Libri

“All’avvocato si dice sempre tutto”

41q+uC+mwJL._SX294_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le consuetudini. Che Dio le benedica!

All’avvocato si dice sempre tutto, Luca Ponti, Aragno. Castano Dittongo è talmente irreale e surreale sin dal nome da apparire straordinariamente verosimile: è un avvocato, e le sue fantastiche e fantasiose avventure sono un ironico, divertente, intelligente, grottesco, pittoresco, raffinato, variegato, entusiasmante tuffo nelle umane fragilità e nelle mondane miserie. Del resto, è noto, più che all’analista, più che al confessore, più che a un amico, è davvero al legale, cui compete l’onere di difenderci quando sbagliamo, che, a meno di non essere stolidi, è bene che si dica ogni cosa… Come l’acqua per chi ha sete.

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“Che cosa è la mafia”

CPIMoMUhTD2J0m08nYDw.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lo spirito di mafia non è speciale alla Sicilia…

Che cosa è la mafia, Gaetano Mosca, Aragno. Sono passati ben centodiciannove anni da quella celebre conferenza tenuta prima a Torino e poi a Milano, eppure le parole vibranti di Mosca, che prende le mosse da quella che definisce come nefanda strage, ossia l’assassinio nel milleottocentonovantatré di Emanuele Notarbartolo, marchese di San Giovanni, esponente politico della Destra storica, sindaco di Palermo, direttore generale del Banco di Sicilia, uomo di rara competenza, inesorabile con chi non fosse più che irreprensibile e onesto, prima vittima eccellente della mafia che esce, dopo anni, impunita dalle aule dei tribunali, sia per quel che concerne gli autori che per quanto riguarda i mandanti, suonano da un certo punto di vista anche terribilmente inquietanti, profetiche, attuali, evocative, simboliche, destabilizzanti, demoralizzanti: la criminalità organizzata è purtroppo un cancro che infetta la nostra società, e va combattuto. Spesso però chi dovrebbe farlo è in realtà colluso. Questo testo è semplicemente straordinario: da leggere, rileggere, far leggere, per conoscere, comprendere, meditare, insegnare, migliorare.

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“Banchieri”

41DOPTlZYZL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Da bambino non sognavo di fare il regolatore o l’alto funzionario in commissione Europea! Come tanti altri, però, avevo sogni enormi tipo fare il Papa o il capitano dell’Inter, che allora era il bellissimo, bravissimo e indimenticabile Giacinto Facchetti…

Banchieri, Beppe Ghisolfi, Aragno. Abete, Bazoli, Brandstätter, Brichetto Arnaboldi Moratti (l’unica donna, Letizia, presidente Rai, sindaco di Milano, ex ministro), Castagna, Doris, Fiordi, Galateri di Genola, Gallia, Gregori, Gros-Pietro, Liberati, Maccarone, Messina, Morbidelli, Mustier, Nava, Nicastro, Palenzona, Papa, Passera, Patuelli, Pedranzini, Pia, Profumo (sia Alessandro che Francesco), Rosa, Sabatini, Salza, Sella, Sforza Fogliani, Siniscalco, Valeri, Vandelli e Venesio, più un indice dei nomi di rara vastità: un’antologia interessantissima e istruttiva di colloqui con i protagonisti degli ultimi decenni della scena economica italiana. Da leggere.

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“La passione della letteratura”

416tEZS2sCL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’odio è il più genuino dei sentimenti.

Bloom, Booker, Wood, Hughes, Delbanco, Parkes, Steiner, Hitchings, Nabokov, Schiff, Carosso, Schiaffino, Spivak, Everett, Mullan, Kelly, Coetzee, Ferrari, Gross, Borges, Franzen, Celati, Strout, McDermott, Robinson, Gay, Meyer, Spacks, Roth, Fiedler, Lutero, Spenser, Campbell, Crystall, Hamlin, Tadmor, Kermore, Greenblatt, Shapiro, Bate, Tassinari, Nicholl, Ackroyd, Rolli, Milton, Donne, Bouchard, Browne, Calasso, Defoe, Pope, Franklin, Lynch, Paine, Keane, Coleridge, Leopardi, Dante, Manzoni, Tolstoj, Dostoevskij, Taylor, Byron, Carlyle, Newman, Bartoli, Dickens, Lawrence, Browning, Huxley, Auden, Isherwood, Marx, Hawthorne, Poe, Emerson, Thoreau, Melville, Whitman, Winter, Chase Coale, Gordon, Dickinson, Twain, McCumber, Ariosto, Stevenson, Norris, Conrad, Santayana, Eliot, Dos Passos, Koch, Fitzgeralsd, Faulkner, Glissant, Pound, Hemingway, Steinbeck, Greene, Soldati, O’Hara e mille altri ancora: nella monumentale antologia di articoli comparsi sul Sole 24 Ore pubblicata da Aragno c’è tutta la base della cultura occidentale e La passione della letteratura di un intellettuale finissimo come Luigi Sampietro. Da non perdere.

