe per la dose?

La ragazza del canneto, Marco Pareti, Armando editore. Dottore in pedagogia, impiegato presso una multinazionale, Pareti scrive con bella prosa e ritmo accattivante la vicenda di Carlo, a cui le cose non vanno assai bene, anzi, i problemi non mancano affatto, sia dal punto di vista personale che familiare che, naturalmente, emotivo. Per colmo di sventura si ritrova finanche coinvolto in un’indagine delle forze dell’ordine che, sullo sfondo delle placide e pacifiche sponde, contraltare, o meglio vero e proprio contrappasso delle torbide vicende che a quanto pare nei paraggi si dipanano, delle limpide acque del lago Trasimeno, scenario naturalistico d’indubbio, caleidoscopico e troppo poco noto fascino, debbono dipanare una vera e propria matassa che ingromma un mondo di delinquenza, violenza, prostituzione minorile e traffico di sostanze stupefacenti. Da leggere.

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“La polvere che danza in un raggio di luce”

Screenshot (170).pngdi Gabriele Ottaviani

L’esperienza dell’angoscia e della disperazione permette a Wilde di vedere, alla fine di un lungo processo spirituale, la bellezza di Dio. Il fatto di guardare in faccia al proprio dolore senza maschere, accettando non solo le proprie responsabilità, ma anche la punizione che ne è derivata, produce la vera contemplazione del volto di Cristo. È quasi una rinascita quella che avviene al buio e nel silenzio della terza cella al terzo piano della prigione di Reading. Certamente un’epifania, una rivelazione. La nuova dimensione esistenziale a cui approda Wilde non ha solo una funzione consolatoria, di mero appiglio scagliato alla paura di morire che arriva quando un dolore diventa insopportabile. Rappresenta piuttosto la più alta forma di Amore e Speranza per la vita, la comprensione del loro significato più nascosto e profondo. È l’approdo mistico di un intellettuale che fino a quel momento aveva goduto solo del miele dell’Eden, ma che è stato costretto a cogliere anche i frutti più amari dell’altro lato del mondo. Wilde subisce la perdita più lacerante per un uomo, quella dei suoi figli, ed è in questo momento di totale prostrazione che inizia una sorta di ascesi. Un dolore può essere così forte da spezzare un cuorecome quello di piombo del principe felice nella favola scritta da Wilde per i suoi figli. Da quel momento si può solo alzare lo sguardo e camminare con volontà indistruttibile, perché niente potrà ferire allo stesso modo.

La polvere che danza in un raggio di luce, Lisa Luzzi, Armando editore. La polvere che danza in un raggio di luce, il pulviscolo dorato come quello che si ricavava dalle miniere dello Tmolo di cui Erodoto parlava come dell’unica vera meraviglia, assieme alla monumentale tomba d’Aliatte, della terra di Lidia, per il resto in nulla dissimile da una qualsiasi regione del mondo ai suoi tempi conosciuto, esiste eppure quasi non si vede, non ha peso né materia, verrebbe da dire, ma invece è fondamentale, è come il suono dell’arpa in un’orchestra, non si nota assai in presenza, se ne avverte inesorabile e dolorosa l’assenza: è un perfetto simbolo, un emblema, un’allegoria di quel che più conta nella vita. In primo luogo dunque l’amore, anche quello che non osa proferire il suo nome. Dottoressa in giurisprudenza ed ex docente di scuola privata, Lisa Luzzi prende le mosse da quello che è con ogni probabilità il più struggente testo di Wilde e tra i più emozionanti mai vergati in assoluto, il De profundis, per viaggiare e compiere in questo leggibile, raffinato e denso saggio un’esegesi della conoscenza e del sentimento: da non perdere.

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