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“Greco vivo”

515ohuc4IML._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

γλυκύς /glykỳs/ = dolce

γλυκύτης = dolcezza, soavità – γλυκάζω, γλυκαίνω = raddolcisco – γλυκερός = dolce, soave.

GLICEMIA (vd. αἷμα), GLICERINA (glicerolo), GLICINE (per il sapore dolciastro dei fiori), GLICOLE (composto organico di aspetto sciropposo e sapore dolciastro), GLUCOMETRO (comp. di gluco-, da γλυκύς e -metro, da μέτρον, “misura”: strumento di misurazione del livello di zucchero nel sangue), GLUCOSIO, LIQUIRIZIA, pop. LIQUERIZIA, LIQUORIZIA (dal lat. t. liquiritĭa, adattam., con influsso di liquor, di γλυκύρριζα, comp. di γλυκύς e ῥίζα, “radice”: pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia leguminose, originaria del Mediterraneo e dell’Asia centrale; estratto acquoso ricavato dalle radici della pianta omonima, che dopo lunga preparazione forma una massa semisolida foggiabile in bastoncini, in pani, ecc., usata come dolciume, in farmacia, ecc.; pastiglia, caramella a base di liquerizia).

Greco vivo – Percorsi e vagabondaggi nei labirinti delle parole, nella selva delle lingue, Diego Stagnitto, Francesco De Nicola, Aracne. Diego Stagnitto non ha fatto studi linguistici, è laureato in fisica teorica, insegna matematica e fisica (part-time) in un liceo scientifico della provincia di Pavia ed è consulente informatico di una società di software per l’industria: è però una persona curiosa. Da sempre vuole capire, conoscere, imparare: ha messo da parte l’anelito nei confronti delle etimologie perché preso da mille incombenze, fra cui la responsabilità di essere genitore di quattro figli, però cinque anni fa durante un frangente più tranquillo, ossia le vacanze di Natale, questa ricerca si è imposta di nuovo prepotentemente alla sua attenzione e lo ha spinto a contattare Francesco De Nicola, filologo classico che era stato suo collega a scuola, e a dare vita a questo interessante testo che dimostra come tutto ciò, in qualunque ambito, che noi potremmo essere portati frettolosamente a considerare dimenticato, desueto o inutile in realtà non lo sia affatto, bensì, costituendo le radici, la fonte di un concetto, di un’informazione, di un’idea, si mantiene comunque fertile e fecondo, patrimonio indispensabile per arricchire il proprio bagaglio di esperienze e conoscenze. Il greco che ora si parla ad Atene e nelle zone limitrofe non è certo più quello di Tucidide o Sofocle, ma a partire da quello, culla della civiltà occidentale, in qualche caso anche persino insospettabilmente, mediante percorsi che per certi versi ricordano le caratteristiche d’un fiume carsico, che d’improvviso sparisce alla vista per poi riaffiorare, si giunge fino a noi, e all’essenza di certe espressioni che si riscoprono più ricche e varie di quanto l’uso comune non faccia talvolta con ogni probabilità sospettare. Da leggere.

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“Ti racconto Roma… a modo mio”

9788825519891.jpgdi Gabriele Ottaviani

La Roma estiva del 1914 ha ancora il sapore dei bagni a fiume…

Ti racconto Roma… a modo mio, Barbara Di Castri, Aracne. Monti, Trevi, Colonna, Campo Marzio, Ponte, Parione, Regola, Sant’Eustachio, Pigna, Campitelli, Sant’Angelo, Ripa, Trastevere, Borgo, Esquilino, Ludovisi, San Giovanni, San Lorenzo, Garbatella, Quadraro, Pigneto, Tor Marancia, Centocelle, Cinecittà, Salario, Parioli, Coppedè, Flaminio, Prati e Primavalle, rioni e quartieri, centro e periferia, Roma, immensa e indecifrabile, splendida e maltrattata, fatta d’arte e di squallore, una città che è una, nessuna, centomila, non solo in senso pirandelliano, una città che forse si può descrivere bene solo con la giusta distanza come si deve ai quadri impressionisti di cui altrimenti non si percepiscono al meglio i contorni, o non essendone natii o standovi lontano, come chi deve lasciarla ma in fondo non la dimentica mai del tutto: Barbara Di Castri, con l’ausilio di immagini assai efficaci, prende per mano mediante una prosa scorrevolissima il lettore, lo fa passeggiare nel tempo, nella memoria e nella storia oltre che nello spazio, gli fa scoprire, conoscere e riconoscere cose, con una prosa bella e gradevole. Da leggere.

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“L’appennino di Montepiano”

9788825505726 (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Non si può più parlare di piante spontanee di un determinato territorio senza accennare alle orchidee che vi vegetano più o meno numerose.

