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“Il bambino nascosto”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Ciro non poteva essere certo che lo stesse baciando sulla bocca – dalla sua postazione poteva vedere solo la nuca di Gabriele – ma dall’atteggiamento dei due corpi, e dal tempo trascorso, ebbe la netta impressione che il quarantenne gli stesse dando un bacio come quelli che gli uomini danno alle donne. Poco dopo, si accorse che Gabriele stava strattonando l’amico per respingerne la presa. Infine, di colpo, Biagio spalancò la porta e sparì. Per un po’, il maestro non si mosse. Ciro continuò a vederne solo il profilo, immobile come quello di una statua. Dopo alcuni attimi, lo vide, lentamente, voltarsi e iniziare a sparecchiare. A quel punto, il bambino cominciò a battere con forza dei colpi allo sportello, con un fracasso tale che in breve Gabriele fu costretto a liberarlo. Una volta sceso dal soppalco, Ciro gli si avventò contro urlando: “M’ ’o putive pure dicere ca si’ nu ricchione ’e mmerda!” Il maestro, in balia di una calma indefinibile, continuò a fissarlo senza reagire. “Ricchiò, si m’ ’o dicive primma nun fosse rimasto manco nu minuto cu tte, culo rutto,” proseguì il bambino, e questa volta rise in modo sguaiato. A quel punto, Gabriele lo sollevò per le spalle e, dopo aver spalancato la porta, lo depose con forza sul pianerottolo. Quindi, la richiuse e non si mosse più. Lasciò passare alcuni istanti che gli sembrarono interminabili, poi, repentinamente, la riaprì: il pianerottolo era deserto, Ciro era scomparso.

Il bambino nascosto, Roberto Andò, La nave di Teseo. Gabriele, colto, riservato, taciturno, abita a Forcella, una zona del centro storico di Napoli, situata tra i quartieri Pendino e San Lorenzo, a ridosso di via Duomo, e tra Spaccanapoli e il corso Umberto I: il quartiere prende il nome dal bivio a ipsilon, a forma, per l’appunto, di forcella, che lo caratterizza. Gabriele è il titolare della cattedra di pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e abita a Forcella. Una mattina un bimbo si intrufola in casa sua e lui, che tutti nel quartiere chiamano maestro, se ne accorge solo a tarda sera, riconoscendovi Ciro, che abita con la famiglia nel suo stesso palazzo e che, quando Gabriele gli chiede che ci faccia nascosto lì, non parla. D’istinto però, leggendogli negli occhi un disperato bisogno di protezione, decide di continuare a nasconderlo: e pian piano i due cominciano a rattoppare insieme le proprie anime contuse. Ma… Roberto Andò, regista preparato e sensibile, autore profondo, scrive un romanzo potente, doloroso, delicatissimo: un vero gioiello.

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