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“La svolta di Francesco Cossiga”

Ortona.jpgdi Gabriele Ottaviani

13 aprile 1991. La verità è che c’è un duello tra De Benedetti e Berlusconi e in questo momento sarebbe stato preferibile mantenere le Poste a un Mammì che è più imparziale a Galasso. A tutto ciò si aggiunge che Misasi è furioso perché non voleva la Pubblica Istruzione bensì il Mezzogiorno.

La svolta di Francesco Cossiga – Diario del Settennato (1985-1992), Ludovico Ortona, Aragno. Con prefazione di Giuliano Amato e postfazione di Pasquale Chessa. Lentissimo senza fretta, largo serioso, adagio con rigore, moderato espressivo, mosso crescendo, vivace con brio, presto incalzante e prestissimo tumultuoso. È con andamento musicale che procede il resoconto dettagliatissimo, il vero e proprio diario quotidiano, di un settennato storico, a cavallo della caduta del muro di Berlino, che ha certamente contribuito a modificare la recente storia politica italiana. Il successore di Sandro Pertini – ancora oggi, con tutta probabilità, il presidente della repubblica in assoluto più amato dagli italiani – di cui a sua volta prese il posto Oscar Luigi Scalfaro, ha mutato nel corso degli anni atteggiamento nei confronti del suo ruolo e nei riguardi dei suoi interlocutori, pur trattandosi di un politico di rara esperienza. Le contingenze, però, erano senza dubbio particolari, gli scricchiolii che tormentavano i sogni di gloria della prima repubblica si stavano facendo via via più forti, e non c’è possibilità di smentita in merito al fatto che le veementi esternazioni per cui l’inquilino del Quirinale si rese noto, le celebri picconate – espressione giornalisticamente più che fortunata – a torto spesso semplicisticamente considerate come l’unico elemento, per lo più fra l’altro meramente comunicativo, di novità della sua esperienza al Colle, contribuirono decisamente al cambiamento del clima. Da leggere, anche per capire molte delle dinamiche che ancora oggi caratterizzano l’agone parlamentare.

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“Elogio del plagio”

Mascheronidi Gabriele Ottaviani

Da dove viene la letteratura, se non dalla letteratura? Lo diceva già Virginia Woolf: le parole arrivano a noi dal passato, dove hanno stretto relazioni, tradito impunemente, contratto strani matrimoni, e forse persino incesti, si sono riprodotte, mischiate e imbastardite, perdendo purezza ma acquistando forza.

Che copiare sia un’arte lo ha ripetuto, ai compagni di classe di chi scrive e allo stesso scrivente, pressappoco per tre anni di fila a ogni piè sospinto l’insegnante di lettere del liceo classico frequentato in quel di Roma fino all’anno del Signore duemilatré. E in effetti è vero. Non solo perché sarebbe bene non farsi scoprire. Ma perché in tutta onestà a ben guardare forse per le parole non vale quello che vale per i numeri. Non sono infinite. O meglio non sono infinite le combinazioni. Le storie, i temi, le domande che l’umanità si porta nel cuore – e d’altronde cos’altro c’è alla base della letteratura? – sono quelle. Un numero limitato. E quindi capiti che le storie si somiglino. Ognuno però ci mette del suo. Si ispira. Ma quand’è che la citazione, su cui illustri autori hanno fondato la propria poetica, cessa di essere tale? Quand’è che non è più sfoggio di raffinata erudizione e diventa plagio? E soprattutto, a questa parola va per forza di cose attribuita una connotazione negativa? Si può parlare di proprietà d’un’idea? O l’idea non ha padroni? La poesia, insomma, come diceva Troisi, è di chi gli serve? Elogio del plagio – Storia, tra scandali e processi, della sottile arte di copiare da Marziale al web, di Luigi Mascheroni, giornalista che redige articoli di politica, cultura e costume, per Nino Aragno, è un saggio piacevolissimo a leggersi, colto e scritto con grazia.

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“L’idioma molesto”

PischeddaCecchidi Gabriele Ottaviani

È il modo in cui una sinfonia elzeviristica, concepita per severi risultati d’arte, si consegna alla propaganda di regime e alla discriminazione razziale.

Il razzismo uccide. E attecchisce anche nelle menti di chi ha cultura. Lo ha sempre fatto. Anche se talvolta si tende a dimenticarlo. Perché è una verità scomoda. L’ignoranza asfissia la mente. La conoscenza la libera. Vero. Ma non sempre vi riesce. E le parole fanno male. Le parole restano. Specie se scritte. Nella prima metà del ventesimo secolo non sono mancati i letterati italiani che hanno gettato legna secca nel fuoco dell’antisemitismo e dell’odio nei confronti dei neri, facendo sì che la fiamma svettasse ben alta. Il volume analizza quotidiani, cronache di viaggio, carteggi, convegni, mette a confronto le prime stesure con gli eventuali, più o meno ipocriti, più o meno perbene, o meglio perbenisti, rimaneggiamenti più tardi, prendendo le mosse da Emilio Cecchi. L’autore, Bruno Pischedda, docente di produzione letteraria nell’Italia otto/novecentesca presso l’Università degli studi di Milano, collaboratore anche dell’inserto culturale domenicale del Sole 24 Ore, scrive un saggio denso, importante, insolito, articolato, documentato e prezioso. L’idioma molesto, Nino Aragno editore.

