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“Vittime e capri espiatori nell’opera di Victor Hugo”

9788825535198di Gabriele Ottaviani

Gli angeli invitano il bambino a fuggire da una società in cui si sono smarriti tutti i valori…

Vittime e capri espiatori nell’opera di Victor Hugo, Federica Casini, Aracne. Prefazione di Alberto Beretta Anguissola, docente di chiarissima fama tra i massimi esperti, fra l’altro, delle tematiche filosofiche presenti nella produzione letteraria di Proust. Francesista, addottoratasi in studi umanistici all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, docente di Letteratura francese all’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, specializzata nella ricezione bibliografica di René Girard (alla luce del cui modello interpretativo conduce l’esegesi amplissima, innovativa e affascinante di Victor Hugo contenuta in questo volume) sul cui pensiero ha preso parte a vari convegni e a pubblicazioni collettanee, traduttrice in italiano del libro di Richard Millet e molto altro ancora, Federica Casini prende le mosse, muovendosi con invidiabile souplesse, da alcuni dei più significativi episodi della produzione dell’autore di Notre-Dame de Paris, che fa dell’emarginazione, dell’esclusione e della persecuzione il suo fulcro, per indagare le tipologie paradigmatiche – detenuti, donne, bambini, stranieri… – dell’alterità, della diversità, della sconfitta, della frustrazione, della vittima incolpevolmente vessata: interessantissimo ed evocativo.

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“Pisa e le sue grazie”

61Ti1tFg+aL._AC_UL320_di Gabriele Ottaviani

Il Vate ribattezzò Piazza del Campo in Piazza dei Miracoli, visitò Pisa, la Marina di Gombo (dove ambienta il dramma La Gioconda nel 1898, ispirandosi al genio di Leonardo e all’omonima opera di Amilcare Ponchielli), e la pineta di San Rossore con la Duse, nell’attesa che ella partisse, il 17 gennaio 1896, per Parigi… Negli anni che seguiranno, D’Annunzio vi tornerà spesso «…al presentarsi del solstizio d’inverno…», proprio a Pisa dove venne giurata la “Promessa” e la “conversione” – mutar d’ale fuor della tempesta -, secondo il linguaggio della Duse, che il poeta elaborerà come “fine ultimo” della propria vita.

Paola Puttilli, Pisa e le sue grazie – Riflessioni sul significato urbanistico e non di Piazza dei Miracoli, Aracne. Città d’infinita bellezza, scrigno d’arte raffinata, repubblica marinara benché ormai non certo prossima alle coste, Pisa non è solo lo sfondo di ogni narrazione che la riguarda, ne è la monumentale protagonista: il ritratto che ne fa Paola Puttilli, dalla cui prosa chiara e dotta si comprende pienamente non solo la competenza che le conferisce la laurea in architettura e la propria formazione ma anche la passione che la porta a immergersi in riuscitissime incursioni in ambito letterario, filosofico, teologico e artistico, culturale e intellettuale nell’accezione più ampia del termine, è un’esegesi eccellente, istruttiva e suggestiva. Da non perdere.

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“Johnny Tenorio”

unnamed (2)di Gabriele Ottaviani

Va precisato che il protagonista, prima incarnazione di uno dei grandi miti moderni, non è un seduttore nel significato comune della parola, ma un personaggio di statura quasi tragica, pieno come è di tentazioni perverse, complicate per di più da una sottile ipocrisia e da una presunzione che lo rendono temerario nei suoi rapporti con gli altri. Ripercorrerne sia pure sommariamente la storia, coglierne i dubbi, le ansie di trasgressione, il desiderio di amore e di possesso da cui è animato, scandagliarne il rapporto con Dio e nel contempo con l’ipocrisia della società in cui vive, fa sì che possiamo calarci nelle grandezze e nelle bassezze dell’animo umano. Detto altrimenti, tale approccio ci aiuta a scoprire il segreto del grande gioco della vita. Il personaggio ha assunto nel tempo molteplici facce…

