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“Il ponte delle danze macabre”

di Gabriele Ottaviani

Con forza spinse l’uscio; se la villa era disabitata allora non importava usare le buone maniere. L’interno era sinistro, in rovina. Camminò sul pavimento polveroso, cercando di scacciare l’acqua dal viso. Il buio non gli permetteva di vedere nulla ma stranamente una luce splendeva in fondo al corridoio. Tossì prendendo un soprammobile: non poteva sapere se qualcuno fosse nascosto tra quelle mura e lui era disarmato. Qualcosa gli suggeriva di andare avanti invece di scappare, voleva sapere perché era giunto lì. Cosa c’era in quella casa che lui doveva vedere? «C’è qualcuno? Chiedo scusa se sono entrato senza permesso, fuori grandina e io mi sono…» «Perso? Si, lo hai già detto!» Le parole dell’uomo nascosto nell’angolo buio della stanza lo fecero voltare. «Dimmi qualcosa di più interessante. Credo che nel tuo repertorio non ci siano solo scale e note, non oso immaginare la noia se così fosse.» Quello sconosciuto lo stava giudicando senza sapere chi fosse, come poteva farlo con tale alterigia? Christien blocco la risposta pungente, non sarebbe caduto nel tranello. Rise, cercando di apparire sicuro di sé. «Vedo che vi piace ironizzare, anche sulle persone che conoscete solo di fama. Questo posto è vostro? Chi siete?» «L’ironia è una dote che pochi posseggono. La pesantezza non porta ad altro che a vedere ombre dove invece c’è una pallida e delicata luce. Dovresti abbandonarla, riscoprire la parte nera che c’è in te. Ad Andreas piacciono i tipi “oscuri”.» Un sorriso malizioso venne alla luce, sebbene il volto restasse ancora avvolto dalle ombre. Chi era? Come sapeva di lui e del compagno? Come poteva conoscere i gusti “oscuri” di Andreas? Temeva di scontrarsi con quell’uomo, d’istinto sapeva che avrebbe perso. «Hai il volto affaticato, dev’essere stata una dura lotta mettere a letto il tuo compagno,» continuò l’estraneo…

Il ponte delle danze macabre, Annina R., Triskell. C’è un ponte, sulla Reuss, il fiume elvetico che nasce dal San Gottardo e si getta nell’Aare dopo aver attraversato anche Airolo e Lucerna, su cui campeggiano disegni di morte. C’è una famiglia di pittori, in una città dall’apparenza ingannevolmente sorniona. C’è il bene e il male, in ciascuno. C’è una vendetta da portare a compimento, costi quel che costi. C’è tutto questo e molto altro in un romanzo intenso, vibrante, viscerale: da leggere.

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“Profumo di stella”

image001di Gabriele Ottaviani

Calaeron sorrise, l’uomo venuto dalla città di Lotphen lo aveva restituito alla vita dandogli tutto ciò che un’anima ferita potesse desiderare, senza volere nulla in cambio. Tra le sue braccia si era sentito, dopo tanto tempo, felice; non lo aveva amato come meritava ma gli aveva dato quanto poteva ed era la parte più vera del suo essere. Non era stato semplice, più volte l’orgoglio aveva posto mura invalicabili e altre volte il silenzio aveva fatto da protagonista assoluto. Scontrarsi e difendersi, ferirsi e curarsi a vicenda, quello era il loro rapporto. La spalla l’uno dell’altro in battaglia, fino a quando la morte non aveva reclamato Faervel a sé, troppo presto anche solo per riuscire a credere che non fosse stato un’illusione il tempo passato insieme. Lasciò libere le sensazioni dentro di lui, sfogando sulla terra dove giacevano le tre persone più importanti della sua vita, tutto il dolore e la solitudine che sentiva dentro, incapace di piangere una singola lacrima. Il sole pian piano iniziò la sua discesa verso l’orizzonte e un leggero vento cominciò a scuotere le fronde, insinuandosi tra i suoi capelli. Gli tornarono alla mente le parole pronunciate da Faervel prima di lasciarlo per sempre. Parole pronunciate dopo l’ennesima battaglia, preso da una stanchezza d’animo che solo il suo compagno poteva lenire.

Profumo di stella, Annina R., Triskell. Aglar, Alagon, Andaer, Calaer, Calaeron, Faervel, Gilernil, Hellethil, Hestil, Iaewil, Lainor, Lotphen, Mithon, Moron, Munnor, Mýlon, Nídel, Úron: sono questi i principali nomi, tutti connotati da una forte valenza simbolica, che si incontrano nella coinvolgente lettura di questo romanzo intenso e dalle tinte fantasy ma nel quale non manca affatto la passione, l’erotismo, la carnalità, il sentimento, la sensualità, il desiderio: Calaeron, Luce del Mare, amava, nonostante tutte le difficoltà, con ognuna delle fibre del suo corpo Faervel, ossia Forte Spirito, l’unico tra i molti nei cui letti ha trascorso attimi più o meno torridi capace di fargli provare qualcosa di ulteriore rispetto al puro godimento fisico. La guerra, però, glielo ha portato via. Per sempre. E ora che è rimasto solo decide di trasferirsi, lontano da tutto, di seguire le ultime volontà del suo uomo, di realizzare il suo sogno. E di rimettersi in gioco…

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