L’Appennino di Montepiano – Storia e natura dei Monti di Vernio e Cantagallo in Toscana, Fastelli, Gei, Gestri, Maetzke, Marchi, Aracne, presentazione di Enrico Lorenzoni. In provincia di Prato, nella parte più settentrionale della Toscana, l’appennino regala un paesaggio di infinita bellezza, ricchissimo dal punto di vista della biodiversità, delle specie animali e vegetali ma anche in merito a quel che concerne le testimonianze dell’interazione fra l’uomo e la natura, l’ambiente in cui vive e che lo circonda, in cui si riverberano le sue varie vicissitudini. Sono luoghi da amare e proteggere quelli che il lettore può percorrere grazie alla dovizia di particolari di questo testo che è un invito alla conoscenza da non lasciarsi sfuggire.

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“Il viaggio a Thule”

51mDrDs30nL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Si dovevano mettere i bastoni fra le ruote a un governo che era della giusta sorta?

Il viaggio a Thule, Kjell Espmark, Aracne, prefazione di Dante Marianacci, introduzione e traduzione di Enrico Tiozzo. Thule sembra davvero essere un’isola felice come la frase formulare, una in assoluto fra le più abusate per indicare un luogo avulso dalle problematiche della realtà che lo circonda e nel quale si può vivere al meglio delle proprie possibilità, definisce: la sua fama ha raggiunto anche lidi lontani, in particolare per quel che concerne la forma di governo attraverso la quale è amministrata. I suoi abitanti infatti conducono un’esistenza pacifica e serena e paiono essere riusciti a risolvere tutti i problemi che altrove invece fanno penare uomini e donne: un elegante scienziato francese del diciottesimo secolo, un uomo d’intelligenza brillantissima, lascia dunque Parigi per recarsi sul suo posto, vedere con i propri occhi, constatare se sia davvero tutt’oro quel che riluce, oppure… Allegorico e vividissimo ritratto a chiave della Svezia moderna, la culla della socialdemocrazia scandinava tanto glorificata, è da leggere. Per conoscere e capire.

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Il costume teatrale sulla scena francese…

9788825514438.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il trionfo della borghesia impone nuove mode…

Il costume teatrale sulla scena francese tra Ottocento e Novecento – Le case di moda Lepère e Pascaud, Sara Volpi, Aracne. I teatri in primo luogo, ma anche i cosiddetti music-hall, le sale da ballo e i café sono sempre più una realtà nella Francia dell’Ottocento. E una realtà di successo, oltre che l’occasione per mettere in scena spettacoli nei quali assume un rilievo di primaria importanza il costume, dato che si evade dalla quotidianità di una società in continua e costante evoluzione per rappresentare altro. La figura del costumista diviene quindi fondamentale: le sartorie, magazzini e insieme atelier, sono ormai luoghi di creazione artistica vera e propria. Attraverso una evidentemente accuratissima ricerca d’archivio il volume ricostruisce nella fattispecie le vicende di due case di moda, Lepère e Pascaud, in assoluto tra le prime – del resto ciò che è di moda è di tendenza, e una tendenza o viene inventata o viene seguita – a imporsi nel vasto e variegato panorama dell’intrattenimento dell’epoca, che vedeva ovviamente in Parigi la sua piazza principale, consegnando al lettore una testimonianza preziosa e assai piacevole sui mutamenti del gusto e le relazioni tra le varie forme d’arte.

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“La cultura di miniera nelle Alpi”

31spJP4pq7L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Molti minatori furono costretti a emigrare nelle miniere all’estero, altri divennero ambulanti.

La cultura di miniera nelle Alpi – Autorappresentazione della categoria professionale dei minatori, Linda Armano, Aracne. Il lavoro in miniera è un simbolo, un emblema, una sintesi, un punto di riferimento, una pietra di paragone, è a esso che si pensa in prima battuta quando si riflette sull’ingrata fatica del vivere. Sul pericolo. Sul rischio. Sulla difficoltà. Sul dolore. Ma come ogni impiego all’interno dell’attuale sistema economico anche il lavoro in miniera nel corso della propria storia ha vissuto, parallelamente alla società tutta, numerosi e sostanziali cambiamenti, e in particolare il contesto della catena montuosa delle Alpi, con tutte le su specificità, costituisce un elemento singolare che viene raccontato in questo interessante volume sotto ogni aspetto con dovizia di dettagli.