Johnny Tenorio, Carlos Morton, Aracne, a cura di Elena Errico, professore associato di Lingua spagnola presso l’Università degli Studi di Genova, saggista, esperta di traduzione della variazione linguistica, con particolare riguardo per la letteratura chicana, ossia dei messicani immigrati negli Stati Uniti d’America, di sociolinguistica del contatto tra inglese e spagnolo e di didattica dell’interpretazione, con contributi anche di Francisco A. Lomelí, professore emerito di letteratura chicana e latinoamericana, formatosi a San Diego e nel New Mexico, Laura Sanfelici, docente e saggista le cui linee di ricerca si concentrano principalmente sul mantenimento della heritage language da parte degli immigrati di origine ispanoamericana nella scuola secondaria di primo grado e sul contatto tra le lingue in contesti di immigrazione (language attrition and language loss) nonché sulle self-translations dallo spagnolo all’inglese di autobiografie di autrici di origine latinoamericana negli Stati Uniti, e Roberto Trovato, Professore Associato di Drammaturgia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova nel corso di laurea di Lettere e in quello del D.A.M.S., autore di centotrenta studi su vari momenti, figure e aspetti del teatro italiano fra Cinquecento e Novecento, curatore dell’edizione critica di ben sette inediti nonché, fra l’altro, firma di una monografia sul teatro di Lasca e, assieme a Enrico Baiardo, di Un classico del rifacimento (L’Amleto di Carmelo Bene). Johnny Tenorio è una farsa in un atto che si svolge, in ossequio all’unità di tempo, nel corso di un solo e significativo giorno, il proverbiale e tradizionale – è diventato patrimonio anche della filmografia, basti solo pensare al film d’animazione Coco e a Spectre, episodio della saga di James Bond, ossia 007 – Día de Muertos: la vicenda è imperniata sulla figura di un don Giovanni, personaggio che per sua natura si presta alla rivisitazione e alla parodia, si pensi anche al Bellè (e del resto un classico non finisce mai di dire quel che ha da dire, così come sempiterne d’altro canto sono le istanze alla base delle azioni umane) reinterpretato in chiave chicana e trasferito nel Barrio de las Tripas di San Antonio (Texas). Il fulcro è il bar di Big Berta, una cameriera–curandera che sa evocare le anime dei morti, e in questa sorta di nèkyia rivisitata, cambiando quel che dev’essere cambiato, i fantasmi di Johnny e le sue malcapitate vittime, in  una vorticosa analessi, indagano misfatti collettivi e individuali. Eccellente.

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“Domestic violence situation in Albania”

9788825532487di Gabriele Ottaviani

The Criminal Code criminalizes sexual violence as a separate criminal offense…

Domestic violence situation in Albania – The Albanian law of “measures against domestic violence in the family relationship”, Evis Garunja, Aracne. In questo testo molto approfondito, chiaro, divulgativo, dotto, denso, interessante, esauriente, istruttivo, che si compone di numerosi saggi vergati in un limpidissimo inglese, arricchiti da una preziosa messe di dati, un tema di stringente attualità e di capitale e drammatica importanza per la nostra società come la violenza domestica, che tante, troppe vittime fa dappertutto, viene analizzato sotto ogni aspetto, anche e in particolare dal punto di vista delle tutele legislative per le vittime: l’autrice, addottoratasi a Pavia con una tesi imperniata sulla comparazione in materia di diritto fra Italia e Albania per quel che concerne la legislazione dei servizi sociali, la salute, l’educazione e la famiglia, dà alle stampe un’opera davvero di prestigio. Da leggere e far leggere, per conoscere, riflettere, capire.

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“Scienza del fantastico e ricerca empireologica”

9788825530728di Gabriele Ottaviani

2001: Odissea nello spazio – Il film rappresenta l’evoluzione dell’uomo dalle scimmie, caratterizzata dalla costante della tecnica…

Scienza del fantastico e ricerca empireologica – Ermeneutica cinematografica: analisi metafisica dei film, Giulio Portolan, Aracne. Portolan, da sempre interessato, oltre che alla filosofia politica e a quella del diritto, alla metafisica, alla fisica, all’etica e all’economia, pure al cinema, in particolare alle pellicole di genere fantascientifico, per lo più a stelle e strisce, dopo aver introdotto la teoria del fantastico, il concetto di fantasia, la teoria epistemica delle fiabe, la relazione fra fantascienza e fantasia, la connessione tra malattia mentale e fabulazione, il mito e la teoria dell’idolo, propone con abile e dotta agilità, in ossequio al concetto che, come l’arte, così in generale il fantastico ha come scopo primo il miglioramento della realtà naturale, poiché vi proietta il soprannaturale, una propria analisi di più di cinquanta film, da Metropolis alla saga di Harry Potter passando per Alien e Independence Day, dal punto di vista metafisico. Interessante.