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“La rosa eterna”

Muschitiellodi Gabriele Ottaviani

Povera fioritura

nostra d’un giorno appena,

insidiata appena

si insedia!…

Duecentoquaranta poesie, più o meno. Quasi una per ogni giorno dell’anno, o almeno per due terzi, da gennaio fino a tutto agosto. Perché in effetti questi componimenti si può dire che davvero viaggino nel tempo, oltre che nello spazio, tra uno sgombero e l’altro attraverso cui recuperare frammenti di quella zattera della Medusa che è la voce del canto in onore della sacralità dell’essere, o perlomeno che siano testimonianza concreta e tangibile di un continuo e incessante vagare, o meglio procedere, alla ricerca del bello, del senso, di una limpidezza di canto che inequivocabilmente sia in grado di rappresentare il messaggio che emerge nitidamente alla base, con forza: se è vero che la vita si srotola dal suo nascere raggomitolata in sé attraverso sentieri irti di rovi che manifestano anche la presenza di un dolore sordo, cupo e ineliminabile, altrettanto è insindacabile che l’amore, che resiste al dipartire inevitabile di cose e persone, per la loro intrinseca natura, è centrale. Una poetica complessa, profonda e affascinante quella di Nicola Muschitiello, di cui alcuni versi sono raccolti in La rosa eterna (Nino Aragno editore): da leggere.

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“Viaggio mentre morivo”

viaggio-mentre-morivodi Gabriele Ottaviani

In questi giorni i giorni sono asole

d’un vestito a lutto, in cui passa

il bottone per malinconico

dovere: non ci sei più, sei

un’asola vuota

incolmabile

mostruosa…

Sonia Gentili, docente dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, dove insegna letteratura italiana, collaboratrice del Manifesto, autrice di traduzioni, pubblicazioni scientifiche ed accademiche e saggi, è anche poetessa. Affida alla lirica il sogno. L’enigma. Il racconto dello spaesamento nei confronti di una realtà altra. Austera. Chiusa in sé. Ostica. Ostile a una sensibilità più raffinata di quella comune. Il seme di una cultura altissima e densa che affiora come ninfea sull’acqua tra un verso e l’altro, finanche nelle sue pause, rimandando a una costellazione di ricordi e riferimenti, gemma nella sua versificazione insieme scabra e fertile, continua sfida al consueto, al canone, che abbatte e ricrea. In questa antologia di novantotto componimenti si avverte squillante il suono di una voce che sa cantare la bellezza anche per antifrasi. Viaggio mentre morivo, Nino Aragno editore.

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“Daguerréotype”

Giuseppe-Marcenaro-Daguerreotypedi Gabriele Ottaviani

Come sempre si dovrebbe cominciare dall’inizio. In questo caso dalla fine. La notte tra il 27 e il 28 ottobre 1910. L’ultima passata nella casa dove, sul divano di pelle verde che ancora stava nel suo studio, era nato ottantadue anni prima. Ogni giorno aveva contemplato quel divano. Per lui “una zattera sulla quale avrebbe voluto si compisse il suo viaggio nell’oceano della vita: dalla nascita alla morte”. passò le ore di quella notte ad annotare pensieri sul diario. Aveva tre diari.

Giuseppe Marcenaro, Daguerréotype, Nino Aragno editore. Il sottotitolo già dice tutto: Ritratti di europei. Lancelot Capability Brown, Giacomo Casanova, Giuseppe Balsamo, ovvero Cagliostro, Lorenzo Da Ponte, Edward Gibbon, Henri Beyle, ossia Stendhal, George Gordon Byron, Astholphe-Louis-Léonor de Custine, Joseph de Maistre, Maria Sofia Wittelsbach, Gaspard-Félix Tournachon, cioè Nadar, Charles Lutwidge Dodgson, ovvero il papà di Alice, Lewis Carroll, Arthur Rimbaud, Gaspare Invrea, ossia Remigio Zena, Lev Nikolaevič Tolstoj, Aron Hector Schmitz, meglio noto come Italo Svevo, Harukichi Shimoi, Ludwig Joseph Johann Wittgenstein, Manuel Chaves Nogales, Walter Benjamin, Stefan Zweig, Louis Ferdinand Destouches, ossia Céline, Giorgio Vigolo, Ernst Jünger e Massimiliano Majnoni d’Intignano. Più tanti, tantissimi altri, in ogni campo. Una vera e propria pinacoteca (splendide anche le immagini, infatti, per lo più in un bianco e nero elegante e suggestivo): persone che hanno formato, secondo l’autore, la cartografia esistenziale e intellettuale degli europei, l’identità del continente, un pantheon in cui, grazie al cielo, le pecore nere non mancano. Un viaggio nella vita e nella storia, affascinante, scritto e descritto con l’abilità di un consumato romanziere. Da leggere.

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