Libri

“La lingua materna”

unnamed.pngdi Gabriele Ottaviani

Come bambina – benché non proprio pic­cola – sapevo per esempio di avere un’aria ebraica, e cioè che apparivo diversa dagli altri. Ne ero molto consapevole. Ma non nel senso che mi sentissi inferiore. Era piut­tosto un dato di fatto. Inoltre mia madre, o meglio la gente della mia famiglia, era un po’ diversa, come avviene di solito. C’era­no delle caratteristiche così particolari nel­la mia famiglia, anche agli occhi degli altri bambini ebrei e dei bambini della famiglia, che per un bambino era molto difficile comprendere quali. E allora, dov’erano le differenze? 

La lingua maternaLa condizione umana e il pensiero plurale, Hannah Arendt, Mimesis. A cura di Alessandro Dal Lago. Storica, filosofa, migrante, apolide, perseguitata dal nazismo in quanto ebrea, Hannah Arendt è in assoluto una delle più grandi pensatrici di sempre: in questo volume affronta con la consueta perizia i temi che le sono più cari, il totalitarismo, l’esilio, l’identità, la lingua del paese che l’ha tradita, l’unica che però ha creato, per cercare di espiare l’inespiabile, un lemma che rappresenta la vergogna per colpe altrui, i cambiamenti che hanno devastato il mondo: un’ennesima preziosissima gemma da non lasciarsi sfuggire per nessun motivo.

Standard
Libri

“L’umanità in tempi bui”

41SUZ0mCNDL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La gioia, per dir così, si dà il tono. Ciò che la rende impossibile è l’invidia…

L’umanità in tempi bui – Riflessioni su Lessing, Hannah Arendt, Raffaello Cortina editore. Edizione italiana a cura di Laura Boella. Il ventotto di settembre di sessant’anni fa, in occasione del conferimento, da parte della libera città anseatica di Amburgo, tradizionale roccaforte della SPD in Germania, del prestigioso premio Lessing, Hannah Arendt, storica e filosofa tedesca naturalizzata statunitense, migrante e apolide perché perseguitata in quanto ebrea durante gli anni del nazismo, pensatrice tra le più importanti, influenti e significative del cosiddetto secolo breve, pronunciò un discorso che è anche un’efficace sintesi della sua Weltanschauung, e un ritratto del concetto stesso di umanità, vessillo dell’illuminismo sventolato a viva forza anche in tempi che di umano non avevano nulla. Da questo punto, e dalla sopravvivenza di quest’idea, al di là di tutto, prende le mosse questo saggio intenso e importante: da leggere.

Standard
Libri

“Tra passato e futuro”

41K0aRVCKhL.jpgdi Gabriele Ottaviani

La verità, per sua stessa natura, è evidente…

Tra passato e futuro, Hannah Arendt, Garzanti. Traduzione di Tania Gargiulo. Per quattordici anni apolide perché il nazismo le tolse la cittadinanza nel millenovecentotrentasette e fino al millenovecentocinquantuno non poté dirsi americana, teorica della politica, come preferiva essere definita anziché filosofa, legata a Heidegger, a Jaspers e ad Anders, contraria a certe forme di democrazia rappresentativa, cui preferiva quella diretta, ispirata per La banalità del male dal celebre processo a Eichmann, esegeta finissima di tematiche come il potere, la politica, il totalitarismo, l’autorità, in questo volume che raccoglie vari saggi Hannah Arendt si immerge completamente nella Storia. Una storia da cui non solo non si impara nulla, ma che anzi viene rimossa, dimenticata: ogni generazione che segue quella che l’ha preceduta non pare aver appreso nulla dal passato. Che proprio per questo è fondamentale, viceversa, recuperare. Tutto appare in crisi, perché all’azione si è sostituito un pericolo maggiore della mera violenza. L’apatia, l’indifferenza. Da leggere.

Standard
Libri

“L’ebreo come paria”

Coperta Lebreo come paria.jpgdi Gabriele Ottaviani

Laddove l’assenza di un senso politico e la persistenza nel sistema obsoleto delle opere di carità – come basi dell’unità nazionale hanno impedito al popolo ebraico di prendere parte positivamente alla vita politica del nostro tempo, proprio queste qualità, tradotte in forme drammaturgiche, hanno ispirato uno dei prodotti più singolari dell’arte moderna – i film di Charlie Chaplin. Il popolo più impopolare del mondo ha ispirato in Chaplin quella che è stata a lungo la figura contemporanea più popolare – e non perché fosse un clown moderno, bensì perché rappresentava il revival di una qualità ritenuta a lungo uccisa da un secolo di lotta di classe, ovvero, l’incantevole fascino della piccola gente.

L’ebreo come paria – Una tradizione nascosta, Hannah Arendt, Giuntina, a cura di Francesco Ferrari. I paria sono i fuori casta, la cosiddetta quinta casta nel sistema sociale e religioso induista, sono coloro che esercitano professioni che hanno a che fare con la nascita o con la morte, oppure che vengono a contatto con la sporcizia, come per esempio coloro i quali si occupano della pulizia delle strade o degli abiti: per estensione, il vocabolo indica gli emarginati. I rifiutati, i vilipesi. La loro condizione, analizzata dall’esterno, pare rivelare che esistano dei rapporti di vicinanza, dei punti d’incontro, al di là dei luoghi comuni: sembra che tutti coloro che vivono questa peculiare situazione abbiano delle caratteristiche specifiche, che si ritrovano declinate in vari modi a seconda della loro professione, e non solo. Hannah Arendt, per cui la politica, il dispiegamento di quella che è la cosiddetta vita activa – la generale condizione umana che ha dato il nome a una sua celebre opera e che costituisce il nucleo della sua speculazione, la tripartizione che le viene ispirata direttamente dall’etica aristotelica – nella sfera pubblica, quella che determina un continuo dialogo tra gli individui, le cui azioni si riverberano le une nelle altre e producono cascate di effetti, è un basilare oggetto di studio, seleziona in un volume denso e insieme agilissimo le vite celebri e multiformi, argomentate e divulgate con dovizia di particolari, prese a paragone di elementi costitutivi pure di un certo immaginario collettivo venutosi a formare nel tempo, di quattro uomini, un poeta, un critico, giornalista, polemista e anarchico, un attore, comico, regista, sceneggiatore, compositore e produttore e un romanziere: ovvero Heinrich Heine, Bernard Lazare, Charlie Chaplin e Franz Kafka. Il testo, del millenovecentoquarantaquattro, è per la prima volta in Italia in edizione integrale. Da non perdere.

Standard