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“Nazionalismo italiano, nazionalismo francese”

31iUWxQJTwL._AC_US160_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il carattere storico della crisi che attraversa l’Italia è assai meno sociale, assai più antinazionale. Ciò è provato dal fatto inconfutabile che a determinarle a oggi possederla hanno collaborato tutte le forze disfattiste avverse alla guerra e alla vittoria, con lo scopo confessato o inconfessato di distruggere il patrimonio nazionale di quelle, colpendo decisamente lo Stato e la Nazione. Oggi l’azione disfattista, come dimostra l’analisi fatta a Reggio Emilia, è arrivata a tal punto che giunge perfino a trovare la sua giustificazione e la ragione di continuare ad essere nel disfacimento compiuto. Dall’avvento di Nitti al potere il governo è stato complice, se non spesso autore di quest’opera antinazionale, che ha per fondamento l’amnistia ai disertori, la defezione dello stato negli scioperi dei pubblici servizi, la diffamazione dell’Esercito e dei suoi Capi vittoriosi, la politica di dissoluzione economica fatta a benefizio di singole posizioni plutocratiche, la politica antinazionale in Adriatico, l’invocazione delle “masse” contro l’impresa liberatrice di d’Annunzio. Il gabinetto Giolitti ha continuato quest’opera di complicità. I resultati sono oggi visibili a tutti. Le forze per opporsi a questa crisi antinazionale esistono: sono nel paese in nuclei organizzati (fascisti, nazionalisti, leghe antibolsceviche) ma soprattutto nel consenso, nell’attesa della maggioranza, compresa in questa la massa operaia, che vuole siano ristabilite le condizioni del governare. Sono, per la difesa della vittoria in Adriatico, tutte le forze armate o non che ubbidiscono a d’Annunzio, a Millo e che non intendono abbandonare al nemico le terre liberate dai nostri soldati. Queste forze ultime sono impegnate all’azione nel caso di rinuncia. E poiché, nel caso di rinuncia, l’azione non potrebbe essere limitata al territorio abbandonato ai jugoslavi, dovrebbe necessariamente allargarsi e contrapporsi decisamente al governo. Il carattere antinazionale della crisi è ancora provato dal fatto che, pur essendo il paese stanco, non vi sarebbero forze militari organizzate che si opporrebbero a d’Annunzio e a Millo, in favore del governo, ma entro le forze nazionali potrebbero agire soltanto, per guerra civile, le forze rosse. Andare incontro alle forze nazionali è però oggi possibile con un atto di semplice volontà, non con un atto rivoluzionario o reazionario. Basta proporsi di restaurare l’ordine all’interno e il prestigio all’estero. Senza provocazioni. Mantenere la difensiva in Adriatico è possibile perché, concluse le paci con tutti i nemici, il nostro armistizio, scomparso il contraente, è un atto internazionalmente perfetto e che può automaticamente considerarsi definitivo. Con la Jugoslavia, nostra alleata, noi siamo in pace e abbiamo soltanto una divergenza di confine. La nostra difensiva ferma la voce di fronte alla necessità di farci guerra. Rispetto agli Alleati e all’Associato, si può fermamente affermare che ormai la coalizione utile all’Italia, costituitasi durante la Conferenza e durata anche dopo la partenza di Wilson dall’Europa, sia cessata e l’Italia possa risolvere la questione adriatica con difficoltà minime rispetto a quelle già opposte da Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Con la difensiva in Adriatico e una politica soprattutto economica, che dia conferma della nostra permanenza in tutte le terre redente e risolva i nostri rapporti in Fiume, tutte le forze nazionali sono restituite alla loro funzione nell’ordine e nella legalità. Restaurare l’ordine all’interno è possibile perché si tratta di ristabilire le condizioni del governare, contro le quali agiscono minoranze che, sebbene armate, hanno dato prova anche negli episodi di ieri, di non avere alcun proposito deciso di sostenere la benché minima lotta.

Nazionalismo italiano, nazionalismo francese – Gabriele D’Annunzio e Roberto Forges Davanzati, Filippo Sallusto, Aracne. Prefazione di Giuseppe Parlato. Roberto Forges Davanzati, nato a Napoli nel milleottocentoottanta (e morto a Roma nel millenovecentotrentasei) da Domenico, il cui nome darà al figlio, produttore cinematografico, e Virginia Folinea, dottore in lettere di giovanili furori socialisti ma poi esponente di spicco del cosiddetto fascismo intransigente, parlamentare, giornalista e finanche, tra le molteplici altre cariche ricoperte, che si vanno a sommare alle numerose onorificenze di cui fu insignito e persino alla conduzione del programma dell’EIAR di propaganda Cronache del Regime, presidente dal millenovecentoventinove al millenovecento trentatré della SIAE, è stato uno dei massimi teorici e interpreti del nazionalismo, nonché proprietario di un interessante e prezioso archivio fatto pure di carteggi, in cui non mancano gli inediti, con interlocutori illustri come Gabriele D’Annunzio e Maurice Barrès, il più illustre rappresentante del nazionalismo francese, in costante contatto col poeta che amava farsi definire vate: il volume, curatissimo, è una testimonianza storica di indiscutibile prestigio.

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