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“Storie di donne ribelli”

9788825526707.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il dichiarato obiettivo di punire la sua esuberanza mascolina e di farla rientrare nei binari del suo genere porta allo stupro da parte di un collega venticinquenne.

Storie di donne ribelli – Il Bildungsroman al femminile in Germania, Inghilterra, Francia e Italia (1900-1914), Valentina Pinoia, Aracne. Prefazione di Maria Serena Sapegno. Anna Estcourt, Sibilla Aleramo, Grazia Deledda, Ivy Compton-Burnett, Franziska zu Revenlow, May Sinclair, Colette Yver e non solo: grandi scrittrici per grandi personaggi. In un tempo di mutamenti come l’inizio del secolo breve la questione femminile è senza dubbio centrale, e pone degli interrogativi che ancora oggi, in una società che innegabilmente ha fatto molti passi in avanti ma che al medesimo tempo resta con proterva pertinacia invischiata negli stereotipi sessisti che foraggia essa stessa, rendendo sovente difficile il percorso per l’equità sociale e di genere, nonché l’affermazione e l’autodeterminazione personale, sono attualissimi e non hanno ottenuto una chiara e piena risposta: attraverso una raffinata esegesi contrastiva e dialogica Valentina Pinoia, con perizia e riuscito intento divulgativo, dà alle stampe un ritratto efficace e istruttivo che induce alla riflessione.

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“Il sapore alterato del grido”

9788825518436.jpgdi Gabriele Ottaviani

Si libra dalla carta porosa

l’immagine della partenza…

Stefan Damian, Il sapore alterato del grido, Aracne. Postfazione di Bruno Rombi. Classe millenovecentoquarantanove, poeta, narratore, traduttore, critico, saggista, autore di molteplici testi di carattere scientifico, storico letterario, ha pubblicato numerosi libri sia in italiano che in romeno, è nato a Hodos-Bodrog da una famiglia di antiche radici adriatico-dalmate e ha insegnato Lettere italiane presso l’Università Babeș–Bolyai di Cluj–Napoca nonché conseguito un dottorato di ricerca con una tesi su Federigo Tozzi (tradotto da lui nella sua lingua natia): in questi versi Damian indaga con sublime raffinatezza la complessa dicotomia della condizione umana. Da leggere.

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“Greco vivo”

515ohuc4IML._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

γλυκύς /glykỳs/ = dolce

γλυκύτης = dolcezza, soavità – γλυκάζω, γλυκαίνω = raddolcisco – γλυκερός = dolce, soave.

GLICEMIA (vd. αἷμα), GLICERINA (glicerolo), GLICINE (per il sapore dolciastro dei fiori), GLICOLE (composto organico di aspetto sciropposo e sapore dolciastro), GLUCOMETRO (comp. di gluco-, da γλυκύς e -metro, da μέτρον, “misura”: strumento di misurazione del livello di zucchero nel sangue), GLUCOSIO, LIQUIRIZIA, pop. LIQUERIZIA, LIQUORIZIA (dal lat. t. liquiritĭa, adattam., con influsso di liquor, di γλυκύρριζα, comp. di γλυκύς e ῥίζα, “radice”: pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia leguminose, originaria del Mediterraneo e dell’Asia centrale; estratto acquoso ricavato dalle radici della pianta omonima, che dopo lunga preparazione forma una massa semisolida foggiabile in bastoncini, in pani, ecc., usata come dolciume, in farmacia, ecc.; pastiglia, caramella a base di liquerizia).

Greco vivo – Percorsi e vagabondaggi nei labirinti delle parole, nella selva delle lingue, Diego Stagnitto, Francesco De Nicola, Aracne. Diego Stagnitto non ha fatto studi linguistici, è laureato in fisica teorica, insegna matematica e fisica (part-time) in un liceo scientifico della provincia di Pavia ed è consulente informatico di una società di software per l’industria: è però una persona curiosa. Da sempre vuole capire, conoscere, imparare: ha messo da parte l’anelito nei confronti delle etimologie perché preso da mille incombenze, fra cui la responsabilità di essere genitore di quattro figli, però cinque anni fa durante un frangente più tranquillo, ossia le vacanze di Natale, questa ricerca si è imposta di nuovo prepotentemente alla sua attenzione e lo ha spinto a contattare Francesco De Nicola, filologo classico che era stato suo collega a scuola, e a dare vita a questo interessante testo che dimostra come tutto ciò, in qualunque ambito, che noi potremmo essere portati frettolosamente a considerare dimenticato, desueto o inutile in realtà non lo sia affatto, bensì, costituendo le radici, la fonte di un concetto, di un’informazione, di un’idea, si mantiene comunque fertile e fecondo, patrimonio indispensabile per arricchire il proprio bagaglio di esperienze e conoscenze. Il greco che ora si parla ad Atene e nelle zone limitrofe non è certo più quello di Tucidide o Sofocle, ma a partire da quello, culla della civiltà occidentale, in qualche caso anche persino insospettabilmente, mediante percorsi che per certi versi ricordano le caratteristiche d’un fiume carsico, che d’improvviso sparisce alla vista per poi riaffiorare, si giunge fino a noi, e all’essenza di certe espressioni che si riscoprono più ricche e varie di quanto l’uso comune non faccia talvolta con ogni probabilità sospettare. Da leggere.

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“Ti racconto Roma… a modo mio”

9788825519891.jpgdi Gabriele Ottaviani

La Roma estiva del 1914 ha ancora il sapore dei bagni a fiume…

Ti racconto Roma… a modo mio, Barbara Di Castri, Aracne. Monti, Trevi, Colonna, Campo Marzio, Ponte, Parione, Regola, Sant’Eustachio, Pigna, Campitelli, Sant’Angelo, Ripa, Trastevere, Borgo, Esquilino, Ludovisi, San Giovanni, San Lorenzo, Garbatella, Quadraro, Pigneto, Tor Marancia, Centocelle, Cinecittà, Salario, Parioli, Coppedè, Flaminio, Prati e Primavalle, rioni e quartieri, centro e periferia, Roma, immensa e indecifrabile, splendida e maltrattata, fatta d’arte e di squallore, una città che è una, nessuna, centomila, non solo in senso pirandelliano, una città che forse si può descrivere bene solo con la giusta distanza come si deve ai quadri impressionisti di cui altrimenti non si percepiscono al meglio i contorni, o non essendone natii o standovi lontano, come chi deve lasciarla ma in fondo non la dimentica mai del tutto: Barbara Di Castri, con l’ausilio di immagini assai efficaci, prende per mano mediante una prosa scorrevolissima il lettore, lo fa passeggiare nel tempo, nella memoria e nella storia oltre che nello spazio, gli fa scoprire, conoscere e riconoscere cose, con una prosa bella e gradevole. Da leggere.

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“L’appennino di Montepiano”

9788825505726 (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Non si può più parlare di piante spontanee di un determinato territorio senza accennare alle orchidee che vi vegetano più o meno numerose.

L’Appennino di Montepiano – Storia e natura dei Monti di Vernio e Cantagallo in Toscana, Fastelli, Gei, Gestri, Maetzke, Marchi, Aracne, presentazione di Enrico Lorenzoni. In provincia di Prato, nella parte più settentrionale della Toscana, l’appennino regala un paesaggio di infinita bellezza, ricchissimo dal punto di vista della biodiversità, delle specie animali e vegetali ma anche in merito a quel che concerne le testimonianze dell’interazione fra l’uomo e la natura, l’ambiente in cui vive e che lo circonda, in cui si riverberano le sue varie vicissitudini. Sono luoghi da amare e proteggere quelli che il lettore può percorrere grazie alla dovizia di particolari di questo testo che è un invito alla conoscenza da non lasciarsi sfuggire.

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